ANNO 1962 (provvisorio)

CULTURA E COSTUME

*** "Los Angeles, 5 agosto. MARILYN MONROE la popolare attrice è morta poco prima dell'alba. E' stata trovata esamine dalla cameriera...il coroner, incaricato delle indagini ha lasciato intendere che con molta probabilità si tratta di suicidio" (Comun. Ansa del 5 agosto, ore 15.01)

L'attrice era nata a Los Angeles il 1 giugno 1926 e si chiamava Norma Jean Baker. La sua infanzia fu funestata dalla morte del padre in un incidente d'auto e da una grave infermità mentale della madre (rinchiusa in istituto durante tutta la sua sfolgorante breve carriera gli sopravvisse). Marilyn passò da una istituzione di carità a un'altra, e pur frequentando le scuole non conseguì una vera e propria istruzione. Dopo il primo matrimonio a venti anni e il primo divorzio cominciò a posare come modella per copertine di riviste, finchè la sua giovanile sensualità fece colpo sulla Fox che la utilizzò  in piccole parti in alcuni film. Ma non ebbe successo, era impacciata, mancava di preparazione, balbettava perfino, tanto da non presentarsi a un corso di recitazione vero e proprio, ma lo fece per corrispondenza, che era quanto di peggio poteva fare un'attrice.
Prima pensò di abbandonare il cinema poi iniziò a frequentare dei veri corsi di recitazione di un noto insegnante. Per poterselo pagare dovette saltare molti pasti, o posando.... anche nuda. Famosissimo divenne il calendario che pubblicò la foto, finì sulle pagine di molte riviste. E Marilyn con la sua bellezza sensuale, il petto provocante e due maliziosi occhi, esplose.
Gli americani capirono che quella ragazza aveva qualcosa in più. Era la figlia per eccellenza di un paese opulento come le sue curve, un'americana che sorride sempre come la sua nazione, e trovò in lei il suo più grande simbolo. 
La fama fu tanta, ma con una fotografia non si diventa attrice. Bisognava studiare. Il suo insegnante forse da lei non pretese neppure molto, forse quando non aveva soldi seguitò a dargli ugualmente lezioni, visto che nel testamento Marilyn si ricordò di lui e gli lasciò un vitalizio di 2500 dollari all'anno.

 Venne infine il colpo di fortuna. Recitò accanto al comico Marx in una piccola particina che durava solo un minuto. Ma i sessanta secondi furono sufficienti a John Huston per notarla. La scritturò per un film che ebbe molto successo nel 1950: Giungla d'asfalto. Marilyn aveva 24 anni. Seguì Eva contro Eva, poi un'altra ventina di film. 

Venne insomma il successo strepitoso, la fama e la gloria.  Dopo il fallimento del secondo matrimonio con un famoso campione americano Joe di Maggio, si trasferì a New York frequentando il famoso Actor Studio. Qui conobbe il commediografo Arthur Miller; fu il grande  amore (e anche -dissero molti- uno strano matrimonio) di un serioso intellettuale con un'attricetta considerata da tutti a Hollywood un oca con un bel corpo. Ma Marilyn stava diventando accanto a Miller  molto seria, anche troppo.
L'influenza esercitata da Miller fu grande, ma alcuni dicono drammatica, perchè Marilyn iniziò ad essere lacerata dal forte desiderio di essere un'attrice popolare e, al tempo stesso, voleva essere un'attrice seria; da qui crisi di depressioni e di collera con produttori e registi. Poi con lo stesso Miller dal quale divorziò; e mentre il commediografo si risposava, la Monroe iniziò nuovamente una vita errabonda, con tante insoddisfazioni esistenziali, iniziando così a far uso sempre più spesso di antidepressivi.
Non mancarono pettegolezzi su un amore disperato per John Kennedy, che la "scaricò" poi al fratello Bob, quando lui fu eletto presidente degli Stati Uniti.

"IL MONDO PERDE UN PO' DI BELLEZZA cosi titola il N.Y. Tribune. "L'attrice è stata la vittima della sua incapacità di adattare la sua sensibilità e le sue ambizioni alle caratteristiche di quell'ambiente artificiale in cui viveva e lavorava. Le sue limitate capacità di attrice erano ignorate. Hollywood vendeva il suo corpo. Questa è stata la tragedia di Marylin, questa è la tragedia di Hollywood" In N.Y Times aggiunge: "Le dure esperienze della giovinezza l'avevano resa vulnerabile. E' una storia umana e triste, molto triste. Al di là del volgare sfruttamento che, per ragioni commerciali aveva dato di Marylin un ritratto del tutto falso, vi era un attrice bella, sensibile e piena di spirito. Con la sua morte il mondo perde un po' di bellezza" (Comun. Ansa del 6 agosto, ore 7.45)
Anche i russi commentano la morte della Monroe "La Izvestia - Una vittima di Hollywood. Hollywood ha creato  la Monroe e poi l'ha uccisa" (ib. ore 20.05)

