ANNO 1944 (provvisorio) (anno 1944 . Seconda Parte)

6 Giugno - Sbarco in Normandia

26 MARZO - Divampano le polemiche sul perchè e per cosa èstata fatta l'azione terroristica partigiana in Via Rasella che ha poi scatenato la repressione tedesca. GIORGIO AMENDOLA chiede l'approvazione dell'attacco al CLN romano, ma SPATARO il rappresentante della DC dimostra subito la sua piena ostilità e disapprovazione al gesto ritenuto folle per le conseguenze che ha provocato, e si dissocia da questo tipo di lotta.

L'Unità
invece esce con un articolo dove i comunisti si assumono da soli la responsabilità dell'azione.
"....mentre una colonna della Polizia tedesca in pieno assetto di guerra transitava per Via Rasella, un reparto dei GAP eseguiva una audace e violento attacco a bombe a mano seminando la strage...."




Ma BONOMI  presidente del CCLN (Comitato Centrale Liberazione Nazionale) polemicamente si dimette e provoca delle lacerazioni all'interno dello stesso comitato. Iniziano dissapori e altri modi di intendere la lotta della Resistenza e come portarla avanti, che provocano contrapposizioni ideologiche insanabili; fratture che si ripercuoteranno in seguito nel momento in cui si discuteranno, con le alleanze, gli orientamenti politici dei governi che seguiranno, e dove troveremo lo stesso Bonomi come primo ministro.

27 MARZO - Con queste altre lacerazioni, la situazione politica continua ad essere ancora più bloccata dal rifiuto dei partiti e degli esponenti antifascisti ad entrare nel governo Badoglio.
Ma a ricucire gli strappi, arriva da Mosca PALMIRO TOGLIATTI. Sbarca a Napoli dalla motonave Tuscania. Come tanti che erano fuggiti all'estero, ha terminato dopo 18 anni
il lungo esilio in Unione Sovietica, dove ha svolto le funzioni con Dimitrov quale segretario, di vicesegretario del Comintern (la Terza Internazionale).
Il 31 dello stesso mese, presiedendo i lavori del Consiglio del Pci, fa approvare all'unanumità la sua linea politica che prevede la formazione di "un governo capace di organizzare un vero e grande sforzo di guerra e in primo luogo di creare un esercito, forte, che si batta sul serio contro i tedeschi".
Perentorio sulla questione istituzionale, ed è quindi abbandonata l'intransigenza che i comunisti italiani condividevano con gli antifascisti.

Con un suo programma (e con le istruzioni dei Sovieti) delinea gli impegni che dovrà assumersi il nuovo PCI.


Il Consiglio avrebbe dovuto informare la Giunta esecutiva, ma Togliatti temendo che questa con chiacchiere, discussioni e contrasti danneggiasse la sua azione, in una conferenza stampa anticipò ogni cosa.

Parlando a Salerno il 2 aprile, invita perentoriamente a promuovere la costituzione urgente di un "nuovo governo di carattere transitorio ma forte e autorevole con l'adesione dei grandi partiti di massa".
E se non si poteva ottenere l'abdicazione del Re, la questione la si poteva benissimo posporre. "Accantoniamo il problema, dichiariamo solennemente, tutti uniti, che lo risolveremo quando l'Italia sarà stata liberata e il popolo potrà essere consultato".
Sarà chiamato questo suo intervento "la svolta di Salerno" che imprimerà un'inversione di rotta alla vita politica italiana.

(vedi in dettaglio "LA SVOLTA DI SALERNO" )

Pochi giorni dopo, con un comunicato interviene anche Vishinsky, Commissario del Popolo per gli affari esteri, che ribadisce la linea politica assunta da Mosca, e quella esposta da Togliatti.

I 2 TESTI INTEGRALI LI RIPORTIAMO NEL (DOC. 134)

Alcuni programmi di Togliatti, uniti alle difficoltà della guerra ostacolano la sua azione politica; ma i maggiori ostacoli sono quelli messi degli Alleati, che non hanno gradito le relazioni riprese dall'Italia il 13 marzo con l'Unione Sovietica senza esserne informati. Nè hanno gradito questo intervento di Togliatti, che è poi la linea di Mosca.

Se l'azione svolta fino allora dagli antifascisti e dai comunisti era stata quella di infangare il Re e la Monarchia, dopo la "svolta di Salerno" di Togliatti e le buone relazioni con Mosca, è proprio il re a riacquistare prestigio.
Le due novità lo hanno rinfrancato, fino al punto di dire del primo "Palmiro Togliatti, dato il momento e la guerra in corso, ha parlato da italiano"; mentre riferendosi all'importanza politica del secondo avvenimento aggiunse:
"La diplomazia russa è molto abile anche se, per ciò, e non soltanto per ciò, molto pericolosa...L'aver inviato il signor Togliatti ora e non prima, e cioè l'aver lasciato che gli oppositori minori si esaurissero, ottenendo quel poco che potevano ottenere e perdendo quotazioni a forza di gaffes, presso gli angloamericani, è una mossa politica d'incalcolabile portata. L'uomo nuovo può fare una politica nuova".
Bolla che ascoltava queste considerazioni del Re e che tutto ciò poteva essere a esclusivo vantaggio dell'URSS, il Re soggiunse:
"In questo momento il capo del comunismo è sincero: lo scopo vero è di vincere la guerra. Quanto al poi, deve ancora venire... Il mondo va a sinistra, come è fatale dopo tutte le guerre, anche se vinte. Ma questa specialmente porterà a sinistra, e nessuno potrebbe predire per quanto tempo. Gravi problemi sociali si addensano come nuovole all'orizzonte. Tornerà il sereno senza che scoppi la tempesta? Purtroppo l'egoismo e l'ambizione, che dovrebbero non avere nulla a che vedere col progresso e l'ascesa dei popoli, frusteranno le intese che pacificamente sarebbero possibili. Augurao all'Italia di trovare la giusta via senza subire nuovi esperimenti di sangue. Non sarà certamente Casa Savoia che ostacolerà con irrigidimenti da 14 luglio francese la volontà spontanea del popolo italiano". (
Bolla. "Colloqui con Umberto II", p.128)

Gli anglo- americani nel frattempo stanno già loro ridisegnando l'Europa e la futura politica, e non solo diffidano dalle forze antifasciste che si sono organizzate, soprattutto comuniste, ma diffidano ora dello stesso governo Badoglio, che viene tollerato solo perchè legato ancora alla monarchia. Tuttavia Badoglio - paradossalmente viene scelto proprio perchè lo ritengono il meno capace di organizzare un gruppo di potere.
Churchill è infatti cinico, preferisce lo stato confusionale che si è creato in Italia piuttosto che quello organizzato, che in un primo momento sfrutta, poi verso la fine del 1944 (vedi 13 novembre) vuole smobilitare, disarmare e mandare a casa, quando ormai nella Resistenza, sono diventati predominanti i gruppi della sinistra, o meglio i comunisti.

Comunque Togliatti riesce a compattare il CLN e subito, il 6 aprile, invita il Re a far conoscere agli italiani le sue vere intenzioni di ritirarsi, abdicare o meno. Nello stesso comunicato rinnova ancora l'invito a formare con urgenza un Governo di Unità Nazionale senza attendere la fine del conflitto.
Togliatti ottiene subito un primo effetto, gli stessi alleati ora sono loro stessi a invitare il re ad abdicare, o a favore del figlio UMBERTO o del nipotino VITTORIO EMANUELE. Infatti .....

