ANNO 1964 - (provvisorio)
( Anno 1964 - Seconda Parte)

Finanza,  grande industria -Cuccia, Agnelli, Pirelli ecc.
Il " BENEDUCE"  CUCCIA E  L'IDEA SOCIALISTA (!?)

 

*** IL CONSORTE DI "IDEA SOCIALISTA" 
*** COLPO DI STATO "Piano Solo" 
con "colpo apoplettico"

Avvenne che autonomamente partì la piccola industria dei prodotti vari. Esplose l'artigiano lavorando notte e giorno. Quell'artigiano  che si trasformò in pochi anni in piccolo industriale. Nel commercio l'antiquato bottegaio con un po' di coraggio iniziò ad aprire i primi modesti supermercati. E le piccole aziende locali e nazionali iniziarono la Tentata Vendita con una miriade di viaggiatori con furgoni che setacciavano dalle valli al piano i punti vendita al galoppo. Quaranta cinquanta visite al giorno, la merce non bastava mai. Chi scrive - ispettore commerciale- guidava 174 venditori sparsi nelle cento città d'Italia, alcuni fatturavano dai dieci ai quindici milioni (di allora - quindi circa 250 milioni 1998 - oggi da sognarselo) al mese. Cinque  milioni al mese solo di prodotti per la casa (detersivi, saponi, prodotti di bellezza ecc. Sono gli anni del boom delle due ditte già citate, la Gamble e la Henkel, subito imitate localmente dalle piccole fabbrichette locali, fornite però di materia prima dalle stesse ditte estere. In Italia di perborati e di silicati non c'era nemmeno l'ombra. Assenti del tutto. Ma non solo sui detersivi.

In tanti altri settori ci fu il boom delle vendite, con profitti per i piccoli intraprendenti imprenditori, strabilianti, mai più verificatesi negli anni che vennero dopo. Paradossalmente fu proprio la crisi della grande industria a creare la Terza Italia. Con queste prospettive di guadagni facili e immediati (spesso nel sommerso) nacquero migliaia e migliaia di imprenditori. E se a Trento il venditore di liscivia metteva la sua prima fabbrichetta locale di detersivi e con la pala riempiva sacchetti di detersivo, a Thiene l'agricoltore metteva il suo primo allevamento di polli. E se dopo soli due anni le fabbrichette erano diventate cento, altrettanti allevatori di polli si contavano a Thiene. Così a Carpi con la maglieria, nelle Marche con le scarpe, nel vicentino con le pelli, in Liguria con i fiori, in Romagna con gli alberghi; la genialità degli italiani creò delle nicchie in alcuni paesi impensabili; in uno, a Maniago si misero a fare tutti gli abitanti coltelli, in un altro in Friuli  ogni abitazione nello scantinato fabbricava sedie, a Colonnata si specializzarono nel lardo, ecc. ecc.

I dipendenti delle piccole aziende di questi settori dopo qualche mese si licenziavano e andavano loro stessi a creare altre strutture, altri laboratori, altre fabbrichette, altri allevamenti, altre pensioni e alberghi. Si moltiplicarono in una forma esponenziale davanti a un mercato con la domanda impazzita. Dove fra l'altro il consumatore non capiva ancora nè la qualità, e neppure faceva tanto caso al servizio.

Ad esempio in tre valli bolzanine esistevano tre caseifici che producevano formaggi e burro da decenni con i metodi antiquati, tradizionali. Ma ne producevano pochi chili, e la domanda (soprattutto gli alberghi pieni di ospiti) era venti volte superiore. Prima iniziarono a sopperire acquistando piccole quantità nelle grandi aziende padane come ad esempio alla Galbani, poi alla fine si arresero, smisero di produrre e acquistarono l'intero fabbisogno  moltiplicando così le loro vendite locali.
Il milanese o il romano che soggiornava da quelle parti, Val Gardena, Campiglio, Siusi ecc. prima di ritornare a casa si faceva la scorta di quel "burro tanto buono" o di quel "formaggio tipico, tanto saporito di montagna", che altro non era che il formaggio e il burro riconfezionato che veniva da Milano, dalla Galbani, che a sua volta buona parte lo importava dall'Olanda o dalla Germania a metà del prezzo di quello che veniva prodotto in Italia. Paradossale fu quando piccoli negozianti della stessa Milano iniziarono a rifornirsi di "queste bontà" a Bolzano quando gli stessi prodotti erano fabbricati ed erano a disposizione a pochi chilometri dallo loro città, a Melzo.

