ANNO 1967 - (provvisorio)
( Anno 1967 - Quarta Parte )

Biografia "CHE" GUEVARA

ESPLODE LA PROTESTA 
CATTOLICA

9 OTTOBRE - Viene ucciso dalle truppe governative di un governo militare fantoccio appoggiato dagli americani ERNESTO "CHE" GUEVARA, il capo dei guerriglieri in Bolivia che lotta per l'indipendenza del paese. 

"Vallegrande - E' stato annunciato questa sera che Ernesto "Che" Guevara è stato ucciso in uno scontro tra reparti dell'esercito bliviano e guerriglieri" (Comun. Ansa, ore 23.27)

Nel suo testamento che infiamma tutta la gioventù occidentale c' è l'ultimo suo invito: "Creare uno, due, cento, tanti Vietnam".

Amato e discusso, il "Che" resta il simbolo della lotta contro le dittature, lo sfruttamento, le sofferenze e la fame. Una bandiera che la morte non ha affatto ammainato. Milioni di vessilli con il suo viso sventoleranno in tutte le manifestazioni del mondo. Una scelta simbolica che è diventata evidentemente un sentimento comune di tutti i dimenticati della terra, di tutti coloro che sentono i propri diritti ignorati e calpestati, e di tutti coloro che non sono insensibili al grido di dolore dell'umanità emarginata.

Dopo aver partecipato accanto a Fidel Castro alla rivoluzione cubana, aveva tentato alla fine del '65-66 una sollevazione della Bolivia e poi di riflesso in tutto il continente latino americano contro le dittature, la fame, le democrazie in ostaggio, lo sfruttamento e le sofferenze......

"Divento' il simbolo di riscatto non solo degli oppressi di un continente, ma anche di tutti coloro che nel mondo, come lui, sognavano e sognano una società piu' solidale, non schiava solo del profitto, una società di "uomini nuovi" come lo stesso "Che" la definiva.


Forse per questo in un'epoca di valori in crisi come la nostra la personalità piu' romantica della rivoluzione cubana, il "Che", è assunta a simbolo di coloro che non vogliono allinearsi a un mondo dove pochi uomini decidono per tutti di un unico valore, il mercato. (Gianni Minà, da Storia Illustrata,)

21 OTTOBRE - Grande e imponente marcia della pace a Washington davanti al Pentagono. Iniziano a sfilare in carrozzella i primi reduci mutilati, ma già messi da parte dalla società. Avvengono scontri fra i dimostranti e le forze dell'ordine decisamente inadeguate, ma poi viene subito mobilitato anche l'esercito. Siamo già quasi allo scontro civile fra americani.
Intanto si sta organizzando un movimento per il rifiuto collettivo della chiamata alle armi; in dicembre organizzeranno una imponente manifestazione per la pace e per l'obiezione di coscienza. Ma molti verranno perseguitati e dovranno rifugiarsi in Canadà per non essere incriminati di diserzione. La guerra in Vietnam non è solo impopolare in Europa ma lo è anche fra i cittadini del paese che la sta conducendo. Alla coscrizione sono chiamati quelli che hanno nelle Università i voti più bassi. Cittadini che non vogliono accettare di morire per un paese che non conoscono e per delle ragioni che sfuggono alla comprensione dei piu'. "Non è in gioco l'unità e la sicurezza del Paese, ma se le tensioni interne e quelle esterne aumenteranno si mettono veramente a rischio entrambe" Questa era la più ricorrente riflessione. E fu profetica.

28 OTTOBRE - Il tribunale italiano emette una condanna postuma a DON MILANI per le sue dichiarazioni anti-patriottiche nel difendere l'obiezione di coscienza (vedi 1966 - 15 febbraio). La sentenza è di cinque mesi e dieci giorni di carcere. Capita in un momento poco felice; non solo in Italia ma anche e proprio in America dove si stanno svolgendo grandi manifestazioni contro la coscrizione e divampano le ostilità per l'intervento militare in Vietnam; con  gli americani chiamati a combattere che sono già diventati cinquecentomila.