12 APRILE - RE VITTORIO EMANUELE III, alla radio annuncia il suo ritiro, affermando che abdicherà a favore del figlio Umberto non appena si sarà liberata Roma e lui potrà far ritorno al Quirinale. Nello stesso giorno BADOGLIO inizia le consultazioni per formare un nuovo governo.

13 APRILE - E' approntato con un decreto, un Organo (Alto Commissariato per l'Epurazione) per la rimozione di tutte quelle cariche pubbliche che sono state date sotto il fascismo, quindi la punizione dei delitti e degli illeciti e gli arricchimenti facili di alcuni industriali che avevano servito il regime. I controlli verranno poi estesi a tutte quelle società con capitali che superano i cinque milioni.
Fra i colpiti eccellenti viene subito indicato Giovanni Agnelli della Fiat, che però morirà il 16 dicembre del 1945, a pochi giorni dall'8 febbraio 1946 quando saranno del tutto abolite queste sanzioni.

Tuttavia è un provvedimento che viene  largamente disatteso. Se era alquanto problematico fare queste epurazioni nelle attività industriali (soprattutto dentro le varie dinastie private proprietarie di grandi complessi), non era affatto semplice agire all'interno delle attività pubbliche (banche, enti, giustizia, partecipazioni, ecc.) dove le cariche erano palesi vecchie scelte politiche fatte dal regime.
Ma in entrambi i casi nessuno perse una poltrona, tutto continuò come prima. Nelle prefetture rimasero tutti quelli nominati sotto il fascismo (e più fascisti di loro non c'era nessuno, trattandosi appunto di ordine pubblico) così nelle grandi direzioni di enti, istituzioni, banche; tutti i dirigenti rimasero al loro posto. I vertici dei partiti si spartirono la grande "torta".
In quella industriale e dell'alta finanza, come leggeremo, ci fu anche la "GRANDE ABBUFFATA"

Fu uno strano modo questo abbattimento del regime; si erano solo tolti i quadri e i busti di Mussolini alle pareti, ma le persone che contavano, quelle che avevano il vero potere (ovviamente di pura fede fascista), restavano al loro posto, cambiandosi subito solo la camicia. La guerra fascisti e antifascisti, quella di scannarsi nelle strade e nei paesi era solo dei poveri, strumentalizzati, usati, e spesse volte reciprocamente a eliminarsi per ben altri rancori. E così dentro i partiti, infestati di ideologhi di secondo e terzo ordine, che seminavano confusione. Anzi molti combattevano il fascismo per passione propria e per ordine degli stranieri, senza sapere che cosa fosse stato e che cosa fosse ancora.

Infatti nella classe dirigente sia pubblica che privata non c'era nemmeno il più piccolo disturbo nè politico nè di piazza. Imperterriti i prefetti che avevano fino a ieri perseguitato gli antifascisti rimasero a fare ordine pubblico anche in queste circostanze tragiche, dove l'imparzialità poteva sembrare istituzionale ma non lo era di certo quella personale. Erano pur sempre quegli uomini una espressione di quel regime.
Se dunque lo Stato era Mussolini ed era lui il fascismo, e se fascismo era l' intero apparato statale e se questo apparato rimaneva tale e quale, il fascismo restava, seguitava ad essere vegeto dentro lo Stato, e seguiterà a esserlo anche dopo. Epurazioni non ve ne furono. Ci si tolse solo il distintivo e si fece finta di nulla. Questa casta di burocrati dissero ai cittadini sbigottiti -  giustificando il perchè si era ancora su quella poltrona - che "il fascismo era stato un male collettivo e non del singolo". Si proseguì quindi a operare con il solito potere, autoassolvendosi da ogni cosa.
Aveva forse ragione Ferrara, quando ancora il 30 settembre 1945, su "Risorgimento liberale" scriveva "...finchè non sapremo che cosa è stato il fascismo, resteremo sempre dentro il fascismo".

Non fu così invece per i "poveri cristi", convinti che il fascismo era stato un male del singolo e non della massa, e giudicando i fascisti in genere gli unici responsabili del disastro, come dei dannati si misero a dare la caccia ad altri "poveri cristi", fin quando l'odio salì così alto che alla fine diventarono essi stessi prede da cacciare, nelle valli, ai monti e al piano, dentro le foreste, nelle grotte e nelle caverne. L'Italia si trasformò in una grande arena di fanatici vendicatori, fino all'ultimo sangue.

Mentre l'imperatore senza più impero, il re senza più il regno, i generali senza più esercito, e i lacchè senza posteriori da baciare, badavano, senza essere disturbati, all'unica cosa; quella di tenersi stretta la poltrona, riciclarsi; a loro delle idee e delle dottrine, delle ideologie, e perfino dei vangeli, non importava un bel nulla. Erano realisti non idealisti. Erano stati nel regime tanti "piccoli" Mussolini; e molti (diciamo quasi tutti)  il regime lo avevano utilizzato o l'avevano servito per servirsene. Gli arricchimenti facili di alcuni erano noti, com'era  nota l'onestà di Mussolini e il suo colpire senza pietà gli approfittatori (anche se non lo faceva sapere per non screditare il partito). Li  esautorava perfino dai piccoli incarichi (vedi Starace)
La gente lo sapeva tutto questo, e non per nulla, davanti alla spudoratezza di alcuni, mormorava da anni "se lo sapesse Lui".

Di epurazioni per il male-governo dentro il regime negli anni passati ce ne furono. Quando questo accadeva (anche se non proprio reso pubblico) la folla applaudiva. Mussolini offriva alcune volte la carcassa del colpevole per accontentarli e ammansirli, indicando il reo come unico responsabile della corruzione  che  negli ultimi anni si era allargata a macchia d'olio fra i collaboratori inetti ma boriosi, e che proprio per questo il fascismo stava perdendo consensi.
Scriveranno  molti giornalisti, quando finì tutto, che il consenso era fittizio, che il popolo non era fascista, ma intanto quando scrivevano in prima pagina sui giornali, decantavano imprese, tributavano lodi, glorificavano gesta, predicavano di dare fiducia al regime migliore del mondo, elogiavano molte mezze tacche, incensavano l'alleato Hitler; tutto questo non era fittizio, ma era dentro la casta (che era poi quella che contava, quella che faceva "cultura",) c'era quindi un totale consenso. Le pagine dei giornali di quel tempo ci sono rimaste, e sono testimonianze di servilismo e di chiusure mentali.

Nel '40 quando Mussolini entrò in guerra, tutti i giornali scrissero che era ora! che cosa ancora si aspettava? Anni dopo invece cosa leggeremo dagli stessi giornali o dai libri degli storici? Che  "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi nè in un senso nè nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati".  Indro Montanelli L'Italia dell'Asse,, Rizzoli ed. 1981- 
Insomma agli italiani ignoranti sarebbe stato più utile leggere i giornali di Bogotà e non quelli del Paese Italia.


