ANNO 1939

L'INVASIONE DELLA  POLONIA  (3)

C'ERA UNA VOLONTA' DI PACE?
 
E GLI USA COSA FECERO? CI PENSARONO SU

Se in Europa non c'era molta volontà nelle varie conferenze di pace o negli incontri dentro le cancellerie delle nazioni occidentali per risolvere la questione Danzica  pur correndo il serio rischio di essere coinvolte dalle ostili intenzioni di Hitler, anche in America che era fuori tiro, questa volontà di essere vicina alle democrazie europee ("sono vecchi conflitti") non era inferiore, anzi non c'era proprio questa volontà.
Ma anche se c'era una minoranza di interventisti,  dato che era in atto da tempo una guerra commerciale tra Inghilterra e America, gli americani -tutti- avevano l'interesse a distogliere l'attenzione dall'Europa e soprattutto dall'Inghilterra (che pochi anni prima, dopo il '29 e nella grande depressione, si era defilata. Cioè il paese più liberista del mondo si era chiusa la porta alle spalle, lasciando l'America a leccarsi le ferite. Ma non aveva fatto una buona scelta. Nel 1938 entrò in crisi; non aveva  più il mercato Americano, e la Germania stava diventando la sua più temibile concorrente. 
Tentò, come vedremo più avanti,  perfino l'ultima carta: di unirsi con la Germania e fare una guerra commerciale contro gli Usa.

Non dimentichiamo che gli ottimi risultati della "Pianificazione" dell'economia tedesca con la Wehrwirtschaftsfuhrer,  negli anni 1937-38 stava sconvolgendo tutti gli equilibri e non solo in Europa.
(vedi a proposito e in un modo più dettagliato le ultime pagine nella BIOGRAFIA DI HITLER)

In America  invece il fantasma del 1929 era rimasto ad aggirarsi su tutta l'economia dal 1934 al 1938; per l'America era in gioco la sua stessa sopravvivenza, e proprio in un periodo in cui le tecnologie stavano decuplicando la produzione. Si pensi che esistevano 250 acciaierie in attività (l'Italia ne aveva 2), circolavano 30 milioni di auto, e possedeva il 58% delle risorse alimentari del pianeta.

Ma questo fattore iperproduttivo stava verificandosi anche in Europa e soprattutto in Germania (e come abbiamo visto anche in Polonia). Se la Germania avesse vinto (e forse avrebbe vinto senza far la guerra) la potenza industriale tedesca dominando l'Europa economica (con un mercato di 400 milioni di abitanti) avrebbe schiacciato per sempre nell'arco di qualche anno l'America (125 milioni di abitanti).

Roosevelt seguitava a fare dei bei discorsi ai suoi compatrioti renitenti e con un ritorno all'ottocentesco isolazionismo; infatti molti americani erano tornati ad essere isolazionisti anche se finita la Grande Guerra, dopo "l'avventura" in Europa,  avevano ottenuto non pochi vantaggi con la  produzione bellica e con i colossali crediti da incassare in Europa da vinti e vincitori. 
I discorsi di Roosevelt di questo periodo di crisi (il New Deal non aveva ancora risolto proprio nulla) come quelli di Wilson nel 1917, erano discorsi quasi identici "In Europa non possiamo nè vogliamo intervenire; ma aiutare l'Europa significa anche difendere il bene pubblico, cioè l'America". E il "bene pubblico" erano per l'America, le esportazioni, i mercati europei, che avrebbero fatto -con la produzione-  nuovamente decollare anche i consumi interni. Ma crisi o non crisi, l'opulenza americana c'era comunque, e agli americani  parlargli di riattraversare l'Atlantico proprio non ci sentivano. La voce di Roosevelt si perdeva nel deserto dei non interventisti. Ma la crisi c'era, e il New Deal  e l'assistenzialismo keynesiano non aveva ancora risolto tutti i problemi degli Stati Uniti.

