ANNO 1963 - (provvisorio)
( Anno 1963 - Terza Parte )

DISSENSO CATTOLICO - DON MAZZI
(anche se esploderà poi nel '67)

28 APRILE - ELEZIONI POLITICHE. Qualche cambiamento: DC 38,3% PCI 25,3 % PSI 13,8% PLI 7,0 % PSDI 6,1 % MSI 5,1% PRI 1,4 %. (vedi in "curiosita" )

La DC perse il 4%, il PSI lo 0,4%, il PLI (che si era opposto con tutta la sua forza alla riforma urbanistica il 16 marzo, quindi 10 giorni prima, affossandola) raddoppia a "caldo" i voti dal 3,5 al 7%. I ricchi speculatori lo hanno subito premiato.
Il PCI dal 22,7% passo' al 25,3! Il PRI (pur accogliendo alcuni dissidenti della DC) rischio' di scomparire con il suo antisocialismo lamalfiano. Non gli riuscì in sostanza (era quello il suo obiettivo) di indebolire la sinistra del centrosinistra, anzi fece quasi il karakiri.

IL 25 MAGGIO - ALDO MORO ricevuto l'incarico tenta di formare il suo governo, ma il 18 giugno rinuncerà all'incarico, è ancora immatura la situazione, ancora troppi i contrasti sia in casa DC che in casa PSI. Ci riesce invece (gli danno il permesso) il 19 giugno GIOVANNI LEONE con un governo monocolore, tutto DC, che però è un "Governo ponte". Moro infatti non molla il suo lavoro, nè accantona l'arte del convincimento; lavorerà a fondo, e solo il 5 dicembre riuscirà a formare il suo primo governo centrosinistra e sarà proprio lui, Moro, a guidare un quadripartito, DC-PSI-PSDI-PRI. Che vara non senza problemi e forti contrasti. Comunque il 17 dello stesso mese ottiene la fiducia con 350 SI', 233 NO, 4 le astensioni. Venticinque della sinistra socialista abbandonarono l'aula.

Ancora una volta Cicogna, Presidente della Confindustria, in quell'occasione, afferma (troveremo la prima pagina del giornale il prossimo anno) che le riforme del centrosinistra messe in programma dal nuovo governo "hanno scosso gli imprenditori seri". Moro comincia ad essere malvisto.

3 GIUGNO - Muore Papa Giovanni XXIII, dopo tre giorni di agonia. Furono tre giorni che tennero il fiato sospeso l'Italia;  si disse con tanta malignità che pregavano piu' i comunisti per la sua salute che non i democristiani.
Ma anche il cordoglio nel mondo fu grande. La Chiesa anglicana celebra un sermone alla cattedrale di Canterbury, e il Times scrive "Pochi pontificati hanno colpito l'immaginazione del mondo come i quattro anni e mezzo di Giovanni XXIII...Il mondo è ansioso di trasformare la politica papale in termini secolari"
(Comun. Ansa, delle ore 04.01)

Da Ginevra: "Vissert Heeft, che raggruppa  chiese ortodosse e protestanti ha detto "Giovanni XXIII ha portato nei rapporti tra la Chiesa romana e le altre chiese un mutamento profondo che ha permesso di iniziare un vero dialogo" (Ib. ore 15.53)
In America: "Metodisti, battisti, episcopali, evangelici, ebrei, delegati, diplomatici e funzionari di ogni razza e nazionalità si sono riuniti in una "meditation room" spoglia , priva di simboli confessionali....per lui pregano anche gli atei...La bandiera dell'Onu doma sarà esposta a mezz'asta" (Ib. ore 02.00)
Da Mosca: "Bandiera a mezzasta -dopo il personale messaggio di condoglianze di Kruscev- è stata esposta nella nave sovietica ormeggiata al porto di Genova" (Ib. ore 19.21)
Togliatti: "...ci riempie di dolorosa commozione...ha superato barriere che sembravano invalicabili aprendo prospettive che ancora ieri potevano sembrare irreali. Giovanni XXIII si è affermato come una delle più grandi personalità del mondo contemporaneo" (Ib. ore 21.10)

I messaggi non lasciano dubbi, ma proprio per le ragioni che li hanno giustificati, per un certo tipo di episcopato  si era rivelato un uomo molto scomodo con le sue aperture non solo ai laici ma agli stessi comunisti, ricevendoli addirittura in Vaticano. Per la sinistra invece, socialisti e comunisti, lui era l'uomo che li aveva affrancati al nuovo corso della storia, al "segni dei tempi", alla "libera manifestazione del pensiero", alla "collaborazione dei credenti con i non credenti".