Fu una cuccagna anche per alcune aziende estere che arrivarono in Italia a mettere la loro prima struttura o la prima fabbrichetta e a interessarsi a un mercato che politici e molti industriali ciechi non vedevano. La Henkel il colosso tedesco (produttrice del Dixan - ma anche di altri 600 prodotti) sbarcò in Italia in questi anni, dove c'era un mercato di prodotti della casa e della persona del tutto ancora inesistente (vedi tabelle nel 1963 Terza parte). In pochi anni la Henkel arrivò nei primi dieci posti delle aziende italiane come fatturato. Non fatturando solo ai negozi ma rifornendo italianissimi ospedali, alberghi, comunità, e una miriade di piccole aziende locali che si misero a fare i sottoprodotti con le materie prime importate da Dusseldorf. La chimica italiana era rimasta a guardare quello che era un mercato gigantesco, pari a quello alimentare, ben presto superiore addirittura a quello della carne.

Con questa forte domanda, con molto ritardo, si deviarono alcune sovvenzioni anche nell'arcaica agricoltura, ma anche questi andarono ai capitalisti più avanzati che così potevano trarre i vantaggi del massiccio intervento pubblico nell'agricoltura. Cioé anche qui l'impresa capitalistica si fece largo a gomitate fra le piccole nascenti aziende dell'agricoltura italiana e portò via quegli investimenti erogati inizialmente proprio per sostenere le piccole aziende.
Dal 1961 al '71 ci sara' una certa evoluzione nell'agricoltura ma effimera e solo settoriale, cioè dove conveniva, collegata alle esigenze dello sviluppo monopolistico che diventò il migliore fruitore dei fondi pubblici destinati a questo settore.

Grande efficienza in alcune aziende capitalistiche ma solo in quelle dove si arava, si seminava, si raccoglieva e si trasformavano i prodotti con l'uso di costose macchine operatrici, che resero incompetitive tutte le altre piccole e medie aziende, dove si verificò una paurosa emarginazione, una fuga dalle campagne, nonostante la recessione, nelle aree metropolitane. In poche parole l'agricoltura, soprattutto quella meridionale se prima era stata messa ko emarginandola, dal 1961 al 1971 gli si fece in questi anni il definitivo funerale. Fino al 1975 l'agricoltura italiana rimarrà il fanalino di coda dei paesi europei. In compenso aveva più moto e auto più di tutti. Ma meno trattori e camion rispetto agli altri.

Nei Paesi Bassi 11 milioni di abitanti con un decimo rispetto al territorio italiano avevano 3.400.000 bovini e 2.600.000 suini. Produceva 1.000.000 di qli di burro e 2.000.000 di qli di formaggi.

L'Italia 50 milioni di abitanti con un territorio dieci volte piu' grande aveva 9.000.000 di bovini e 4.000.000 di suini, burro 660.000 qli, 3.600.000 qli di formaggi.

La Francia 44 milioni di abitanti quindi meno dell'Italia, 18.500.000 bovini, 8.750.000 suini, 3.500.000 quintali di burro (sei volte di più), 5.500.000 quintali di formaggi.

La Germania 72 milioni di abitanti, quasi la stessa superficie dell'Italia aveva 16.500.000 di bovini, 23.000.000 di suini, zucchero il doppio rispetto all'Italia e aveva solo 3 milioni di addetti all'agricoltura intensiva, contro i 4,5 milioni dell'Italia agricola, dell'ortolano però.

Nel 1970 i bovini in Italia erano sempre 9 milioni, nel frattempo l'italiano era passato da un consumo di carne da 9 kg del 1960 ai 24 del 1970. Nessuno ma proprio nessuno in questo 1964 e nei seguenti anni si accorse che gli italiani stavano spendendo di più in carne che in tutto il resto. I politici non frequentavano i negozi e pur avendola in tavola la carne, loro pensavano di essere i soli privilegiati.

