ANNO 1969 - (provvisorio)
( Anno 1969 - Terza Parte )


Il governo i sindacati impongono orari, salari, festività, commissioni interne, e regalie varie? Avviene una reazione nelle imprese ed è una manna per i piccoli improvvisati imprenditori; si fregano le mani dalla gioia, non credono alle loro orecchie. I grandi complessi parrebbe che si stiano avviando verso il suicidio (ma è solo apparente, per non pagare "dazio") e loro stanno crescendo in competitività, in termini di profitti, e si stanno allargando a macchia d'olio sull'intero Paese che non aspettava altro. A pagare a caro prezzo questa trasformazione sono i lavoratori dipendenti e tutte le categorie a stipendio fisso, quindi compresi gli impiegati. (finito questo biennio, fino al 1981 si "viaggia" in Italia con una media inflazionistica annua del 16-18%; cioè sono dolori anche per i colletti bianchi).

Territori a vocazione contadina si trasformano tutti in ambienti di piccoli imprenditori. Nascono i sottoscala, i piccoli capannoni, le case diventano laboratori, e gli italiani intraprendenti tutti a lavorare come nella prima rivoluzione industriale, 14 -16 ore al giorno come negri, ma questa volta spinti da un forma masochista che paga, procura i dane', i schei, le palanche, i soldi! il benessere; e presto diventa una vera e propria "malattia". Tutti a testa bassa. Una cultura questa che si diffonde, e che paradossalmente porta perfino a fare a meno della scuola. Le Università ora sono libere a tutti, ma 92 su 100 ci provano a fare qualche anno poi buttano la spugna. La scuola di classe ha partorito abilmente e demagogicamente gli illusi, i rinunciatari non si contano. Abituati i figli a vedere soldi facili, preferiscono subito continuare la strada dell'opulenza tracciata dal padre che molto spesso ha meno scuole del figlio, e ha sulla bocca il solito ritornello "guarda me, con solo le elementari, dove sono arrivato!".
Fu una manna per le correnti politiche locali; entrato in crisi il "triangolo industriale", c'era spazio ora pure per loro per costruirsi i propri piccoli feudi nelle piccole province. Creando delle amministrazioni locali compiacenti (e queste ora diventeranno le nuove "parrocchie" a cui rivolgersi e loro i nuovi "santi" protettori).
Nel Nord evitando provvedimenti di contenimento degli strumenti legislativi locali, e nel Sud garantendo l'assistenzialismo, riuscirono su questi territori a farne dei veri e propri serbatoi elettorali per i pacchetti di "tessere", che a Roma erano poi quelle che contavano nella spartizione del potere governativo. Prendiamo i nomi dei nuovi emergenti dentro le correnti dei partiti di governo, soprattutto democristiani, diamo un'occhiata dove sono nati, e scopriamo che sono Vicentini, Trentini, Padovani, Marchigiani, Emiliani, Bergamaschi, Abruzzesi, Toscani, dell'Irpinia ecc. ecc. I nuovi Feudi.

Sta cosi' nascendo l'imprenditoria marchigiana, quella romagnola, la toscana, la emiliana, la bergamasca, sta facendo i primi vagiti quella veneta con un mercato in casa propria proporzionale alla popolazione residente, quindi altamente potenziale.
Dunque un boom. Nascono ovunque supermercati, magazzini di vestiario, artigiani di maglie e maglioni, di biancheria, di scarpe e scarponi uno dietro l'altro, sarti che diventano subito industriali (pardon stilisti); ex confezionatori di scatolette di sapone in polvere diventano industriali chimici; ex pescatori, proprietari di alberghi e di stabilimenti balneari, e via verso quello straripamento di piccole aziende marginali. C'e' in crescendo tutto il terziario di massa.
Diffuso è poi il desiderio della proprieta' immobiliare, che viene subito soddisfatto con delle agevolazioni da capogiro, 1% sui mutui casa, comprese quelle al mare. Si concedono in un anno licenze per 6 milioni di vani, e tutto l'indotto spesso rabberciato e poco qualificato va alle stelle, sbanca l'economia. Il Pil del Terziario (ufficiale) per la prima volta nella storia d'Italia supera quello industriale, il 39,8 contro il 39,7, e presto lo superera' perfino con gli addetti, ha ora il 38,4% contro 44,4%, ma in dieci anni si portera' al 50,9% contro il 36,3%. Sta iniziando insomma in questo fine Anni Sessanta, un'altra Italia.

