ANNO 1944 (provvisorio) (anno 1944 . Quarta Parte)

10 OTTOBRE - Liberazione della Città di Alba. Anche qui i partigiani cacciati i tedeschi danno vita a una Repubblica e a un governo partigiano.

20 OTTOBRE - MILANO - Mai una città pianse così tanto! Degli uomini assistetttero a una "strage degli innocenti"   compiuta da altri "uomini"( ?!)
(vedi link
"I 200 PICCOLI ANGELI"

31 OTTOBRE
- BONOMI della DC, a Roma costituisce la confederazione dei coltivatori diretti, staccandola dal sindacato CGIL. Una mossa che permetterà in breve tempo di andare a formare una forza elettorale che é ora allo sbando, ma che abilmente presto sarà guidata dai politici democristiani (con il grande appoggio e la mobilitazione delle 25.647 parrocchie sparse nel Paese) iniziando subito i referenti a sostituire, a insediarsi e a dirigere quelle istituzioni ex fasciste dell'assistenza, nei gruppi giovanili che nel '39 erano stati sciolti; negli enti, e nelle grandi industrie di Stato.

7 NOVEMBRE
- A Bologna i fascisti fiancheggiatori delle truppe tedesche sulla Linea Gotica, sono affrontati dai gruppi di partigiani, che con micidiali colpi di mano e fulminei blitz ostacolano la ritirata germanica. Lo scontro durerà due giorni con perdite pesanti, 216 saranno i morti nelle file fasciste, 13 in quelle partigiane.


12 NOVEMBRE
- Una tremenda offensiva portata avanti dall'esercito repubblichino con la  Decima Mas, dalla Divisione Muti, e dai RAP (Reparti Anti Partigiani) disintegrano  la formazione che aveva costituito la Repubblica della Val D'Ossola, spazzano via il "Libero Stato di Alba", e proseguono con altre "pulizie" nelle valli Biellesi. Non la X ma alcune schegge impazziti, ormai senza controllo, come lo sono pure alcune formazioni partigiane, seminano il terrore da Cuneo fino a Bassano, dove sul filare di alberi ornamentali del centrale Corso Venezia impiccano 31 partigiani con il cartello-monito sul petto "traditori". Vi rimasero per giorni e giorni appesi, creando una cornice allucinante nella cittadina veneta terrorizzata. Fra l'altro c'erano cospicui premi per i delatori, come recita l'avviso-foto in apertura pagina.


Pur lanciando disperati appelli agli Alleati, i gruppi di partigiani vengono abbandonati al loro destino. Dal cielo non giungono più nè armi nè viveri. Gli inglesi si giustificheranno dicendo che erano Repubbliche Comuniste, "inferni bolscevichi", dei "sovversivi"; sono i "fantasmi" che vede in ogni luogo Churchill. Fu dunque facile ai repubblichini (ripetiamo alcune teste calde) sferrare l'attacco a questi italiani dichiarati "banditi" e  "sovversivi" (attenzione) dalle stesse forze alleate. Fu facile a questi "italiani" far fuori altri "italiani". Ne abbiamo una testimonianza agghiacciante da un Rapporto del comandante Ruta al Quartiere Generale della RSI:
"Questa prima operazione antiribelli di una certa entità, condotta da comandanti italiani ed eseguita da sole truppe italiane, si può tra l'altro considerare il compendio di tutte le attività formative e addestrative svolte fino ad oggi... di fronte alla presenza di un nemico ribelle attivo".

