ANNO 1968 - (provvisorio)
( Anno 1968 - Seconda Parte )

Roma, 1-2 marzo. "La battaglia di Valle Giulia"

il '68

Pasolini
la voce di P. P. Pasolini
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Ritorniamo sulla scena del "teatro" dove da una parte (nei palazzi) si sta recitando politicamente la ipocrita farsa sociale dei "Nuovi Tempi", mentre dall'altra seguita a vivere e a vegetare l'opulenza di pochi, con i privilegi dati solo ad alcuni, mentre l'emarginazione -più psicologica che materiale- si sta diffondendo. I politici fanno alcune riforme, ma sono tutte una serie di "bidoni". Quasi dalla stessa parte della barricata, in un altro "teatro" (all'esterno, cioè sui giornali) c'e' un'altra commedia intrisa di valori ipocriti  "recitata" da tutta l'informazione, quella in mano agli intellettuali (legati anche loro ai partiti storici e ai borghesi che possiedono le testate) che indicano le gesta di questa generazione in fermento nata dopo la guerra come delle "bravate", "pagliacciate".
"Sono ragazzate, rigurgiti di infantilismo" lo scrivera' perfino AMENDOLA (Comun. Ansa, 6 giugno, ore 19.05) , e tanti altri, che se andiamo a elencare li troviamo tutti "questi intellettuali" nella lunga lista dei "Littoriali della Cultura" di Bottai, dove avevano paradossalmente potuto fare "liberamente" -al soldo e  proprio dentro il fascismo- perfino dell'antifascismo.

Ora sono tornati tutti a scrivere sotto altri "padroni" e i commenti ironici sui giornali si sprecano e suonano tutti la stessa solfa: "Tornate e studiare e smettetela di giocare a fare la guerra". "Sono ragazzi che non hanno fatto i sacrifici, che non hanno sofferto, che non capiscono": dicono loro ma nello stesso tempo loro stessi non vogliono capire (e avrebbero proprio bisogno di prestare più attenzione per comprendere cio' che non capiscono) che questa generazione sta facendo una globale denuncia del sistema di istruzione (scuola di classe), metodi di produzione, di distribuzione e consumo dei beni, e sta facendo una denuncia non solo di carenze sociali ma anche carenze religiose (chiesa di classe).

Molto piu' attente alle aperture di Costume e ai fermenti (lo vedremo nelle righe dedicate a quest'altra realta') erano invece alcune pagine interne dei giornali, dove operava il cronista. La stampa nella sua prima pagina, con le grandi firme, non approfondiva i disagi, non voleva dispiacere il referente, con le sue analisi. Chi scrive in prima pagina sta sempre attento ai titoli e alle virgole, sa di essere letto dai politici; chi fa invece cronaca all'interno e' piu' libero perchè dai potenti e' poco seguito. Ma e' proprio il bravo giornalista di cronaca che ci da' lo specchio dei tempi, quelli di una societa' in evoluzione; anche con i fatti piu' banali riusciamo a ricostruire (e alle volte solo da quelli) un'epoca. Il giornale e' insostituibile proprio per questo! In quelli locali poi, c'e' il fatto, e il lettore vuole dal suo giornale "di provincia", i particolari, vuole i pettegolezzi, e questi coscienziosamente sono soddisfatti dal cronista; molte volte sono la vera cartina tornasole della societa'. C'e' nella cronaca il fatto, il costume, la vita quotidiana, la realta' vera. I censori dei libri antichi si lasciavano sfuggire i fatti banali che gli scrittori riportavano, e sono proprio quelli oggi, che ci dicono molto di piu' del testo storico  principale. Plinio ci descriveva la vita romana, ma le scarne scritte e i graffiti di Pompei ci dicono molto di piu' che non le sue dotte osservazioni.
Rileggendo oggi i giornali di ieri, si trovano enormi contraddizioni fra la prima pagina e l'interno; scorrendoli, quasi increduli ci si accerta subito se sono della stessa data.

