ANNO 1966 - (provvisorio)
( Anno 1966 - Terza Parte )

30 OTTOBRE - Palazzetto dello Sport, Roma. XXXVII congresso del PSI e XV congresso del PSDI. Da oggi PSI e PSDI non esistono piu': e' nato il PSU, il Partito Socialista Unificato. Sono passati 19 anni da quell'8 gennaio del 1947 che vide a Roma, in Palazzo Barberini la scissione dei socialisti.
La nuova forza del Partito è formata da 95 Deputati e da 45 Senatori; è il terzo Partito dopo la DC e il PCI.
NENNI viene nominato Presidente del Partito, e restano cosegretari TANASSI e DE MARTINO.
Nel nuovo testo della carta dell'unificazione si stabilisce esserci nel Partito le esperienze dottrinali irrinunciabili maturate nel passato; come il marxismo e le esperienze politiche della lotte di classe condotte in oltre settant'anni. Si sancisce inoltre esserci uno stretto rapporto tra socialismo, democrazia e il forte desiderio che "il libero sviluppo di ciascuno sia la condizione del libero sviluppo di tutti", e che il Partito quando accederà ad alleanze di maggioranza e di Governo con forze socialiste non rinuncerà alla lotta e alla critica sistematica del capitalismo.(!)

Nelle file del nuovo Partito sono molti gli intellettuali: NORBERTO BOBBIO, GUIDO CALOGERO, ALDO GRAMSCI, PAOLO GRASSI, ROBERTO GUIDUCCI, GIANNINO PARRAVICINI, MARIO PIRANI, MANLIO ROSSI DORIA, BRUNO ZEVI ecc.
Ma nelle file del Partito un gruppo di parlamentari e dirigenti del PSI sono contrari all'unificazione e polemicamente danno vita a un movimento autonomo, dove troviamo fra gli altri LUIGI ANDERLINI, SIMONE GATTO, DELIO BONAZZI, TULLIA ROMAGNOLI.
Questo progetto di unificazione era stato fatto tutto in fretta; una ratifica sbrigativa ai vertici e senza una consultazione adeguata delle sezioni e degli iscritti. 

All'inaugurazione TANASSI avevo detto: "Noi siamo qui perchè abbiamo tratto dalle nostre passate vicende un'insegnamento profondo che ci consente di presentarci al paese come una sintesi creativa dei due grandi filoni del socialismo...Il Psu va all'unità con l'impegno di fare un grande partito.. mentre la crisi del PCI rischia di riflettersi su coloro che credevano di ritrovare in quel partito la risposta  alle loro sacrosante aspirazioni" (Com. Ansa, 30 ottobre, ore 16.30)
PERTINI aveva aggiunto " Nel partito bisogna sempre restare. Sono contrario ad ogni scissione. Sia da destra come da sinistra bisogna sempre restare, anche quando si è in minoranza o isolati. Le scissioni hanno fatto perdere anni di lavoro al partito" (Ib.)
E NENNI aveva concluso: "L'unificazione non poteva farsi in condizioni migliori, nè in un momento più opportuno. Quanto ai rappporti con il PCI, da dieci anni i comunisti non si fanno trovare al traguardo del revisionismo al quale la storia li attende" (Ib. )

L'unificazione invece si rivelò un disastro: non solo non bastò a sanare antiche cicatrici, ma "fendenti" e ritorsioni aprirono altre ferite con litigi, sospetti, rimescolamenti di correnti. Non sembra più essere questo PSU un partito di "classe" ma un partito "d'opinione" e stava comportandosi come la sua antagonista: la DC; con le sue clientele e con queste stava iniziando la spartizione del territorio, dove ogni leader di corrente rinforzava il suo gruppo, esattamente quello che stavano facendo già da  tempo le correnti democristiane sempre più numerose e sempre più voraci per sostenere la concorrenza dei colleghi più agguerriti, come Rumor, Andreotti, Donat Cattin.
Nenni sognava! Credeva di aver portato a compimento un fatto storico. Mentre Saragat ancora più ambizioso e presuntuoso, ora Presidente della Repubblica, inseguiva un sogno ancora più grande, aveva spinto questa unificazione con tutte le sue forze con l'ambizione di creare un grande partito socialista europeo (del tipo laburista) puntando a egemonizzare tutta l'area laica italiana. Poi sognando a occhi aperti s'illudeva di contendere il primato alla DC attirando dentro il nuovo partito non solo la classe operaia ma anche il ceto medio.

