ANNO 1967 - (provvisorio)
( Anno 1967 - Seconda Parte )

Si è inquieti per un tentativo di colpo di Stato militare in Italia
e dalla Grecia arriva la notizia che i militari ne hanno fatto uno.

(seguito del 7-11 febbraio)

LUIGI GUI più che una riforma universitaria, aveva concesso solo frammenti della tanto attesa riforma,  ed inoltre aveva aumentato la tassa d'iscrizione raddoppiandola, rendendo così l'Università più elitaria di prima. Indubbiamente non conosceva la realtà esterna, ne' il mondo dei giovani della nuova generazione. Era convinto di operare nell'800 con una popolazione scolastica di poche migliaia, invece fuori ci sono quasi sei milioni di giovani nella fascia dai 15 ai 20 anni, tanti ne erano nati dal 1947 al 1952. (Il 1967 rappresentò nelle scuole il massimo storico della presenza  di giovani, di tutti i tempi. Un primato che resisterà forse per secoli, visto che nel 2005 i giovani della stessa fascia saranno due terzi di quelli di questi anni e nel 2010 non saranno nemmeno la metà).

L'ipotesi rivoluzionaria nacque dunque sostanzialmente per una immediata democratizzazione dell'Università; introduzione di rappresentanze di tutte le componenti negli organi di governo; e la garanzia della libertà di espressione culturale e politica in nome di un sapere critico e non nozionistico, autoritario e borghese.
La "tesi" romana aggiungeva inoltre e affermava un "diritto al salario" che permettesse al mondo accademico di fare un collegamento con la classe operaia in modo da colpire a fondo la politica economica del capitalismo italiano. E non a caso fra breve la contestazione antiautoritaria si salderà (non come nel resto d'Europa) con la riapertura delle lotte sociali ed operaie durante una fase dove c'era un governo fantasma di centrosinistra (il terzo governo Moro) con forti contrasti tra i partiti della maggioranza ma anche all'interno degli stessi singoli partiti della maggioranza.

Contestato inoltre il progetto dove si prevedeva l'istituzione dei dipartimenti, la cui realizzazione era però facoltativa e le loro funzioni limitate solo ad alcuni settori di ricerca. Infatti era previsto nei consigli di amministrazione delle Università una rappresentanza di imprese che avrebbero sfruttato tale ricerche sul piano industriale (all'americana). Gli studenti contestarono anche questa proposta perchè ritenevano essere questi puri tentativi di condizionamento dall'esterno allo sviluppo delle operazioni di sperimentazione, che invece volevano promuovere con ogni mezzo solo all'interno delle Facoltà in piena autonomia.

Infatti gli studenti proponevano, dopo numerose "assemblee permanenti" un Consiglio di Facoltà che assumesse il ruolo tutelare nei confronti di questi eventuali tentativi di condizionamento. Una libera Università dentro una libera società. Mentre Gui aveva negato con la sua legge ogni autonomia agli atenei e aveva ostinatamente rivendicato il controllo esecutivo su ogni provvedimento emanato dagli organismi accademici.
Insomma il tanto atteso progetto di legge della riforma dell'Università, pur passando con i voti della maggioranza, non solo non fu sostenuto dai repubblicani, dai socialisti e dai comunisti, ma fu contrastato anche da alcuni settori della DC. Non c'era dunque da sorprendersi se a contrastarlo e a combatterlo scesero poi in piazza gli studenti inferociti. Il mondo fuori dal Parlamento era cambiato ma sembrava proprio che nessuno se ne fosse accorto.

Decadde poi la proposta di legge con la fine della legislatura, e decadde con l'ultimo conato di contestazione a fine 1968 anche l'anno della contestazione degli studenti. Otterranno nel luglio del 1969 la liberalizzazione degli accessi (studenti di ogni ordine), ma era un "contentino", e solo per fermare la protesta. Dispensò illusioni, poi nulla fece in seguito per adeguare strutture ordinamenti e organizzazione interna dell'Università alle nuove esigenze che stavano nascendo con la modernizzazione del paese e dal massiccio aumento delle iscrizioni. Non ci saranno affatto risposte costruttive paragonabili a quelle degli altri paesi, come la Francia e gli Stati Uniti per rimodellare l'istruzione superiore.

Con queste manovre diversive e demagogiche del governo ("L'Università è ora di tutti") la maggioranza degli studenti fu convinta di aver vinto la battaglia e se ne tornarono nel loro "privato" convinti di essere riusciti a modificare l'assetto dell'Università e della scuola.
Non fu certo questa maggioranza a dare il nome al Sessantotto (forse tutto sarebbe finito qui) e non fu nemmeno questa a dare una spallata al costume e alle mentalità della quieta società mettendo fin dalle prime battute in fibrillazione i partiti di governo. A operare fu invece una agguerrita minoranza, in contrapposizione a un'altra, che in seguito conosceremo e che suscitarono una reazione violenta da parte degli apparati dello Stato legati a quell'ala più conservatrice che si sentiva gravemente minacciata da quella che veniva già considerata una rivoluzione sociale annunciata; quindi temuta, pertanto da contrastare ad ogni costo e... con ogni mezzo.