In Italia la sentenza a Don Milani (lo erano già i suoi scritti) è una miccia vagante che sta girando in tutti gli atenei italiani. Non solo, ma è anche una miccia dentro quei gruppi spontanei di cattolici che stanno sorgendo all'interno delle varie associazioni fuse dentro la ormai dilaniata DC che ha come il simbolo la croce, e sono questi gruppi che daranno presto vita a un palese e forte "dissenso cattolico" non solo politico, ideologico ma anche ecumenico. Dopo Don Milani, Don Mazzi farà il resto. Ma nelle alte gerarchie sembra che nessuno ne afferri la drammaticità e neppure analizza il problema. Si fanno solo discorsi di cieca ubbidienza al tradizionalismo ortodosso, alla struttura ierocratica della chiesa, e all'apparato istituzionale con i suoi poteri interni imperativi.
Il conformismo religioso di un tempo (dove per tradizione evangelica si è sempre annidata una mentalità anticapitalistica - la difesa dei diseredati e dei deboli era del resto il Verbo) sta conoscendo la disubbidienza non solo nelle grandi città metropolitane ma sta trascinando nel vortice anche i gruppi dei piccoli centri a un confronto quotidiano, dove in pochi anni dentro queste comunità la circolazione delle idee maturate dagli eventi sociali sta andando piu' in fretta del vecchio tradizionale parroco, che nella maggioranza dei casi assiste alle discussioni ma è frastornato, perfino sbigottito di cio' che ha davanti, che sta correndo veloce. Si sta allargando il "regno del consumismo", e questo sta stabilendo il suo "Vangelo". "Chi mi ama mi segue", "Non avrai altri Jesus" afferma categorico una etichetta di Jeans sui muri d'Italia.

Corre piu' in fretta perfino della Populorum progressio, una enciclica troppo fragile per ricomporre i fermenti dentro il mondo cattolico in Italia , troppo ininfluente per far mutare il corso agli eventi di carattere politico economico e militare che stanno sconvolgendo il mondo quest'anno (Vietnam, Cina, Russia, Sud America, Grecia, Medio Oriente, e l'inquietudine americana e europea sempre di piu' in aumento)

Sono Comunità che stanno vivendo una trasformazione epocale su tutti i fronti, nel costume, nell'economico, nel politico, nella vita di ogni istante che scorre davanti a loro in un modo totalmente diverso da quello vissuto dai loro genitori, c'è l'ascesa economico-sociale delle classi lavoratrici, l'ingresso dirompente della donna nella vita pubblica, nascono e si estendono le comunità politiche indipendenti, ma soprattutto le nuove generazioni hanno una maggiore scolarizzazione che porta con l'istruzione a possedere piu' conoscenze, che permette loro una maggiore analisi critica del mondo contemporaneo; ed è proprio questa la ragione della profonda incomprensione tra la chiesa - ancora arroccata a una ierocrazia- e il loro mondo, che vogliono difendere (e qui si dimostrano maturi dialetticamente avvertendo il pericolo - basta rileggersi un passo dell'enciclica) dall'invasione dei nuovi "sacerdoti della pubblicità" che spingono ad adorare i nuovi feticci della opulenta società. (cosa è mai la vita se non hai la cucina X?, poi lo si sostitui' con il liquore Y, poi con un cioccolato K ecc ecc e presto arriveremo persino a un rotolo di "carta igienica trascendentale" che se non l'hai a disposizione la "vita non è vita"; una gratificazione a buon mercato che inizia dal WC.