Tuttavia per i primi, i Figli di Dio provocò una lacerazione, mentre i secondi chiamati  ora"Popolo di Dio", avveniva invece una ricomposizione dentro la società, indossavano una nuova veste, diventavano i portatori di istanze giuste nelle loro lotte, riconosciute ormai dai più attenti osservatori come un inarrestabile progresso (comunque una mutazione) all'interno di una società, e si valutava positivamente la conquista dei nuovi diritti, che ritenevano quasi un autonomo processo di distensione, proiettato verso l'uguaglianza degli uomini, mettendo al bando gli egoismi di un ceto, alcune estremistiche ideologie, o il bigottismo; chi più chi meno, senza tante distinzioni, stavano raccogliendo in questi tempi delle buone "messi" e alcuni anche ottime  "vendemmie".
Ma non bastava solo un uomo, c'era tutto l'apparato cattolico politico (per una ragione) e quella ecclesiale (per un'altra - una emorraggia  di valori) che frenava; quindi le aperture c'erano ma con molti limiti e anche con molte contraddizioni (lo abbiamo visto lo scorso anno cosa accadeva quando Papa Giovanni diceva dal pulpito una cosa e nello stesso tempo da un altro pulpito si affermava l'incontrario).
Contraddizioni perchè risulto' essere quasi una voce isolata la sua nonostante fosse al vertice, perchè la sua opera aveva spinte troppo deboli e oltremodo fragili; non furono sufficienti a ricomporre i fermenti che stavano ribollendo nelle comunità cattoliche dentro e fuori la chiesa.

Fermenti che fanno da innesco al '68.

DON MAZZI


Un fermento che esplose poi nel dissenso cattolico con la miccia accesa il 17-25 novembre '67, con la prima occupazione all'Università Cattolica, contemporaneamente ai fatti di Don Mazzi il ribelle dell'Isolotto. La lettera dei seminaristi di Verona a Natale.
Don Mazzi si era messo sul piede di "guerra", affermando "ubbidire alla gerarchia cattolica significa quasi sempre disubbidire alle esigenze piu' profonde, vere ed evangeliche del popolo". 
Ricordava che la difesa dei diseredati e dei deboli era il Verbo.

Fu questa  la data di un vero e proprio scisma, che alimentò subito dopo anche i fermenti del '68.
Da una parte la chiesa sempre più legata al potere politico economico culturale, dall'altra la chiesa dei disoccupati, dei sottoccupati, degli analfabeti, dei rifiutati, dei lavoratori. E fu ribellione.

Le contraddizioni sono palesi, i limiti di quel dominio che la Chiesa aveva nel passato (di intervenire nella sfera dell'ordine temporale) sono davanti a tutti: lo spirito evangelico, la mitezza, la carità, la misericordia, l'assoluta fiducia nella provvidenza di Dio si scontrano ogni giorno con una realtà ben diversa. E non per cinismo, materialistica visione della vita, immoralità (e meglio sarebbe dire amoralità, perchè più nessuno sta insegnando la morale) ma perchè sia la vecchia che la nuova generazione sono esposte a mille ipocriti messaggi che subdolamente catturano le coscienze piu' deboli. Non deboli per motivi di carenze bio-genetiche, ma per carenze educative della vecchia generazione (che sta pensando ad altro) e per le troppe ubriacature ideologiche di quella nuova; nelle relazioni sociali esterne - lavoro, scuola, associazioni - non trova un punto di riferimento ben preciso perchè all'esterno non si è mai formato, o se si è formato è quasi sempre corporativo, gruppi con diverse anime e con diversi obiettivi, piu' pragmatici, che si fermano al puro cameratismo ma non vanno oltre. Mentre quella luce pastorale che si era formata in secoli di esperienze umane si sta mettendo, persino nel piu' lontano villaggio, al servizio del politico o si è chiusa troppo in se stessa. La diversità tra lo scaltro politico e il mite parroco è ormai abissale.