13 NOVEMBRE
. Un nemico attivo che in questo stesso giorno, falcidiato da queste operazioni "ben riuscite" come abbiamo visto sopra, come se non gli bastasse, viene investito da una doccia fredda. Messo quasi  KO dagli alleati.
Il comandante delle forze alleate generale ALEXANDER impartisce per radio a tutte le formazioni partigiane i suoi Ordini dove esorta i "Patrioti a sospendere le azioni di guerriglia in attesa che riprenda l'offensiva alleata in primavera". Il proclama é equivoco, non dice chiaro e tondo "andate a casa"  ma è implicito. Una assurdità, persino inconcepibile. La prima parola che venne spontanea ad ogni "combattente" fu "tradimento" (Un altro!). Lo dirà persino un grande generale americano che era con loro a coordinare la guerriglia, assieme a tutti quei prigionieri alleati liberati dai partigiani, che sbandati, non potendosi ricongiungere con i propri reparti erano saliti con loro sulle montagne. (Ma molti furono espressamente addestrati per entrare in queste formazioni di "ribelli", per poi relazionare ai vari comandi le intenzioni "politiche" di questi gruppi, considerati tutti bolscevichi. Di questa idea era del resto anche Badoglio. A lui i Russi gli facevano comodo, ma non voleva fra i piedi i bolscevichi italiani.

Gli effetti di questo proclama, a parte lo sconcerto psicologico che piegava e umiliava l'opera fino allora svolta dai volenterosi guerriglieri, furono micidiali per altre ragioni: 1) Ora Kesselring sapeva che non ci sarebbe stata una offensiva americana fino a primavera. 2) I partigiani che scendevano dalle montagne (salvo volatizzarsi) potevano essere catturati uno a uno prima della primavera. 3) Si permetteva così ai repubblichini di organizzarsi e di agire meglio con la repressione. E lo faranno, e sarà  in questi mesi molto dura; il periodo dove la Resistenza pagò un alto contributo di sangue. I caduti si conteranno in circa 70.000. Ma non dimentichiamo che morirono anche dall'altra parte 40.000/50.000 fascisti o fascisti per forza della coscrizione; ed anche questi erano "italiani".

Appare dunque assurdo questo proclama, ma purtroppo contiene il solito deliberato tentativo politico di assicurarsi alcuni vantaggi. Alla luce dei fatti del dopo, si potrebbe dire che i partigiani italiani (quelli che erano scampati) furono in questo frangente anche "fortunati". In Olanda dopo aver diffuso un proclama del disarmo molto simile a quello italiano, non raggiunto lo scopo lo ottennero sotto la minaccia dei carri armati. Mentre in Grecia Churchill con i partigiani - anche qui comunisti - ebbe meno scrupoli, il 7 dicembre  andò subito al sodo, li fece annientare tutti. Li spazzò via dalla sua strada. Alla "finestra" l'altrettanto cinico Stalin rimase a guardare. (i patti erano patti!)

Un calcolo politico giocato con un cinismo spaventoso. Aveva Churchill paura di contrarre con la Resistenza partigiana italiana un debito superfluo, di nessuna utilità, anzi pericoloso sul piano politico, e decise di scaricarla nel momento (e proprio per questo) che era diventata efficiente, organizzata, capace forse di  risolvere più velocemente la situazione su tutta l'Italia settentrionale. I comandi di queste unità erano ormai diventate delle vere strutture militari, con una direzione strategica molte volte superiore a quella alleata, che se da una parte disponeva di ingenti mezzi, dall'altra non conoscevano affatto il territorio e il terreno dove si muovevano, nè bastavano le cartine topografiche (vedi Cassino). Ma abbiamo già detto che forse proprio per questo la Resistenza rappresentava un pericolo nel lasciarla crescere e ingigantire, e ne fu decretata la fine, giocando sulla pelle dei partigiani.
Ma soprattutto aizzando gli uni e gli altri alla vendetta.

Ma i comandanti di queste unità non si scoraggiarono. Più determinati degli Olandesi, più decisi dei Greci, non mollarono. ("ci vogliono mandare a casa dopo tanti sacrifici e tanti caduti; faremo da soli!" - era ormai questa la consegna. Non proprio gradita agli alleati). Infatti il.......


2 DICEMBRE
dopo 15 giorni di caos (un altro 8 settembre), e tanta rabbia in corpo che s'insinuava sempre di più nell'animo di questi uomini  logorati e dispersi in valli, montagne, città e anfratti e con un inverno davanti da vivere alla macchia (ed era impensabile tornare a casa) fu presa la decisione dal comando del CLN Alta Italia di partire per Roma dove il....

