ANNO 1962 (provvisorio)
( Anno 1962 - Terza  Parte)

Piazza Statuto, gli incidenti, i processi, le infiltrazioni dei provocatori, i teppisti mandati da chi voleva ostacolare il cammino dei tempi nuovi, fu salutare per fare aprire gli occhi. GIORGIO BENVENUTO anni dopo infatti dichiarerà:
"La inopinata guerriglia era stata una lezione salutare perchè aveva segnato il principio della fine degli accordi separati, la discriminazione fra sindacati democratici e sindacati socialcomunisti". Inizia cioe' una nuova fase. 
Si cominciò da questo '62 piu' organizzati ma ancora sulla difensiva, e si arrivera' al '68 e all'"autunno caldo" del '69, quando il movimento sindacale italiano scoprì di essere il primo attore della economia e della politica (una constatazione questa che fecero gli osservatori esteri).

Comunque scoprirono in ritardo la vera unificazione; che le ideologie del partito erano una cosa e il sindacato era un'altra cosa. Con molto ritardo, quando il modello di sviluppo (autonomamente) aveva gia' creato delle distorsioni impossibile da raddrizzare.
I sindacati comunque fanno un ribaltamento dei rapporti di forza tra le classi ma sono ancora confusi, manca (lo dira' AMENDOLA) "un disegno generale, dimenticano le alleanze tra classe operaia e contadini, tra nord e sud, tra occupati e disoccupati".

Nel dopo '69, molte saranno le conquiste, i sindacati uniti manderanno in frantumi tanti muri ideologici, la democrazia entrera' nella fabbrica e si sostituiranno nei colloqui all'esecutivo, ai partiti e alle Camere, ma la forza d'urto di molti gruppi sociali nati in altri contesti, che non vogliono la mediazione sara' tremenda, troppi erano diventati nel frattempo gli squilibri, e troppo l'insistenza a fare del corporativismo solo in alcuni settori, senza elaborare un progetto piu' ampio su un'autonoma politica dei redditi dell'intero paese. Ma ne riparleremo a tempo debito.

14-LUGLIO - URBANIZZAZIONE DEL PAESE - Un'altra legge che avrà poi un impatto notevole nello sviluppo del Paese, venne buttata per demagogia nelle ortiche. Troppi grandi erano gli interessi degli speculatori dell'edilizia.
Anni prima era stato fatto un accurato studio dall' Ing. ADRIANO OLIVETTI sulla riforma urbanistica. Si fondava sull'esproprio generalizzato di terre nei Comuni per evitare la crescita di quella speculazione edilizia selvaggia che si stava verificando con l'effetto migrazione. Era, con l'abolizione della legge dell'emigrazione interna, a tutti palese che non si poteva andare avanti in certi modi: nell'ubicare le industrie e nell'ubicare le case. Le prime non dovevano essere costruite tutte in un luogo e le seconde non dovevano ignorare l'ubicazione delle prime, ma neppure essere solo in funzione di queste, cioè fare dei squallidi dormitori della fabbrica accanto.

E' il ministro SULLO a riproporre questo disegno di legge con alcune modifiche che non cambiavano nella sostanza. Ed era un progetto che già molti altri paesi europei avevano adottato, non era quindi una idea estemporanea, non era un'avventura, ma erano esperienze che altri avevano già fatto, bastava dunque solo seguirle e semmai si potevano anche migliorarle.

ADRIANO OLIVETTI aveva costituito un movimento nel 1948 "COMUNITA'" (e non era solo uno slogan politico, ma una realtà a Ivrea) per affermare principi di socialismo umanitario e di libertà al di fuori del tradizionale sistema dei partiti. Socialismo che non aveva nulla a che vedere con quello sovietico. Adriano Olivetti ancora giovane e prima di prendere le redini dell'azienda, non era volato in Russia ma era volato in America, per farsi non solo un'esperienza industriale di quel paese, cioè dare una perfezione stilistica al prodotto  e una immagine all'azienda paterna, ma si preoccupò anche  di studiare e fare tesoro di tutti quegli aspetti dell'organizzazione razionale del lavoro in fabbrica, ma anche quegli aspetti legati alla vita dei dipendenti nel dopo fabbrica, nel sociale; dalle attività del dopolavoro fino alla casa dei propri dipendenti; un impegno quest'ultimo che fece di Olivetti un vero e proprio urbanista. Alla fine degli anni '50, sia la fabbrica che il villaggio Olivetti  a Ivrea, era un modello unico in Italia (anche molto grazioso, belle case in mezzo ad ampi viali e tanti giardini).  Ma i politici italiani erano ciechi. Ma sarebbe meglio dire, erano in una ignoranza abissale.