Questa era l'Italia dove Carli voleva rallentarne il saggio di sviluppo della domanda per non compromettere la competitività dell'economia italiana sui mercati internazionali. E quando parlava di economia italiana aveva davanti a sè solo un paio di gruppi, auto (Fiat) e chimica di base (Montecatini). Tutto il resto ignoto, indubbiamente non aveva mai fatto la spesa quotidiana.

Il modello c'era nel resto d'Europa, e chi non voleva andare molto lontano bastava osservare l'economia dell'Alto Adige dove alla vocazione agricola non abiurarono mai, nè si dichiararono eretici della dottrina dello sviluppo del turismo, dell'artigianato, del commercio, pur non rinunciando ai benefici di una grande industria, tenuta però sotto controllo nella sua tipologia, nella sua espansione e ubicazione, per non sovvertire un territorio, modificarlo e fagocitare quelle risorse umane che erano invece diversificate nei vari settori; forse più modesti ma indubbiamente piu' aggreganti per la società.

Risultato: nel 1997 l'Alto Adige con questa filosofia avra' una disoccupazione 0 (zero), il piu' alto reddito d'Italia e si troverà nei primi posti nella qualità della vita, nei servizi, sanità, sociale, scuola, cultura, turismo, urbanesimo. E saldissimi alcuni valori come la famiglia, la religione, i rapporti interpersonali, ma soprattutto inossidabile una certa etica e filosofia della vita. Nel resto d'Italia il sabato era (ed è) celebrato come il giorno degli acquisti, in Alto Adige i negozianti il sabato chiudono; o vanno in gita in montagna, oppure vanno a curare il sabato e la domenica il loro maso, di cui non si sono mai separati anche se sono diventati industriali o grandi albergatori..

25 GIUGNO . Per solo 149 milioni di lire che dovrebbero andare a finanziare le scuole private, cade il governo Moro per 7 voti, pur essendo una questione di principio più che di sostanza. Ma è solo il pretesto per far cadere un governo che ha preso alcuni provvedimenti che a molti non piace, non solo ai partiti del centrosinistra ma nemmeno a molti laici della stessa DC. Se andiamo a rivedere i provvedimenti, si sono colpite alcune fasce deboli e nello stesso tempo si sono penalizzati gli interessi della grande industria automobilistica. La tassa sulle auto, l'aumento della benzina e la disciplina sulle vendite rateali hanno preso di mira proprio il maggior gruppo capitalistico italiano e naturalmente quello parallelo (gomma, metalmeccanico ecc.). E se i deboli non avevano la forza, per gli altri non era la stessa cosa. Non solo condizionavano la politica, ma la guidavano.

E fra questi motivi c'era un'altra questione scottante di cui abbiamo già parlato lo scorso anno. Dopo mesi dalla proposta di SULLO (DC, finito in disgrazia, infilzato dalla stessa DC) il Ministro dei lavori pubblici PIERACCINI (socialista) aveva ripresentato un nuovo Piano Urbanistico. Alla concessione del diritto di superficie sui terreni espropriati e urbanizzati Sullo proponeva una vendita all'asta e su questi terreni disciplinare le costruzioni dei privati.
Ne venne fuori una disputa tesissima, ma Moro comunicò pacatamente - sdegnando perfino SARAGAT- che il presidente della Repubblica SEGNI non avrebbe mai firmato quella che sembrava la "nazionalizzazione della casa". Poi c'erano le affermazioni di Giolitti, e quelle di Colombo che nessuno aveva dimenticato. La disfatta pretestuosa fu totale.

"Roma. Ecco il risultato dello scrutinio segreto sul capitolo 88 del bilancio della pubblica istruzione: presenti 505, votanti 449; maggioranza 225: sì 221; no 228; astenuti 56. La Camera ha così respinto il mantenimento nel bilancio dello stato del capitolo 88 riguardante lo stanziamento di 149 milioni a favore della scuola media non statale" (Comun. Ansa,del 25 giugno, ore 21.36)
"Noi  socialdemocratici non potevamo votare per un bilancio quando lo stesso ministro del bilancio GIOLITTI, del Psi non lo votava"
(Ib. ore 21.45)