Ancora più forti queste reazioni quando queste minoranze molto attive iniziarono ad ottenere dei raggianti  risultati nelle fabbriche, accanto agli operai, contestando perfino i sindacati e spingendo i lavoratori a nuove forme di lotta con l'obiettivo di riuscire a modificare profondamente gli equilibri politici ed economici nel paese. Quello di contestare i sindacati si rivelerà un boomerang, visto che questi riuscirono a trovare (finalmente) una unità, a distaccarsi dai partiti e a ottenere diversi miglioramenti economici, normativi e lo Statuto dei Lavoratori.

Questi gruppuscoli non esaurite le energie nella lotta nell'utopia scolastica aveva ormai scoperto la protesta e trasferirono i metodi della lotta in quella politica, dove i fermenti su tutte le realtà sociali erano gravidi di tensioni; per la crisi economica, in quella dei servizi sociali (del tutto dimenticati nel periodo del "miracolo" - e questo fu il grosso errore), in quella politica all'interno di alcuni partiti "ghettizzati" come il Pci; dentro quelli che erano al governo; in quelli cattolici e socialisti in fase di lacerazioni (che leggeremo più avanti); poi, in quelli nuovi, anch'essi del tutto ignorati, come i problemi della donna che sta proprio ora iniziando la sua lotta all'emancipazione, 
Infine  nella politica internazionale dove da una parte c'è sdegno e inquietudine per la guerra in Vietnam e dall'altra gli stessi avvenimenti stanno creando i nuovi modelli nella lotta armata contro l'imperialismo e  creando i nuovi miti: Mao, Che Guevara, Ho Chi Min.

Si comincia con la critica ai sistemi sociali; si fanno battaglie culturali; si socializza con il mondo operaio; ci si mobilita con loro e per loro nelle battaglie anticapitalistiche; nascono i giovani teorici che criticheranno il revisionismo del PCI. Iniziano così a divenire sempre più numerosi i gruppi e le frange politicizzate e i numerosi "gruppuscoli" rivoluzionari. Si formano assemblee di operai-studenti e insieme scendono nelle strade, nelle piazze, dentro e fuori i cancelli delle fabbriche. Alcuni protagonisti li ritroveremo nei prossimi anni.

Ma stanno incominciando anche le risposte a queste manifestazioni; che non saranno di riforme, ma delle reazione violenta attuate con la cosiddetta "strategia della tensione" con l'ondata stragistica e terroristica. (saranno dal '68 al '75, 4384 atti di violenza contro persone, 63 omicidi politici)
Distinguere le etichette non è stato mai facile, nemmeno dopo trent'anni. I giornali, di allora fortemente legati ai partiti di governo connotarono la stagione terroristica "essenzialmente come espressione del sovversivismo rosso". 

Altri, ma non sulla stampa di allora, dissero che era "estremismo neofascista in connivenza con i servizi segreti. Altri ancora dissero estremisti dei partiti di governo, e di quello cattolico in particolare, mobilitati per bloccare un movimento che aveva già conseguito risultati importanti e che aspirava a modificare profondamente gli equilibri politici ed economici nel paese" - "la distanza tra le richieste dei contestatori e le risposte dei governi rimase sempre incommensurabile e questo favorì senza dubbio l'egemonia dell'ala più conservatrice della coalizione di governo, favorevole a misure repressive piuttosto che a risposte riformatrici. La prima ondata stragistica e terroristica è opera proprio dell'estremismo neofascista in collusione con pezzi degli apparati statali legati a settori del ceto politico di governo" (Nicola Tranfaglia, Problemi del mondo contemporaneo, vol.5, p.105, Garzanti, 1994) (un suo punto di vista. Ndr)

Ancora privi di esperienze associative, ma ricche di cameratismo come non si era mai visto, nacquero i nuovi leader, rossi, bianchi, neri, variegati, provenienti da ogni estrazione sociale, e nacque anche un nuovo fenomeno sociologico: il dopo Sessantotto.
E' la data socio-antropologica dell'Italia del dopo 2000. Dopo questa data (per motivi di età) comanderanno loro, quelli del '68, che hanno già rotto e romperanno ancora di più la staticità politica di questi anni che vanno dal '68 al '98. Un esatto bilancio lo potrà fare solo lo storico del 2040, non prima. E sarà un bilancio forse positivo, e partirà da lontano da questa stagione, che fu chiamata "primavera abbagliante". Che non scopriremo mai abbastanza. I protagonisti stanno appena ora affacciandosi alla politica con quell'imprinting ricevuto in questo '67-68.

