ANNO 1962 (provvisorio)
( Anno 1962 - Seconda Parte)

Moro indica la strada, 
a  Fanfani (Dc), 
Reale (Pri),
Saragat (Psdi),
Nenni (Psi)
(e la destra preconizza sventure)

2 FEBBRAIO - Moro - abbiamo detto nella pagina precedente -  da una destra moderata stava andando troppo a sinistra.....non solo, ma stava indicando agli altri di andarci..... (La copertina della Domenica del Corriere riportò molto efficacemente questa "svolta" che provocò alla vigilia molti timori  (era un "salto nel buio") ma anche molte aspettative nell'opinione pubblica dopo tanti anni di predominio democristiano.

Si temeva il giorno dopo un crollo della Borsa invece...."Il Finacial Times osserva da parte sua che "le apocalittiche previsioni fatte dalla destra in Italia non hanno ricevuto nessuna conferma in Borsa. L'ondata di panico profetizzata non si è avuta e i prezzi si sono mantenuti a un livello soddisfacente. Il pubblico italiana mostra di aver capito che l'apertura a sinistra non è il principio di uno scivolamento verso il comunismo"
(Comun. Ansa del 2 febbraio, ore 20,51)

Ma a Mosca cosa dicono? - "Il giornale Izvestia, dedicando un articolo alla situazione politica italiana, si chiede "Che cosa si nasconde dietro la formula del centrosinistra? e risponde con la definizione data da Togliatti: " Una commedia tipica e ambigua, con travestimenti. Non si può parlare di vero spostamento a sinistra se la formula si appoggia ai tre vecchi pilastri: clericalismo, monopoli, Nato" (Comun. Ansa del 3 febbraio, ore 22.22)

Non è invece d'accordo sul clericalismo: " l'Economist scrive che il nuovo atteggiamento della DC è stato causato anche dalla cessazione da parte della Chiesa cattolica dell'interferenza negli affari interni della Democrazia cristiana ( Comun. del 2 febbraio, ore 21,25)

 Moro solo più tardi pagò poi con degli ostracismi, e alla fine anche con la morte per aver avuto queste tendenze che erano delle vere e proprie invasioni di campo, un campo molto affollato. Ma ne riparleremo. E molto!
Solo dopo venti anni ricomparirà Fanfani in un governo, nel 1982, dopo 5 di Moro, 5 di Rumor e 5 di Andreotti, quando in Italia stava iniziando una nuova fase.

Sul "liquidamento" del governo Fanfani avvenuto in questo 2 febbraio, dopo la fine del congresso della DC,  il leader a gennaio aveva ricevuto un commento favorevole dall'americanissima rivista Time.
"Soffermandosi sulle prospettive di mutamento della maggioranza governativa con l'inserimento dei socialisti scrive: "La manovra può apparire azzardata, ma Fanfani ha le sue ragioni. L'Italia è nel pieno di un processo di espansione mai eguagliato nella sua storia. La produzione nazionale è in ascesa, l'inflazione è stata arrestata, i lavoratori comprano più automobili, lavatrici, frigoriferi. Ma nel mezzo della prosperità zone di ostinata depressione economica rimangono e Fanfani crede che una maggiore azione dello stato è necessaria per cancellarle. I suoi piani avversati dal partito liberale ma caldamente sostenuti dai socialisti di Nenni, prevedono investimenti governativi massicci nel Sud afflitto dalla povertà e vasti programmi per la ricostruzione di strade, scuole e ferrovie"
(Com. Ansa, del 9 gennaio, ore 01,26).


2 FEBBRAIO
- Fanfani dunque scioglie il suo precedente governo, apre a sinistra con le indicazioni di Moro, e ottiene il sostegno del PSI. Infatti il ....

22 FEBBRAIO
......Fanfani vara il suo IV governo. Un tripartito ( DC, PSDI, PRI) e alla Camera ottiene la fiducia con 295 si' e 195 no, 93 sono gli astenuti PSI. Non dissimile il risultato al Senato con 122 sì e 68 no, con il PSI che si astiene.

23 FEBBRAIO
. Una grande scossone quindi nella sinistra dove troviamo il PCI a interrogarsi in un convegno. BRUNO TRENTIN critica la nuova strategia e il nuovo corso della politica che afferma realizzata con i vecchi schemi. Un'altra posizione l'assume GIORGIO AMENDOLA che propone "nuove soluzioni". Afferma ai suoi colleghi che "il neocapitalismo non è nella vecchia situazione, bisogna insieme vedere e selezionare alcuni obiettivi progressisti che si hanno in comune e convergere non divergere".