Le contraddizioni sono palesi, i limiti di quel dominio che la Chiesa aveva nel passato (di intervenire nella sfera dell'ordine temporale) sono davanti a tutti: lo spirito evangelico, la mitezza, la carità, la misericordia, l'assoluta fiducia nella provvidenza di Dio si scontrano ogni giorno con una realtà ben diversa. E non per cinismo, materialistica visione della vita, immoralità (e meglio sarebbe dire amoralità, perchè nessuno più sta insegnando la morale) ma perchè sia la vecchia che la nuova generazione sono esposte a mille ipocriti messaggi che subdolamente catturano le coscienze più deboli. Non deboli per motivi di carenze bio-genetiche, ma per carenze educative della vecchia generazione e per le troppe ubriacature ideologiche di quella nuova, che nelle relazioni sociali esterne - lavoro, scuola, associazioni - non trova un punto di riferimento ben preciso perché non si è mai formato, o se si è formato è quasi sempre corporativo, gruppi con diverse anime e con diversi obiettivi, piu' pragmatici, che si fermano al puro cameratismo ma non vanno oltre. Mentre quella luce pastorale che si era formata in secoli di esperienze umane si sta mettendo, persino nel piu' lontano villaggio, al servizio del politico o si è chiusa troppo in se stessa. La diversità tra lo scaltro politico e il mite parroco è abissale. Una volta era il secondo il saggio della comunità del paese; ora avvilito fa anche lui la coda alla segreteria del primo per chiedere qualche "elemosina".

Caduta di importanza quello che era il centro di aggregazione del quartiere o del villaggio - come era avvenuto per secoli - in chiesa e nella Chiesa, che rappresentava (ed era) l'espressione della sapienza - caduta nella sudditanza politica, non trovando risposte alternative alle realtà contemporanee, il "gregge" della nuova generazione si sente inconsapevolmente orfana e in balia di se stessa.

(E orfani si sentiranno poi i parroci, quando ci sarà lo sfacelo della DC negli anni '90. Un monsignore, nel vedere il trasformismo, e nel vedersi tirare la giacca a destra o a sinistra, fu lapidario "State almeno zitti, abbiamo creduto troppo in voi, ora lasciateci almeno piangere dalla vergogna in pace!")

Il giovane del '68 non possiede più un metro critico "casalingo" per le sue scelte; è troppo il divario culturale fra lui e l'ambiente familiare (8 studenti su 10 hanno a casa il padre e la madre con la licenza elementare) ed è una palla al piede questa incomunicabilità  (il neo-saputello commette un grande errore: scambia l'analfabetismo familiare con la ottusità) un'avventata e arrogante presa di posizione che non gli permette poi di  poter analizzare l'ambiente esterno, molto ma molto più infido e complesso di quello familiare, perchè spesso quello esterno è ermetico, ancor più incomprensibile dentro le istituzioni pubbliche, dentro quelle politiche, nella scuola, sul lavoro,  e ultimamente perfino in quelle religiose.

In casa c'era sì la ignoranza ma c'era anche la schiettezza e l'esperienza della vita, che significa lotta per l'esistenza quotidiana; fuori invece c'era l'erudizione, ma anche la finzione, l'inesperienza e una affettività molto superficiale per non dire ipocrita.

In tutta la storia umana mai era avvenuto un simile balzo, un simile distacco tra la generazione dei figli e dei padri, fra l'altro padri e madri che avevano vissuto in prima persona uno dei più grandi conflitti della storia umana.

Ma nessuno ando' in soccorso, né gli uomini politici, né gli intellettuali che rimasero tutti alla finestra, o del tutto assenti; ne' le gerarchie cattoliche, ne' tanto meno la scuola che stava vivacchiando con un bagaglio accademico elitario degli anni Trenta (già allora vecchio oltre che carente  rispetto agli altri Paesi).
Per la prima volta nella storia, l'aggregazione, le conoscenze, le affinità, il dialogo, il confronto delle idee, sono avvenute non all'interno del nucleo familiare, non in un centro aggregativo secolare, come in passato, ma all'esterno, anche se con tanta confusione addosso dei partecipanti. Molto spesso accadeva che il vestito culturale ideologico messo al mattino non era più lo stesso alla sera, perché il "soggetto vivo" (ma purtroppo malleabile) della contestazione viveva di parvenza, e si entusiasmava tanto appena il  primo parvenu politico iniziava dottamente a parlare. E che dialettica!  Nelle assemblee parlavano come libri stampati, citazioni, concetti ideologici, prediche, proclami, dichiarazioni e tanti paroloni. 