Erano tutti sogni; i primi erano ingenui, gli altri megalomani e presuntuosi. Non conoscevano affatto l'elettorato, ne' il Paese. Anzi non si conoscevano "nemmeno fra di loro". Infatti il brutto risveglio dai sogni, punendo così tutte le incomprensioni interne, venne col disastro alle prime elezioni generali del '68. Unificati i due partiti presero meno di quando erano divisi, il 14,5 contro il 19,9; persero cioe' insieme il 5,4% dei voti.
I leader avevano fatto già i conti, ma non conoscevano l'elettorato!!!

Per chi voleva volare alto, nel trovarsi davanti a queste cifre c'era non solo da vergognarsi ma si facevano ridere tutti i polli spennacchiati del vecchio "pollaio" che razzolavano nei "cortili" laici e cattolici senza un posto, una collocazione, una misera sedia in qualche giunta.
Piu' che un felice matrimonio, fu un funerale. Avevano sbagliato tutti, i politici e gli intellettuali che avevano appoggiata questa unificazione. E dimostrarono  nel bel mezzo del "Sessantotto" (ci sono già tutte le condizioni fin da quest'anno - infatti in movimento studentesco fu determinante alle elezioni) non avevano capito nulla.
Gli italiani diedero una lezione a entrambi gli schieramenti e li rimandarono a scuola, o meglio al pronto soccorso a farsi curare il "karakiri". Ma ormai il PSU era in coma, il decesso e il funerale avvenne il 2 luglio del 1969. Fu il triste epilogo di quella che fu chiamata "l'illusione riformista". Il "vecchiume" giocò un'altra volta il brutto scherzo ai protagonisti. Venivano da troppo lontano, dal '22, nel frattempo era cambiata tutta l'Italia e la societa' italiana; ma non se n'erano accorti. L'"Insegnamento profondo del passato" e la "creatività" -nell'inaugurale discorso di Tanassi- non solo non la videro gli italiani, ma nemmeno dentro il partito.

3 NOVEMBRE - L'establishment intellettuale insiste con GAETANO ARFE' con Storia del socialismo italiano (ormai vecchio dove il contenuto si rifà al riformismo turatiano). Insiste con GABRIELE DE ROSA con Storia del movimento cattolico (molto documentato, ma appena appena con qualche sensibilità dell'attuale, perché stravecchio, ed ignora del tutto il dissenso cattolico che ha davanti, è cieco! Non vede e non sente!). 
Insiste anche PAOLO SPRIANO con Storia del Partito comunista italiano. Che continuerà ad ogni edizione a correggere perché ognuna prima ancora di uscire nasceva già vecchia. Aveva davanti i fermenti ma non li avvertiva. Fanno tutti una gara a supporre una nuova società ma nessuno indaga quella che invece sta vivendo accanto a loro, e che potrebbero vedere perfino fuori dalla finestra.
I profondi cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti, basta osservare. Infatti qualcuno lo fa, il che significa che non erano proprio poi tanto nascosti certi fenomeni, ma erano sulle pagine dei giornali sotto tanti aspetti. Si potevano capire certe pulsioni della società seguendo perfino un giornale sportivo (Palumbo, Brera ecc. spopolavano), o assistere o leggere i resoconti dei concerti rock, o andare sulla costa Romagnola a guardare in faccia i clienti chi erano. O parlare con un rappresentante di commercio che ti rivelava cosa stavano comprando gli italiani o cosa stavano leggendo i giovani. Appena appena alfabetizzati, ma già con una indigestione di ideologie vecchie, già stanchi di ascoltare i profeti visionari, le gesta dei repubblichini o le gesta della Resistenza - (Questo lo confermeranno anni dopo i brigatisti di ogni risma).

Oppure altri leggevano semplicemente "Mondo beat" che non era certo Il Vittorioso o Topolino. Anche le innocenti trasgressioni erano e portavano pur sempre con sè a una potenziale ribellione.