E il "proletariato"? Scomparso! E se sulla costa romagnola, ligure, toscana, veneta, friulana, si vendevano (si svendevano) i terreni delle vecchie colonie fasciste o demaniali o comunali come le noccioline firmando una barca di cambiali e mutui con le locali compiacenti banche (di partito), a Torino usando invece camion di cambiali e mutui, venivano concesse nel corso dell'anno 80.000 licenze di costruzioni; di piu' che a Parigi e Londra messe insieme. (e che a occhio e croce erano 300.000 voti assicurati al referente di turno che ringrazia e chiede il voto e l'iscrizione: cioe' la tessera, poi al Congresso del suo partito alza la voce. "Io ho questo, e quest'altro e ho quindi le mie realta' locali da soddisfare. E giù a votare o a farsi votare leggi e leggine e a farsi "largo" per scalare il "Palazzo".

Da questo '69 in avanti domina Rumor, e trasforma il vicentino; Piccoli trasforma il Trentino, Bisaglia il Padovano, Gaspari l'intero Abruzzo, De Mita l'Irpinia, Andreotti a Roma (prende di solito 600.000 voti non certo perché è bello e bravo, ma abile lo è), ecc. ecc. ecc. Interventi a pioggia, altro che rivoluzione proletaria, c'e' la rivoluzione del benessere, mai prima d'ora goduta da queste popolazioni, che ringraziano e accettano di prendere opportunisticamente tessere e tessere. Fino a quando farà loro comodo, poi nel '90 le butteranno a mare (molte democristiane ma anche quelle che nell'80 le avevano rimpiazzate, cioè le socialiste). Molti politici si chiesero il perche' di questo improvviso tracollo, la gratitudine dov'era andata mai a finire?

Nei progetti degli utopistici "incazzati" rivoluzionari proletari (e non solo loro, ma anche fra i "cesari" della politica, vista la disonorevole caduta negli anni '80 e' 90) non si era tenuto conto di questo epocale cambiamento, non vedevano queste realta', erano convinti di aver a che fare con delle formiche lavoratrici stupide (ieri proletarie affamate, ora autonome, tutte verso l'ingrasso, e la domenica al mare). Se c'era una cosa che temevano gli italiani in questo periodo era che finisse questa prosperosa crisi; delle avventure reazionarie non ne volevano proprio sapere. La smania era una sola, produrre e consumare, e se c'era una ideologia, questa era più solo quella venale e edonistica; le altre tutte un colabrodo.

E chi non era già salito "sul carro", nel vedere l'amico o il parente catapultato nel benessere per il solo fatto di avere iniziata una qualsiasi ed estemporanea attività, non si disperava più di tanto, anche lui aspettava la sua occasione. Che per molti, moltissimi venne. I 170 venditori ricordati sopra di quella famosa ditta tedesca, entrati come dipendenti, dopo pochi anni (4) diventarono 170 imprenditori autonomi, con auto, magazzini, e la sede locale per proprio conto. L'azienda vendeva comunque, anzi più di prima, ma non aveva più 170 stipendi da pagare. Bene per l'azienda e bene per i dipendenti. L'azienda come si dice in questi casi, ebbe la moglie ubriaca e la botte piena. Infatti sotto la spinta utilitaristica i 170 mica facevano più le visite-vendita a vuoto, le facevano mirate e oculate non come quando erano dipendenti. Risultato: nell'azienda in due anni ci fu il raddoppio del fatturato, non aumentando i dipendenti ma eliminandoli del tutto. E gli ex dipendenti guadagnarono il quadruplo e anche il sestuplo. Cioè il plusvalore maggiore andava nelle tasche dell'ex dipendente, perche' era la distribuzione che costava. Marx questo non lo aveva proprio previsto. (qualcosa aveva accennato: che il capitale avrebbe trasformato la dignità umana in merce di scambio. E sta avvenendo proprio questo: molti credono che ogni uomo ha un prezzo, ed entrati in questa ottica dimostrano che anch'essi hanno un prezzo, e prima o dopo qualcuno se li compra).

Il modello "lavoratore sociale" andava bene come idea, è del resto quello che desidera ogni uomo in ossequio ai comandamenti cristiani (platonici) o sotto la spinta di un sentimento privilegiato (o ideologico quando ci sono "tempeste" sociali), ma il modello "lavoratore imprenditore", "lavoratore proprietario", (si dissero una buona parte degli italiani a se stessi) era meglio; ci si avvicinava subito al modello edonistico "americano", all'utilitarismo ricardiano liberista e non al collettivismo stalinista comunista o maoista.