I giornalisti della prima pagina, fecero qualche frettolosa inchiesta, sottovalutarono il fenomeno, lo ridussero a semplice goliardia e basta. I politici poi i resoconti o le inchieste serie neppure le leggevano (come quelle di RONCHEY, su La Stampa di Torino in questo periodo. L'unico attento!) o quelle di PASOLINI, che per i tanti pregiudizi nei suoi confronti, neppure prendevano in considerazione, pur avendo lui anteveduto cosa avrebbe lasciato dietro di se' la rivolta studentesca e tutto il '68.

(Pasolini però, parlando -nella "maledetta" poesia- dei poliziotti "povera gente", "figli di contadini, di pastori e di pescatori" dimentica: che in tutti i forti contrasti nella società, in tutte le "squadre" usate per reprimere le loro rivolte, ci sono sì dentro "poveracci",  "figli di minatori", "di contadini", di "operai". Ma dimentica che ciò che conta è la funzione politica non l'origine sociale di ogni singolo uomo che ne fa parte)

Enzo Bettiza addirittura é premonitore "Una destra che si scontra con la sinistra non fa che confermare il loro matrimonio di sangue nella violenza; ma puo' venire il momento, che sembra gia' prossimo, in cui le distinzioni cadranno e avremo un'orda di cosacchi uniti dal mito della distruzione senza nome e senza colore. Del resto contatti e travasi fra "nuova destra" e "nuova sinistra" esistono gia'".- Siamo nel '68, ma ha già scritto un articolo per molti anni dopo.

(Ma non era una novità:  L' Italia nel ventennio  non   fu immune  da certi "reciproci" travasi, e ce lo conferma un autorevole personaggio; e chi meglio di lui!!! 
. "Stalin davanti alla catastrofe del sistema di Lenin,   é diventato segretamente un fascista. Essendo lui un semibarbaro non usa ("come noi" - Ndr) l'olio di ricino, ma fa piazza pulita con i sistemi che usava  Gengis Kan. In un modo e nell'altro sta rendendo un commendevole servizio al fascismo". Lo scrive BENITO MUSSOLINI, sul Popolo d'Italia, il 5 marzo del 1938 !!!!

Quello che forse   non vogliono capire molti ingenui idealisti -di ogni ideologia-, é che tutti, anche i socialisti, i comunisti,  i proletari, possono dar vita a regimi dittatoriali fascisti, e questi a regimi dittatoriali comunisti;  tirannici, come i vecchi regimi, chiamati feudali,  monarchici, imperialistici,  cesaropapisti, papali, serenissimi, o come i nuovi....   chiamati liberalisti (ma dittatura  è, anche se economica, e che spesso ferma anche il progresso - se io voglio fare un altro tipo di carburante non posso, un gruppetto di petrolieri monopolisti fanno votare una legge in Parlamento proibitiva. Se voglio farmi in casa elettricità (eolica, fotovoltaica, idrica) non posso, i petrolieri mettono l'aut aut agli uomini di governo).

Ma dopo i fatti di Milano e dopo quelli di Valle Giulia a Roma, la nuova generazione in lotta (a ragione o torto) dimostra una vitalita' inconsueta, con fatti mai accaduti prima. Così la vecchia "mammona " ingessata, l'ala piu' conservatrice minacciata da questa strana battaglia, si sveglia, si inquieta e cerca di riprendere il sopravvento in tutti i modi.

Non verra' proprio travolta come auspicavano le giovane leve, ma non sara' certo piu' quella di prima. Un po' di paura e' serpeggiata nella grande borghesia, soprattutto quando inizia a vedere i propri figli sulle barricate. Non era mai accaduto nella storia, non c'erano precedenti e questo inquietava ancora di piu'. Mai accaduto che il figlio dell'industriale dicesse al padre "sfruttatore" e poi si alzasse alle cinque del mattino per fare i picchettaggi ai cancelli delle fabbriche o a distribuire i ciclostilati fatti nella notte; c'era perfino il figlio di un deputato DC a fare il terrorista contro la DC; il figlio di un collega di Bocca (ci andava in vacanza) tra gli attentatori dei suoi colleghi; e potenziale vittima anche lui, nonostante il suo defilarsi in montagna.