Qualcosa c'era di nuovo, ma passò inosservato. EMILIO SERENI pubblicava Capitalismo e mercato nazionale. ALAIN TURAINE La coscienza aperta. PAUL BARAN sui mutamenti del sistema capitalistico usciva con Monopoly capital. SEYMOUR LIPSET pubblicava Prospettive comparative sullo stato di classe. FRANCO FERRAROTTI che conosceva i fenomeni americani scriveva Idee per la nuova societa', SABINO ACQUAVIVA pubblicava Automazione e nuova classe. Erano tutte queste opere una serie di foto istantanee del tempo, molto realiste. Leggendole ora ci si meraviglia. Ma cosa leggeva quella gente allora?

Le modificazione della società quindi apparivano, erano anche bene analizzati i fenomeni, erano evidenti, eppure molti intellettuali nel '68 furono tutti catapultati nel bel mezzo della contestazione non solo italiana ma mondiale, senza capirci nulla, parve loro un fenomeno incomprensibile, e lo scambiarono per "cinesismo", "capellonomania elitaria", "antimilitarismo", "le solite baggianate dei giovani di ogni tempo"; non ne diedero nessuna analisi sociologica (anche questa era gessata, ferma e cieca), e la stampa si adeguo' "all'andazzo". Infatti, criticava, compassionava e implorava dalle sue pagine "tornate a scuola, a studiare, a fare i bravi ragazzi". Ma quelli che lo dicevano credevano di trovarsi ancora davanti ai ragazzi dei banchi  deamicisiani, o ai balilla del 1936.

Poi si svegliarono tutti nella "battaglia" di Valle Giulia, stralunarono gli occhi dopo l'occupazione della Cattolica, che lasciò attonite e smarrite le autorità. In pochi mesi cambiarono tutti quei direttori di giornali che non avevano capito fino allora proprio nulla. Ma ormai era troppo tardi. Si camminava già verso il "dopo '68". Dopo Valle Giulia, e dopo l'apatica "strategia dell'attenzione" (Moro) , il fenomeno prese altre deviazioni, s'innestò la "strategia della tensione" e il 12 dicembre del 69 cadde l'ala nera dell'angoscia con la strage di Piazza Fontana a Milano; e fu il torbido annuncio di un'apocalisse che cancellava tutte le speranze e i generosi slanci di rinnovamento che una generazione vivendo in un momento irripetibile si era illusa di poter ottenere: tutto e subito.

E questa volta nella confusione ci caddero tutti. Vecchi e giovani; anzi questi ultimi diventarono subito vecchi il mattino dopo. Mentre altri, i registi occulti banchettarono sulle ceneri di una gioventù politicamente bruciata; sui gruppuscoli, sulle schegge impazzite con tante utopie generose che, senza nessuna altra alternativa (non erano ormai più quelli di prima, e cominciarono ad avere un senso di vuoto) portarono direttamente agli anni di piombo.

Tutti "incazzati", dopo una primavera abbagliante e dopo aver fatto paura, erano persuasi che "si poteva" rovesciare il "sistema". Fantasie. Si rivelarono ciechi e ingenui.
Comunque si apriva un'altra era, un'altra epoca, sia nella società, sia nella politica,  ora più guardinga, e anche dentro il cattolicesimo. (Tre fenomeni per nulla "presi in considerazione" e analizzati, ne' allora, ne' subito dopo, e nemmeno dopo tanti anni. Moltissime sono le pagine oscure e moltissimi sono i silenzi anche di quelli che dopo trent'anni dai fatti,  sono poi finiti -e sono ancora- in carcere).

4 NOVEMBRE - Dopo alcuni giorni di pioggia battente su tutta l'Italia settentrionale e buona parte dell'Italia centrale, molti fiumi straripano. Una terribile alluvione si abbatte su molte città ai margini dei grandi fiumi. Sott'acqua le principali città d'arte, Firenze, Venezia, Trento, Siena. Danni ingenti anche in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, nel Lazio e in Sardegna.
Fra le citta' piu' colpite, incalcolabili i danni nella citta' di Firenze, che viene sommersa da tre metri d'acqua dell'Arno con ingenti danni al patrimonio artistico. Un centinaio furono le vittime, 12.000 gli sfollati, centinaia di miliardi di danni nelle cose perdute e altrettanti i danni nelle imprese commerciali.
Le polemiche nel dopo alluvione divampano. Ci si chiede come è possibile che dopo 23 ore di pioggia una nazione possa cadere così in ginocchio davanti a eventi naturali così prevedibili e controllabili. E com'era stato possibile certi ritardi dati alla popolazione.