9 FEBBRAIO - E' Torino a dare l'inizio a un'altra occupazione dell'Università per protestare contro la riforma universitaria del governo. Per venti giorni centinaia di studenti occupano palazzo Campana, sede delle Facoltà umanistiche. Su invito del rettore interviene la polizia per lo sgombero e la relativa chiusura della Facoltà. Gli studenti attuano la resistenza passiva con un colossale sit-in. Portati via di peso, duecento studenti saranno denunciati.

13 - FEBBRAIO - Altri fermenti a Pisa e nei dintorni. Sono ancora contestazioni studentesche: e qui si costituisce il gruppo (poi in Movimento nel luglio del '69) di Potere Operaio, un nucleo nascente della "nuova sinistra" guidato da ORESTE SCALZONE, FRANCO PIPERNO, e ANTONIO NEGRI, che diedero vita anche all'omonimo giornale che usci  fino al 1973.
Quello di Negri, un collettivo operaio, riteneva che ormai la lotta non doveva più seguire le logiche della politica parlamentare ormai ritenute tutte battaglie consumate, ma portate al di fuori delle istituzioni, affidandosi alla spontaneità degli operai, a una avanguardia in grado di sostenere, con coraggio e a proprio rischio uno scontro frontale contro l'apparato repressivo dello Stato.

In parallelo sorge anche il gruppo pisano di ADRIANO SOFRI che si estende nei vari gruppi delle Università del nord, poi nel settembre 1969 a Torino darà vita a Lotta Continua, anche questo un Movimento con un omonimo settimanale che nel '72 si trasformò in un quotidiano;  il più seguito dalle giovani generazioni. Fra i fondatori oltre a ADRIANO SOFRI, troviamo ROMANO LUPERINI e UMBERTO CARPI, già della rivista "Nuovo impegno".

Sono due gruppi (non ancora movimenti) studenteschi ormai già fuori dalle vecchie gerarchie dei partiti storici. Vogliono un proprio spazio e agiscono in piena autonomia. Hanno nuove idee (alcune frange stravedono per quelle cinesi) e applicano nuove strategie. Sono entrambi convinti che le condizioni oggettive per l'avvento del comunismo siano ormai mature. Ora devono creare quelle soggettive e ritengono che il proletariato occidentale spetti dare inizio alla rivoluzione mondiale contro "l'imperialismo". Insomma i due gruppi spargono intorno a se' una cultura della politica guerreggiata, dove la parola d'ordine è "mai più senza fucile", mentre  RENATO CURCIO è ancora più chiaro ""chi non possiede potenza di fuoco non possiede nemmeno peso politico".

20 FEBBRAIO - A Viareggio il fenomeno della contestazione studentesca si allarga. Si aggiungono gli studenti delle scuole superiori che vogliono solidarizzare con gli universitari. Nel corteo si verificano incidenti con la polizia che ha caricato le nuove leve.
Ci sono contusi, arresti, sdegno di tutta la popolazione locale che compatta scende in piazza. L'intera città si mobilita, 6000 cittadini formano un corteo per protestare contro chi ha dato l'infame ordine di caricare gli studenti. Una carica questa che non paga; tutta Italia solidarizza con i cittadini di Viareggio e tutto il mondo della scuola solidarizza con gli studenti di Viareggio. E' un boomerang che fa allargare a macchia d'olio e aumentare le animosità. La protesta viareggina si sta trasformando in un fatto non più locale ma nazionale. Ma nessuno ancora ci capisce qualcosa. I politici sono assenti. Mentre i gruppuscoli rivoluzionari aumentano e teorizzano la violenza giustificandola con la rabbia, che ora si sposta dal mondo studentesco a quello dei lavoratori.

27 FEBBRAIO - Viene istituito il CIPE, Comitato Interministeriale Programmazione Economica. Il 17 marzo si vara alla Camera il primo Piano Quinquennale di sviluppo con 306 sì, 203 no e 9 astenuti. Ma il 12 maggio in un convegno a Milano indetto dalla DC dorotea, gli imprenditori criticano l'"economia programmata", che vorrebbero invece "concertata" (dicono da loro "indicata meglio!")
Ma il 25 luglio la Camera cammina diritta, approva il programma economico di sviluppo quinquennale nonostante l'astensione dei deputati CGIL nel PCI e nel PSU. Il Cipe il 28 luglio darà l'approvazione all'IRI per la costruzione di uno stabilimento per la costruzione di automobili; l'Alfasud di Pomigliano d'Arco a Napoli.
Non rimane certo indifferente la Fiat che vede in questo progetto lo Stato come suo concorrente, e indica che è un vero e proprio sperpero di denaro pubblico. Infatti sostiene che il mercato è già saturo e che è  più agguerrita la concorrenza straniera. E che comunque se verrà accantonato questo progetto concorrenziale la Fiat stessa si impegna a fare un grande piano di investimenti nel Sud.