Tornando a questi anni, quando l'orientamento politico più tardi prese un ben preciso colore e la sostituzioni nelle alte cariche pubbliche cominciò a farle, un altro regime  (pardon "sistema", "governo"), paradossalmente in alcuni casi si ripescarono proprio quei soggetti (dichiaratisi vittime e a sentir loro, ora antifascisti) epurati per poco nobili affari. Si tornò così a fare una "distribuzione benefica" un gigantesco "ripescaggio" di loschi soggetti, in quella che fu chiamata Prima Repubblica, che duro' ininterrottamente un cinquantennio. Operando per il bene del Paese, ma spesso proseguendo il male; distribuendo cariche e prebende dentro il vecchio marcio. Insomma come il sistema precedente.
Con la differenza che prima c'era un solo uomo di un regime e tanti beneficiati per avere da questi il consenso, poi ci furono i tanti beneficiati che cercarono per sè stessi il consenso (l'immorale clientelismo politico di ogni colore che iniziò dal '48 in poi, con in prima fila le partecipazioni statali, i patronati, gli enti, e gli industriali che non ricordavano i fondi ricevuti; e se c'erano carte in giro, furono fatte subito sparire
. VEDI LA GRANDE ABBUFFATA)

Il popolo era convinto di aver lottato per una trasformazione del potere. Avevano lottato invece per ottenere alla fine solo quella "carcassa" buttata in piazzale Loreto. Basterebbe ricordare le tremende battaglie sindacali che poi seguirono, per avere pane e lavoro, o ricordare la rabbiosa delusione dei tre milioni di uomini (reduci, partigiani, prigionieri) che una volta rientrati, oltre non trovare nemmeno più la carcassa (Lui lo avevano con il gancio del macellaio già appeso poi fatto sparire) non trovarono nemmeno più le briciole di quel potere e di quelle ricchezze che Mussolini aveva distribuito a certi indegni personaggi; questi se le erano nuovamente già distribuite fra di loro, sotto un altro vessillo, non più nero, ma rosso e bianco, e su quest'ultimo ci misero perfino una croce, per dare l'impressione di dirittura morale.

18 APRILE - Nel regno del sud si forma il CIL, il Corpo Italiano di Liberazione, che si metterà a disposizione degli alleati che coordineranno sia le strutture logistiche sia le azioni di guerra. Non sono partigiani, ma regolari reparti militari che vengono ricostituiti con i nuovi coscritti (salvo essere dichiarati disertori e anche qui fucilati- ne più ne meno come a Salò) dopo il  disfacimento e la fuga  dell'intero stato maggiore dell'esercito italiano l'8 settembre (e che erano poi quasi gli stessi, Badoglio in prima fila).

22-24 APRILE - Sollecitato da tutte le forze politiche del Paese e seguendo (ambiguamente)  la linea indicata a Salerno da Togliatti, Badoglio vara il suo primo governo di Unità Nazionale proprio a Salerno dove troviamo fra gli altri lo stesso Palmiro Togliatti ministro senza portafoglio, SALVATORE ARDISIO (DC) agli Interni, RUIZ ARANGIO (PLI) alla Giustizia, mentre Badoglio tiene per se' quello degli Esteri.

Togliatti era abile , ma non audace, con un'eloquenza tra l'avvocato e il professore, tranquillo in mezzo agli energumeni, con una comunicativa che gli guadagnava molte simpatie, e aveva affermato che domani l'Italia per volontà di popolo avrebbe avuto un regime democratico e progressivo: intanto era prudente. C'erano altri comunisti intransigenti, i quali credevano seriamente che il regime sovietico fosse democratico: ma erano poveri di spirito. Togliatti era troppo intelligente e troppo esperto per poter essere tra costoro.. Che cosa intendeva allora per "democratico e progressivo"? A parte la difficoltà che aveva di precisare, una definizione esatta non gli conveniva, con questa oscura definizione del programma confondeva anche i seguaci e con l'equivoco li indeboliva. In una intervista dichiarava che l'Italia comunista, ora o in un prevedibile futuro, era esclusa:
"Noi non pensiamo affatto in questi termini, il nostro problema è di creare un'Italia democratica e in qualche modo vivere quanto meglio possiamo. Noi comunisti crediamo nei piccoli proprietari agricoli e nella proprietà privata qui in Italia. Potete immaginare un'Italia senza di essi?".
(Togliatti, in un'intervista al New York Times, riportata integralmente dal Popolo del 16 luglio 1944)

No, non si poteva immaginare un'Italia senza la proprietà e i mezzi di produzione privati, ma nemmeno si poteva immaginare il comunismo con la conservazione della prima e di quell'odioso "strumento che rende possibile lo sfruttamento del proletariato" che erano i secondi.
Togliatti frenava, non agitava più lo spauracchio della rivoluzione, perchè frenato dal governo di Mosca, che stava abbandonando (con patti chiari, poi fatti a Mosca e a Yalta con Churchill) l'Italia alla sfera d'influenza anglo-americana e perchè voleva guadagnarsi le simpatie dei ceti borghesi e medi che avrebbero governato l'Italia; che sotto il protettivo ombrello degli Alleati, pur essendo stati fascisti, non avevano mollato nemmeno un ufficio di una qualsiasi istituzione.

Questo opportunismo non giovò al comunismo, che restò sì saldo, ma fisso in vane predicazioni tra la palingenesi messianicamente promessa e l'ambiguità della "democrazia progressiva".
Forse, o meglio dire quasi certamente, furono tuttavia evitati alla Nazione quei mali che solo dopo quasi mezzo secolo vennero poi in superficie.
Comunque bisogna rilevare che l'azione sindacale del partito comunista non fu senza vantaggio per le classi lavoratrici sin dai primi tempi, con buona pace degli industriali.

22 MAGGIO - I Partigiani di Montefiorino (MO)  liberano dai tedeschi il proprio territorio e danno origine alla prima Repubblica Partigiana, che durerà fino al 3 agosto.

(vedi tutte  LE REPUBBLICHE PARTIGIANE D'ITALIA)


25 MAGGIO
- Finalmente dopo l'Odissea di Montecassino subita dagli anglo-americani, il II corpo USA, che sale verso nord lungo la costa tirrenica, si ricongiunge al VI corpo USA che ha intanto sfondato il cerchio tedesco che chiudeva le forze alleate nella testa di sbarco di Anzio (il VI corpo si schiera nel settore costiero prendendo il posto del II, che rimane sul fianco sinistro dei francesi).
Mentre la 3a divisione conquista Cisterna e Cori, la 1a divisione corazzata americana progredisce in direzione di Velletri.
Con un fronte così ampio e consolidato al gen. Clark, comandante la V armata USA, si presentano due possibilità: puntare direttamente su Roma e conquistare la città ricavandone gloria e prestigio e un eco propagandistico di importanza straordinaria, oppure puntare il più velocemente possibile verso nord-est con tutte le sue forze per intrappolare (cosa fattibile) la 10a armata tedesca di Vietinghoff.

Militarmente e strategicamente la seconda possibilità significherebbe probabilmente la fine della guerra in Italia, perché Kesselring non avrebbe avuto il tempo per consolidarsi sulla linea Gotica; ma Roma attira Clark in maniera irresistibile. Lui vuole passare alla Storia.