Cioè il terrore alla classe conservatrice sclerotizzata venne dalle "nuove idee" "dentro" la rivolta e non dalla rivolta. Queste idee si  autoriproducevano. Bastava entrare in una qualsiasi sedizione (e che era così basterebbe rileggersi i verbali dei tanti pentiti - "non capivo nulla di ideologia, mi bastava -incazzato com'ero contro tutti-  menar le mani, e mi sembrava giusto farlo")

Le nuove idee apparvero e si annunciarono come una battaglia anticapitalistica generale; una rivoluzione socio culturale nuova da una parte e dall'altra, che si agita irrazionalmente. Senza radici storiche, fuori dalla politica (si definiranno infatti extraparlamentari) anche se dalla politica prende frammenti di ideologie, quelle che venivano a caldo piu' utili. Sia a destra che a sinistra. Nella prima rispuntano gli "Arditi"  repubblichini, nella seconda i partigiani, le brigate Gap.

Ma se la vecchia generazione (rimasta sempre a guardare con valutazioni rudimentali) d'ora in avanti non sara' piu' la stessa, neppure quella nuova che sta lottando ora, sara' piu' la stessa, perche' in questo inizio sessantotto gli studenti pur molto uniti inizialmente da un grande cameratismo, dall'amicizia, dal collegamento fra i gruppi, dalle numerose e affollatissime assemblee per ottenere risposte su obiettivi comuni, vivranno una sola primavera, poi ognuno risolto il proprio problema locale si disperdera' in mille rivoli, o se ne tornerà a casa zitto zitto.

(vedi: IO ALL'ASSEMBLEA C'ERO ANDATO...

Perfino a Trento sono andati quasi tutti a casa! In quella saletta rossa del bar del Teatro Sociale -un tempo molto affollata- rimasero solo quattro gatti "arrabbiati". Una minoranza politicizzata con strane, anomale energie e utopistici obiettivi (e con qualche delirio) si fece subito strumentalizzare  da alcune schegge di una sinistra anomala che sta iniziando a combattere  una parte di se stessa, perche' insoddisfatta da quel revisionismo in atto in questo periodo, molto sofferto che spingeva sempre di piu' un grande partito come il PCI nel "ghetto". (Perchè a Trento, a Sociologia, e poi successivamente a Milano, alla Cattolica, mica c'erano gli atei-comunisti trozkisti, l'ambiente era "catto-comunista!" - Di proletariato nemmeno l'ombra!)

Questa minoranza insieme a tante altre (non era l'unico gruppo) inizio' a teorizzare lo scontro violento e a organizzarsi. La vecchia logica della lotta politica e parlamentare - affermavano - non aveva piu' margini, la lotta ormai doveva essere fatta al di fuori delle istituzioni, affidandosi alla spontaneita' di inventiva degli operai-studenti-massa in grado di sostenere sulle proprie spalle il peso e i rischi di uno scontro frontale contro l'apparato repressivo dello Stato.
Ricorsero insomma alle battaglie epiche dell'" antico" (questo sì) proletariato, con tanto protagonismo, esibizioni di violenza (poi anche omicide) e con tante risse interne, poi in seguito.... con tante defezioni, rimproveri degli stessi simpatizzanti, ed infine (a fine anni settanta) messi alle strette quando alcuni furono catturati, in cambio di clemenza sciorinarono e "cantarono" nomi e nomi e nomi di compagni (?!) di lotta (?!). Che spettacolo!! E che fallimento! Quante pecore vestite con le pelli dei leoni!!!