L'intento di Olivetti era che una volta localizzato un preciso territorio, in concerto con le rappresentanze politiche ed economiche, il Comune (lui era riuscito persino a farlo privatamente) ne avrebbe espropriato i terreni e dopo aver costruito strade e servizi, fogne e luce, i privati su richiesta vi potevano edificare a proprie spese la loro casa (o un condominio se si univano in cooperativa) con un progetto consono all'ambiente sommariamente approvato da un ufficio tecnico e pagando solo quelle infrastrutture che anticipatamente erano state create a spese del Comune. Era in sostanza un deterrente alla speculazione e avrebbe anche consentito ai Comuni una perfetta gestione del piano regolatore che ogni citta' avrebbe dovuto poi osservare o varare ex novo sul proprio territorio.
Il disegno di legge venne dunque presentato in questo giorno alla Camera da SULLO, che non dimentichiamo è democristiano. Se ne discuterà fino all'aprile del '63 (ormai Olivetti era già morto nel 1960). Il progetto verra' attaccato da ogni lato per farlo fallire. Non mancarono le zuffe, dove si gridò scandalizzati che si voleva collettivizzare il Paese, farlo diventare comunista.
Il Popolo, organo ufficiale della DC, il 13 aprile del '63, si dissociò platealmente dal suo (illuminato)  ministro. Ed alcuni suoi colleghi (scavando, scavando) lo diffamarono pure, rovesciandogli addosso accuse pesanti sulla sua vita privata. La riforma urbanistica fu cosi affossata, anzi finì in una fogna. 

I proprietari degli unici terreni dove la speculazione era in atto potevano respirare. Il costo a metro quadro poteva salire indisturbato con la legge di mercato. E naturalmente chi aveva un terreno dove pascolavano le capre, anche se distante dieci chilometri dalla città (a Roma ) o dalle fabbriche (a Milano, Torino ecc.) poteva il palazzinaro improvvisato (conti, marchesi, principi, ecclesiastici e borghesi vari - perchè questi erano i proprietari dei terreni!) con le sue protezione politiche costruire i grandi casermoni in cemento. Creare gli orribili comprensori dette "borgate" o "dormitori", dove se già esistevano delle distanze sociali e culturali fra gli immigrati di ogni razza che li abitavano; la distanza poi creata dalla lontananza dal centro urbano accentuo' ancora di piu' questa distanza, impedendo l'integrazione "multietnica", e la partecipazione alla vita pubblica di un paese, che paese non era, perchè mancava di tutto, chiese, strade, cinema, negozi di ogni tipo; mancava la piazza, l'ambulatorio, la banca, l'asilo e in molti casi anche la scuola; di centri sportivi nemmeno parlarne, al massimo un campetto di calcio su un prato ancora per poco tempo libero. In compenso c'erano le strade disselciate, acquitrini fra casa e casa, e le fermate dei mezzi pubblici a un chilometro di distanza (altro che villaggio Olivetti!!! dove all'interno c'era di tutto, dalla scuola ai locali ricreativi, il tutto in un ambiente ideale e piacevole per viverci. Non parliamo poi delle fabbriche all'estero. A Dusseldorf, la Henkel il suo villaggio dipendenti (30.000 abitanti) lo aveva concepito come le classiche città greco-romane, case e vie, che confluivano al centro dove c'era la piazza, i ritrovi, il teatro, la basilica; cioè l'agorà.

Nella cintura dei casermoni di Torino, Milano, Roma, Genova, il 70% degli abitanti passava in questi anni del "miracolo economico" (!!) il suo tempo libero a casa. E la loro spesa nella misura del 50% non veniva fatta sul posto dove abitava, e nè poteva farla perchè mancavano negozi.  Questa l'Italia dell'anno 1962 nel "triangolo del benessere". E gli scempi sono ancora lì, a testimoniarcelo.

