ANNO 1940 (provvisorio)

(anno 1940 - Terza Parte)

10 Giugno - Da Palazzo Venezia - E' Guerra ! !
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la voce di Mussolini

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(QUI l'intero discorso su http://www.teche.rai.it )


qui il testo del discorso di Mussolini





ED E' MOLTO STRANO...

...il 24 Maggio
Hitler in persona a Charleville dà l'ordine formale di non attaccare ne' da terra ne' dal cielo i 338 000 inglesi sbarcati in aiuto dei francesi, ma da' invece loro modo e tempo di abbandonare sulla costa tutto il materiale militare e reimbarcarsi per la loro isola. E' la disfatta di Donkerque. Gli storici non hanno mai risolto questo problema. Perché mai  Hitler non attaccò l'Inghilterra in quel preciso istante nel momento che  l'isola era priva di esercito e gli impianti aeroportuali tutti vulnerabili. I generali di Hitler non gli perdoneranno mai questa indecisione. Dissero poi che fu il più grande errore di tutta la guerra. Ma perche?
Qui ci viene in soccorso Halder (in questo mistero) che annotò "Il Furher è terribilmente nervoso. Spaventato dal successo, non ha il coraggio di sfruttare la situazione e vorrebbe metterci le briglie". La stessa Luftwaffe non fu utilizzata così a pieno come si sarebbe potuto, anche qui tirò il freno.
Ancora più chiare sono le memorie di Blumentritt, il programmatore delle operazioni di Rundstedt:  "...quando Hitler visitò il quartier generale, ci stupì parlando con ammirazione dell'impero britannico, della necessità della sua esistenza e della civiltà che la Gran Bretagna aveva portato nel mondo. Paragonò l'impero alla chiesa cattolica e disse che erano entrambi elementi essenziali della stabilità del mondo. Asserì inoltre che dalla Gran Bretagna voleva solo il riconoscimento della posizione tedesca nel continente".
E' chiaro che si è portati a sospettare che al di là delle ragioni militari, c'erano motivi politici.
A Donkerque  c'erano gli inglesi accerchiati, mica i tedeschi.

(O forse bisognerebbe non dimenticare l'atavico attrito tra Inghilterra e Francia, con Nelson all'attacco e Napoleone a Boulogne)

Inoltre c'è un altro "mistero". L'avventurosa (?) iniziativa di una "pace segreta"  (alle spalle dell'unione sovietica) del fino allora "delfino di Hitler": cioè il "volo di Rudolf Hess" in Gran Bretagna avvenuta il 19 maggio mentre a Donkerque ci sono gli inglesi accerchiati e non certo i tedeschi. 
Ma che poi Hitler sconfessò, dandogli del pazzo.
A fine guerra, stranamente fra i criminali di guerra, lui uno dei grandi e fedeli gerarchi  Rudolf Hess al processo di Norimberga fu l'unico a non essere impiccato.  Morirà il 17 agosto del 1987 portandosi dietro anche il "segreto" del suo volo in Gran Bretagna.

Il 26 Maggio i tedeschi occupano proprio Boulogne e costringono  le truppe anglo-francesi a una precipitosa ritirata.  Il Belgio capitola e il giorno dopo anche Calais.

Il 28 Maggio il quartier generale tedesco dirama il seguente comunicato 
"Il quartier generale del Furher comunica:  Sotto l'impressione della micidiale potenza delle armi tedesche, il re del Belgio é giunto alla determinazione di porre fine ad ogni ulteriore assurda resistenza e di chiedere l'armistizio. ha accettato la richiesta tedesca di capitolazione incondizionata. Di conseguenza l'esercito belga in data odierna ha deposto le armi e ha cessato di esistere"
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