Non fu dunque un vero terremoto sussultorio, ma ondulatorio sì, perchè i "Palazzi" non crollarono, ma molte crepe si verificheranno nel sistema e molte cose cambieranno. Molte realtà oggettive non saranno piu' le stesse, anche perche' questi eventi (nel bene e nel male) si rifletteranno dentro quella classe politica che ritroveremo al potere negli anni 2000, (di ogni colore) con addosso l'imprinting del '68.

I vari movimenti o "gruppuscoli" nati sulle barricate, nelle aule delle Universita', cercheranno (ma spesso sono cercati (da tutti (!!) per essere usati) di esprimersi in vari modi; chi alla luce del sole (nelle strade, nelle piazze, nelle fabbriche) chi nell'ombra e nell'occulto (col terrorismo; giustificandolo prima difensivo, poi offensivo; anche se poi alcuni sconfinarono nella pura delinquenza e nel peggior teppismo. Le squadracce, le spedizioni punitive, hanno sempre qualcosa di "fascismo").

Non diversamente le inquietudini si rifletteranno nei partiti di Governo; che nonostante in piena crisi con le proprie lacerazioni interne, avevano pur sempre in mano la guida delle istituzioni e gli uomini che dovevano operare dentro la legge e con la legge in mano (ancora il fascistissimo Codice Rocco - "attacco contro le istituzioni e lo Stato"). Ma anche qui, mentre alcuni apparati e organismi svolgeranno il loro dovere alla luce del sole, nelle strade e nelle piazze applicando la legge del tempo di pace (i poveri "tapini" poliziotti  pasoliniani), altri agirono invece nell'ombra di un'altra legge, quella del tempo di guerra (servizi s., spionaggio, controspionaggio, un "Ovra" n.  2).
La "guerra" dissero alcuni era stata dichiarata, e alcuni vertici piu' preoccupati e inquieti di altri operarono con uomini e mezzi non piu' solo nella discrezione, ma nella massima riservatezza per "salvare l'Italia" (!?). Ma entrambi, sia gli uni che gli altri (gli uomini chiamati a parteciparvi), erano convinti di fare il proprio dovere, anche rischiando molto (ma non potevano certo sapere che chi comandava - questo o quel generale- stava agendo autonomamente o agli ordini di qualche "vecchio" rimbambito, nostalgico rosso oppure nero - A me non servono le analisi di qualche pennivendolo, mi è bastata l'esperienza personale, in ogni angolo del Paese).

Torniamo ai fatti. Tutti i partiti di ogni schieramento sono presi alla sprovvista. Per incapacita' alcuni, per immobilismo altri. Non si riesce neppure a trovare una coesione nelle forze democratiche, progressiste, ne' un'apertura verso ideologie meno oltranziste nei rispettivi gruppi pur con la stessa matrice ideologica (socialisti, cattolici, liberali). Prima di tutti la sinistra, poi seguirono a ruota anche i democristiani che riusciranno pero' con i vecchi apparati conservatori (diventati ora comodi - e altri creati ex novo) a stroncare le spinte della estrema sinistra con tre uomini: Rumor, Andreotti e Moro che domineranno per una decina d'anni con i mezzi strategici messi a disposizione (alcuni concordati, altri addirittura a loro insaputa, e perfino contro di loro) dall'Alleanza atlantica, con la conseguenza di far inasprire alcuni gruppi estremisti, che per non essere spazzati via adottarono la stessa strategia di quelle che furono poi dette "schegge impazzite"; anche loro usarono quella del terrorismo più brutale e sconsiderato. Che pago' poco (qualche giornalista, qualche giudice, qualche rettore, qualche poveraccio di poliziotto e perfino qualche operaio - i borghesi stranamente non furono toccati - lupo non mangia lupo).