7 AGOSTO - In questo clima, Fanfani alla Presidenza del Consiglio crea la Commissione nazionale composta da rappresentanti industriali e sindacati lavoratori per tastare il polso continuamente alla situazione nazionale per poi insieme con le proposte congiunte di questa commissione di esperti poter procedere verso una migliore programmazione economica.
L'obiettivo e' di modificare innanzitutto la rigidita' tra imprese e forza lavoro e cercare intese possibilmente senza provocare traumi tra le due categorie.
FANFANI non è solo un politico, e non è un pivello, è ordinario di Storia economica, a Milano, dove ha perfino scritto un trattato Colloqui sui poveri, e di questioni sociali se ne intende, conosce la problematica. Molte cose ben fatte in questo periodo avranno origine dalle sue idee.
Però sotto Moro appare corrucciato, ha una forte corrente, ma non si capisce bene durante questo periodo se la sua corrente è schierata a destra o a sinistra. Moro abbiamo detto lo sorveglia. Poi, chiusa questa parentesi governativa, gli preclude nei prossimi sedici anni la presidenza del Consiglio, quella alla direzione della DC, e quella del Quirinale.

21 AGOSTO - Un terribile terremoto si abbatte in Irpinia e nel napoletano. Oltre venti i morti. Ma la vera tragedia fu il ritardo dei soccorsi e, come sapremo in seguito, la grande speculazione sui soccorsi e sullo stanziamento dei miliardi per la ricostruzione, gestiti in un modo vergognoso, favorendo inutili attività imprenditoriali di una nebbiosa clientela politica legata alle cosche locali.

3 OTTOBRE - E' la prima svolta nel sindacalismo italiano. CGIL, CISL, UIL, SIDA unite firmano con la Fiat gli accordi. Ma quello che è piu' importante, anche se non è ancora radicale come sarà nel '68-'69, sta sorgendo dalle ceneri l'idea del sindacato dei "Consigli", cioe' una struttura di base che scavalca la divisione tra le organizzazioni e ricrea dal basso l'unità di "classe"; anche se questa parola è rimasta solo più sulla bocca degli estremisti e non degli italiani che lavorano.

4 OTTOBRE - Altra svolta epocale la fa la Chiesa. Per la prima volta dall'Unità d'Italia un papa esce dalle mura vaticane. Papa Giovanni XXIII si reca in pellegrinaggio nel Santuario della Madonna di Loreto e alla Basilica di San Francesco ad Assisi.

11 OTTOBRE - Papa Giovanni XXIII inaugura il Concilio Ecumenico Vaticano II. Vi partecipano 2494 padri conciliari.
Rivolto ai Vescovi di 86 Paesi dei cinque continenti, il Papa indica i nuovi orizzonti della Chiesa, dove, e come portare una dottrina aggiornata e consapevole delle esigenze e delle opportunità dell'eta' moderna. E sul mondo ritenuto ostile invita a esprimere atteggiamenti di misericordia piuttosto che di condanna.
(vedi per una piu' approfondita analisi nelle pagine "Cultura", questo evento giovanneo e post giovanneo nella Chiesa, ma soprattutto quale impatto ebbe nella politica italiana e come sconvolse  dalle fondamenta il conservatorismo, restio a questi repentini cambiamenti)

27 OTTOBRE - Esce di scena ENRICO MATTEI.
(vedi pagina dedicata "IL CORSARO DEL PETROLIO"

L'uomo considerato il piu' potente d'Italia. Precipita a Bascape', presso Pavia, con il suo aereo personale, un jet che si era fatto comprare dalla società che dirigeva, l'ENI. (vedi 12 novembre 1960)
Era partito da Catania. Sull'incidente sono state fatte molte ipotesi. Prima fra tutte il sabotaggio, dettato dal desiderio di far sparire un uomo che stava dando fastidio non solo in Italia (dirigendo uno dei piu' delicati settori dell'economia come le fonti energetiche) ma anche in altri paesi dove stava rompendo gli equilibri delle grandi compagnie petrolifere con i Paesi produttori.
Rimarra' sempre un mistero la sua fine. C'e' chi avanzò le ipotesi della Mafia siciliana (la Sicilia era stata esclusa dal Piano Energetico Nazionale) e chi avanzò ipotesi politiche fra i suoi avversari. Mattei condizionava molto la politica italiana; quando non erano ancora nati i grandi gruppi della "razza padrona" era lui l'incontrastato occulto finanziatore dei deputati dei partiti che "gradiva". ("io li prendo come i taxi, me ne servo, e a fine corsa scendo e pago").