L'esercito belga alle 4 del mattino ha cessato di opporre resistenza al nemico accogliendo l'ordine del re ("per risparmiare la vita di tanti uomini") mentre il governo si è dissociato dall'azione (e ha duramente criticata quella del re - anche in seguito)  proclamandosi l'unico governo legale del Belgio, e ha formalmente dichiarato la sua determinazione di continuare la guerra a fianco degli alleati, venuti in aiuto del Belgio dopo un loro appello.
Ore 17: Leopoldo III re dei Belgi invia un suo parlamentare al Quartier Generale tedesco: è il primo atto della capitolazione belga.
Ore 22 : i tedeschi fanno sapere all’inviato del re dei Belgi che il Fuhrer esige la resa incondizionata.
Ore 0,30: del 28 maggio, Leopoldo III, senza consultare gli Alleati, firma la capitolazione del suo paese: il governo lo sconfessa, ma, obiettivamente, l’esercito belga non esiste più.
Calais capitola dinanzi agli attacchi della 10a divisione corazzata tedesca. Comincia l’evacuazione del Corpo di spedizione britannico da Dunkerque (operazione “Dynamo”). 


Il 28 Maggio - Dunque capitola il Belgio, 500.000 uomini si arrendono, mentre le corazzate tedesche hanno così davanti la strada aperta per Parigi. Ma il piano grandioso e strategico di Hitler sconcertò e colse di sorpresa i francesi perché i tedeschi dopo il crollo del fronte belga, lo svilupparsi della conversione a nord delle colonne motorizzate tedesche hanno ormai chiuso in una sacca altri 500.000 soldati francesi e inglesi; anche se il grosso del BEF (British Expeditionary Force) era ancora lontano da Dunkerque.
Per fortuna che le misure preparatorie per un reimbarco erano iniziate in Inghilterra già da una settimana. Centinaia di traghetti, pescherecci, piccole imbarcazioni erano pronte a salpare per  l'evacuazione denominata "Operazione Dynamo".

I tedeschi avevano preso la direzione verso la Normandia. E mentre i francesi si erano ammassati in un punto con 70 divisioni, le armate tedesche passarono da un'altra parte dove i francesi non avevano approntato delle difese. I francesi non li aspettavano dalla foresta delle Ardenne perché dicevano era "impossibile", invece le armate di Hitler piombarono proprio da questa zona che era considerata una barriera insormontabile, naturale.

I francesi non avevano prevista l'organizzazione e l'efficienza tedesca. I secolari tronchi nella sterminata foresta cadevano come birilli al passaggio di infernali macchine create apposta dagli ingegneri tedeschi; i francesi nelle retrovie fecero allora saltare 70 ponti strategici, ma i tedeschi li ricostruirono in poche ore con un reparto anche questo specializzato che aveva tutta l'attrezzatura, pontoni, canotti, putrelle in acciaio, gru, con i relativi ingegneri e un esercito di carpentieri. Era stato previsto tutto, nei minimi particolari. Perfino il bunker del quartier generale della Linea Maginot, Hitler l'aveva fatto riprodurre fedelmente in Germania e su quel modello  si erano allenati per mesi e mesi delle squadre speciali. Gli Inglesi apertasi la falla belga, temettero (!?)  la sconfitta,  e con una ritirata drammatica (!?) a Donkerque se ne ritornarono sulla loro isola, rifiutando (!?) di impiegare i propri  aerei per difendere la Francia; "ci servono per difenderci da una eventuale invasione" disse Churchill ai francesi e li lasciò al loro destino.
Finiva così l'alleanza con la Francia  abbandonata a se stessa, ed era quello che Mussolini aveva temuto. Infatti se si alleava con la Francia e l'Inghilterra non solo non avrebbe ricevuto nessuno aiuto  ma avrebbe anche forse ricevuto una vendicativa punizione da Hitler, più o meno terribile. Se una Francia era caduta in cinque giorni con una linea di difesa impressionante lunga cinquecento chilometri, per sfondare in Italia bastavano poche ore, forse pochi minuti (20) per arrivare da Innsbruck o da Stoccarda a Verona.