Se scorriamo i nomi dei leader dei movimenti, scopriamo che erano tutti militanti e cresciuti nei partiti storici; erano loro che guidavano una massa di giovani ancora privi di esperienze e tutti ansiosi di liberarsi delle varie cappe di gerarchie dentro la famiglia, dentro la scuola, dentro la chiesa, nelle istituzioni. Un terreno fertile per chi voleva organizzare un gruppo, una comune, un movimento, i cosiddetti "laboratori della conoscenza", opuure dei gruppuscoli eversivi, sia  da una parte che dall'altra.

A qualcuno non sembrò vero l'ora di notorietà dentro il gruppo, dove un applauso era assicurato a tutti. Nessuno resistette alla narcisistica esibizione di leggere un proclama e prendersi l'acclamazione. Ognuno viveva il protagonismo. Pochi diventarono i protagonisti, ma stupirono tutti con la loro dialettica, questo è certo. I giovani prima non contavano nulla; c'erano le solide basi del potere gerarchico che con le inespugnabili roccaforti del linguaggio dominavano. Mantenevano questa dominanza incutendo rispetto grazie al complesso di inferiorità che sapevano ingenerare proprio con il linguaggio quando divulgavano il sapere o qualsiasi altra stupidissima cosa.
E quando divulgavano non scendevano mai i gradini di quella consolidata gerarchia, farlo era per loro un impegno poco nobile. La scuola come diceva Don Milani era "tagliata su misura dei ricchi", che non tenendo conto dell'ambiente dove cresceva il figlio dell'operaio selezionava spietatamente, bocciava e operava con quell'ingiustizia che lui chiamava "la strage dei poveri", ma anche "la strage degli innocenti".

Ora invece c'era in atto una nuova rivoluzione. Una evoluzione mentale velocissima che stava saltando tutte le minestre ideologiche già cucinate; e in una forma più sconvolgente; con l'improvvisazione, con l'autodidattica, con i cosiddetti "laboratori", che determinarono però una reazione a catena inarrestabile e incontrollabile. Troppo il "minestrone" messo sul "fuoco", con tanto brodo e poca sostanza, e troppi i "commensali" attorno a banchettare, dove ognuno in piena libertà affondava il suo "cucchiaio", poi saliva in cattedra al posto del professore e faceva il suo bel discorso. E se lui senza aver capito nulla aveva applaudito gli altri che l'avevano preceduto, gli altri applaudivano poi lui anche se non avevano capito pure loro nulla. Ciò che afferravano erano solo qualche "parolona" ben detta.

(ci fu un film, di Goddard, La Cinese, che colse tutti questi aspetti, con molto anticipo sui tempi.
Vedi in Cultura)

Le madri non ci capivano nulla, ma si commuovevano nel vedere i figli fare i tribuni, si stavano prendendo una rivalsa sui mariti tutti spenti, diventati tutti anodini. Nessuno ha mai messo in evidenza questo grande apporto materno nella contestazione studentesca, ma erano loro, di nascosto dai mariti che preparavano le vettovaglie per le occupazioni, che facevano la cresta alla spesa, che fornivano gli spiccioli, le vecchie coperte, i vecchi cappotti, i maglioni. ("mi raccomando non prendere freddo").

Le ultime due generazioni viventi in questo '67 (nati 1900 - nati 1925 (i genitori dei sessantottini) ) erano in certe regioni il 30-58% analfabeti, il 45-85% elementari scolarizzati .  Non dimentichiamo dunque che queste due precedenti  generazioni (nonni e padri)  in questo periodo erano a contatto e ovviamente convivevano con la nuova generazione. Era dunque impossibile una integrazione o una comprensione dei nuovi problemi, e non per motivi di conflittualità generazionale; cioè la solita, com'era sempre accaduto nella storia dell'uomo, ma per motivi ripetiamo culturali-educativi.
Montanelli questa generazione di ribelli la liquidava così: "fanno la solita caciara che abbiamo fatto tutti quando eravamo giovani". Non aveva insomma capito nulla!! Non era la solita! Quando lui era studente, nell'Italia di allora una buona metà era analfabeta e l'altra metà appena scolarizzata.