Poche settimane prima in un'intervista a Life, la Monroe non aveva nascosto una profonda tristezza e un senso generale di smarrimento. "La gloria non è per me che una felicità passeggera. La gloria non può essere una dieta quotidiana; e come il caviale: è buono, ma non a tutti i pasti, tutti i giorni. La mia vita non si identifica con la gloria"(Ib. ore 21.21)

La tragica fine della Monroe, non turbò solo chi amava il cinema e le attrici sensuali ma rattristò un po' tutti. Marilyn aveva vissuto i suoi anni ruggenti pur avendo un passato tragico e desolante. In dieci anni visse tutto: la gloria e l'abbandono, l'inferno e il paradiso, l'apoteosi e la dannazione.
In questo 1962 qualcuno scrisse "Fu tutti noi e fu uno splendido momento delle nostre vite".

Per alcuni la morte nell'anima  iniziò con la tragica fine di Marilyn, proprio lei  che era stata proposta come un simbolo straripante della vita;  altri invece avvertirono un profondo disagio, temendo anch'essi di essere vittime di una mentalità, di un costume, di una concezione della vita poggiante su simboli  mescolati ad arte per far vedere più rosa la facciata esterna del  mondo, e chiamati in causa coloro su cui molti puntavano il dito, hanno affermato che "non era loro compito occuparsi di quello interno che loro non sono i missionari dall'anima".
Ma il malessere fu comunque grande nello scoprire che  il simbolo che ci era stato dato, era più fragile di noi, e che l'ultima frase che aveva lasciata scritta era "la mia vita non si identifica con la gloria", proprio mentre molti stavano iniziando a vendersi corpo e anima pur di arrivare alla gloria. 

E LE OPERE SOCIOLOGICHE O FILOSOFICHE CHE USCIRANNO DALLA SUA MORTE IN POI, SEMPRE QUESTO SARA' IL TEMA CENTRALE.

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*** LUCIANO BIANCIARDI pubblica La vita agra. Coglie proprio i momenti di questi anni '60, dove denuncia un senso di oppressione e di inganno che sta caratterizzando la vita e la societa' di questa Italia del Miracolo economico. (Ma non solo l'Italia, abbiamo appena letto l'inquietante intervista della famosa attrice, che tutti credevano vivesse in una incontenibile e illimitata felicità).

*** PAOLO VOLPONI Esce invece con il suo Memoriale con la stessa tematica, le vicende di un operaio protagonista dentro una societa' industriale alienante che porta alla distruzione l'esistenza degli uomini.

*** ROMAN POLANSKI al suo primo film, costruisce subito un capolavoro, un quattro stelle nella Storia del cinema. Il coltello nell'acqua. Una analisi spietata delle inquietudini della nuova generazione. Sguardo spietato sulle ipocrisie di una realta' asfissiante attraversata dall'insofferenza giovanile. E' la storia di un autostoppista che piomba nella vita di una coppia ipocrita.

*** MICHELANGELO ANTONIONI gira L'eclisse. E' la solitudine dei personaggi della societa' borghese contemporanea. Le critiche non mancano, e paradossalmente provengono proprio dalla società borghese, che sta insegnando al proletariato  - con l'inganno di un benessere materiale - questa solitudine. Un benessere del tutto estraneo alle ragioni più profonde di una esistenza umana sia essa ricca o povera. Gli sta insegnando alla propria vittima, a possedere le cose ad ogni costo, poi qualche volta riflettendo si accorge che le cose possiedono lui, e vende anche l'anima per averle, e spesso questi soggetti  valgono meno dei vestiti che indossano e della macchina che possiedono, perchè alcuni si comprano e si vendono anche per meno.

*** EDWARD ALBEE scrive e rappresenta il dramma Chi ha paura di Virginia Woolf, Una violenta critica sulla nevrosi contemporanea degli anni '60. Molto forti nel dramma le tensioni psicologiche dei protagonisti.

*** MAURO BOLOGNINI gira Senilita'. Dal romanzo di Svevo. Una storia di fallimenti e solitudine di un anziano che perde la testa per una giovanissima (CLAUDIA CARDINALE) e altrettanto fa sua sorella. All'uscita il film fu bloccato dalla censura per alcune scene ritenute immorali. Il successo fu solo dovuto a queste scene, il romanzo di Svevo vi risulta solo banalizzato.