7 DICEMBRE-
PIZZONI, PAIETTA, SOGNO e PARRI, scavalcando il generale ALEXANDER, conferiscono con WILSON capo di tutte le forze nel Mediterraneo. Da lui ottengono maggiore comprensione: un consistente sostegno militare e il necessario appoggio per paracadutare viveri e poter salvare così decine di migliaia di partigiani in trappola sparsi nell'arco alpino.

Ma gli alleati chiedono ed esigono che siano inquadrati e coordinati dai propri generali. Minacciano altrimenti (appellandosi alle condizioni dell'armistizio, che conoscono però solo loro) il totale smantellamento delle formazioni partigiane "con ogni mezzo" (come in Grecia?); non vogliono intralci ai loro piani. I capi partigiani, come del resto avevano già fatti i rappresentanti del governo, al "buio",  dovettero anche loro firmare le condizioni. Che poi era una sola: quella di mettersi a disposizione e sotto l'ombrello degli Alleati.

In cambio del sostegno fu fatto sottoscrivere un'impegnativa capestro: 1) Totale e immediato smantellamento delle formazioni partigiane a liberazione avvenuta; 2) Pieno riconoscimento delle autorità  alleate e del governo dalle stesse gradito, formato  e imposto; 3) Massimo impegno per tutelare gli apparati produttivi attualmente gestiti dai tedeschi.

Nei primi due articoli fu dura firmare ma non c'erano alternative:  "prendere o lasciare"; lasciare voleva dire abbandonare i partigiani al loro destino o fargli fare la fine dei partigiani greci: mitragliati dagli aerei a bassa quota. Il servizio informativo curato dagli  infiltrati, era del resto in grado di segnalare tutti gli obiettivi "caldi"; quindi ci sarebbe stato un intervento piuttosto drastico se l'accordo non veniva  rispettato.

12 DICEMBRE
- C'è l'ultimo atto del governo Bonomi. Dimessosi il 25 novembre, lo stesso Bonomi va a formare il nuovo governo, dove troviamo questa volta De Gasperi ministro degli Esteri, Togliatti vicepresidente, e lo stesso Bonomi primo ministro, che tiene per sé il ministero degli Interni.

E arriviamo all'ultimo discorso di Mussolini del 16 dicembre.....


16 DICEMBRE
- Mussolini al Teatro Lirico di Milano tiene il suo "discorso della riscossa". L'apparente disimpegno sulla Linea Gotica degli alleati, le "prodezze" di alcuni suoi reparti, e lo stesso proclama di Alexander ai Partigiani (che potrebbe significare la fine della Resistenza), lo rendono -nonostante lo sfacelo- ancora ottimista.
Il Paese é lacerato, sta ponendosi interrogativi inquietanti. Le ultime notizie che arrivano dall'estero sono tutte positive per gli alleati e fanno intravedere a breve termine una disfatta dell'esercito tedesco, quindi non è difficile immaginare il Paese nella totale anarchia, piombare nel giustizialismo delle vendette traversali.

Non é il clima del "25 Luglio", l'emotività di quelle manifestazioni che erano seguite al crollo del fascismo erano per alcuni solo un ricordo folcloristico, si erano illusi che si voltava pagina subito, e che la guerra era finita, mentre per altri, i parenti di decina di migliaia di vittime dell'8 settembre, questa  data era un ricordo tragico, avevano perso figli, mariti, padri. Dopo la festa di pochi giorni, in quella tragica ambiguità, era seguita la più grande tragedia che l'Italia ricordi.
Ma non era finita.
Alle porte anche in questi giorni c'erano tutti i segnali di un'altra tragedia. Molti si apprestavano a compilare lunghe liste di nomi, pronti a far scattare vendette e rancori di ogni tipo, dal capoufficio, al vicino accanto, alcuni col solo intento di pareggiare i conti con le vittime dell'8 settembre. Nascono i tribunali speciali, con azioni dimostrative il cui tocco terroristico del giustiziere rosso non é molto dissimile da quello  nero (per equità di giudizio) la giustizia sommaria diventa un rito, una consuetudine, una procedura spiccia. (15 mila saranno le vittime. Ma nell'ambiente dei parenti delle vittime, si parla di circa 50 mila giustiziati)