La terza generazione invece (anni 1950) contava gia nelle sue file 6 milioni di studenti oltre le medie.
Non deve dunque meravigliare se molti giovani alzarono la "cresta" in casa. Avevano preso ben coscienza  di questa diversità. L'impressione di poter fare grandi cose balenò dunque davanti a tutti. Ma non conoscevano le "volpi"; e non era sufficiente essere eruditi. Vedendo in casa i "poveri cristi" padri pensavano che il "potere forte", fuori, fosse della stessa pasta.
A venti anni volevano scalzare le vecchie volpi che perpetuavano trame, intrighi e intese da padre in figlio già da un secolo dentro i loro palazzi. - La scuola non aveva certo insegnato come combattere le volpi, mentre la famiglia (che pur qualche consiglio lo poteva dare) ormai era stata liquidata. Quindi la lotta fin dall'inizio era impari, oltre che illusorio delirio di potenza.

Ci furono indubbiamente utopie generose, si suppose perfino di poter riuscire a minare il sistema, e ci fu anche la convinzione di "aver messo paura" (lo sentiremo dalla viva voce il prossimo anno). Comunque o autonoma (e spontanea),  o mutuata (e strumentalizzata) dai partiti storici che teorizzavano la rivoluzione, c'era tuttavia una grande carica vitale ovunque, e si stava sprigionando nell'uomo contemporaneo in ogni latitudine. Il muoversi anche in un modo così confuso e infido non fu affatto una sconfitta, ma una vittoria, semmai la sconfitta poteva venire solo con la stoica rassegnazione; ma dove c'è rassegnazione non esiste la vita e non si va da nessuna parte.

"Dovete sperare" era il ritornello classico dai vari pulpiti storici del passato. Ma in questo contesto nuovo era difficile rassegnarsi con la speranza, perche' nella natura umana VIVERE non è rassegnarsi. "La rassegnazione è il coraggio ridicolo di uno sciocco" scriveva Stendahal. Chi è disposto ad agire è disposto e sa anche soffrire senza provare umiliazione. Chi invece non agisce, non sa soffrire e spesso non ha neppure stima di se stesso. La rassegnazione non muove nulla, non fa migliorare il mondo, ne' la vita propria, ne' quella degli altri.
Ed infatti, con la carica vitale che c'era in giro, qualcosa si mosse, e fece molto rumore. Nell'ambiente politico e in quello cattolico.

Sidney Tarrow in Democrazia e disordine censisce quest'anno in Italia novantatré casi (che sono tanti!) di "dissenso cattolico", "originati da un'intrusione considerata illecita o perlomeno arbitraria della gerarchia nei rapporti fra i fedeli e i loro pastori "naturali": si tratta di ribellioni contro il ruolo gregario assegnato ai laici; di proteste contro la rimozione o il trasferimento di parroci; di rifiuto delle nomine imposte dall'alto; e soprattutto di denuncia del comportamento morale, politico e religioso di uno o piu' sacerdoti."
(l'allusione al cardinale Spelmann che benedice i partenti per il Vietnam dicendo loro che è una guerra santa, è chiara)

Per "naturali" si intendono quelli che vivono a contatto delle comunità con le dure realtà locali; che vogliono scuotere, trasformare, e dove sarebbe anacronistico voler eliminare o attenuare i mali solo predicando e invocando solo la provvidenza divina senza muoversi, aggregare, discutere, comprendere, e quindi poi agire e fare. E peggio ancora sarebbe predicare la rassegnazione, quella che veramente mortifica l'uomo, che non lo migliora affatto, lo porta solo sull'orlo del suicidio, come quelli che avvenivano nel passato (tanti) poi si calava un velo pietoso e li si liquidava frettolosamente come eventi penosi.
"Naturale" (in questo momento,  non è ancora stato rimosso dalla curia) lo è DON MAZZI, all'Isolotto di Firenze, uno dei piu' grandi quartieri popolari d'Italia costruito e stipati di operai.  La chiesa al centro del quartiere non è solo una costruzione per l'ascetismo evangelico, la sua piazza non è solo un simbolo ornamentale, e il suo parroco non è solo un uomo di chiesa; ma tutto l'insieme è il punto vitale della discussione e del confronto aperto a tutti. Non sono parrocchiani che ascoltano il  prete di periferia , ma sono dei parrocchiani che parlano a un prete,  che vive ed è al centro del loro mondo.