Così dava l'annuncio il giornale di regime

5 GIUGNO (Domenica)- Finalmente un contingente dei reparti delle truppe alleate al comando del generale CLARK liberano Roma dopo essere rimasti in stallo per quasi 5 mesi con delle motivazioni che restano un mistero per tutti (I maligni dicono invece che era un protetto di Eisenhawer, e che già una volta era intervenuto a suo favore quando lo si voleva destituire dal comando della V armata).
A parte la vanità di Clark, militarmente l'inseguimento dei tedeschi potevano con un po' più di impegno e mezzi farlo prima. Ma politicamente c'erano forse in gioco altre componenti che abbiamo già accennato il 13 marzo. Mancano 24 ore allo sbarco di Normandia, e quello che deve far notizia è la "caduta di Roma", è questa notizia che deve andare sui giornali e nelle radio di tutto il mondo.  Roma  oltre che capitale storica dell'intero Occidente e capitale della cristianità è soprattutto la capitale del fascismo.
Anche Berlino apprende la notizia del più grande sbarco della storia, di uomini e mezzi, e apprendono i tedeschi che si sta dunque avvicinandosi l'ora più critica della Germania; ma anche a Berlino la caduta di Roma è sentita come l'ora della disfatta totale.
La caduta e la conquista di Roma - questo Churchill lo sapeva benissimo - ottiene un effetto psicologico dirompente  in Italia, in Germania e in tutto il mondo, come e più di 100 cento battaglie vinte.

6 GIUGNO - Con Roma liberata rientra al Quirinale VITTORIO EMANUELE III, che subito, come era nei patti, firma il decreto di abdicazione e nomina il principe UMBERTO luogotenente generale del regno. In verità, prima del rientro a Roma, gli inglesi (Mac Farlane) lo avevano invitato a firmare il documento, già a Ravello (vedi in calce al documento, "dato a Ravello il 5 giugno") e appena a Roma sempre gli inglesi invitarono (!) Badoglio a dimettersi dal governo.



6 GIUGNO - A tredici giorni dalla costituzione del primo governo formato da Badoglio, il maresciallo (controvoglia, su parere o meglio su ordine dell'inglese Mac Farlane) rassegna le dimissioni, e rimette nelle mani di Umberto il mandato, che subito dà  inizio alle consultazioni  (vedi 18 giugno)

Le dimissioni si rivelarono un grosso errore di Badoglio (ma se era un ordine, cos'altro poteva fare?) ; infatti verrà subito scaricato, perchè uomo scomodo (a tutti, ma soprattutto ai socialisti e agli inglesi). Pur dandosi molto da fare con il CCLN di Roma (che però non hanno dimenticato quando il 25 luglio Badoglio li ha disprezzati) e anche se gradito agli americani, a Badoglio il nuovo Governo non gli dà nessun incarico, viene mandato a casa in pensione, e questa volta anche con il tacito consenso degli alleati. Lui davanti a quelli che lo hanno esautorato da ogni incarico, al cospetto dei leader dei più importanti partiti politici, è  infuriato, sprezzante, impietoso e persino offensivo. L'eroe, l'ex condottiero, il principe degli intrighi, li accusa tutti: "Voi siete riuniti intorno a questo tavolo in Roma liberata non perchè voi, che eravate nascosti o chiusi in conventi, abbiate potuto fare qualche cosa: chi ha lavorato finora, assumendo le più gravi responsabilità. è quel militare che, come ha detto Ruini, non appartiene ad alcun partito". (Badoglio, op. cit., pag. 219).


Non ha lo stile per perdere, ma solo la vocazione dell'arroganza. Tuttavia quale sia la stima, che si ha di Badoglio, non si può non ammettere che il quel drammatico momento, mentra dava quello schiaffo morale ai politicanti, stanati dall'altrui sacrificio, la sua statura diventava imponente.
Dopo venticinque anni  come primo attore di una grande farsa, finisce per essere messo da parte, e finirà poi anche davanti a un tribunale (ma con i magistrati del vecchio ex regime tutti al loro posto) con l'accusa di non aver difeso Roma ma di essere "scappato". Finirà il processo (nel clima dei perdoni reciproci di tutte le forze combattenti) a tarallucci e vino. Badoglio finirà i suoi giorni nella grande magnificente villa e nelle sue tenute; quelle che gli erano state date in dono dal fascismo che aveva all'inizio contrastato, poi accettato, poi si era distaccato, infine senza farsi scrupolo, con l'ingratitudine di quanto aveva da esso ricevuto, anche tradito (forse molti non la pensano così, ma se potessero parlare i fucilati di Cefalonia, e tanti altri, direbbero la loro!)

Scompare così (e con lui pochi giorni dopo un sovrano) l'uomo che ha causato una delle più cruenti guerre civili e militari in Italia con 200.000 vittime, reso un inferno la prigionia di 680.000 italiani prigionieri in Germania, altri 650.000 presso gli alleati, e cadute vittime 70.000 partigiani e assieme a loro 15-50.000 fascisti (non si é mai saputo il numero esatto); e che infine ha trasformato l'onore di militare e politico con la sua fuga, in tradimento. Si può (per tanti giustificati motivi) anche fuggire da soli, ma non (dando un pessimo esempio) con tutto lo stato maggiore dell'esercito, lasciando questo allo sbando.

Se Mussolini era mosso da utopistici ideali (l'antibolscevismo era il primo) e si costruì il suo regime dittatoriale tragico nel suo divenire per tutte le sue ingenuità, Badoglio non aveva nessuno di questi ideali, fu solo un cinico calcolatore, principe dell'intrigo e un personaggio tragico della storia d'Italia; perfino più responsabile di Mussolini, che ormai in quell'8 settembre era fuori causa.
Tre armistizi (di carta straccia) nella sua carriera;  significa che Badoglio arrivava sempre nel momento giusto come un avvoltoio quando c'era da spolpare gloria, onori e prebende. Il "vincitore delle sconfitte" fu soprannominato. Gli americani, riferendosi ai suoi doppi giochi, crearono anche un verbo "to do not badogliare",  "non fare il Badoglio", cioè "non barcamenarti sul filo del rasoio del tradimento" secondo l'"Oxford dictionary"..

Con le "badogliate" siglò tragedie e sventure. Non gli bastava essere il responsabile di Caporetto, volle anche un drammatico e tragico 8 settembre!


Sbarco in NormandiaLO SBARCO IN NORMANDIA
(vedi nei dettagli e relative cartine in queste pagine > > > )


6 GIUGNO - SBARCO IN MORMANDIA - In questa data avviene il più imponente ma anche il più tecnologico sbarco della Storia. Dall'Inghilterra, via mare, via cielo, raggiungono la Francia su 6000 mezzi navali di ogni tipo 2.800.000 uomini, mentre sopra le loro teste come protezione volano contemporaneamente 13.000 aerei. Il 28-8 arriveranno a Parigi, il 7-3-'45  sul Reno. Ma in Italia dalla stampa che abbiamo visto all'inizio nella nostra prima pagina, sembra quasi che stia vincendo la Germania, mentre questa in effetti sta subendo la piu' grande disfatta della sua storia, aggredita con la  stessa  tecnica e la stessa strategia che Hitler ha insegnato a tutto il mondo: le truppe aereotrasportate (paracadustisti e alianti)   i blitz fulminei, i genieri che ricostruiscono i ponti in un istante, e alle Ardenne aggirano il Vallo Sigfrido come i tedeschi avevano aggirato a suo tempo la Maginot.

L'operazione "Overlord" fu un vero capolavoro di ingegneria.
In rete vi sono descrizioni molto approfondite (che vi segnaliamo), mentre noi qui evidenziamo solo alcune date e alcuni aspetti del famoso sbarco.