Ma i conti non tornano! La legge l'8 giugno era già passata al Senato, i socialisti si erano astenuti ma avevano poi dato l'approvazione. Alla Camera le cose presero un'altra piega. I socialisti si astenevano, e i repubblicani pure.
"Nonostante ciò i democristiano sarebbero dovuti essere teoricamente in grado con i loro soli voti, a far superare al capitolo 88 anche lo scoglio della Camera. Invece, conti alla mano, una decina di parlamentari DC devono essere venuti meno alla disciplina di gruppo, votando contro.
(Ib. ore 20.15)

E' un momento in cui non si capisce da che parte sta in questo momento Moro, di sinistra lo era, ma qui pende a destra. Da qui lo sdegno di SARAGAT. Moro stava nuovamente salvando i palazzinari, e non ha dimenticato che alle ultime elezioni i liberali che avevano inveito contro la legge Sullo usando pressappoco la stessa frase ("è la fine della proprietà privata della casa") dieci giorni dopo alle urne presero il doppio dei voti (un opportunistico atteggiamento quello di Moro che sembra dar fuoco alle polveri degli scontenti e di quelli che temono le sterzate brusche nel paese).

Inoltre Moro sa che SEGNI è ossessionato dallo spettro di una specie di bolscevismo edilizio. E il Presidente della repubblica, non ha certo simpatie per la sinistra, abbiamo visto con quali appoggi è salito al Quirinale, con i determinanti voti del MSI e dei monarchici; e a mandarcelo fu proprio Moro, bocciando la proposta avanzata da Saragat, di ritirarsi dalla competizione.

26 GIUGNO dopo il no alla fiducia alla Camera, Moro si dimette. "Il segretario del Psdi, MARIO TANASSI, al termine di un incontro con Moro, ha dichiarato ai giornalisti "In questa situazione il governo non può stare in piedi" (Com. Ansa, ore 11.30)

Cosa succede in queste ore rimane un mistero della Repubblica Italiana. Una cosa è certa, Moro viene a sapere che Segni stava interpellando continuamente il Presidente del Senato CESARE MERZAGORA (nominato proprio lo scorso anno da Segni, senatore a vita).  Sta andando quindi in fumo tutto il suo lavoro di due anni. Infatti il giorno dopo, il 

27 GIUGNO..... Merzagora fa già alcune ammissioni dopo i colloqui: monta in cattedra ed invoca "é necessario un governo di emergenza"; 
Ma di emergenza cosa? - si chiede forse Moro - che sta per essere messo da parte. Nello stesso tempo ANTONIO GIOLITTI (PSI) sta portando a conoscenza il suo piano di sviluppo economico che ha una durata di cinque anni; vi si contemplano varie riforme che a Moro indubbiamente non piacciono proprio per niente. Ma non piacciono nemmeno a Segni e non sono gradite a tutta la corrente democristiana dorotea, perfino dentro il PSI e a una parte degli autonomisti socialisti. Quindi Giolitti con le sue riforme ha solo un virtuale appoggio dei fanfaniani e dei lombardiani. Ma come vedremo riceverà una bella spallata.

29 GIUGNO - Un grosso "altolà"  ai socialisti (ma sembra un vero e proprio ricatto) arriva dalla direzione della DC (quasi tutta dorotea). E' una guerra totale dichiarata ai comunisti e pregiudizialmente ai socialisti. Infatti li si minaccia affermando perentoriamente che la loro collaborazione a un futuro governo potrà esserci solo se il PSI si ritira da tutte le giunte d'Italia dove governa assieme al PCI. Che non sono poche e sono distribuite nel Paese in alcune grandi città. 
Questo significa che la riforma della scuola statale, l'attuazione delle regioni, e la riforma urbanistica, se si farà, i comunisti in giro non avranno nemmeno una sedia dentro le giunte. Liquidati! 
(Questa stessa proposta la farà molti anni dopo anche a CRAXI; fu lui a opporsi  di "liquidare"  i comunisti con il "ricatto" di ZACCAGNINI - vedi luglio 1979).

2 LUGLIO - Dall'estero intanto, più precisamente dalla Germania , Der Spiegel e altri giornali, pubblicano alcune impressioni del governo tedesco (ministro dell'economia) dove si afferma che "...in Italia ci sono nel "Palazzo" idee politiche stravaganti alle quali  bisogna saper rinunciare" e che alcuni prestiti che dovrebbero andare all'Italia non hanno nessuna garanzia". Non è ben visto insomma un governo di centrosinistra.