"Naturale" lo è anche don LUIGI GIUSSANI, un sacerdote tanto appartato quanto intraprendente che inizia a destare sospetti nella gerarchia, ma che fa molti proseliti; nel 1969 andrà a creare il movimento di Comunione e Liberazione, radunando 25.000 accoliti sparsi in 120 città italiane.
(Dopo il '78 con l'avvento del papa polacco, di estrazione operaia, operaio lui stesso, CL, otterrà grandi successi nella "chiesa povera" e sarà molta piu "attenta" alle esigenze della comunità cattolica)

Ma il piu' clamoroso dissenso cattolico sarà quello a fine anno, a Natale (lo leggeremo fra poco). Diede un grosso dispiacere a Paolo VI. E come viene indicato da molti storici, è qui, a cavallo tra questi due anni  '67 e '68, che avviene il vero declino della Chiesa autoritativa nella sfera dell'ordine temporale. Una tappa o un grande ciclo concluso, che Paolo VI (forse pensando al terzo segreto di Fatima - non volle mai divulgare per non creare altri allarmismi) commentò solo con una frase che conteneva tanta amarezza. "Aspettavamo la primavera ed è venuta la tempesta".
(Una frase che non volle mai chiarire). Infatti Paolo VI fu turbato piu' di Giovanni XXIII (che gli aveva lasciato il "segreto" senza scorgerci dentro gli eventi che di li' a poco sarebbero accaduti). Papa Roncalli aspirava a una chiesa senza nubi, vedeva i "tempi nuovi", le "aperture" ai non credenti; invece gli eventi che stava vivendo Paolo VI erano gravidi di tanta amarezza e coincidevano con il "segreto" che non volle mai divulgare. (ma era noto - vi rimandiamo al 18 ottobre del 1997, per saperne qualcosa di piu', tenendo presenti il tempo di Giovanni XXIII, il suo concilio Vaticano II, e l'anno dell'elezione di Paolo VI).

1 NOVEMBRE - Occupazione dell'Università di Sociologia a Trento (l'unica Facoltà di questa nuova disciplina in Italia). Uno dei punti piu' caldi del Paese (chi scrive era indirettamente presente; l'ha vissuta ora per ora questa occupazione; così i vari incontri alla saletta rossa del bar del Teatro Sociale). A Trento la contestazione è tremendamente politicizzata dagli studenti che hanno dalla loro parte anche molti professori. Spicca (Toni) ANTONIO NEGRI, capo e ideologo di POTERE OPERAIO, e fra gli allievi CURCIO, il futuro capo e ideologo delle BRIGATE ROSSE.

17 NOVEMBRE - Dimostrazioni e occupazioni iniziano alla Università Cattolica di Milano. La città, le forze dell'ordine, i partiti cattolici, sono sbigottiti. Ma sbigottiti sono gli studenti che si sono visti raddoppiare la tassa d'iscrizione. E' il fiammifero che accende le polveri. Il rettore non perde tempo, non vuol fare occupare le Facoltà come a Trento, chiama subito la polizia per farla sgomberare e la chiude a tempo indeterminato. Ma alla Cattolica le cose non finiscono quì. Deve ancora iniziare il '68! Le barricate! Le cariche!
Leader degli studenti milanesi è MARIO CAPANNA, il tribuno piu' ascoltato, sempre in prima fila a prendere manganellate;  che subirà in seguito arresti, condanne e il carcere.
Nel frattempo a Trento seguita l'occupazione di Sociologia;  gli studenti si sono letteralmente barricati nell'edificio che si trova sul lato destro della facciata principale del Duomo. Qui davanti al sagrato contestano i celebranti della messa leggendo provocatoriamente le lettere di DON MILANI.
 E anche a Trento la cosa non finisce qui!