E se gli Usa ancora a inizio '39 non avevano risolti i problemi creati dalla depressione, non aveva trovato una soluzione agli stessi problemi nemmeno in Inghilterra, anzi erano molto più seri.

I motivi erano molto semplici: In Inghilterra dal 1929 al 1937, l'aumento della produzione era aumentato del 24%, ma l'esportazione era caduta paurosamente a meno 16%. E le macchine delle industrie con le nuove tecnologia seguitavano a girare sempre più veloci sfornando montagne di prodotti di beni durevoli e di consumo, ma senza avere più un mercato interno né esterno.
Nel '38 gli inglesi dopo tante discussioni erano riusciti a stipulare uno straccio di accordo commerciale con gli Usa, che però nel frattempo (l'Inghilterra dopo il 29 aveva -egoisticamente sbarrato le porte) si era già  impossessata dei mercati di 20 paesi (I Panamericani, e riconoscendo l'URSS anche quelli sovietici). E proprio perchè era uno straccio di accordo, gli inglesi una soluzione ai loro problemi non l'avevano mica trovata all' inizio del 1939.

 Fino al punto che nel marzo del 1939, cioè a pochi mesi prima dall'invasione tedesca della Polonia, i rappresentanti dell'industria britannica si trovarono a Dusseldorf per diventare soci con la Germania in una guerra commerciale contro gli Stati Uniti. Ma con i tedeschi gli inglesi conclusero poco, anzi diedero a Hitler la percezione che gli inglesi erano in grosse difficoltà, ed era vero; quindi l'idea di iniziare una guerra prima in Polonia poi in Occidente  non lo spaventava. L'Inghilterra in piena crisi era anche del tutto disarmata. 
Ecco così spiegate le tante riottosità e la fallimentare  politica "dell' appeasement (dell'accomodamento) di Chamberlain e soci di fare o non fare un patto con la Russia; seriamente difendere o non difendere la Polonia. Non volevano compromettere gli unici mercati che ancora avevano. Ecco dunque il comportamento appeasement a Monaco, l'avallo del blitz di Hitler sulla Cecoslovacchia, e infine le ambiguità con la Polonia (fanno il patto ma poi nessuno corre a difenderli (in tutto ebbero una (1) vittima, quando si mossero, per qualche ora). La Francia altrettanto, ebbe un migliaio di vittime, poi tornò a fare la "guerra seduta" dietro la faraonica Maginot di cartapesta..

Solo Churchill ebbe la visione più chiara della situazione. Ed essendo in ottimi rapporti con Mussolini, non si può escludere che lo stesso Mussolini abbia informato Churchill di quelle due famose righe che concludevano la lettera di Hitler il 31 agosto sera, che abbiamo visto nelle precedenti pagine "Siamo forti e determinati; Qui in oriente finiremo presto; a occidente manterrò un atteggiamento difensivo. Verrà il momento in cui anche colà faremo fronte all'avversario con tutte le forze della Nazione"

E cosa fa Churchill che  non è ancora primo ministro (è solo ministro della marina). Già l'11 novembre, dopo dieci settimane di guerra, ha (lui non Chamberlain) l'incarico dal governo di parlare al popolo inglese. Ed è un momento veramente drammatico ma anche solenne. Inizia un nuovo corso della politica inglese. Churchill convince tutti i suoi connazionali che fra poco l'Inghilterra sarà attaccata, e mette subito in chiaro che bisogna prepararsi a combatterla, questa brutta guerra, e che sarà dura. Fa subito scattare i provvedimenti per la difesa di cose e persone e inizia la mobilitazione.
(leggeremo più avanti per intero questo primo discorso di Churchill alla radio)