Ciononostante chi allora aveva preso dal fascismo le distanze, il modo palese, ambiguo e obliquo, ora le aveva accorciate con la prudenza, "il nemico ti ascolta" era non solo uno slogan ma una crudele realtà. Molti si dibattono nel dubbio, ma nessuno osa esprimersi, scambiarsi opinioni, ci si defila sia da una parte che dall'altra. La lotta occulta per l'esistenza fa nuovamente capolino. Non ci si sbraccia, ma nemmeno si infierisce. Non si sa mai, cosa può accadere. Meglio attenuare certe intemperanze. Nel mantenere questo atteggiamento con questo agire non agire, nella città lombarda quasi indifferente agli eventi, il clima diventa surreale. L'inizio della "Valle incantata" di Robert Musil sembra cogliere questo attimo "C'e' nella vita un tempo in cui essa rallenta vistosamente come se esitasse a proseguire o volesse mutar direzione. In tale momento può capitare che ad uno succeda più facilmente una disgrazia".
Alcuni il fascismo lo avevano amato molto, alcuni lo avevano rinnegato, altri seguitavano ad amarlo,  per fede o per aver avuto delle prebende, poi questo amore odio si era incrinato come una pietra in cui penetri l'acqua che la spacca sempre di più. Nel "giorno del giudizio" non si badò molto a certi veri pentimenti, si guardò il pedigree. "E ai veri partigiani, creando non poco danno alla Resistenza, si aggiunsero (il più grave e il disgustoso fenomeno in questo periodo) quelli che si fabbricarono i falsi "brevetti di partigiano", l'esaltazione del doppio gioco" scrive Battaglia.
(anche questo per equità storica!)

Siamo dunque alla manifestazione, dove per la prima volta Mussolini torna a parlare,  scendendo nuovamente in mezzo alla folla, in questo clima surreale, dove è perfino sconcertante l'accoglienza che il Duce vi trova. Ancora entusiastica. Oltre il teatro, sono gremite le strade attorno al Lirico; e in pieno dicembre percorrendo indisturbato tutta la via Dante su una macchina scoperta Mussolini riceve un bagno di folla.

Nel discorso soffermandosi sul suo nuovo programma di Governo, prospetta la Socializzazione, una Costituente, la Libertà d'espressione anche ai partiti dell'opposizione. Poi inizia a ripercorrere tutto il suo cammino, dove ci sono state le conquiste sociali, le sue realizzazioni ma anche i suoi errori, li elenca uno a uno, fornendo delle giustificazioni, accusando di incapacità chi gli era stato accanto, non dimenticando chi lo ha ostacolato lungo il cammino, e chi alla fine lo ha tradito.

Irrealisticamente parlando poi della situazione del Paese, militare economica e politica, crede ancora in un capovolgimento della situazione, crede ancora nella vittoria tedesca, nonostante tanti attriti con i comandi tedeschi, che seguitano come in passato a disprezzare i soldati italiani e a rimproverarlo di circondarsi di uomini inetti oltre che antitedeschi.

Riguardo alla prime accuse i tedeschi non hanno tutti i torti. Mussolini conta il numero ma non la qualità. Ha richiamato con le buone e soprattutto con le cattive (pena di morte ai renitenti ) 400.000 cittadini; é riuscito a formare quattro divisioni, mandare al fronte alcuni reparti con poco più 60.000  uomini. Sono quasi tutti impreparati, demotivati, con nessun spirito combattivo. Caos, inefficienza di strutture (li ha mandati in Germania a fare l'addestramento), assenti ai legami dei fatti che accadono, che fanno di questo esercito solo una massa informe, difficile da impiegare, utilizzare, guidare.