29 Maggio - Mussolini convoca un vertice militare, informando che vuole intervenire nel conflitto a fianco di Hitler. I tedeschi hanno conquistato Ypres, Ostenda e Lilla.
La ‘fine del Belgio convince Mussolini che l’Italia deve intervenire nel conflitto il più presto possibile.
Chiederà al Re di assumere lui il comando delle operazioni belliche.
(ma le versioni di questa delega al comando storicamente è ancora dibattuta; se fu lui a chiederla oppure fu forzato ad accettarla su pressioni di altri. Resta un fatto, che il comandante supremo era sempre il Re, in base allo Statuto Albertino, quindi unico responsabile delle operazioni era lui!
 La stessa dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra, reca la firma del Re e non di Mussolini.
Nel verbale segreto, con il resoconto stenografico della riunione tenuta a Palazzo Venezia nella stanza del Duce alle ore 11, Mussolini afferma "La situazione attuale non permette ulteriori indugi perché altrimenti noi corriamo pericoli maggiori di quelli che avrebbero potuto essere provocati con un intervento prematuro....(...) Se tardassimo di due settimane non miglioreremmo la nostra situazione, mentre potremmo dare alla Germania l'impressione di arrivare a cosa fatte, quando il rischio è minimo, oltre alla considerazione non essere nel nostro costume morale colpire un uomo che sta per cadere.....Fatta questa premessa da oggi nasce l'alto comando che "de jure" sarà reso noto quando la Maestà del Re mi darà il documento che affida a me il Comando delle Forze Armate"
(Lettere e Documenti di Mussolini-Hitler, King Features Syndacate, New York, 1946)

IL 29 Maggio i tedeschi diramano su tutte le radio il loro bollettino straordinario:
"Hier sind alle deutschen Sender..... Qui parla radio tedesca da tutte le stazioni trasmittenti. vi leggiamo un bollettino straordinario del Comando Supremo della Wehrmacht: La grande battaglia delle Fiandre belghe e francesi, in seguito alla distruzione degli eserciti inglese e francese ivi impegnati, si avvia alla sua conclusione. Da ieri anche il corpo di spedizione inglese è in completo sfacelo. Abbandonando tutto il suo immenso materiale bellico sta fuggendo verso il mare. A nuoto e servendosi di piccole imbarcazioni, il nemico cerca di raggiungere nella rada le navi inglesi che sono state attaccate con effetti micidiali -come già annunciato con altro comunicato straordinario - dalla nostra Lufwaffe."
(Questo discorso  alla radio lo abbiamo in originale. Lo metteremo in seguito).

Mentre parla alla radio Hitler ha già informato i comandanti dei Gruppi di armate riuniti a Cambrai che ha deciso di “riunire immediatamente le forze corazzate per un’azione a sud, al fine di chiudere i conti con l’esercito francese”.  10 Panzerdivisionen vengono riorganizzate in 5 Panzerkorps, tre dei quali vengono affidati a von Bock, comandante del Gruppo di armate B e due a von Rundstedt, che comanda il Gruppo di armate A. Von Bock trasferisce tre armate, la 4a, la 6a e la 9a sulla Somme per prendere posizione con la 2a, la 12a e la 16a di von Rundstedt già sull’Aisne e l’Ailette.
Dal canto suo il gen. Weygand,comandante in capo delle forze armate francesi, intende contrattaccare proprio dal lato meridionale del corridoio aperto dalle divisioni corazzate tedesche, dove del resto è concentrato il grosso delle forze francesi: ai Panzerkorps egli contrappone dunque, sulla sinistra dello schieramento, la 10a, la 7a e la 6a armata,al centro la 4a e la 2a, mentre sulla destra piazza le tre rimanenti, la 3a, la 5a e l’8a.
Verso la mezzanotte la maggior parte del Corpo di spedizione inglese e quasi metà della la armata fran cese sono in vista del mare nei pressi di Dunkerque, pronta a imbarcarsi.