Non verrà ascoltata. Lo stabilimento Alfasud vedrà la luce e vi si produrranno auto sempre con i conti in rosso. Le auto andranno sul mercato a un prezzo politico, si disse, alla metà del costo produzione. Finche' dopo tredici anni di perdite con un management improvvisato, quindi  incapace, si giunse alla decisione di venderla. Nel 1980 si prese in considerazione un'offerta non della Fiat ma della giapponese Nissan ( vedi il 1980 ) poi dopo sei anni nell'86 si trattò con la Ford.
Ma andò tutto alla Fiat. Si sprecarono capitali enormi e si persero venti anni prima di cederla infine all'azienda torinese. Se presa in considerazione fin da quest'anno la Fiat poteva aspirare a diventare una delle più grandi case automobilistiche del mondo. Siglò l'acquisto nel'86, quando all'estero avevano già attuato grandi concentrazioni, fusioni, investimenti colossali, produzioni unificate, adottato tecnologie avanzate e nel frattempo erano già sbarcati in Europa anche i giapponesi.

12 APRILE - A Roma grandi manifestazioni contro i bombardamenti americani in Vietnam. Nei cortei  si sono uniti agli studenti molti cittadini che vogliono portare la loro solidarietà al paese martoriato;  si verificano poi diversi scontri con la polizia, cariche e numerosi incidenti per tutta la giornata provocando numerosi feriti e arresti.

16 APRILE - Grandi manifestazioni pacifiste in America. Milioni di giovani sfilano per le vie di New York (500.000)  e di San Francisco al grido di "stop the bombing". L'America si sta interrogando. I cortei sono sempre più affollati. Johnson sta diventando impopolare. E a complicare le cose ci sono anche i tumulti razziali; e anche qui intervengono le truppe federali.

21 APRILE - La commissione Bolchini per una indagine sul Sifar, iniziata dopo la denuncia di Parri il 31 gennaio scorso in una sua relazione conferma le deviazioni dei servizi segreti, che dal 1956 avrebbero raccolto 157.000 dossier personali di cui 34.000 su "persone di interesse rilevante per la vita nazionale" , cioe' politici, imprenditori, magistrati, che a un determinato segnale dovevano essere arrestate e deportate in Sardegna.
Si ritorna a parlare con notizie più precise di un tentativo di Colpo di Stato del 14 giugno del 1964 (Piano Solo, vedi '64) da parte dei militari dell'arma dei carabinieri al comando del generale De Lorenzo per impedire la nascita di un governo dai connotati troppo di sinistra. Ma le notizie sono ancora vaghe. Non documentate. La maggioranza minimizza, "sono frottole, notizie risibili, i dossier non esistono".
Ma dentro questo clima fatto di accuse inquietanti, che crea un allarmismo e molta preoccupazione nelle file dei politici e dei cittadini italiani (che dovranno fra l'altro andare a votare il prossimo anno) arriva nello stesso giorno la notizia dalla Grecia che porta con se' una altrettanto inquietante analogia con i fatti appena portati alla ribalta in Italia.
I militari con la connivenza della (illusa) monarchia hanno attuato un colpo di Stato per impedire la prevista vittoria elettorale delle sinistre. I colonnelli Papadopoulos e Pattakos fanno arrestare migliaia di oppositori, sciolgono il parlamento, sopprimono le libertà politiche e instaurano nel Paese una rigida censura in un clima duramente repressivo (in dicembre la monarchia (Costantino) sarà del tutto esautorata dalla giunta militare).

25 APRILE - Altra grande manifestazione a Napoli contro i bombardamenti in Vietnam, che si aggiungono ora ai traumatici fatti accaduti in Grecia. (molti temono che qualcosa del genere possa accadere in Italia da un momento all'altro). Avvengono tafferugli e scontri con la polizia dove si contano numerosi feriti. Una nota stonata viene dal nuovo partito socialista unificato. Prende parte alla manifestazione il segretario dei socialisti DE MARTINO in disaccordo con il co-segretario TANASSI. (ricordiamo che il PSU è al governo). Il primo infatti sta manifestando contro la politica estera dello stesso governo. Nascono qui le prime incomprensioni all'interno del PSU che il 14 luglio si manifesteranno poi dentro il governo, creando la prima insanabile frattura, portando così l'unificazione a un fallimento clamoroso.

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