Tutti, ma proprio tutti, da una parte e dall'altra della barricata si ritrovarono con un pugno di mosche in mano. L'Italia non era un Paese ne' russo, ne' cinese, ne' americo-latino, ne' balcanico; anzi la popolazione si dimostro' piu' matura degli stessi politici. Mutuare i voti e' facile, mutuare la testa se non si sta attenti e' molto piu' difficile;  si rischia di perdere i primi, perche' si e' costruito il proprio potere sul precario voto-carta e non sul voto-pensiero. I primi volano via al primo vento che gli riserva il destino prima ancora di una scelta elettorale. "io potente? Non conoscete gli italiani, basta un titolo su una pagina e ti ritrovi nella polvere in ventiquattrore senza sapere perche'", disse Mussolini in una intervista inglese molto tempo prima del 25 luglio. (a Tangentopoli nel '92 bastò un processo alla TV e qualche titolo sui giornali per farne rotolare molti nella polvere e alcuni anche dentro una bara).

Gli italiani non buttano giu' dai piedistalli i condottieri con una rivoluzione, li buttano giu' voltandogli le spalle, ignorandoli, dimenticandoli in poche ore. Non hanno mai amato fare ne' le rivoluzioni ne' la guerra. Della prima non ne hanno mai fatta una bene, della seconda non ne hanno mai vinta nessuna perche' fatta male, o anche perchè  spesso i "condottieri" (ironia della sorte) avevano paradossalmente il motto "avanti!" ma poi dopo al primo sternuto del nemico si davano alla fuga (vedi 8 settembre '43!). Oppure, quando è andata bene, impacciati, davanti alle telecamere si sono messi a sbavare o a dire "siamo tutti colpevoli, quindi nessuno è colpevole". 

Un mondo migliore nasce sempre da un gruppo di scontenti ("Il progresso umano e' opera di quanti sono scontenti" John Stuart Mill) - ("Ci vuole il caos prima che si formi una stella" Nietzsche) Entrambe affermazioni sacrosante, soltanto che ognuno da una parte e dall'altra della barricata si approprio' del motto e lo fece suo. Le guerre civili nascono sempre cosi'. Ma come abbiamo gia' detto non eravamo in America latina o nel Congo, eravamo in Italia.
Perfino Lenin affermava "Per un vero rivoluzionario il pericolo piu' grave, fors'anche l'unico, e' l'esagerazione rivoluzionaria"

Fra questi scontenti, finita la "Primavera", alcuni rientrarono nel loro privato e nell'ombra, altri ottennero qualcosa solo a loro utile, e altri ancora presero alcune strade mettendosi "contro il mondo intero". Questi ultimi fatta la "prova generale" vaneggiando un po', scoprirono che "si può", che stavano "mettendo paura" al "sistema", che lo si poteva abbattere, che era giunto il momento. Si trasformarono tutti in deliranti sovvertitori,  in tante "schegge impazzite". Avevano tutti visto il film di Godard, La Cinese. Per dieci anni seguirono per filo e per segno quel copione. (vedi in "cultura" 1967).

Tutti applaudivano e invocavano Mao, Ho Chi Min e il "Che", ma nessuno di loro conosceva la realta' di questi paesi, e chi erano veramente questi personaggi e per che cosa veramente lottavano e contro chi.
Con indignazione si respingeva il dogmatismo staliniano e ci si entusiasmava per le guardie rosse di Mao che innalzavano milioni di copie  del libretto rosso; si parlava di rivoluzione sessuale poi si leggevano gli scritti di Don Milani; si parlava di rivoluzione leninista e di rivoluzione francese poi si discuteva se stare dentro o fuori in quella o in questa; alcuni invocavano il "Che" e altri scomodano il sovversivo De Sade; si gridava che la ribellione,  dare fuoco e sfasciare tutto era giusto, poi si seguivano le mode imposte dai detentori della produzione dei prodotti di consumo anche frivoli; lottavano contro le multinazionali americane ma bevevano coca cola che per molti voleva dire esempio di civiltà e di libertà (anche se ancora oggi è difficile capire in che cosa quell'acqua scura con le bollicine, abbia aiutato gli uomini a capire se stessi. Forse senza non sarebbero diventati uomini? Sarebbe comico ammetterlo).
Quello che domina incontrastato è l'eccletismo, un generoso e confuso eccletismo; è lui il vero protagonista del '68; bastava assistere alle assemblee; di ogni colore. Poi appena fuori si ritornava alla clava, ai bastoni (vedi foto), ai sanpietrini (cubetti di porfido), agli insulti triviali. Alla civiltà!