Il 1 Giugno, e fino al giorno 3, gli inglesi fra immense difficoltà e lasciando quasi tutto il loro equipaggiamento sulla costa, hanno abbandonato il continente; gli olandesi si sono arresi, e la Francia da sola non sa più cosa fare. Del resto esonerato il vecchio GAMELIN hanno richiamato in servizio il maresciallo PETAIN che è più vecchio di lui, ha 83 anni (era già vecchio alla prima Guerra Mondiale) affiancato dal più giovane WEYGAND che  di anni ne ha... 73! Entrambi assolutamente non sanno nulla delle moderne concezioni belliche. Inoltre al primo non gli dispiacerebbe fare un compromesso con la Germania, mentre il secondo é decisamente un uomo di destra, con forti simpatie filotedesche (per Hitler i due sono un ambo secco!).
Entrambi invece di attivarsi a ricompattare i reparti e adottare nuove strategie, convinsero poi i compatrioti a lasciare le armi, a non più combattere contro i tedeschi (ed è quello che volevano del resto anche i comunisti francesi). C'era una sola novità, un giovane generale, esperto di mezzi corazzati. In un libro anni prima aveva scritto che "quando i tedeschi scateneranno la guerra, lo faranno coi carri armati, e in tal caso la Francia non sarà in grado di difendersi". Il suo nome Charles DE GAULLE . Che inizialmente subito dissociandosi dalla linea politica dei primi due, con il suo intervento diede del filo da torcere ai tedeschi, ma ormai la situazione era compromessa, per tante motivi: prima militare ma soprattutto per l'ambiguità politica all'interno del Paese.

La disfatta militare era dovuta soprattutto a quella troppa sicurezza riposta sulla Linea Maginot che  risultò quasi inutile. 

LA LINEA MAGINOT

L’opera prende il nome di "Linea Maginot", in onore di André Maginot, ministro della Guerra dal 1929 al 1931, che ne ha concepita l’idea di fondo. Il sistema, progettato nel corso degli anni Venti, risponde a idee militari che sono ancora basate sulla  guerra del 1914-18; non tengono conto dei più recenti sviluppi della tecnologia militare, in cui diventa determinante l’estrema mobilità dei reparti meccanizzati: le fortificazioni sono funzionali a una guerra difensiva di sbarramento. 
Costruiscono questo grandioso sistema fortificato fra il 1930 e il 1937
Nel 1934 è il giovane ufficiale Charles De Gaulle, che ha intuito le potenzialità della guerra di movimento, a denunciare la costruzione della grandiosa opera come un colossale errore; a suo avviso gli sforzi devono concentrarsi sulla creazione di unità blindate appoggiate dall’aviazione (sarà proprio questa la strategia vincente seguita dai tedeschi). Anche il generale inglese Fuller definisce la linea Maginot “la pietra tombale della Francia”.
La costruzione delle fortificazioni richiede una forza lavoro enorme e ingenti risorse finanziarie. Una volta completata, la linea di difesa si snoda per circa 400 chilometri lungo la frontiera franco- tedesca (dal confine con la Svizzera a quello con il Lussemburgo, all’altezza di Montmédy) a protezione di importanti regioni industriali e minerarie. Il risultato è una enorme città in cemento e acciaio, che si sviluppa nel sottosuolo.
Un sistema di gallerie, ascensori, impianti di ventilazione e strade ferrate consente le comunicazioni fra i quartieri per gli alloggi, gli ospedali, le mense, i depositi di armi e munizioni, i magazzini per i viveri e per l’acqua. In alcuni punti queste strutture sono collocate a sei diversi livelli sotterranei. Il sistema comprende inoltre centrali per l’energia elettrica, per le comunicazioni telefoniche e telegrafiche, apparecchiature per il controllo della pressione atmosferica per la difesa da eventuali attacchi con i gas. In superficie viene collocata una catena di casematte dotate di moderni sistemi di artiglieria puntati verso i confini orientali.
L’opinione pubblica francese si illude che la linea Maginot costituisca un baluardo di assoluta sicurezza. Alla vigilia della disfatta, vi è ancora la fiducia nella solidità delle opere difensive dislocate sul territorio belga, che vengono considerate come una sorta di prolungamento della Maginot. Lo stato maggiore francese confida nella forza numerica del proprio esercito e nella qualità della propria artiglieria, che nel complesso appare superiore a quella tedesca. Fino all’ultimo i capi militari francesi insisteranno in una strategia che si rivelerà disastrosa. Nelle sue istruzioni ai comandanti il generale Huntzinger, capo della Il armata francese nel settore di Sedan, conferma che la priorità è quella di assicurare l’inviolabilità della linea Maginot e di impedirne l’aggiramento. Gran parte degli effettivi dell’esercito furono così concentrati dietro la linea di difesa, privando di forze preziose i settori più critici, dove l’inferiorità numerica dei francesi spianerà la strada all’avanzata tedesca. È così che i tedeschi possono dare il colpo mortale alle illusioni francesi, aggirando la linea Maginot presso Sedan e aprendosi la strada verso Parigi, lasciando le fortificazioni della linea Maginot ancora paradossalmente, intatte.