3 LUGLIO - "Il Presidente della Repubblica Segni ha conferito all'on. Aldo Moro l'incarico di formare il nuovo governo" (Com. Ansa, ore 21.41)

5 LUGLIO - Si registrano dissensi all'interno del PSI; si discutono alcune posizioni sul piano programmatico presentato da Giolitti. SANDRO PERTINI, riguardo all'appoggio, sostiene che questo deve essere fatto solo con un appoggio esterno. Mentre ci sono punti fermissimi per quanto riguarda la riforma della Scuola, l'attuazione delle Regioni e la solita spina nel fianco: la tanto discussa Riforma Urbanistica.

13 LUGLIO - Ma l'incomprensione è totale, tutti gli incontri e le trattative fra DC, PSI, PSDI, PRI falliscono proprio sulle Regioni, sulla riforma della Scuola e sull' Urbanistica; a condizionare il tutto ci sono le ossessioni e gli spettri di Segni. Che ad ogni accenno di queste cose è furibondo, ha dei veri e propri scatti d'ira.

14 LUGLIO - Merzagora si reca un'altra volta da Segni. E'' una emergenza? E di che genere? Si teme qualcosa?- Forse. Infatti i  personaggi che salgono al Quirinale non sono più politici ma colonnelli e generali).

15 LUGLIO -  "Roma - Il presidente della repubblica ha avuto un colloquio col capo di stato maggiore dell'esercito, generale ALDO ROSSI". (Com. Ansa, ore 12,15)
( " "  ) - "Roma -  Il presidente della repubblica Segni ha ricevuto al Quirinale il comandante dell'Arma dei Carabinieri, Generale GIOVANNI DE LORENZO"
(Ib. ore 14.35).

I comunicati stampa di sopra dimostrano che non erano poi tanto un mistero questi incontri.
De Lorenzo ricordiamo era a capo del SIFAR dal 1955 fino al 1962 quando fu messo a capo delle tre divisioni dell'Arma. 

Per questi strani movimenti  Segni dirà dopo, che era preoccupato per la crisi economica e aveva timori per l'ordine pubblico. Mentre gli italiani in questi giorni sapevano ben poco cosa stava accadendo nel Palazzo. Nel dibattito del 19 luglio un giornale come Il Giorno, in prima pagina gli riservava  16 righe in una sola colonna in fondo, tutte le prime pagine erano dedicate al calcio dei mondiali. 
Nel pomeriggio del 15 si tiene una riunione in una casa privata dei dirigenti della DC, Moro, Rumor, i due capogruppo del Senato e della Camera Zaccagnini e Gava. Fuori non trapela nulla.

16 LUGLIO - "Roma - Aldo Moro è stato ricevuto dal presidente della repubblica al Quirinale" (Com. Ansa, ore 12,45)

16 LUGLIO Altro incontro segreto di MORO, ZACCAGNINI, RUMOR e GAVA con il generale DE LORENZO e il capo della Polizia ANGELO VICARI. Compreso il governatore della Banca d'Italia GUIDO CARLI. Indubbiamente una emergenza doveva esserci nell'aria. (vedi giorno 23) Ma venne la notte, che portò consiglio. A chi, non lo sapremo mai.

18 LUGLIO - Improvvisamente come per incanto, per la formazione del nuovo governo fra gli esponenti della DC e quelli del centrosinistra (PSI, PSDI, PR) viene trovato un accordo, soprattutto con i socialisti di NENNI; la direzione della DC subito il mattino dopo ratifica:

"Roma - Abbiamo avuto i necessari chiarimenti e approfondimenti. La ricostituzione della coalizione intende contrastare la tendenza alla radicalizzazione della vita politica italiana ed evitare il rischio della dissociazione e dell'impotenza degli istituti democratici" (Com. Ansa, ore 11.13)

18 LUGLIO - In casa PSI, alla direzione, invece si litiga ancora, ci sono baruffe proprio su quel programma che ha in mano ora la DC. Lombardi  non e' per niente d'accordo. Ma contro di lui c'è la corrente autonomista con a capo GIACOMO MANCINI (lui il capo corrente di un gruppo di autonomisti) che con la DC è pienamente d'accordo sul programma. Fra l'altro gli hanno offerto di fare il Ministro dei lavori pubblici e a NENNI gli si e' offerta la vicepresidenza del consiglio(!).
MANCINI non ha certo le stesse idee di LOMBARDI che rifiuta con i suoi seguaci di entrare in quel governo e perfino di appoggiarlo. E'  rottura e si devono (e lo fanno) dimettere. L'insofferenza reciproca e la baruffa che segue porta alla definitiva rottura.