A fine Convegno si delineano due diverse posizioni, ma entrambi i due schieramenti reciprocamente sono incapaci di intendersi. Ci si alza dalle sedie del convegno con una linea da seguire molto vaga. Vaghi sono i programmi e ancora più generici sono gli atteggiamenti da assumere. Ognuno diffida dall'altro. L'apertura della DC ai socialisti preoccupa. Molti non credono affatto alla conversione dei cattolici verso la sinistra e sono convinti che la DC stia solo usando i socialisti per farne uno specchietto per le allodole. Semmai credono l'incontrario, che la conversione dei socialisti sia solo una voglia per sedersi nella "stanza dei bottoni", spartirsi anche loro il territorio e il potere. (Nenni infatti rimarrà deluso, e scoprira' subito che nel "Palazzo" c'erano le stanze ma non i bottoni di comando. Almeno per ora, infatti in questo periodo i socialisti sono degli idealisti, dei puri, non conoscono ancora il "Palazzo", ne' come è fatto, ne' come funziona, e come si fa a farsi foraggiare, sono degli ingenui, dovranno aspettare Craxi, quando con un fiuto straordinario, all'inamovibilita' dell'oligarchia democristiana, va a creare la sua inamovibilita' "democristianizzando" i comportamenti della sua congrega che inizia a operare e a fare - come loro- bene le "vendemmie". Craxi poi si dimostrerà perfino infastidito quando rimarranno impigliati i suoi faccendieri rampanti, e dove ostentando la noncuranza sulla "questione morale" li chiamera' (quelli che avevano imparato bene la lezione) semplicemente dei "mariuoli").

5 MARZO - L'Economist viene smentito a New York: " ...il noto columnist Pearson del quotidiano Il progresso italoamericano,  riferisce le allarmistiche notizie diffuse da alcuni critici del presidente Fanfani, secondo le quali cinquanta miliardi di lire sarebbero finite nelle banche svizzere da quando Fanfani ha costruito il suo governo di centrosinistra, e vi sarebbe il pericolo che la crescita dell'economia italiana possa subire una battuta d'arresto...(Comun. Ansa, del 5 marzo, ore 20.20)

Insomma le malelingue non mancano. E sono abili a mettere in circolazione l'allarmismo. 
Ma alle 22,45 un altro comunicato dell'Ansa, precisa " Queste notizie non hanno trovato un favorevole eco tra i funzionari di Washington... anche perchè Kennedy sta seguendo anche lui una politica di centrosinistra, inaugurata da Roosevelt col New Deal ... Anche se il governo nazionalizzasse l'energia elettrica, non potrebbe nazionalizzare l'industria più di quanto fece il governo laburista in Inghilterra....C'è da dire inoltre che fu proprio Roosevelt  a nazionalizzare  gran parte dell'industria elettrica  del Paese"

Infatti FANFANI con il vasto piano presentato ed esposto alla Camera il 2 marzo non deluse le attese, aveva annunciato l'attuazione delle regioni, la riforma della scuola, la nazionalizzazione dell'energia elettrica, la riforma della pubblica amministrazione, la programmazione economica e la riforma urbanistica. La Malfa con una nota aggiuntiva (del 22 maggio) elaborò poi il programma economico: il mantenimento di un alto tasso di sviluppo e la realizzazione di servizi sociali essenziali doveva uscire da una concertazione tra governo, imprenditori e sindacati per mantenere in equilibrio i diversi settori dell'economia e tra consumi pubblici e privati. 
Nel giro di pochi mesi Fanfani in Parlamento fece approvare la riforma della scuola (17 giugno), la nazionalizzazione dell'energia (18 giugno - il 27 novembre è legge)  e l'imposizione di una ritenuta sulle cedole azionarie (29 dicembre) che avviava la lotta contro l'evasione fiscale.

Nemici lungo questo percorso Fanfani  ne trovò moltissimi, spaventati dalla sua concretezza. Riuscirono perfino a bloccare due altri importanti progetti che stavano a cuore a Fanfani: quello delle Regioni (non se ne parlò più fino al 7 giugno del 1970 - con chissà quali ricatti) e la riforma urbanistica;  le correnti di partito e i proprietari di terreni tirarono un sospiro di sollievo.