14 agosto 1943 Si apre a Quebec la Conferenza Quadrant, cui partecipano Roosevelt, Churchill, il premier Canadese MacKenzie King e i rispettivi capi di Stato Maggiore.
30 novembre 1943 Vengono emanate le direttive per la pianificazione di "Overlord".
6 dicembre 1943 Il generale Eisenhower viene nominato comandante delle forze alleate di invasione
17 gennaio 1944 Il comando supremo delle forze di invasione alleate (SHAEF) si stabilisce a Londra.
1 febbraio 1944 Presentazione del piano "Overlord", viene disposto l’inizio della pianificazione della fase anfibia dell’invasione (piano "Neptune").
18 sprile 1944 Iniziano i bombardamenti in preparazione dello sbarco.
8 maggio 1944 D-day fissato per il 5 Giugno.
4 giugno 1944 D-day posticipato di 24 ore a causa delle condizioni metereologiche sulle aree di sbarco. Eisenhower commenterà: "Le invasioni sono come le partite di calcio, se piove molto, si rimandano!".
5 giugno 1944 - Alle 21.30 decollano gli aerei della prima ondata dell’assalto.

(VEDI "LO SBARCO IN NORMANDIA")

In Normandia, invece, era necessaria una soluzione differente. I soldati dovevano giungere sulla spiaggia di corsa, guadagnare un riparo al più presto possibile e dovevano essere appoggiati da mezzi corazzati già nei primi minuti dell’invasione che altrimenti si sarebbe trasformata in un disastro. Il primo problema ottenne una soluzione americana grazie alle cosiddette “Higgins Boat” che dovevano il loro nome a un geniale costruttore statunitense. Di piccole dimensioni (solo 11 m) seguivano in linea di massima il disegno degli LCT, ma avevano un grande portello anteriore che al momento dello sbarco si apriva in avanti trasformandosi in una rampa da cui gli uomini potevano scendere a grande velocità. Sarebbero diventati i mezzi protagonisti dello sbarco. Il secondo problema fu invece risolto in Gran Bretagna, con l’invenzione dei DD tanks. Essi erano carri armati a doppia propulsione (Double Drive) che erano resi impermeabili grazie a un rivestimento in tela. In questo modo potevano percorrere galleggiando diverse centinaia di metri e appena raggiunta la spiaggia ricominciare a marciare nel modo tradizionale. Fu proprio per ottenere un numero sufficiente di questi due veicoli che si posticipò la data definitiva per l’inizio delle operazioni di sbarco dal 1 Maggio al 1 Giugno.

Esisteva tuttavia un ulteriore pericolo per la buona riuscita dell’operazione Overlord. Esso consisteva nella possibilità che le divisioni impiegate inizialmente non riuscissero a conquistare un grande porto in un tempo ragionevole. Si sarebbe così concesso tempo sufficiente al nemico per riorganizzarsi e contrattaccare. Gli ingegneri inglesi seppero allontanare anche tale minaccia con la preparazione di porti artificiali galleggianti denominati Mulberry. Il sistema era essenzialmente semplice. Le banchine galleggianti, chiamate Whales, balene, erano trainate fino al luogo dove si voleva collocare la struttura portuale e poi ancorate al fondo marino con quattro piloni, i quali potevano muoversi in su e in giù a seconda dell’altezza della marea. Il collegamento con la terra era garantito da passerelle mobili e la protezione dal mare aperto si otteneva affondando delle vecchie navi ( Gooseberries ) e dei frangiflutti artificiali ( Phoenix ) per formare un’insenatura di protezione. Sebbene nella realtà questi piccoli capolavori di ingegneria navale funzionarono solo per due settimane, poiché sia il Mulberry americano sia quello inglese furono gravemente danneggiati da una tempesta atlantica, essi garantirono il continuo afflusso di mezzi e uomini anche in quel breve periodo che fu uno dei più difficili di tutta la campagna. Per ciò che concerne l’approvvigionamento di carburante, fu ideato un ingegnoso sistema denominato Pluto (Pipe-Line-Under-The-Ocean, condotta sotto oceanica) che servì le truppe alleate fino alla conquista di strutture portuali più efficienti dei Mulberry che potevano ospitare solo navi fino a 10.000 t.

Così racconta i preparativi, uno dei grandi protagonisti del leggendario sbarco:

"WINSTON CHURCHILL - La seconda guerra mondiale - Ed. Mondadori - 5° vol, -Pagg. 670-671"

"Durante tutta l'estate 1943 il generale Morgan e il suo stato maggiore misto, composto di tecnici di tutte le armi, avevano atteso all'elaborazione del piano. In un precedente capitolo ho narrato come il piano mi venisse presentato durante il viaggio alla volta di Quebec per la conferenza Quadrant. In tale occasione lo si era approvato in via di massima, ma un aspetto di esso richiedeva ulteriori studi. Gli effettivi e gli obiettivi del primo assalto alle spiagge della Normandia erano necessariamente limitati dal numero dei mezzi da sbarco disponibili. Secondo le proposte del generale Morgan avremmo dovuto effettuare un primo assalto con tré divisioni, tenendo due divisioni di riserva come immediato rincalzo. Coerentemente con tale idea egli proponeva di sbarcare le tre divisioni sul tratto di costa tra Caen e Carentan; Morgan avrebbe desiderato sbarcare una parte delle forze impiegate a nord di Carentan, più vicino a Cherbourg, ma ritenne inopportuno frazionare un corpo di spedizione così piccolo. L'estuario del nume Vire a Carentan era paludoso e ciò avrebbe reso diffcile il congiungimento alle due ali attaccanti. Senza dubbio, egli aveva ragione: personalmente, avrei certo preferito attaccare con forze maggiori su un fronte più ampio, ma a quell'epoca, dieci mesi prima dello sbarco, noi non potevamo esser certi di disporre di mezzi da sbarco a sufficienza.
L'assenza di porti notevoli in tutto questo tratto di costa indusse lo stato maggiore di Mountbatten a proporre l'impiego di porti artinciali: le decisioni di Quebec confermarono tale necessità e chiarirono il problema. Io seguii da vicino lo sviluppo di tale progetto, che venne realizzato sotto il controllo di un comitato di tecnici e di rappresentanti delle varie armi, presieduto dal generale di brigata Bruce White del Ministero della Guerra, eminente ingegnere civile. Fu un'impresa straordinaria, il cui merito è dovuto a parecchie persone, ma soprattutto al maggior generale sir Harold Wemher, il quale provvide al coordinamento dei vari interessi in gioco.
A questo punto si dovrebbe anche ricordare il "Pluto", l'oleodotto sottomarino che trasportò la benzina dall'isola di Wight alla Normandia e più tardi da Dungeness a Calais. Quest'idea e parecchie altre ebbero origine allo stato maggiore di Mountbatten. Lo spazio m'impedisce di descrivere i molti accorgimenti cui si ricorse per superare i formidabili ostacoli e i campi di mine che proteggevano le coste nemiche. Alcuni apparecchi furono adattati ai carri armati per proteggerne gli equipaggi; altri servirono ai mezzi da sbarco. Tutti questi problemi attirarono il mio interessamento personale e, quando parve necessario, provocarono il mio diretto intervento.
Il generale Morgan e il suo stato maggiore furono assai lieti dell'approvazione data a Quebec alle loro proposte. Le truppe potevano ora iniziare l'addestramento, mentre si poteva provvedere alla fabbricazione dello speciale equipaggiamento necessario. A tal fine Morgan disponeva di poteri assai più grandi di quelli di cui dispone normalmente un ufficiale di stato maggiore. (
nel 5° volume - Pagg. 673-674)