Caduta di importanza quello che era il centro di aggregazione del quartiere o del villaggio - come era avvenuto per secoli - in chiesa e nella Chiesa, che rappresentava (ed era) l'espressione della sapienza - caduta nella sudditanza politica, non trovando risposte alternative alle realtà contemporanee, la nuova generazione si sente (o subisce) inconsapevolmente orfana e in balia di se stessa.

Perchè si arrivo' a quel '67ce lo spiega Sidney Tarrow, che censisce il Italia fino a quella data 93 casi di dissenso originati da un intrusione considerata illecita e arbitraria della gerarchia nei rapporti fra fedeli e i loro pastori "naturali", operanti  in "prima linea" dentro la nuova società. Ribellioni (contro il ruolo gregario) e proteste (contro certe rimozioni) di elementi come tanti Don Mazzi sparsi in Italia.

Il '67, perchè in quel Natale si ribellarono perfino i seminaristi contro la guerra in Vietnam, che il Cardinale SPELMAN considerava "Santa", e benediva i gagliardetti dei soldati in partenza (quelli che avevano bassi voti nelle universita!) e faceva pregare per quello "sforzo di giustizia" (!) (ma ci ritorneremo piu' avanti. La lettera dei seminaristi è molto chiara).

Ma è e rimane Don Mazzi a dar fuoco alle polveri nel '67 con la sua Comunità all'Isolotto di Firenze. Rimosso lui e chiusa la chiesa, il Cardinale FLORIT ostinatamente la fece riaprire e volle celebrare lui la messa. Ma l'intera comunità usci sul sagrato. "LUI" paradossalmente fu considerato un "vero estraneo" alla Comunità di quella che si poteva ormai considerare la sua una "Chiesa di Classe". L'"effetto" Don Mazzi arrivo' all'Università' Cattolica del Sacro Cuore a Milano, a novembre; e dopo pochi giorni per altri motivi a Trento, poi il 25 dicembre ai seminaristi di Verona, e il 27 dicembre a Torino. Mancavano quattro giorni al '68, e 30 giorni perchè esplodesse poi in tutta Italia la contestazione studentesca. (su questi fatti, Don Mazzi e '68, ci ritorneremo su più avanti)

21 GIUGNO - "Città del Vaticano- La fumata è stata Bianca, indica che il papa è stato eletto (ore 11.22).  - Papa è stato eletto il cardinale Montini (ore 12.11). - Il nuovo pontefice ha assunto il nome di PAOLO VI (ore 12.12) - Alle ore 12.21, Paolo Vi si è affacciato sulla loggia ed ha impartito alla folla la benedizione. (Comun. Ansa, ore 12.24)

Viene eletto Papa Paolo VI, GIOVANNI BATTISTA MONTINI. Nato a Concesio il 26 settembre 1897. Arcivescovo di Milano nel 1954, dopo essere stato alla segreteria di Stato fin dal 1937, fu nominato cardinale nel 1960. L'episcopato, lo abbiamo già letto in precedenza, lo aveva designato papa  prima ancora della nomina di Giovanni XXIII (Pio XII  lo considerava il suo successore) poi optarono per il mite patriarca di Venezia, che con la sua età, la sua condiscendenza, con nessuna opinione risoluta nella sua lunga carriera, doveva essere una piccola tregua per chiudere l'autocrazia ombrosa e solitaria di Papa Pacelli. Un papa di transizione non era del resto una novità dentro la Chiesa. Ma non fu così. Lo abbiamo letto, questo papa si rivelo' invece una mina vagante, un perturbatore del conservatorismo; con le sue encicliche, poi con il suo Concilio provocò non poche lacerazione non solo dentro la Chiesa ma anche fuori, dentro i partiti politici di dichiarata (sic!) estrazione cattolica (intendiamoci quelli che guardavano anche loro all'edonismo, al disinvolto liberismo, e anche a quella spregiudicatezza (senza avere il timor di Dio) che stava allargando il suo regno. 
Il nuovo papa inizierà l'opera rinnovatrice della Chiesa soprattutto col Concilio Vaticano II, che porteranno in questo incombente periodo di crisi, alcune aperture moderne nella collegialità, e in parallelo anche una riforma della Curia; anche se molto blande.