(chi vuole approfondire prosegua fino in fondo a queste pagine. Alla ottava parte trovera' un link interessante. La storia di Gladio, e alcune singolari battaglie che si svolgevano nel mondo: "per la democrazia", per voler "bere liberamente quell'acqua profumata con le bollicine". E molti ci credevano, perchè non conoscevano le "vecchie volpi").

Di queste schegge alcune finirono nelle mani - si disse - della estrema sinistra - ma ne persero subito il controllo (da chi furono stipendiati resta un mistero; ridicolo e inquietante se erano soldi americani, ma ancora più ridicolo e inquietante se erano soldi sovietici).

Altre schegge, forse usciti dagli stessi apparati dello Stato, non risposero alla gerarchia e alla disciplina di quella macchina organizzativa istituzionale, ma ubbidirono e presero ordini da un'alta autorita' che comandava il singolo apparato (piu' o meno clandestino e spesso anche personale).

E se da una parte della barricata gli "scontenti" erano convinti di essere sulla strada giusta operando nella clandestinita' (spesso "plagiati" con motti e ideologie rivoluzionarie non adatte a una mentalita' italiana, come la tanto invocata "cinese", fatta (come scopriremo più avanti) dai mandarini, una casta  peggiore dei nostri medioevali feudatari - e persino infatuati dai discorsi dell'albanese Hoxha di radio Tirana (!!).

Ma anche dall'altra parte dello steccato (in quella dello Stato)  la convinzione  era identica se non maggiore, perche' non erano (virtualmente) ne' clandestini ne' plagiati, ma erano stati inquadrati e istruiti a compiti ben precisi come in tutte le istituzioni di sicurezza militari di questo mondo. Ogni governo (di qualsiasi ideologia) prende le sue precauzioni e usa poi i "suoi uomini" e i suoi mezzi nelle emergenze. E i servizi segreti assolvono proprio a questi ingrati compiti, e non si scusano del disturbo, ma operano con "ogni" mezzo. Nell'emergenza (per il bene del Paese) scattano sempre all'interno dello Stato i piani antieversivi, e non certo usando prima di agire i comunicati stampa, ma agiscono e basta. Ecco quindi operare alcune strutture particolari, come la "Gladio" e tante, tante altre (spesso contrastandosi a vicenda proprio per certi compartimenti stagni inaccessibili ad entrambi). Con quali compiti?