ORE 0.6.51- l'Ansa lancia il messaggio "L'Arno è straripato a Firenze poco prima delle ORE 5. Alle ORE 6  il fiume ha raggiunto i parapetti di tutti i ponti del centro città. Già dalle ORE 3 la corrente elettrica  manca in molte zone".
ORE 07.30 - (Ib.) "Piove da diciotto ore senza interruzione, tutti i corsi d'acqua si sono ingrossati".
ORE 08.15 -(Ib.)  "I quartieri periferici raggiunti per primi dalle acque dell'Arno, la gente comincia a lasciare le abitazioni, chi non ha fatto in tempo sale ai piani superiori delle case".
ORE 09.30 - (Ib.) "Le acque stanno invadendo in centro della città di Firenze".
ORE 10.00 - (Ib.) La stessa Ansa è costretta a lasciare la sua sede in via Pucci. "Usiamo un ponte radio militare dal Comando Militare della regione in piazza San Marco"
ORE 12,20 - (Ib.) " Firenze per ponte radio parla in sindaco: Fiorentini! In questo momento mi giunge la triste notizia: le acque  sono arrivate in piazza del Duomo. In alcuni quartieri l'acqua è arrivata al primo piano. Invito tutti alla calma. Chi ha barche, canotti, battelli affluire in Palazzo Vecchio. 
ORE 12.00 - (Ib.) "Il capo dello stato non sa ancora niente. E' al milite ignoto a deporre una corona".
ORE 12.00 - (Ib.) "Il presidente del consiglio Moro non sa ancora niente. E' a Redipuglia".
ORE 13.45 - (Ib.) "il capo dello stato è informato dall'agenzia Ansa. Appena informato ha pregato di farsi interprete della sua solidarietà" (Ib.0re 13.56)
ORE 16.28 - (Ib.) "Il ministro del bilancio Pieraccini è partito da Roma alla volta di Firenze. Ma è costretto a fermarsi prima di Incisa Valdarno, già allagata da un metro d'acqua.
ORE 17.56 -(Ib.) "L'aspetto della città è desolante. Firenze è un immenso lago che sta immergendosi nelle tenebre. Alle prime ore del mattino spunta una città coperta da fango.
Una apocalisse, un inferno che ha fatto scempio perfino della "Porta del Paradiso". Cinque formelle si sono staccate, cadute a terra, e per fortuna il provvidenziale cancello davanti alla porta le ha fermate.

Ad acque ritirate si mettono al lavoro, per salvare il salvabile, giovani volontari, che vengono a migliaia da ogni città italiana e anche dall'estero: un segno di partecipazione di solidarietà, importante da decifrare, per capire i "giovani capelloni", ma anche per capire le agitazioni giovanili che sono alla vigilia delle agitazioni, a Firenze come in altre città italiane.

Il ritardo delle informazioni (evidenziate sopra) tra le istituzioni dello stato fu la prima polemica. Ritenute inqualificabili, da terzo mondo, o da paese dei balocchi. La giustificazione venne poi fuori (da paese dei balocchi). Il ministero degli interni, così come tutti gli altri ministeri, la Camera e il Senato, usano chiudere le telescriventi dell'Ansa, pertanto nessun funzionario resta in servizio. Insomma nei giorni festivi può accadere di tutto. Nessuno ascolta.  