Una certa efficienza e una costituzione di forza, invece la si riscontra sull'iniziativa di piccoli gruppi (il lato buono e cattivo dell'esercito italiano, da sempre) ma dove l'iniziativa é autonoma, dominata da un personaggio carismatico. Infatti l'unico reparto efficiente é quello di Borghese, la X Mas, che si batte (pur nella sua tragicità) con uno spirito accanito che ad alcuni apparve inquietante -  con una sua coerenza di pensiero e con uno spirito di combattività eccezionale. Ma é nato questo reparto su una base volontaria, che ricordano i Legionari di D'Annunzio a Fiume. Proprio come il Vate, anche lui si prende una autonomia e una indipendenza nelle azioni, e ignora del tutto la gerarchia militare (che invece non ama nè ha mai amato i volontari, difficili da gestire) e lo stesso Mussolini. Tanto che viene accusato di fare una sua guerra privata, una sua crociata, di preparare un golpe, di essere un traditore; viene perfino fatto arrestare da Mussolini, che poi temendo la reazione dei suoi seguaci, lo rilascia.

Gli altri reparti invece hanno fatto flop alle loro prime uscite. In appoggio a Kesselring, un reparto sull'Elba, al primo colpo di fucile, si sono arresi tutti, con nemmeno un ferito. Kesselring dopo questa esperienza non vuole nemmeno più  un uomo da Mussolini.

In questo panorama decisamente non ottimistico sul piano militare, su quello delle relazioni Mussolini (non sapremo mai se per debolezza, perdita di lucidità, diffusa acriticità o dissociazione mentale dagli avvenimenti) la situazione é peggiore,  e lui la peggiora ulteriormente.

Le sue relazioni con WOLF comandante delle SS a Milano,  sono di insofferenza, di diffidenza e di rifiuto alla comprensione di un tipo di realtà che sta circondando entrambi, spingendoli nel precipizio. Così forte questa non volontà di comprensione, che Mussolini non intuisce, non percepisce, e nemmeno sospetta (se lo fa, parte subito con i pregiudizi di essere ora un subalterno)  che Wolf (che troviamo sul palco del Lirico anche in questa circostanza) sta contattando americani, cardinali, papi e partigiani per trovare una soluzione e una via d'uscita per una resa onorevole.

Mussolini, pur agendo anche lui all'insaputa dell'altro in questo senso - si dice con gli inglesi - quasi non crederà alle sue orecchie quando verrà a sapere nell'arcivescovado il 25 aprile che Wolf aveva già firmato la resa senza farne parola. "ci hanno sempre trattato come dei servi, e alla fine mi hanno anche tradito!"

Mussolini nel discorso al Lirico, insiste, ritrova la grinta ma non ha pathos, relaziona ma non é convincente, parla ma non crea feeling, fa l'ottimista ma nel farlo si appoggia alle immaginarie arme segrete di Hitler, capaci di cambiare le sorti della guerra; e vi si aggrappa "sono tali da ristabilire l'equilibrio". Crede ancora ai vaneggiamenti hitleriani, pur avendo davanti a se' tutti i segni premonitori della catastrofe. (chissà Wolf che lo ascoltava sul palco, cosa pensava di quest'uomo insussistente).

Il Corriere della Sera del giorno dopo scrisse "Duce, Duce, Duce. Il ritorno dell'invocazione non ha sosta; lo spettacolo non é mutato nel volgere degli anni, nonostante gli eventi rovinosi Duce, Duce, Duce. l'urlo della folla. Il Duce sorride, il Duce é commosso saluta e guarda". E ancora "Le fiere parole suscitano nuove grandiose dimostrazioni di entusiasmo".

I milanesi che leggono cosa mai dovrebbero capire? Nulla! perché tutto il discorso, ora anche scritto sul fazioso quotidiano, portava fuori della realtà oggettiva, quindi solo al Nulla. E il giornale era anch'esso una nullità. Un falso storico.

Ma continuiamo sul contenuto------

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