22 LUGLIO - Moro e' gia' pronto con il suo governo. C'e' dentro una buona schiera di dorotei,  non mancano  gli andreottiani, e sono del tutto scomparsi i fanfaniani e insieme i lombardiani del PSI. Scomparso e con nessuno incarico addirittura GIOLITTI. Liquidati tutti coloro che volevano riforme ritenute bolsceviche e troppo drastiche; vincono invece i moderati che sono per una politica economica deflazionistica (in effetti non vogliono alienarsi i grandi proprietari terrieri, i "baroni" della scuola, nè vogliono decentralizzare creando le regioni).

Ed ecco che arriva il consorte di  IDEA SOCIALISTA che fa "bene come il Duce" con.... BENEDUCE. (non è un bisticcio di parole, ma la realtà)

Infatti, non erano d'accordo i grandi gruppi privati, che invece volevano una stabilita' monetaria senza deflazione, e affermavano che in una economia moderna l'essenziale era di garantire i bilanci in ordine.

Alcuni grandi gruppi industriali chiedevano in pratica un comportamento morbido. Un atteggiamento diverso verso chi stava guidando i grandi complessi dell'economia del Paese. Stavano infatti operando con grande abilita' finanziaria nel concentrare aziende, per poi creare delle grandi strutture che - sostenevano loro - solo queste potranno tamponare le varie crisi.
Nell'aria c'e' gia' qualcosa in tal senso. Spuntano gia' i primi grandi affari, IMI, IRI, BIN, (tutte cose Mussoliniane, di Beneduce), Mediobanca, Fiat, Pirelli, La Centrale, infine  sul "piatto Italia" compare anche l'appetitosa grande azienda del momento: la Olivetti. Ma siamo ancora nell'alta borghesia padronale, quella che ha solide personalistiche tradizioni finanziarie alle spalle e un management qualificato, con dei grandi registi al suo interno e all'esterno.

Ma i nomi delle famiglie di alcune di queste grandi aziende iniziano a essere privi di significato. Dietro non hanno piu' un proprietario, ma diventano aziende che iniziano a passare da una società e da una finanziaria all'altra, spesso create a doc. Un realistico grande Monopoli, dove c'e' un grande regista con buon senso e con tanto freddo coraggio: ENRICO CUCCIA, un vero imperatore dentro la storia del capitalismo italiano di questi anni, con un ruolo molto importante nella sua crescita e nel suo sviluppo. Uno dei primi a conoscere e ad approfondire le teorie di Keynes, quindi ottimi, preziosi e spesso decisivi i suoi suggerimenti, quando inizia i rapporti con il grande capitalismo italiano; quello ancora efficiente, solido con grossi capitali nella propria cassaforte e soprattutto ancora altamente produttivo; e Cuccia li conosce tutti, e sa anche come sono partite queste che sono ora grandi aziende, cosa hanno avuto in un passato recente, ma anche cosa non hanno dato o restituito..
(Ancora nel 1950, non esisteva una lista delle aziende che avevano ricevuto i forti contributi delle partecipazioni finanziarie del fascismo (Iri, Imi, ecc.- Vedi
LA GRANDE ABBUFFATA ) Per Cuccia il proprio ideale è sempre stato quello di fare il finanziere puro (apolitico come lo era un tempo suo suocero) ma la sua grande vocazione era e rimase (come il suocero) quella di "giocare" (inteso alla Neumann - vedi Teorie dei giochi) a Monopoli, cioe' costruire grandi aziende, garantire i bilanci in ordine, col pieno impiego e non con la disoccupazione, ed infine con la stabilita' monetaria senza deflazione (operando con grande onestà come il suocero che non prese mai una lira dall'amministrazione pubblica ma solo dalle partecipazioni a società private - che ovviamente si sdebitavano con qualche regalo).
Non dobbiamo dimenticare che Cuccia ha sposato Idea Socialista Beneduce, che non è un bisticcio di parole, ma la sua consorte si chiama proprio così, ed è la figlia di ALBERTO BENEDUCE (di forte  "Fede Socialista" (fino al punto di dare dopo il primo anche quest'altro nome ad un'altra figlia) mai stato fascista, pur essendo l'abile economista di Mussolini, che salvò l'Italia dal caos. Lui a inventarsi, l'IMI, l'IRI, le Partecipazioni Statali e la BIN (il gruppo di Banche d'Interesse Nazionale).
(Ma è interessante leggere chi era
ALBERTO BENEDUCE,  QUI )