22 NOVEMBRE - Dopo la guerra lampo del 8-11 giugno, sferrata dagli israeliani cui è seguita l'occupazione della Palestina, l'ONU su sollecitazione araba interviene con una risoluzione che chiede ad Israele il ritiro dei territori occupati. Gli israeliani forti delle loro ragioni, non cederanno nulla, e da questo momento la questione non avrà piu' fine.
Ulteriori trattative nei vari anni che seguirono, anche dopo i numerosi attentati terroristici, non avranno esiti positivi e porteranno il terrorismo arabo ad essere endemico, mentre Israele per difendersi, rimase in stato di guerra permamente."Siamo un piccolo paese, ma sappiamo combattere. Vogliamo solo difendere la nostra sicurezza" (Moshe Dayan, ordine del giorno del 5.6, Comun. Ansa, ore 12.10)

23-27 NOVEMBRE - A Milano si svolge il X congresso della DC. Il partito è ora dilaniato all'interno;  frammentato in otto correnti. Il forte gruppo doroteo perde voti anche se ha fatto alleanza con i dissidenti di altre quattro correnti. Comunque il capo corrente Mariano Rumor conserva la maggioranza (con un 62,2 % dei voti) e viene riconfermato segretario. Ma le lacerazioni fra laici e cattolici non si fermano qui'.....infatti il ........

25-26 NOVEMBRE - Dopo Vallombrosa, a Rimini si svolge un altro convegno del "dissenso" cattolico:  Il titolo della locandina è tutto un programma "La fine dell'unità politica dei cattolici, la socialdemocrazia al potere e le prospettive della sinistra italiana".
  Sta esplodendo il "Dissenso Cattolico". Tra i relatori, LUIGI ANDERLINI, ACHILLE OCCHETTO;  e VLADIMIRO DORIGO per molti anni dirigente della DC. E' quest'ultimo a impegnarsi a coordinare molti gruppi di dissidenti che stanno ormai sorgendo spontanei in tutta Italia nell'ala sinistra cattolica. (La presenza di Occhetto non fu dunque un caso)

27 NOVEMBRE - Dopo la prima occupazione studentesca del 9 febbraio, che protestava contro il progetto di riforma universitaria, altre manifestazioni studentesche si verificano nel capoluogo piemontese. Nuova occupazione di palazzo Campana dell'Università di Torino, sede delle Facoltà umanistiche, poi si estenderà alla Facoltà di architettura e proseguirà per tutto il mese di dicembre, quando il 27 la polizia la fece nuovamente sgomberare, portando via di peso gli studenti, ripetendo il colossale sit-in di febbraio.

3 DICEMBRE - Citta del Capo - Trapianto di cuore. Operazione d'avanguardia. Per la prima volta nella storia dell'uomo: il cuore di un essere umano deceduto viene asportato e trapiantato in un altro uomo (vedi maggiori dettagli e l'impatto che ebbe la notizia nel mondo, in "Scienza")

22 DICEMBRE - Un altro accorato (ma patetico e anacronistico) messaggio papale viene diffuso in occasione del Natale da PAOLO VI, affinche' gli americani cessino i bombardamenti in Vietnam. Patetico perche' sembra non sortire a nessun risultato. Anacronistico nella situazione, perchè fortemente in contrasto con gli eventi di queste ore natalizie  nelle varie manifestazioni studentesche. Infatti se gli stessi appelli con le stesse intenzioni papali sono esternati dalla popolazione studentesca scatta la denuncia, e se fatte dalle forze politiche si è accusati di andare contro la politica estera italiana, che è molto ambigua: con gli israeliani e gli arabi.  Inoltre (e questo crea altra confusione)  le posizioni di alcuni rappresentanti del governo (a Napoli alle sfilate antiamericane c'era DE MARTINO, il Segretario del PSI, che è al governo) non coincidono affatto con quelle degli Stati Uniti.
Anacronistico anche perche' il governo, il giorno dopo, il .....23 dicembre ....
E i seminaristi il 25 dicembre.......

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