23 MARZO - Piccolo passo verso il sociale. Si aumentano le misere pensioni di un 30%, quando queste erano all'incirca pari a meno di due stipendi mensili di un operaio. Circa 100.000 lire all'anno. La pensione sociale non esiste ancora, si distribuiscono dei miseri assegni di assistenza, e le mense comunali nelle citta' - l'Eca - cercano di dare un pasto caldo a chi non ha i mezzi di sostentamento. Mentre altre mense, quella cattoliche, quelle dei ferrovieri e molte altre forniscono a chi ha pochi soldi un discreto pasto completo a 400 lire. (la paga giornaliera di un operaio o impiegato oscilla dalle 2000 alle 3000  mila lire)
Siamo in pieno miracolo economico ma le mense in questo periodo sono affollatissime, si fanno anche due tre cinque turni a mezzogiorno e sera.
Altro intervento è la distribuzione dei libri scolastici gratuiti nelle elementari. Si vuole cosi incentivare la frequenza alle scuole di quei ragazzi che hanno le famiglie  con poche risorse economiche.
Un'altra novita' nel mondo del lavoro è quella che non si possono licenziare le donne a pochi mesi prima e pochi mesi dopo il matrimonio. Un malcostume molto diffuso nelle aziende a cui dava molto fastidio la maternità delle dipendenti.

13 APRILE - Piccolissimo passo anche verso la libertà di pensiero. Viene eliminata la censura sulle Opere liriche e di Prosa. Non quella sulle Opere cinematografiche, del Varietà e su quelle televisive. In queste ultime  siamo ancora nel clima sessuofobo; siamo al centro di quell'epoca che sarà poi ricordata  dei "mutandoni". Anche se va a ruba Vado e torno, la rivista dei camionisti, che sull'esempio delle "pin-up" americane  pubblica le foto più osè delle attrice nostrane.
Come i calendari del 2000, tutti li comprano, ma poi nessuno li vede in casa di amici, così in questi anni;  in base alle vendite di Vado e torno tutti gli italiani risultavano essere camionisti.

2 MAGGIO - Elezioni del Presidente della Repubblica. In lizza GRONCHI che vuole essere rieletto (alla fine prenderà 5 voti). La corrente democristiana che lo sostiene (sono 90 voti) ostacola le votazioni per quattro giorni procurando molti fastidi a Moro. La sfida è solo tra SARAGAT e SEGNI e sarà quest'ultimo - dopo nove scrutini- a essere eletto con uno schieramento di centrodestra in cui sono determinanti i missini e i monarchici. E' ancora MORO quì il "costruttore", lui a sovrintendere i lavori. Saragat dopo l'estenuante ballottaggio, voleva ritirarsi se si ritirava Segni, ma Moro non accetta, riesce a mettere insieme i voti determinanti del MSI e della destra monarchica e viene eletto Segni.
Moro è abile, Segni aveva ostacolato dentro il governo la collaborazione con i socialisti? E lui con un colpo da maestro se lo toglie di torno facendolo votare dai suoi, riequilibrando così la destra.
Segni quindi salì al Quirinale con i voti DC e MSI PDIUM (443 contro 334). Da non dimenticare questi significativi voti, quando ci fu nel drammatico luglio 1964 il famoso tentativo di Colpo di Stato. Una pagina oscura dell'Italia, mai chiarita. I tanti omissis di Moro al famoso processo DE LORENZO contro l'ESPRESSO (il settimanale che rivelo' solo nel 1967 il Piano Solo) non chiarirono mai i legami, fra Quirinale, Sifar e Governo.
Moro con gli omissis...invocò la sicurezza dello Stato. E neppure fu mai chiarito quando nel 1990 tolsero gli omissis e Andreotti rivelò l'esistenza della struttura Gladio in quegli anni operante. Ma lo "sfondo" guardando con attenzione questa "scena buia", rileggendo i passi, gli eventi e i personaggi non dovrebbe essere poi cosi' tanto nebbioso. Ci arriveremo piu' avanti.

26 GIUGNO - Alla FIAT il suo dinamico Amministratore Delegato, VITTORIO VALLETTA non smentisce il suo passato operando con il suo abile e spregiudicato mestiere di grande "sarto". La sua abilità è quella di ricucire nei momenti critici i grandi strappi epocali. Lo abbiamo visto durante la guerra e nel dopoguerra, e lo abbiamo pure visto non perdere la sua spregiudicata freddezza quando lo sequestrarono per fargli la pelle ("domani vi faccio licenziare"). Oppure quando mandò via i scelbini che volevano entrare in fabbrica, dicendo che non era il caso di strafare per un "semplice" sciopero (vedi 14 luglio '48, con la Fiat interamente occupata). Lo ritroviamo qui in una intervista affermare che "il centrosinistra e' il frutto dello sviluppo dei tempi. Non si puo' e non si deve tornare indietro. Io sono un fautore del centrosinistra". Ma si è esposto, perchè molti non la pensano così. Il pretesto lo trovarono subito e si mobilitarono.