A questo punto venni a sapere che i porti artificiali (detti convenzionalmente Mulberry) incontravano alcune difficoltà di ordine tecnico. Indissi perciò una riunione per il 24. gennaio. Si aveva intenzione di collocare un frangiflutti (nome convenzionale Goosberry) in ciascuna delle zone in cui avrebbero dovuto sbarcare le nostre divisioni. Occorrevano perciò complessivamente cinque frangiflutti, due dei quali avrebbero poi dovuto essere inclusi nei porti artificiali. Su proposta dell'ammiraglio Tennant, che aveva la responsabilità della costruzione dei porti artificiali, si decise che i frangiflutti venissero creati mediante l'affondamento di navi scelte appositamente, anche se ciò implicava l'impiego di un numero maggiore di navi. Movendosi con i loro mezzi, le navi avrebbero potuto raggiungere rapidamente la costa nemica ed essere affondate nel punto prestabilito, cosi da assicurare quasi subito una certa protezione agli attaccanti. Tutto ciò poteva essere attuato nello spazio di quattro o cinque giorni. I cassoni pieni di cemento destinati alla costruzione dei porti artificiali sarebbero stati rimorchiati in più volte, ma ciò avrebbe richiesto per lo meno un paio di settimane. Si lamentava infatti una certa scarsità di rimorchiatori; io diedi istruzioni per un censimento. L'Ammiragliato aveva bisogno di quasi 8000 metri di navi da affondare: la richiesta venne soddisfatta quasi integralmente con l'impiego di 70 vecchie navi mercantili e di 4 navi da guerra antiquate. Dal momento che gli inglesi costruivano la maggior parte dei porti artificiali, ritenni di poter ragionevolmente contare sul contributo americano per quanto riguardava le navi da affondare: su mia richiesta, i nostri alleati accettarono di fornirne quasi la metà".

Questi i preparativi. Mentre per quanto riguarda il vero e proprio sbarco vi rimandiamo ai vari siti in rete, onde non ripeterci.


Quanto ai bombardamenti anglo americani sulle città, che proprio i tedeschi (con gli italiani) avevano inaugurato a Guernica, ora a sbarco avvenuto, colpiscono al cuore le più belle città germaniche. In effetti senza fare grandi danni all'apparato produttivo tedesco, ma distruggendo anche qui il morale del popolo tedesco che subirà una ecatombe di civili, 900.000 morti. La sola Dresda fu completamente rasa al suolo, 200.000 abitanti (più di Hiroshima) pagarono l'errore di un uomo solo, che ormai in questi ultimi mesi é preso da una mania di auto-distruzione, infatti dà ordini di far saltare e distruggere nelle città tedesche, ponti, industrie, ferrovie, magazzini per far terra bruciata agli invasori (questa volta é lui a voler imitare i russi). Ma non avrà scampo. La Germania completamente distrutta, stretta da una imponente tenaglia a ovest con gli alleati, e a est con i russi, si avvia alla capitolazione.

A nulla sono servite le "armi segrete" le V1 e le V2 su Londra, hanno fatto fiasco!

13 GIUGNO 1944, martedì. Londra, si sveglia per vivere un'altra giornata di guerra; ma nei cuori c'è da qualche giorno una nuova speranza: da una settimana è iniziato l'attacco alla Fortezza Europa, le truppe del mondo libero sono sbarcate in Normandia. Quello che sembrava impossibile si sta realizzando e, tutti ne sono convinti, la fine del mostro nazista è ormai vicina.

Ma quel martedì all'improvviso si fa drammatico. Dalla sua tana del lupo Hitler ha ordinato di lanciare sulla capitale inglese la Vergeltungswaffe (arma di rappresaglia) 1, in sigla V-1, e i londinesi hanno l'indesiderato privilegio di conoscere per primi la nuova arma. Il dittatore tedesco vaneggiava di poter ancora rovesciare le sorti del conflitto, né da parte degli Alleati mancavano i timori, perché da tempo i servizi segreti avevano segnalato l'avanzata progettazione di nuove e imprecisate armi volanti da parte della Germania. Ma la caduta sul suolo inglese delle prime V-1 aiuta anche a ridimensionare le paure; l'arma era assolutamente nuova ma era anche, per fortuna, contrastabile.
La Vergeltungswaffe 1 (il cui nome tecnico era Fieseler-103; fu Goebbels a battezzarla con il nome e la sigla con cui passò alla storia) era un aereo a reazione senza pilota. Potenziata da un pulsoreattore a gasolio che imprimeva una velocità massima di 600 chilometri all'ora, con un raggio d'azione di 320 chilometri, la bomba volante era lunga otto metri per un'apertura alare di cinque. La parte anteriore della fusoliera conteneva l'esplosivo, con effetti distruttivi pari a quelli di una bomba da una tonnellata. Il lancio della V-1 si effettuava da una rampa inclinata lunga trenta metri; un congegno meccanico a tempo era regolato prima del lancio per provocare l'abbassamento del timone di profondità sopra l'obiettivo, costringendo così il velivolo a picchiare verticalmente verso terra.

La V-1 peraltro fu un'arma di scarsa efficacia, e i numeri lo dimostrano: contro la Gran Bretagna furono lanciate complessivamente 9.300 bombe volanti; duemila non riuscirono neppure a superare la Manica, millecinquecento caddero a grande distanza da Londra, che era l'obiettivo principale, mentre altre tremila furono neutralizzate dalla contraerea e dai caccia inglesi. Ma i difetti di quest'arma non erano da imputare ai progettisti, bensì alle ragioni politiche che ne determinarono prima la frettolosa realizzazione, poi il precipitoso utilizzo. Hermann Goring, il potentissimo Maresciallo del Reich, comandante in capo della Luftwaffe (aeronautica militare) aveva bisogno di qualcosa con cui rivalutarsi agli occhi di Hitler, dopo la dimostrazione di inefficienza data in Russia, non riuscendo a garantire i promessi rifornimenti all'armata di Von Paulus. Inoltre il Maresciallo non poteva accettare supinamente il fatto che l'esercito, che si valeva del genio di Von Braun, fosse ormai vicino alla realizzazione di quel razzo che sarebbe passato alla storia come V-2 (Vergeltungswaffe 2). Così i progettisti della Luftwaffe ricevettero l'ordine assurdo di progettare e realizzare una bomba volante nell'arco di tre mesi; Goring non teneva in alcun conto la necessità di lunghe sperimentazioni per realizzare un ordigno di quel tipo; l'importante era fare in fretta, più in fretta possibile per battere l'esercito che già dall'ottobre del 1942 stava effettuando (in concorrenza) lanci di prova di modelli di razzo sempre più perfezionati.

E i progettisti fecero quel che potevano. La scelta del pulsoreattore, sostanzialmente un motore a reazione estremamente semplificato, fu dettata così dalla necessità. I primi esemplari manifestavano inoltre una preoccupante instabilità, tendendo l'apparecchio a cadere in vite; e allora lo scarso tempo disponibile indusse ad affrontare il problema costruendo alcuni esemplari di V-1 con posto di pilotaggio nella fusoliera. Fu la famosa aviatrice Hanna Reitsch, dopo alcuni voli di prova nell'aprile del 44 (l'ultimo dei quali si concluse con un disastroso atterraggio da cui la Reitsch uscì gravemente ferita) ad individuare nella dimensione degli alettoni il punto debole. Poi fu lo stesso Hitler a ordinare l'impiego della bomba volante, così frettolosamente realizzata, per rappresaglia contro la Gran Bretagna dopo lo sbarco in Normandia.