Paolo VI nel suo messaggio inaugurale fece capire subito che avrebbe continuato il dialogo con il mondo contemporaneo e che avrebbe riaperto i battenti del Concilio, deludendo chi si aspettava una sterzata del tipo pacelliana, e una riappropiazione di quello spazio che Papa Roncalli aveva allargato un po' troppo ai non credenti.

Duro' sette anni il suo pontificato, ma anche Paolo VI si dimostro' fragile e debole. Il suo calvario settennale  lo porta all'Isolotto, a DON MAZZI (ne parleremo ancora nei prossimi anni) , senza avere  la forza necessaria per ricomporre le fratture e arginare le spinte del dissenso che erano già così nitide all'orizzonte. E subisce anche lui i colpi e i contraccolpi. Gira il mondo con slanci di solidarietà, fra i diseredati di Kampala e di Bombay ma non approfondisce i diseredati dell'Isolotto di Don Mazzi. A Firenze Paolo VI ritorna al tradizionalismo piu' ortodosso. Non accetta la protesta della Comunità. Sospende a divinis il Parroco su sollecitazione del Cardinale Florit; e si ritrova così una chiesa vacante; poi grosso errore, stronca tutte le aspettative della Comunità (che chiede il reintegro del Parroco) con un atto d'imperio e con la risposta (che alcuni storici considerano fatale) "La richiesta è una minaccia marxista e far dipendere dalle decisioni della comunità l'accettazione o meno di un provvedimento episcopale riguardante il parroco non corrisponde all'interpretazione cattolica del concetto di chiesa". Insomma la base non conta nulla !

Siamo alla rottura completa e all'incomprensione totale. La stampa amplifica questa "guerra", vi si incunea, e il caso diventa nazionale su tutte le prime pagine. Piovono a Don Mazzi attestati di solidarietà da tutta Italia, e 97 preti della stessa diocesi di Firenze si schierano con lui. Ma a Roma non si afferra la portata di questa protesta, che è la prima cellula di un gravissimo disagio che presto si moltiplicherà e si amplierà a dismisura fino a creare un organismo di disturbo rilevante, che resterà per anni celato, poi nel 1992 al crollo della DC la divisione sarà palese, metà di qua, metà di là, con lacerazioni profonde e con l'originario  messaggio evangelico stravolto; rimase solo la politica, o meglio si barattò per il primo il  potere che la  seconda offriva.
Sintomatico il commento di quel monsignore nel sentire le "sirene" dei trasformisti che tiravano da una parte all'altra i cattolici quando ci fu lo sfacelo della DC: ", state almeno zitti! abbiamo creduto troppo in voi, ora lasciateci piangere dalla vergogna in pace"

Paolo VI a Firenze non afferra il problema incombente, ha già condannato Don Milani, e a Don Mazzi gli scrive personalmente, pregandolo di "piegarsi al dovere dell'obbedienza". Forte di questo autorevole spalleggiamento, il Cardinale Florit, più ostinato che mai, riapre la chiesa, e la Comunità dell'Isolotto che invece si aspettava un messaggio di fine ostilità, vide in questo gesto una sfida autoritaria. Nel silenzio tombale mentre il cardinale celebrava la messa, l'intera Comunità uscì dalla Chiesa, sul sagrato, a stringersi con Don Mazzi. Un ko! Fu quella una messa da Requiem.

Una data storica. Lo abbiamo già affermato. Quel giorno segno' una data storica per il "dissenso cattolico". Il vero potere temporale crollò di fatto in quel giorno all'Isolotto, non a Breccia Porta Pia. Nessuno aveva mai osato tanto, nè da una parte nè dall'altra, e questo voleva dire una sola cosa: una grande frattura. Un'intrusione che fu considerata illecita o perlomeno arbitraria. Ma ad approfittarne non furono le sinistre ma gli stessi partiti cattolici "di sinistra".
Quest'ora, segna il vero distacco dell'Italia confessionale pacelliana. Un nuovo corso, che penalizzerà fortemente la Chiesa. Il potere passò al partito che fagociterà d'ora in avanti, associazioni, patronati, enti, e tutto il mondo cattolico che rimase cattolico ma sempre meno praticante, compreso il crollo delle vocazioni, che inizia da questa data.