Mattei, era nato in una famiglia di modeste condizioni, a 15 anni iniziò a lavorare, a 16 entrò come fattorino in un'industria conciaria, a 19 ne era già il direttore. Durante la guerra  partecipò alla Resistenza fino a diventare vicecomandante del CVL. Il 25 aprile del '45 e sfilò  a Milano in prima fila con Pertini e Taviani. Già industriale chimico, fu nominato nel '45 Commissario straordinario dell'Agip, un'azienda di ricerche petrolifere creata da Mussolini nel 1925, che doveva essere liquidata. Con determinazione non solo salvò l'azienda ma dopo brevissimo tempo nel '53 costituì l'ENI, il monopolio delle attivita' petrolifere, con lui al vertice come presidente. Dopo dieci anni di spregiudicate intuizioni, era arrivato a farsi tanti nemici, in America, in Francia e in Italia.
La sua fine non sorprese nessuno, tanti erano i nemici. Fu accertato il sabotaggio ma le responsabilità rimasero un mistero.

All'ENI viene nominato presidente BOLDRINI, e vicepresidente compare sulla scena EUGENIO CEFIS, l'uomo che presto diventerà il tipico imprenditore italiano di quella che verra' chiamata la "razza padrona". Quell'avvalersi della politica per fondare sui padrinaggi di partito un immenso potere personale. Lo ritroveremo sullo scenario dell'economia italiana per quindici anni con le sue "costruzioni" e "distruzioni" nei vari settori dell'imprenditoria pubblica e privata. Che non cesseranno con lui, ma avranno sempre il suo marchio, o meglio la sua "scuola", dove sarà la spregiudicata grande finanza a essere la protagonista assoluta dell'Italia dei prossimi anni e non più l'industria. La prima costruirà e distruggerà alcuni imperi, la seconda, relegata a comparsa, con le sue aziende piccole o grandi che diventeranno solo dei dadi da mettere dentro dei bussolotti e poi giocare con grande cinismo le partite della feudalizzazione dello stato.

27 NOVEMBRE - Viene approvata alla Camera la nazionalizzazione dell'energia elettrica. Con 371 si' (maggioranza a cui si e' aggiunto il PCI) e 57 no MSI, PLI, PNM.
L'idea per indennizzare le imprese era quella di dar loro in cambio agli azionisti delle obbligazioni di stato. Era una soluzione questa che avrebbe evitato due grossi inconvenienti, il primo di non far uscire dalle casse denaro pubblico, il secondo si evitava - indennizzando direttamente le società- di non far venire la tentazione ai vecchi borghesi a non investire in Italia ma portare i capitali all'estero (cosa che in effetti poi avvenne appena ci furono, il prossimo anno, le prime linee di febbre di quel malanno chiamato " recessione" ).

A respingere la prima soluzione e quindi a favorire la seconda furono i democristiani con il loro governo, appoggiati anche dalla Banca d'Italia; GUIDO CARLI, il governatore, aveva scelto questa seconda soluzione unicamente per dare un nuovo slancio alle ex industrie elettriche. Si aspettava cioe' una diversificazione su altri settori. L'IRI che ne aveva una buona quota di industrie elettriche, utilizzò bene la sua pioggia di miliardi, possedeva la SIP e vi smistò 200 di miliardi per ristrutturare l'intera antiquata telefonia di Stato, altri 200 andarono al centro siderurgico di Taranto, altri all'Alfa Romeo a Napoli, e altri ancora alla Società Autostrade fra cui l'Autostrada Milano-Napoli.

Fino al 1968 le industrie a partecipazione statale con questa liquidità prosperarono e furono anche guidate bene. Purtroppo questo termina quando arriverà Cefis che scompagina tutti i settori; mette sul lastrico prima il privato a favore delle sue aziende di Stato per non avere concorrenza (e lo fa bene) , poi (con un colpo di mano) passato al privato con la Montedison, con lo stesso obiettivo di non avere concorrenza, manda a rotoli quelle delle partecipazioni statali per dominare nelle aziende private, naturalmente in quelle migliori, infatti i rami secchi prima di uscire li ha rifilati tutti allo Stato, mentre quelli verdi e in fioritura sono nelle sue mani.  Ma ne riparleremo.

31 DICEMBRE - Viene approvata la legge 1859 che istituisce la scuola media unica ed eleva l'obbligo scolastico a 14 anni di età . Sopprime i corsi postelementari e di avviamento professionale insieme all'esame di ammissione al triennio conclusivo e garantisce per i diplomati il diritto di accesso a tutti gli istituti di istruzione superiore, esautora il latino come disciplina chiave dell'insegnamento e introduce una nuova materia di studio a carattere tecnico scientifico.
(ci sia adegua -ma non ci si allinea- con un ritardo di cinquant'anni ai Paesi europei)
(Vedi alcuni dati nel prossimo anno o nei link di "Curiosita", su questo steso sito, la situazione scolastica in Italia e in Europa negli ultimi 100 anni, dove sono inutili i commenti)

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