7 LUGLIO - Sono passati solo undici giorni dall'intervista di Valletta. A Torino scoppia l'inferno. Nel rinnovo del contratto il sindacati UIL socialdemocratici hanno firmato un accordo separato con la Fiat. Per questo motivo gli altri sindacati scendono in piazza con uno sciopero generale di due giorni, che pur rimanendo circoscritto a Torino, assume proporzioni gigantesche. Per la prima volta dagli anni 1946-'48, partecipano quasi tutti gli operai della grande fabbrica torinese, il 92%.

Dura tutto il giorno, dovrebbe essere una rivendicazione sindacale motivata da precisi motivi, invece il giorno dopo, lo sciopero divenne drammaticamente ingovernabile dagli stessi sindacati che lo avevano indetto. Piazza Statuto si trasformò in uno scenario di guerra, si disselciarono tonnellate di cubetti di porfido per scagliarli contro la polizia che non era ancora intervenuta, ma dovette rispondere con cariche e caroselli per disperdere i manifestanti diventati aggressivi. Il bilancio degli incidenti fu di molti feriti in entrambi le parti, 1141 manifestanti furono arrestati e processati, e 36 furono condannati a un anno di galera per il reato di "sovversione" contro lo Stato.

La stampa, il governo, la polizia, il padronato accusarono i comunisti di avere organizzato, alimentato e provocato gli incidenti, mentre i comunisti accusarono le bande di provocatori che, dissero, erano arrivati a Torino con macchine lussuose da altre citta', si erano infiltrati ed erano stati loro a provocare gli scontri con la polizia e a comportarsi da teppisti. Al processo riuscirono anche a dimostrare con dati di fatto inequivocabili che in effetti le cose erano andate proprio così.

I sindacati di sinistra erano quindi innocenti (ma anche impotenti) e questi drammatici due giorni avevano dimostrato (se era vero che una parte della classe politica aveva organizzato queste bande di teppisti) che erano entrambi incapaci di capire i nuovi tempi, che i lavoratori erano cambiati e che anche il padronato con il frazionamento in atto stavano spianando la strada a relazioni industriali fondate su forme di conflittualità negoziata. Lo avevano capito subito il solito Valletta e il solito Pirelli, ma anche le partecipazioni statali (Intersind in testa, e così Nuova Pignone, Dalmine, Alfa Romeo) chiudevano velocemente i contratti e accoglievano le richieste sindacali.
Era gia' nato il sindacalismo gestionale e la partecipazione agli utili (alla Olivetti di Ivrea), in atto la "consultazione mista" (stabilimenti Bassetti). Stava dunque cambiando il mondo imprenditoriale, perchè si rischiava di chiudere se si andava controcorrente e questo presto lo avrebbero capito anche le altre aziende non ancora al passo con i tempi.

Stava finendo un'epoca, e questo lo dovevano capire anche i sindacati. Se prima negli anni Cinquanta la loro debolezza erano i due milioni di disoccupati e i cinque milioni di sottoccupati, ora dovevano capire che in questi anni realizzata la piena occupazione (anche se con tanti macroscopici difetti) il rapporto di forza tra padronato e operai era cambiato. Sono insomma le prime avvisaglie di quanto succedera' nel '68 e nel '69. Finora ogni  piccola "congrega" locale concertava e otteneva qualcosa, infischiandosene di quello che accadeva alle altre "congreghe".
Due giorni prima degli incidenti, il 5 luglio, l'Intersind (il sindacato delle imprese pubblico) aveva siglato un accordo dei metalmeccanici di questo settore. Si erano chiuse nel proprio bozzolo e si erano messi d'accordo.

L'accumulazione del capitale dei grandi complessi negli ultimi 5 anni fu così possibile - dopo Torino-  proprio per una moderazione dei sindacati (ma non avrebbero potuto del resto  fare altro); DI VITTORIO che li aveva guidati non era stato mai esasperato nelle rivendicazioni, seguiva sempre la linea pragmatica, una linea soft: Lo disse molti anni dopo persino MENICHELLA che guidava la Banca d'Italia, che Di Vittorio non gli aveva dato proprio fastidio e che il miracolo economico era stato possibile proprio per questo suo atteggiamento.

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(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)