Ritorniamo all'America. Roosevelt di certo non temeva un attacco di Hitler in America, ma temeva che a breve o a lunga scadenza il conflitto -comunque andava a finire (con uno o l'altro vincitore) dopo, ci sarebbero state forte ripercussioni sul piano economico su tutta l'America. Lui era convinto di questo ma non era facile convincere gli americani. Gli isolazionisti erano più numerosi degli interventisti. 
Inoltre alla radio, sui giornali, nei congressi,  varie personalità,  nei dibattiti presero posizione contro l'intervento. Roosevelt (dopo la svolta del patto Russo-Tedesco) non aveva a favore  nemmeno i comunisti (solo dopo l'invasione di Hitler alla Russia questi faranno cortei, invocando a gran voce l'intervento e l'apertura del secondo fronte e cavalcarono pure loro l'indignazione per l'attacco a Pearl Harbor).

Alla radio mentre la Polonia stava capitolando parla il popolare transvolatore Charles Lindbergh; lui è ancora un mito ed è molto seguito, e va dicendo quello che pensano molti:
"Queste guerre in Europa non sono guerre in cui la nostra civiltà si difenda contro qualche intrusione asiatica. Non c'è un Gengis Khan o un Serse che marciano contro di noi, nazioni occidentali. Questo che si combatte in Europa è soltanto un altro di questi conflitti antichissimi entro la nostra famiglia di nazioni. Se noi ci impegnassimo a lottare per la democrazia all'estero, potremmo finire col perderla in patria" 
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Sempre alla radio e alla popolazione si rivolge questa volta un generale, Hugh Johnnson: 
"Siamo spinti verso una scelta fatale fra l'immediato coinvolgimento in una guerra mediante i nostri stessi atti bellici, o l'astensione dalla guerra il più a lungo possibile. Siamo tragicamente impreparati oggi sia alla guerra sia alla difesa. Molti dei nostri recenti atti sono atti di guerra; sono una sorta di incauto gioco di dadi col destino per la posta della democrazia".
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Ancora alla radio parla un ex candidato democratico alla presidenza, Alfred E. Smith. Che si barcamena fra l'intervento e il "non so, non me ne intendo":
"Personalmente non voglio entrare in merito alla questione se sia opportuno o no ritornare ai cosiddetti principi codificati dalla legge internazionale. Non sono un intenditore di legge, ma sono pronto a difendere la tesi che in questo momento non c'è rispetto per la legge internazionale"
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Gli americani resteranno fuori dal conflitto per tutto il successivo 1940 e 1941, rimarranno a guardare. Con un Roosevelt impaziente.  Poi venne Pearl Harbour. E l'America finalmente sotto l'indignazione per l'attacco proditorio dei giapponesi  iniziò ad ascoltarlo e si schierò tutta al suo fianco, finalmente dandogli ragione. Soddisfatto sarà Churchill ("adesso sono anche loro nella stessa barca"), e felice sarà anche Stalin che non ha più i giapponesi alle spalle e può concentrarsi a sferrare (guarda caso nello stesso giorno 7 dicembre) la controffensiva ai tedeschi già arrivati alle porte di Mosca.

Perchè ci fu Pearl Harbour? resta un mistero. L'attacco non c'è dubbio era giapponese. Ma averlo provocato, o semplicemente cinicamente fatto accadere trascurando la sicurezza e le informazioni, possono essere stati tre personaggi. (Un generale lo aveva già annunciato questo attacco 16 anni prima!)
Churchill (per coinvolgere gli Usa), Stalin (per alleggerirsi) , o il medesimo Roosevelt (per convincere). Il processo che ci fu dopo, all'ammiraglio responsabile del disastro (salvo le circa 2000 vittime, non fu poi tanto grave) non convinse nessuno.
Né Hitler né il nazifascismo c'entravano. E di questo ne era convinto anche lo stesso Roosevelt; infatti rimase nel dubbio per cinque giorni se doveva o no dichiarare guerra anche alla Germania; poi a toglierlo di impaccio ci pensò Hitler stesso (subito seguito da Mussolini); ma non per i fatti giapponesi, ma per "operazione di disturbo sull'Atlantico".

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