"Assolvere ai compiti informativi (IIIa Centuria, "Colombe") e di sicurezza per la difesa, sul piano Militare (Ia Centuria "Aquile"), dell'Indipendenza e dell'integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o aggressione.
Attività principali: difensiva e in casi di emergenza offensiva  ("IIa Centuria "Lupi")
C'erano  tutti i presupposti che ci fosse il pericolo per l'Italia di diventare una Iugoslavia o una Albania. E dopo trent'anni sappiamo i risultati di simili regimi. Ci furono dunque uomini chiamati a fare il loro dovere, e questi uomini hanno fatto il loro dovere verso lo Stato. (In Grecia e in Albania si andò molto vicino allo scontro traumatico, perfino nel 1980! E in quella estate l'Italia ci andò molto vicino - vedi 1980)
Di destra?. Gli apparati repressivi verso chi e' contro lo Stato sono di "destra" anche quando un governo è di sinistra. E' nella storia passata, e cosi' sara' in quella futura. Ogni potere esecutivo agisce con gli apparati di cui dispone lo Stato. Ogni tipo di governo (e ancora di piu' un suo alleato, forte, pronto ad aiutarlo) crea in parallelo e controlla e mette in moto strutture antieversive.
Dalla N.A.T.O "North Atlantic Treaty Organization", durante i corsi (e ai corsi non mandavano di certo persone se non con una integerrima fedelta' assoluta nello Stato) fu detto ai partecipanti che era stata costituita la Gladio (e tante altre "gladio" - una ventina!) allo scopo di assicurare, in conformità e a integrazione delle finalità e dei principi della Carta delle Nazioni Unite, la sicurezza internazionale e il benessere dei rispettivi Paesi. In sostanza, si mirava a fronteggiare, con l'aiuto americano e attraverso una preordinata collaborazione soprattutto militare, l'eventuale espansione della potenza Sovietica verso l'Europa Occidentale.
La "guerra fredda" spinse gli uomini della Nato a far scendere in lizza tutti gli anticomunisti disponibili, perfino reclutandoli negli ex nazisti, e ando' a ripescare in Italia fra gli ex fascisti quelli che erano stati durante la guerra catturati e che si erano ostinatamente rifiutati di collaborare con in nuovo "alleato" fino all'ultimo minuto per "dignita'", fedeli all'unica parola data. E nell'emergenza scelsero proprio questi: gli unici che possedevano la fierezza nazionale, i piu' fidati, quelli che non si erano subito riciclati e inseriti nel nuovo "regime" per opportunismo e per mantenere il controllo di molte amministrazioni dentro la  DC dal 1948 in poi. Fra questi ultimi non c'erano persone affidabili. "Chi tradisce una volta lo fa anche la seconda, l'ambiguita' e' una pelle che non si cambia. Meglio gli ex irriducibili, i nemici tosti" si dissero alla Nato, o meglio alla Cia..

Fu anche detto a questi uomini -senza mezzi termini-  che, la "Guerra fredda", sarebbe stata calda, anzi caldissima! E negli anni che seguirono fu dimostrato quanto erano veritiere queste parole. Perche' anche i "rossi" risposero in seguito con le stesse strategie, con il terrorismo. Potere Operaio infatti si adeguo' agli eventi e affermo' "mai piu' senza fucili", e Curcio e Negri scrivevano altrettanto "bisogna possedere potenza di fuoco per ottenere potenza politica". E fu l'escalation.

Ma ritorniamo agli eventi dell'anno. Da questa generazione dell'era atomica, in America, in Giappone, in Europa, nei Paesi dell'Est come in Polonia, quindi in Italia, irrompe dunque la contestazione studentesca. Un fenomeno dove c'erano spinte e motivazioni transnazionali, che dilagarono sul pianeta con una rapidita' incredibile. Da semplice contestazione si trasformo' in certi Paesi in una vera e propria rivolta; come a Parigi, dove si temette nel "Maggio francese" una nuova "Rivoluzione" quando la capitale fu circondata dall'esercito pronto a intervenire con i carri armati. Scontri durissimi fra dimostranti e polizia che andranno a coinvolgere anche le masse operaie delle grandi fabbriche paralizzando la Francia. Lo stesso De Gaulle sciolse le Camere per nuove elezioni che segnarono una severa sconfitta delle sinistre; il governo si sposto' decisamente a destra. (questo il risultato in Francia, con l'Italia che guardava e che qualcuno voleva forse imitare. Cosi' in Germania, Grecia, Cecoslovacchia, Polonia, Messico, Brasile, Giappone ecc).