Ma stavano nascendo nel frattempo tutto intorno e all'improvviso i gineprai delle scatole cinesi, le finanziarie, le società più varie, dove c'erano in certi casi solo "aziende assistite" e dentro ad ognuna c'era di tutto: biscotti fusi nell'alluminio, gelati sciolti nel cemento, petrolio con dentro il granoturco, giornali inzuppati nei pomodori pelati ecc. ecc.
Un caleidoscopio dove si mischiavano gli specchietti colorati, quelli che mettevano dentro gli improvvisati rampanti per vederci dentro il loro straordinario colorato mondo narcisistico, la loro potenza in terra. Alcuni si illuderanno per anni, altri per mesi e altri ancora solo per un attimo voleranno in alto e poi cadranno subito travolti dalla lava uscente dei vulcanici crateri bancari, o fuggiranno all'estero, o assaggeranno le galere, o si impiccheranno sotto un ponte o si spareranno un colpo alla tempia dentro i loro dorati palazzi, si sveneranno o infileranno la testa dentro un sacchetto di plastica in qualche cella (Tangentopoli '92). Uomini forti fuori, tutti deboli dentro.

Avventurieri che giocano con i grandi capitali, assorbono o cedono aziende ma senza una lira in tasca, ma solo con montagne di carte. Carte che spesso giocano sui tavoli della finanza facendo dei grandi bluff.
I migliori, la selezione naturale, li risparmia, ma perchè hanno come consigliere Cuccia che opera in un modo molto diverso. Finirà il capo di Mediobanca col diventare l'uomo che cercherà di dare una dignità tecnica (come il suocero) agli affari del grande capitalismo. Ma davanti ai "rampanti", ai megalomani, va cauto, lui non perdona certi avventurieri, li lascia nel loro brodo, e come vedremo, alcuni,  in questo brodo ci annegheranno.
Personaggi come Cefis, Schimberni, prima si faranno aiutare da Cuccia, poi con una cupidigia mal dissimulata credettero di essere diventati onnipotenti e di poter camminare con le loro gambe, alimentando le loro manie di grandezze e, ......in una posizione di comodo... senza rischiare nulla.
Usando sempre lo Stato faranno assistere col denaro pubblico le loro scatole cinesi, le società fantasma, le cattedrali nel deserto. Poi si creeranno prima un impero dentro lo Stato rifilando ai privati le aziende peggiori e assorbendo con l'acqua alla gola le migliori, poi creati i propri personali imperi fuori dallo Stato, ne uscirono e agirono all'incontrario: le migliori se le terranno strette loro e le peggiori le rifileranno allo Stato.
(a un'azienda prospera si toglievano le commesse dello Stato e i salvataggi, mentre a un'azienda in crisi svenduta a un privato, dopo, all'improvviso, questa riceveva tutte le commesse delle altre aziende, private, dello stato e anche le sovvenzioni per gli investimenti). 

Cuccia in quelle occasioni fece capire a tutti il cancro che stava nascendo; che la corruzione pubblica si sarebbe diffusa. "Attenzione - disse -  il management sceglie gli azionisti, che sono poi i clienti, così il management diventa onnipotente e non risponderà più a nessuno; i partiti poi li ungerà e avrà tutte le coperture politiche e finanziarie che vuole, prima dentro, e poi fuori dallo Stato".

Che profeta!

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