Su questa muraglia di cemento la Francia puntava tutta la sua difesa, di conseguenza non era stata approntato nessun altro piano alternativo strategico. C'era poi stato il repentino abbandono degli inglesi. Poi c'erano i belgi che si erano arresi lasciando la strada aperta all'invasione. E c'era infine il pessimo clima interno del Paese dove si diceva che le maestranze di sinistra, socialista, filofascista (non poca) addette alla produzione boicottavano le munizioni, facendole difettate e non in grado di esplodere al momento del loro impiego contro i tedeschi.

Infine era dovuta questa disfatta, all'anomalo governo; 2 soli (De Gaulle e Mendel) volevano continuare la difesa ad oltranza mentre altri 14 elementi (non pochi) votarono e firmarono la resa incondizionata; e formeranno subito dopo, un nuovo governo filonazista (569 voti favorevoli (!!!) questa era la situazione politica interna!, solo 80 contrari, 17 astensioni !) e troviamo garante proprio l'ottantatreenne PETAIN (che formerà poi il noto Governo di Vichy), mentre De Gaulle deve riparare in Inghilterra; qui  inizia la sua tenace resistenza, lanciando proclami ai suoi cittadini: "La Francia ha perduto una battaglia, ma non la guerra".

I soldati francesi in queste ambiguità, nel disfattismo dei vertici (oltre che alla base) e sull'orlo dello sfacelo totale sul piano militare, sono dunque allo sbando. Alcuni reparti combatteranno ancora dopo l'armistizio, altri invece (ma anche buona parte della popolazione a Parigi) festeggeranno i tedeschi che vi giungeranno il 14 giugno. (Una situazione di caos che va ad anticipare l'8 settembre '43 in Italia - quando i nemici che la bombardavano furono accolti come salvatori).

In Francia c'era chi disertava e chi con la sua ideologia oscillante si era già messo a fare la guerra a fianco dei tedeschi contro i propri patrioti che invece continuavano a comportarsi da veri nazionalisti, da eroi, facendo i "partigiani" e ovviamente nel nuovo Stato filo-hitleriano venivano tutti bollati come banditi. Si era quasi sull'orlo della guerra civile; ma Hitler, a guerra conclusa, non volle calcare troppo la mano, smussò gli attriti. Diede varie direttive ai suoi diplomatici oltre che ai generali di essere moderati, e quando si incontrò a guerra finita con Mussolini non volle con le sue pretese imporre alla Francia una pace di annientamento, ne' voleva far salire l'odio nell'animo dei francesi nei confronti dei tedeschi occupanti.
Umiliarla sì ma distruggerla non gli conveniva. Hitler aveva altri progetti in mente.

Hitler infatti, negli ultimi giorni di conflitto, non contento dell'aggiramento alla Maginot, e senza averne bisogno, per dimostrare al mondo che la più potente e fortificata linea difensiva -come era stata definita  quella francese-  non aveva resistito alle sue corazzate; per umiliare la Francia, mandò all'attacco diretto e frontale della mitica Linea Maginot l'armata di VON LEEB che la annientò "tagliandola come il burro".
La catastrofe fu quindi completa. 1.500.000 di francesi furono fatti prigionieri e poi mandati a lavorare in Germania.
1° Giugno.
Siamo quasi alla fine, a Hitler con le porte aperte, gli resta solo la presa di Parigi. Sono passati solo 20 giorni dal 10 Maggio e l'Europa all'alba di questo giorno é a un passo dal cambiare la sua carta geografica.

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continua

(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)