Ci saranno ancora raduni di massa nelle occasioni varie, si arriverà negli anni 1997 alle grandi manifestazioni che fanno "spettacolo", audience, che faranno cioè un' "altra cosa", e tutto il messaggio si infrange contro un mondo ormai secolarizzato. Lo sanno benissimo quelli che regolano i meccanismi mass-mediologici; ogni cosa che avviene davanti a un milione di persone, tra sventolii di bandiere e telecamere di centinaia di tivù, puo' essere deformata, e tutto trasformato in un grande mercato.  Il 20 dicembre 1967 insomma forse è la data storica della rottura, del dissenso e dell'incomprensione di una Chiesa ormai per molti meno vicina alla gente.
Fu un grosso dispiacere per Paolo VI.

( Le vicissitudini di Don Mazzi le troveremo nei prossimi anni che seguono,
soprattutto nel '67 e nel Natale del '67 quando fu pubblicata la lettera dei seminaristi di Verona, contro l'intervento in Vietnam) 

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23 GIUGNO -Moro rinuncia all'incarico di formare un nuovo governo che viene invece affidato a GIOVANNI LEONE. Un governo monocolore democristiano definito "governo ponte" in attesa di maggiore unità in casa DC e PSI. Lo si nota al voto alla Camera il giorno.... 

11 LUGLIO -  ... la fiducia viene data con 255 si 225 no e 119 (!!!) astensioni (PSI, PSDI, PRI, PNM, SVP).

9 SETTEMBRE -  "Papa Paolo VI che aveva già annunciato, subito alla sua elezione, l'intenzione di continuare il concilio ecumenico Vaticano II, ha proclamato questa mattina l'apertura per domani della seconda sessione celebrando una messa in San Pietro con i 2400 padri conciliari"
(Comun. Ansa, ore 11.05)

9 OTTOBRE - A Roma in questo autunno iniziano le prime pagine di una "storia" che avrà sempre di piu' degli inquietanti risvolti. Mai risolti del tutto. Nel 1990 sapremo qualcosa, ma molti lati rimarranno oscuri.
Il fatto è lo sciopero degli edili a Roma contro la serrata dei costruttori. Una grande manifestazione sindacale si svolge in piazza Venezia. Presto degenera in tumulti. Polizia e manifestanti si scontrano, caroselli, barricate, auto incendiate, centinaia di feriti, centinaia di arresti, e 33 dimostranti processati e condannati a due anni di carcere.

Chi ha iniziato nessuno lo sa, ma siamo alla stessa situazione di Piazza Statuto a Torino. Provocatori, teppisti, estranei si infiltrano, iniziano gli scontri e tutto poi degenera in una totale confusione. Il giorno dopo le proteste della sinistra per gli incidenti che avvengono verbalmente, ma anche con pesanti editoriali dove le accuse sono chiare, ma provocano altrettanti interventi pesanti della magistratura nel condannare a pene severe alcuni arrestati fra cui alcuni giornalisti della sinistra. (E Segni (!!) fa ai magistrati gli encomi solenni).

FERRUCCIO PARRI non risparmia gli attacchi; accuserà i servizi segreti, quelli del Sifar, di essere stati loro i provocatori. Cadranno le accuse, ma nel 1990 sapremo che la struttura Gladio non era stata del tutto estranea a questa rivolta.

IL DISASTRO DEL VAJONT

9-10 OTTOBRE - In una tranquilla serata, alle ore 22,39 del 9 ottobre, su Longarone si abbatte una valanga d'acqua che la distrugge completamente spazzando via case e 1989 persone. Staccatasi dal monte Toc, una frana di milioni di metri cubi di terra e rocce è piombata sul bacino artificiale formato dalla diga. Le acque tracimando con una gigantesca onda di cinquanta milioni di metri cubi, hanno scavalcato la diga, sono piombate nella gola, hanno acquistato velocità, e sono piombate come un maremoto a cento chilometri orari sul paese, spazzandolo via una volta, poi con il riflusso livellò quanto restava di Longarone.

Nelle responsabilità venne fuori che era stata progettata e costruita da tecnici che ignorando precise informazioni di geologi che avevano sconsigliato il bacino, si trovarono essi stessi a far parte della commissione che doveva approvare sia il progetto che il collaudo. Non solo, ma nonostante qualche avvisaglia di smottamenti avevano proceduto ugualmente all'invaso. Fu fatto il processo ma le condanne furono lievi, e pochi i responsabili. 1989 persone morte per non aver i colpevoli ascoltato quelli che furono ritenuti piccoli e insignificanti allarmi di un geologo. Lo scarica barile fu dominante.