In Italia dalle occupazioni delle Universita' si passo' agli scontri nelle piazze e nelle vie, con interventi della polizia che causarono incidenti molto gravi. Infine, come in Francia, una parte del Movimento nel momento in cui stava esaurendo motivazioni e energie inizio' a politicizzarsi con varie ideologie (frange di riformisti, critici del revisionismo del PCI, moderati di destra e sinistra, estremisti neri e rossi, i cosiddetti nuclei nascenti ecc. ) che li portera' a combattersi fra di loro aspramente, riaprendo antiche ferite (quelle della Resistenza e della RSI). 
Ma non rimase assente nemmeno il mondo cattolico; vedremo la "chiesa di classe" creare grosse lacerazioni dentro quelle comunita' che piu' nulla avevano a che vedere con le precedenti.

All'interno di questi movimenti ormai frantumati, alcuni gruppi "affratellandosi" con gli operai e sposando la loro causa si trasferirono dalle aule scolastiche ai cancelli delle fabbriche innescando una serie di autonome contestazione operaie sempre in crescendo (2345 di numero, con 70 milioni di ore perse in questo '68) che coinvolsero milioni di lavoratori. Lotte che dilagarono sempre di piu' in alcune fabbriche, fino a culminare nel '69 con l'"autunno caldo".

Erano fino allora,  operai e studenti (questi ultimi fanno ancora parte di una "scuola di classe")  due mondi lontani, con poche, anzi nessuna ideologia in comune, che non si conoscevano, ma che da questo momento proprio dalle contestazioni e dai vari gruppi rivoluzionari apprenderanno il metodo della lotta per colpire a fondo il capitalismo italiano. Ecco così  mutuare i cortei, i sit-in, gli scioperi a singhiozzo, alternati o a scacchiera, le riduzioni o i sabotaggi nella produzione; e tante assemblee permanenti dentro i cancelli che diventeranno veri tentativi di occupazioni non solo fatte dagli interni ma anche da elementi infiltrati (quelli che con una ineccepibile dialettica davano fuoco alle polveri)

Si chiudeva dunque un periodo che non ottenne grandi cose, ma lasciava dietro di se' "idee nuove" di come portare avanti le lotte; sono i "modelli di lotta" che mutueranno sempre di piu' le manifestazioni operaie, poi il prossimo anno se ne impossesseranno anche le femministe e infine i vari movimenti di protesta.

Ma parallelamente dentro questo clima, altri gruppi svilupparono non quella che indicava Moro, la "strategia dell'attenzione", ma quella che fu poi chiamata la "strategia della tensione", ed ecco (il prossimo anno) il primo dei gravissimi fatti di sangue, come la strage di piazza Fontana a Milano, che diede il via agli "anni del terrorismo". Si voleva mettere fine a un periodo (con un "giro di vite") e invece fu l'inizio. 

Qualche "professorino" da entrambe le due barricate comincio' a ordire manovre con folli strategie di guerra. Da una parte una estrema destra che temeva uno slittamento a sinistra, e una estrema sinistra che temeva lo spostamento verso il centro della sinistra storica; e questo non lo gradiva proprio per nulla, anzi contestava apertamente con "ogni" mezzo. (anche questo non era nuovo per chi ricorda gli ultimi mesi della guerra mondiale).

A comportarsi ambiguamente sono quasi tutti i partiti; tutti si misero a civettare; e ognuno credeva di poter strumentalmente utilizzare a proprio vantaggio le forze di questa carica rivoluzionaria, senza però affrontare a fondo e col proprio impegno ideologico, una analisi vera sul perchè erano nati questi movimenti contestatari. Tutti andavano a caccia di voti e la demagogia si spreco'. Gli interventi dei politici sulle pagine dei giornali di questo periodo sono tutti uguali: vogliono educare ma non conoscono le regole dell'educazione. Si perdono solo in chiacchiere.

Compreso il PCI e altri partiti; dalle punte estreme del comunismo ufficiale poi si passa attraverso il cattolicesimo del dissenso  e si arriva fino al Psiup.
Il clima dentro i socialisti dopo le elezioni di maggio era: A) il clamoroso insuccesso dell'unificazione; B) il fallimento del centrosinistra; C) le lacerazioni nel partito.

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