Alla sorpresa e al panico iniziale subentrò, come dicevamo prima, l'approntamento delle difese contro un'arma che non era invincibile. La velocità delle V-1 era tale da consentire un contrasto a vista sia con le tradizionali difese contraeree (non solo artiglierie, ma anche cortine di palloni frenati), sia con gli aerei da caccia. E i piloti dei caccia inglesi svilupparono anche una tecnica di incredibile audacia per distruggere le V-1: poiché avevano constatato che spesso abbattere le bombe volanti con le armi di bordo poteva portare alla distruzione dello stesso caccia attaccante, data la formidabile esplosione che si sviluppava, molti di questi ardimentosi riuscivano ad avvicinarsi in volo alla V-1, quasi a sfiorarla, portandosi con la punta dell'ala a pochi metri sotto l'ala della bomba volante. Poi imprimevano al proprio aereo un colpo d'ala, che si traduceva in una ventata improvvisa sotto l'ala della V-1 e causava uno squilibrio aerodinamico che provocava l'avvitamento e la caduta.

In Germania la notizia degli attacchi con le V-1 risollevò per qualche giorno il morale della popolazione; ma fu una gioia di breve durata. Dopo la prima settimana di attacchi su Londra, uno dei quali provocò, il 18 giugno del 1944, 119 morti e 141 feriti nella distruzione di una Chiesa nella quale si stava svolgendo una funzione, 2.500 bombardieri della RAF sferrarono su Berlino l'attacco più massiccio mai verificatosi; il giorno dopo fu il turno degli americani, che inviarono sulla capitale tedesca 1.000 bombardieri scortati da 1.200 caccia. A mezzogiorno il sole estivo era oscurato dal fumo degli incendi causati dai bombardamenti. E l'infelice popolazione berlinese cominciò a mormorare che la lettera V non era l'iniziale di Vergeltungswaffe (arma di rappresaglia), bensì di Versager (fallimento). (By Paolo Deotto, di STORIA IN NETWORK)  

vedi anche VON BRAUN - DA HITLER ALLA LUNA

10 GIUGNO - PARTIGIANI ALL'ATTACCO - Disposizioni emanate dal Comando della Brigata Garibaldi. "Dopo lo sbarco in Normandia gli eserciti alleati avanzano su tutti i fronti. E giunta l'ora dell'attacco generale per tutte le formazioni partigiane, per tutti i patrioti, per tutti gli italiani".
Si ordina: 1) che tutte le formazioni garibaldine scendano in campo con tutta la potenza delle proprie armi, del proprio entusiasmo e del proprio eroismo. Attacchino i centri, i depositi nemici, lancino in tutte le direzioni pattuglie di guastatori a insidiare il nemico, a interrompere le sue vie di comunicazione, a far saltare treni e ponti, a tendere imboscate ai convogli tedeschi. 2) Che si estendi ovunque l'autorità partigiana e popolare; occupando paesi e vallate, scacciandovi tedeschi e fascisti, istituendovi organismi amministrativi popolari che assumeranno il potere in nome del Governo di Unità Nazionale. 3) Chi ha le armi, attacchi e combatta, chi non le ha se le procuri, e intanto saboti la macchina bellica tedesca nemica. Basta un fiammifero per dar fuoco a un deposito..... 5) Che non si dia tregua ai tedeschi, ai fascisti e alle spie, che si sopprimano senza pietà. Chiunque aiuta tedeschi e fascisti, chiunque combatta contro la patria é un nemico e un traditore e deve essere punito con la PENA DI MORTE".

Non bisogna dimenticare che sui muri ci sono contemporaneamente le stesse disposizioni della Repubblica di Salò (pur sempre un governo sovrano) e per i disertori e i renitenti alla leva c'e' la pena di morte, oltre al resto (rappresaglie alle famiglie) (ma una simile legge era applicata anche nel Sud dal Governo Badoglio)

I tribunali e le stesse autorità politiche della RSI, dipendono in tutto e per tutto dal comando tedesco, padrone assoluto dell'Italia Settentrionale. Questa l'ordinanza per tutti i cittadini:
Si ordina: 1) Compilare un elenco di tutti gli inquilini di una casa e applicarlo all'interno del portone di ogni edificio, e nell'alloggio nella porta di entrata.
2) Ogni casa in cui vi siano persone che non figurino nell'elenco verrà subito data alle fiamme e le stesse persone che vi abitano che hanno dato rifugio verranno trattate come i ribelli.
3) Chi ha rapporti con i ribelli o presta loro aiuto in qualsiasi maniera, verrà trattato come ribelle e incorrerà nella pena di morte mediante fucilazione.
4) Ogni casa in cui vengono trovate armi e munizioni verrà immediatamente incendiata e i suoi abitanti trattati come al punto sopra. Morte per fucilazione.
5) Chiunque viene sorpreso all'aperto con indosso armi e munizioni di qualsiasi tipo, verrà immediatamente con giudizio sommario fucilato sul posto come ribelle.
6) Chiunque abbia notizia del luogo ove hanno rifugio elementi ribelli e non ne faccia subito denuncia verrà considerato alla stessa stregua di colui che ha offerto rifugio.
7) Case, alberghi e locande che accolgono persone, devono subito comunicarlo alla PS o registrarle negli appositi registri dei forestieri a disposizione della Pubblica Sicurezza (una norma quest'ultima in Italia mai cancellata, in contrasto con i Paesi della Unione Europea. Si rischia ancora oggi (1997) di essere processati se ospitate a casa vostra un cittadino europeo se entro 48 ore non lo denunciate alla P.S.)

Insomma da come abbiamo visto, fare o il partigiano o il repubblichino si rischia in entrambi la pelle. Non c'e' scampo, sia da una parte della barricata che dall'altra. Ed emerge pure che non fare assolutamente nulla si é accusati di collaborazionismo sotterraneo. Fare una scelta razionale non é possibile Schierarsi da una parte e riuscire a comprendere quella che é diventata ora una guerra politica con i cinici interessi territoriali dei Grandi non é  facile, neppure ai politici di prima grandezza. Sia il comune cittadino come per l'intellettuale spinto da una dottrina e da alti ideali,  per entrambi la menzogna e la delazione è giustificata e considerata come una generosità, e perfino l'assassinio o la strage diventa un'azione eroica (da entrambe le parti - vedi via Rasella).