*** PIER PAOLO PASOLINI presenta il film Mamma Roma. In un vero e proprio affresco rinascimentale (il Cristo morto del Mantegna) la trama si dipana tra un protettore e una prostituta. Pasolini tocca dei vertici di pathos altissimi con la femminilita' dolente di mamma Roma, la prostituta. Una grandissima interpretazione di ANNA MAGNANI.
Alla prima del film a Roma, Pasolini per aver inserito in questa tematica scene evangeliche, venne aggredito, schiaffeggiato, insultato e fischiato. Indubbiamente non avevano capito il film.

*** MARCO FERRERI presenta il film L'ape regina. (Titolo cambiato dalla censura in Storia moderna). E' la storia di una mite ragazza che nel matrimonio si trasforma in una mantide. Ferreri dovette modificare dialoghi e scene promettendo di rispettare gli immutabili solidi principi della morale e della religione. Infatti l'attacco alla concezione cattolica del matrimonio e' nel film feroce. Seguira' La donna scimmia (1963), L'Harem ( 1967). Tutti apologhi grotteschi sulla crisi delle istituzioni familiari e sui difficili rapporti della coppia moderna, a cui sono indicati invece percorsi dove l'affettività viene sacrificata in nome di una felicità fatta di cose e non di rapporti personali.

*** ORSON WELLES presenta il film Il processo tratto dal romanzo di Franz Kafka. Belle le scene, ma non si preoccupa di essere fedele al romanzo; ne esce pur nella sua bellezza cinematografica, un racconto di Welles e non il capolavoro di Kafka.

*** DINO RISI Il sorpasso; ZURLINI Cronaca familiare; ROSI Salvatore Giuliano. ; Scrive BASSANI Il giardino dei Finzi Contini; CHIARA Il piatto piange; A. GATTO Osteria Flegrea.

*** 1° Ottobre . Esce la rivista PANORAMA. Nasce alla Mondadori questo mensile che nel 1965 diventera' settimanale. Non e' una semplice rivista come tante, ma sono appuntamenti del giornalismo d'inchiesta, prendendo a modello e ricevendone anche la collaborazione di Time-Life. A dirigerlo fu chiamato NANTAS SALVATAGGIO

*** ARTE - MANZÙ realizza la Porta della morte nella Basilica di San Pietro.

*** ARTE - ARNALDO POMODORO inizia le sue famose strutture in bronzo dorato. Di quest'anno e' l'opera Sfere. La caratteristica e' quella di rappresentarle (ne fara' moltissime) lacerate dall'azione dello spazio.

*** ARTE - VICTOR WASARELY con la sua ricerca nel campo della percezione visiva crea forme geometriche colorate in un ordine variante di straordinario effetto, divenute inconfondibili. Un caposcuola della corrente detta ARTE CINETICA o anche op-art (optical art).

MUSICA LEGGERA- A San Remo vince ancora una volta DOMENICO MUDUGNO in coppia con CLAUDIO VILLA con la canzone Addio, Addio. al 2° posto si piazza MILVA e SERGIO BRUNI con Tango Italiano, al 3° posto resistono le interpretazioni di SERGIO BRUNI e ERNESTO BONINO con la canzone Gondoli'....Gondolà. --- Sono tre Italie canore! E nessuna risponde ai gusti dei giovani che stanno guardando oltreoceano e in Inghilterra.

In Italia sembra proprio finita l'epoca della gondoleta o delle mandolinata.  In Inghilterra compaiono i primi dischi dei BEATLES, che nel '63 esploderanno con Please Please Me. La beatlemania diventa il primo grosso fenomeno che ha trovato risposte sia dalla parte delle masse che degli intellettuali, e  le canzoni non sono che uno degli elementi del fenomeno. Sara' infatti analizzata questa "moda" sotto il profilo oltre che musicale, anche quello culturale, sociologico, economico, pubblicitario e cosi' via.
Ne riparleremo nel 1963 ( ma vedi anche il link di quest'anno) quando il manager da' loro un aspetto piu' educato e gradevole, ma ormai la "capellomania" e' decollata, cavalcata, strumentalizzata, e ad arte diventa una fabbrica di quattrini per molti (non di giovani, ma di attempati manipolatori di giovani - riusciranno a farli vestire tutti uguali. Molti vanno dicendo che ora hanno un IO, intanto seguitano ad acquistare tante fette di "IO" messo in vendita da chi li tratta tutti come "tu"; tu devi far questo, tu devi vestirti così, tu devi divertirti come dico io, ecc. ecc. ecc. Spesso costui non è una mente sublime, è solo un capo mandriano, ma a lui è più che sufficiente per portare a pascolare le pecore dove vuole lui. 

FINE ANNO 1962 ( CULTURA E COSTUME)


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