( altri particolari sulla tragedia in pagine a parte QUI )

5 NOVEMBRE - Si dimette il governo "balneare" Leone e nello stesso tempo si riunisce il consiglio della DC per trovare una linea di governo con una formula di centrosinistra comprendente il PSI. Si procede alle consultazioni e viene raggiunto un accordo con DC, PSI, PSDI, PRI.
ALDO MORO ha avuto l'incarico di formare il nuovo governo.

22 NOVEMBRE Viene assassinato il Presidente degli Stati Uniti KENNEDY a Dallas, nel Texas. Non saranno mai individuati gli organizzatori e i veri responsabili. A sostituirlo è il vicepresidente Johnson.
 (in seguito tracceremo la figura di questo presidente, che lasciò al suo successore in eredità il gravoso e "maledetto" (l'espressione è americana) Vietnam. 

5 DICEMBRE - ALDO MORO forma il suo primo governo di  centrosinistra "organico"; sei i ministri socialisti. Vice presidente del C. PIETRO NENNI. Al Consiglio della DC del 5 novembre Moro ha ottenuto una larga maggioranza sulla formazione di un centrosinistra con il PSI ma i suoi colleghi non li ha convinti proprio tutti. E' dal 25 gennaio del '62 che Moro lavora su questo progetto e finalmente ha partorito la sua creatura. Un quadripartito formato da DC, PSI, PSDI, PRI. Un governo che non nasce in tranquillità, una frangia socialista, 25 deputati (poi anche 13 senatori) al momento della fiducia usciranno dall'aula. Altri otto, fra i quali SANDRO PERTINI e MARIO BERLINGUER dichiarano con una lettera che hanno votato solo per disciplina di partito e non con coscienza. I 25 deputati saranno deferiti ai probiviri e sospesi dal partito per un anno, ma questi non aspetteranno dodici mesi , ma s'incamminano verso una scissione, e nel gennaio del '64 andranno a creare un proprio partito, il PSIUP, socialisti di unità proletaria con segretario TULLIO VECCHIETTI e altri ventisei deputati e undici senatori dissidenti.

VECCHIETTI era stato già stato spietato alcune settimane prima: " Il ministro Fanfani è fallito perchè la politica del governo e la lotta delle masse sono andate ciascuno per proprio conto. Quando è sembrato che la pressione dal basso influenzasse il corso del centrosinistra i dorotei hanno messo la pietra tombale sul governo. Si è assistito non solo ad un errore della Dc, ma anche ad un errore del Psi, ed è consistito nell'interpretare entro i limiti dell'ammodernamento economico dell'economia capitalistica la volontà delle classi lavoratrici. Quando noi diciamo che la politica di centrosinistra comporta prezzi inaccettabili non condanniamo a priori la formula, nè la collaborazione con la Dc. Quel che consideriamo nefasto è l'accettazione di una politica impegnata a difendere la realtà del capitalismo occidentale"
(Comun. Ansa del 28 ottobre, ore 12.04)


12 DICEMBRE - Dissidenti pero' anche fra i democristiani, al momento del voto di fiducia a questo nuovo governo di centrosinistra. A polemizzare è Scelba della corrente Centrismo che dichiara che la sua corrente voterà contro. E si brucia. Scelba dopo tanto protagonismo in diciotto anni, dal '45 fino a questo 1963, scompare dalla scena politica. O mettersi con Moro o finire dimenticati negli angoli. E per finirci un tipo come Scelba nell'angolo, significa che Moro in questi anni dominava l'intera politica.
Scelba ritornerà sulla scena per un attimo e solo per essere richiamato nel '66 a formare un governo, ma non andrà molto lontano. Non solo il suo partito lo boccia subito ma non gli dà nemmeno un ministero nel successivo terzo governo Moro. I laici della DC non lo vogliono, e gli rifilano il solito premio di consolazione, la carica di Presidente della DC (che non valeva nulla -  quella che i "rampanti"  affibbieranno a Moro nel '76 per non nuocere). 