18 GIUGNO - A Roma, viene varato il nuovo Governo di Unità Nazionale presieduto (ma assume anche gli Interni e gli Esteri) da IVANOE BONOMI (leader di Democrazia del lavoro). Il governo si insedierà il 15 luglio a Roma, che in questo periodo è sotto l'amministrazione alleata . Fra i ministri senza portafoglio (uno per ogni partito) De Gasperi (DC), Togliatti (PCI), Corradini (PLI), Ruini (DL), Cianca (Pd'A), Saragat (PSIUP), Sforza (indipendente, che si era nel frattempo avvicinato ai repubblicani costituitisi, dopo il rientro di Randolfo Pacciardi, in partito (escluso dal CLN).
Fra i ministri Tupini (DC) giustizia; Gronchi (DC) industria e commercio; Mancini (PSIUP) lavori pubblici; Gullo (PCI) agricoltura; Piacentini all'Aeronautica; De Courten alla Marina; Siglienti alle finanze; De Ruggiero all'istruzione; Cerabona alle comunicazioni. Nenni che allora raccoglieva molte simpatie stranamente rimase fuori (lui giustificò la cosa dicendo che così era più libero di fare l'opposizione (ma allora non era un governo democratico, come aveva in precedenza detto).
(Se notiamo non c'è più il Ministero delle Colonie perchè tutti accettarono quatti quatti e senza alcuna protesta, l'imposizione, la proibizione degli Alleati di costituirlo. Ed era evidente e fatale che, rinunciando al Ministero, si rinunciava implicitamente alle colonie).

Era questo (con il Re che chiamava Bonomi) un governo democratico? Pretendeva solo di essere democratico (come aveva detto Nenni) ma sappiamo e abbiamo visto che era composto di uomini scelti esclusivamente per la loro appartenenza politica e con un ministero -o un senza portafoglio- ad ogni partito, indipendentemente dalla competenza che le persone scelte avevano. Di volontà popolare nemmeno l'ombra. E con i piccoli partiti che contavano (ed erano arroganti) quanto i grandi.
Lo stesso C.L.N. di Roma, che sembrava essere il miglior canale esistente in Italia per esprimere la volontà popolare, avevano scelto Bonomi unanimamente, mentre erano divisi su Badoglio.

Quando il Comitato si riunì per scegliere i ministri: ebbe da Mac Farlane solo due ore per decidere. Quando uscì si trovò nell'anticamera due ufficiali inglesi. Ci furono discussioni su alcuni nomi, tuttavia il il Gabinetto Bonomi fu costituito. Ma il bello doveva venire.

Gli inglesi con Mac Farlane (che però era un socialista inglese, e fu pure rimproverato da Londra per aver accettato la nomina di un presidente. che gli inglesi stimavano rivoluzionario o troppo amico di quei rivoluzionari, dietro i quali vedevano la Russia) avevano posto due veti: primo, non si doveva nominaare Sforza ministro degli esteri come voleva fare Bonomi; secondo, proibito costituire il ministero delle colonie. Inoltre Churchill preferiva Badoglio. Scrisse subito a Roosevelt, dicendogli che la sostituzione di Badoglio con "quel gruppo di vecchi e affamati politicanti" era un grande disastro. E insorgendo contro la scelta di Bonomi, aggiungeva che Badoglio "dal momento in cui aveva consegnato la flotta nelle sue mani, era stato un utile strumento. Contestava con veemenza che si era proceduto a formare quel governo senza consultare l'A.C.C., e che si era negato agli italiani il diritto di formare un Governo di loro scelta.
Roosevelt rispose invece che semmai era un errore non permettere l'insediamento del governo Bonomi. E che con l'uscita di Badoglio sarebbero cessate tutte le critiche dentro e fuori l'Italia.

Tuttaviam dopo aver ottenuto solo in parte quello che volevano, gli inglesi, sottoposero il nuovo governo a un regime di particolare umiliazione. Ordinarono di partire per Salerno, e qui gli fecero fare una lunga anticamera per attendere il placet degli alleati. Bonomi (dopo la formazione del governo) voleva dare alle stampe un comunicato alla Nazione, ma sentì subito il peso dell'alleato, e l'essenza della sua libertà, quando il generale Hume, governatore di Roma, volle prima vedere il comunicato, poi tagliò le frasi che non gradiva e fra queste l'annuncio del prossimo ritorno del Governo a Roma. Che gli inglesi non gradivano
Bonomi e gli altri, quatti quatti (salvo Croce, che voleva fare una protesta ai governi alleati) accettarono quella supina e servile acquiscenza, agli ordini degli inglesi e americani, che li renderà poi impotenti a reagire, contro qualunque umiliazione e li priverà d'ogni dignità dinanzi allo straniero. Il quale, sapendoli sprovvisti di fierezza e curvi per la paura di irritare la sua scontrosa superbia, li tratterà come si trattano quelli che non si stimano, e di cui non stimandoli, si diffida. L'aver accettato e subìto quel primo avvilimento sarà principio di molti guai, che il governo "democratico" farà subire all'Italia, mentre crederà con l'umile servizio di guadagnarsi l'amicizia degli alleati e invece questi, li porteranno come pecore al diktat del 10 febbraio 1947.
Un gesto di forza avrebbe forse giovato di più alla causa italiana e le avrebbe conquistato rispetto.
Invece anche Nenni che stava per scrivere che "...l'Italia occupata anelava il giorno in cui sarà sola a decidere il suo destino" ritenne opportuno di cancellare questa modesta frase per non infastidire gli alleati.

Badoglio era convinto (essendo gradito a Churchill) che dopo un mese o due l'avrebbero richiamato. Del resto i suoi "amici" si mostravano sorridenti e tanto cortesi. E qualcuno disse pure che Badoglio aveva una mezza promessa di Togliatti e non fu smentito. Del resto Comunisti e socialisti votarono il giorno 7 giugno a Salerno, un ordine del giorno, nel quale si dichiaravano d'accordo di "ritenere opportuno che il nuovo governo mantenesse la sua fisionomia unitaria nazionale e tale da rendere possibile una energica realizzazione di quel programma di partecipazione alla guerra a lato delle grandi nazioni Alleate". L'8 al Gran Hotel di Roma quando vennero fuori anche i nomi di Bonomi (fatti da Revel e Orlando) come capo del governo, e un Casati ministro, alcuni commentarono "ma che, ci risiamo?".
Le biografie che fecero i giornali ai nuovi ministri, dimenticarono di dire che Casati era stato Ministro di Mussolini, che Bonomi era stato persino compagno di lista di Farinacci, e che De Gasperi, il 17 novembre 1922, aveva giustificato con un gran discorso il voto dei 107 deputati popolari favorevole al Governo fascista (dopo che era stato liquidato don Sturzo).


Churchill
è superinfuriato, riteneva Badoglio "l'unico uomo competente" per mantenere quello stato quo (confusionale, ma a lui utile, perchè il maresciallo era pur sempre un responsabile del disastro) che gli era "gradito" e che rientrava nei suoi "giochi", perfino opponendosi all'ordine di idee sia americane che russe. Ciò che scrisse a Roosevelt sul nuovo Governo di Unità Nazionale Italiano lo abbiamo visto. Mentre da Stalin temeva che con il suo vassallo Tito oltre che dominare sui Balcani potesse legarsi con le forze di sinistra italiane e sconvolgere lo scacchiere mediterraneo che solo Churchill ritiene di primaria importanza, contrariamente a molti suoi colleghi di Londra e a Washington, che invece ritengono la penisola italiana di scarsa importanza strategica nel dopoguerra.

Assieme agli USA Churchill propone a tutti i componenti del governo di sottoscrivere l'Armistizio Lungo, il cui testo dei vari articoli viene mantenuto segreto. "Prendere o lasciare". E si rimanda la lettura dei contenuti e la questione istituzionale a conflitto finito. E' dura e umiliante la condizione ma bisogna accettare, l'Italia é una nazione sconfitta e ha sopra la testa 13.000 bombardieri pronti a raderla al suolo.


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(pagine in continuo sviluppo  (sono graditi altri contributi o rettifiche)