 Poi scoppiano le polemiche sulle responsabilità del disastro: si afferma, sono collettive (così la colpa è di tutti, in particolare il contadino che abita nelle valli). Si afferma che per la difesa del territorio sarebbero stati necessari interventi preventivi a monte. Ma proprio  a monte (dimenticato da ogni programmazione economica) si sta assistendo a un totale abbandono del territorio e delle comunità che una volta provvedevano a controllare e incanalare le precipitazioni. Ma l'imprevidenza è anche nei grandi corsi d'acqua al piano, o nelle città dove non si programmano drenaggi, non si costruiscono argini, non si fanno delle manutenzione.
Ci si chiede, ma com'e' possibile che in Olanda con imponenti dighe si portano via al mare le terre, mentre in Italia con un solo giorno di pioggia uomini, argini e terre vengono trascinate invece a mare.
Ma la risposta non verrà mai, verranno invece altre alluvioni.
Esempio: A Vicenza, con il centro attraversata dal Bacchiglione, gli argini ai lati erano ricoperti da una fitta vegetazione, che impediva nel corso delle grandi precipitazioni il flusso delle acque. Si diede quindi la colpa alle sterpaglie; varato poi un progetto per costruire un argine con dei murazzi, quando iniziarono i lavori, si accorsero che sotto uno due metri di sterpaglie, gli argini erano già dotati di ottimi murazzi. Nessuno in tanti anni, si era accorto ( in pieno centro!) che l'erba, poi i depositi di terriccio a strati, e le sterpaglie, crescevano, crescevano, crescevano.

5 NOVEMBRE - Al congresso delle Acli a Roma, tira aria nuova. LABOR indica nel sindacato unitario un mezzo per la partecipazione dei lavoratori alla democrazia e minaccia la fine del collateralismo aclista se la DC non diventa partito di rinnovamento. - DONAT CATTIN intanto -fa grandi passi dentro lo scudocrociato- diventa un vivace esponente della sinistra democristiana.

Nel '68 Labor ribadi' l'esaurimento dell'unità politica dei cattolici nella DC e nel '69, in pieno dissenso cattolico, annunciò la costituzione di una associazione politica (Acpol) a cui parteciperanno oltre alla sinistra cattolica, perfino esponenti delle sinistre del PSI, del PSIUP e addirittura del PCI.
Il dissenso cattolico ebbe però (come vedremo piu' avanti) una prospettiva molto più vasta di quella politica quando venne rifiutata la validità dei tradizionali vincoli di obbedienza all'interno della Chiesa stessa (il traumatico Caso Don Mazzi e quello che ne seguì).

27 NOVEMBRE - Forti polemiche alla Camera delle sinistre per una inopportuna commemorazione pubblica ad Alfredo Rocco, ministro di grazia e giustizia del fascismo, fatta dal Presidente della Corte di cassazione. Se ne chiedono le dimissioni, ma lo sconcerto e la sorpresa sono tante, soprattutto perché vengono dai vertici della magistratura che così dimostra di essere schierata politicamente tra i nostalgici del regime. (la destra insomma non c'è, ma è latente)

17 DICEMBRE - Un eco clamorosa la condanna del rapitore di Franca Viola in Sicilia. Il fatto che abbiamo gia' narrato nel 1965 ha il suo epilogo al processo dove viene condannato il rapitore a quindici anni di reclusione e i suoi nove complici a quattro anni.
La rapita, diciottenne, aveva subìto il ratto e la violenza; in questi casi nelle antiche usanze seguiva poi il matrimonio riparatore del rapitore. Ma la ragazza anche di fronte a questo gesto, rifiutò il pretendente, sfidò davanti all'opinione pubblica la sua condizione di "disonorata" e aveva denunciato il pretendente e tutti coloro che lo avevano aiutato.
La dura sentenza della corte di Trapani colpiva dunque una mentalità e una tradizione di violenza e infranse una secolare subordinazione della donna al maschio, che in questo modo -il rapitore- poteva scegliersi la ragazza che più gli gradiva anche senza essere corrisposto. Puro oggetto di piacere senza implicazioni di carattere affettivo, e dove poi,  molte si sottomettevano, ma non sappiamo con quanto e quale interiore trasporto, e quanto rancore albergava in quelle mura domestiche.
La ragazza l'ebbe vinta, ma sia lei che la sua famiglia non ebbero più quiete. Tutti i componenti furono minacciati di morte e i loro poderi devastati. Dovettero infine abbandonare la Sicilia.

 < < inizio ANNO 1966          Continua > > 

(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)