I cattolici centristi non vanno piu' di moda. Sono tramontati tutti. Dominano i dorotei (ma si frantumeranno presto anche loro e verranno fuori dal cilindro i morotei e poi i pontieri, quelli che stanno costruendo il ponte fra maggioranza e sinistra- FRANCESCO COSSIGA e ADOLFO SARTI) poi i fanfaniani che sono diventati remissivi, e gli andreottiani che invece già scalpitano con il loro leader ANDREOTTI che in un modo (come ministro) o nell'altro (come presidente) sarà molto piu' longevo di Moro, sarà nella quinta, nella sesta, nella settima legislatura, e ricomparirà perfino (dopo dieci anni dalla morte di Moro) nella decima, nel 1989. Battendo il record, 6 presidenze del consiglio (+ una virtuale)  contro le 5 di Moro. Nei ministeri in seguito ci sarà sempre una sua presenza.

13 DICEMBRE - A inserirsi nella polemica dentro la DC (che deve essere feroce) scende in campo un'altra volta l'Osservatore Romano che richiama i cattolici a fare il loro "vero dovere di cattolici". Chiara la presa di posizione sulla svolta della politica italiana "che si sta avviando -  l'articolista  afferma- "su strade pericolose e dove i valori cristiani e civili sono calpestati e la coscienza civile stravolta".

17 DICEMBRE - Nonostante i richiami che vengono sempre meno ascoltati, Moro si presenta alla Camera per la fiducia con il suo primo governo di centrosinistra. Ottiene 350 si (DC, PSI, PSDI, PRI), 233 no (PCI, PLI, MSI, PDIUM e un Pacciardi PRI isolato). 4 le astensioni e i già ricordati sopra 25 deputati socialisti che abbandonano l'Aula e che verranno sospesi dal partito.

21 DICEMBRE - il governo Moro viene approvato anche dal Senato con 175 si', 111 no, ma anche qui' tredici senatori socialisti abbandonano l'aula e anche questi saranno sospesi dal partito.
Con questo schieramento della DC  inizia un lungo percorso che durerà 15 anni con Moro protagonista, e comprimari Rumor e Andreotti. Un pezzo della storia d'Italia con dentro tutto quello di cui si occuperanno le drammatiche cronache: Il 68, il 69, la strategia della tensione, il compromesso storico, gli scandali, l'economia in ripresa, la recessione, il terrorismo di vari colori. Le pagine piu' oscure della storia d'Italia, quando questo percorso terminerà  con l'assassinio dello stesso Moro. Ucciso il 9 maggio 1978 a pochi mesi dalla quasi certa salita al Quirinale.

Dopo poche battute, inizia un'altra epoca. Si era già tenuto nell' ottobre '76 il Midas, con la rivolta dei socialisti quarantenni, e ad emergere fu proprio un quarantenne BETTINO CRAXI.
Poche settimane dopo la morte di Moro, Craxi propose (il 2 luglio) a SANDRO PERTINI cinque giorni prima che diventasse Presidente della Repubblica (l'8 luglio) candidato unitario della sinistra, ma Pertini rifiutò. Ma Craxi, che molti nel suo partito credevano una marionetta,  un "bambino" in mezzo ai lupi democristiani e comunisti e lo consideravano una figura scialba (e lo nominarono segretario-ponte proprio per questo), iniziò comunque a sfoderare gli artigli e proruppe come un uragano dentro la politica italiana, che trova così per altri 15 anni il suo protagonista padrone. Anche lui nel bene e nel male fu un protagonista. Ma anche abile, nel capire che c'era bisogno del suo ago della bilancia dentro i due grandi partiti in sfacelo, litigiosi e abulici, in un momento in cui c'era persino la borghesia in ritirata, un afasia in tutti i settori del paese e un'inflazione galoppante a due cifre che stava sfasciando l'intera Italia. Ormai si stava andando a fondo quando si sfioro' il 22% nel 1980. Analizzando attentamente, nel bene e nel male fu una benefica ventata. Da non buttare via il bambino con l'acqua sporca, o l'acqua sporca con il "bambino".

31 DICEMBRE - Si chiude l'anno con una novità per il Molise. Diventa la ventesima regione italiana con un decreto legge costituzionale.

Ma seguono altri fatti dell'anno, con una breve panoramica

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