Sulla "rossa" Costa Romagnola queste idee in questo 1969 erano già molto chiare. Gli albergatori in inverno andavano a caccia nei Paesi dell'Est, facevano tante spedizioni in Russia, osservavano con curiosità i kolchoz, ma poi andavano a vedere com'erano fatti gli alberghi a Miami Beach. Il sig. Amati rientrò a Rimini e si mise in testa di costruire nel suo albergo anche la piscina (la prima su tutta la costa romagnola). Lo presero per pazzo "ma come siamo sul mare!?" dicevano gli altri. E lui, "non vi preoccupate, gli italiani non sono ne' russi ne' cinesi, vogliono fare gli americani, aspettate un paio d'anni e vedrete chi ha ragione. Non basta piu' la pensioncina, bisogna creare il lusso, il divertimentificio, il paese dei balocchi" Quando il suo albergo con piscina cominciò a fare il tutto esaurito già a dicembre, allora capirono tutti cosa bisognava fare, e si adeguarono. Come?
In Romagna in questo 1969, le banche non avevano cassetti pieni di cambiali, avevano degli scaffali, dei saloni interi per riporle, montagne di pagherò con dietro dieci girate. In pochi anni tutte onorate dagli ex pescatori, in breve tempo proprietari di alberghi sempre sempre più grandi.

Al ritorno dai viaggi, alla sera, nei bar, o dentro le prime loro associazioni, fra i neo-albergatori, si poteva tastare il polso di questa nuova Italia che stava nascendo: liste zeppe di prenotazioni per i bagni di mare e di sole, e non bagni di sangue rivoluzionario e "Soli dell'Avvenire". Erano queste riunioni i veri sistemi informativi, finanziari economici e politici dell'Italia 1969. Alta scuola! Migliore di qualsiasi Universita' di Economia e Commercio, di Scienze Politiche o di Sociologia, e di qualsiasi sede politica parlamentare dove si stavano facendo le semplicistiche "operazioni chirurgiche" della programmazione economica o le "nuove svolte" politiche (i centrosinistra zoppi).

Leggere in questo periodo gli opuscoli di Toni Negri o i fogli di Lotta Continua di Sofri, e poi guardare l'esplosione produttiva autonoma dei veneti (cattolici ex contadini ma in un balzo subito a vocazione imprenditoriale) romagnoli o marchigiani (comunisti ex pescatori ma anche loro con in comune la stessa vocazione imprenditoriale) ecc. ecc. viene da sorridere;  comparando certe ideologie con la realta', sembrano scritti in un altra epoca. Uno storico del 2100 non ci si raccapezzerebbe nel leggere le une e contemporaneamente le altre.

A Bellaria (la preferita dagli operai Fiat) l'Albergo Margherita e tanti altri chiedono in questa estate 1969, 1100-1300 lire al giorno . La metà di quanto si prende a Torino con la cassa integrazione (2400 lire). Basta questo dato per capire tutto il resto. Che gli italiani non erano ne' cinesi ne' russi. La vera Italia si stava sempre di più allontanando dal fascismo tradizionale e dal progressismo socialista. Il contesto sociale era mutato, si era unificato. Le differenze tra fascisti e antifascisti erano culturalmente, psicologicamente e anche fisicamente intercambiabili. Stava nascendo la "cultura di massa" che sbarazzandosi di quella ecclesiastica, moralistica e patriottica sempre di piu' veniva catturata dalle nuove "leggi" della "nuova cultura", permissiva, tollerante; quella del consumo.
Poteva questa nuova Italia scontrarsi nelle piazze (o accettarne l'idea) di un restauro del fascismo con una falsa e retorica nostalgia? Poteva questa Italia creare i kholkoz russi?

Non di meno dall'altra parte, in quelle "schegge impazzite": ubriacature ideologiche, infatuazioni, sogni, miraggi, mistiche contemplazione rivolte a Mao (perfino in Albania si guardava!) o alle utopie marxiste-leniniste, ma del tutto ignari dei meccanismi sociali ed economici realistici degli Uomini; che non sono uguali a quelli delle formiche, perchè - diceva Wiener - altrimenti si vaneggia, e non si conoscono bene ne' le formiche ne' gli uomini.
"L'individuo umano ha sempre rappresentato un costoso investimento di studio e di cultura, ma giacche' e' possibile al potente di turno disfarsi dell'enorme vantaggio dell'istruzione e servirsi del materiale umano per organizzare lo "Stato" delle formiche, questo dio che si crede onnipotente, si rende responsabile di una degradazione della natura stessa dell'uomo e che se un essere umano e' condannato a svolgere le funzioni limitate della formica, non soltanto cessera' di essere un uomo ma non sara' neppure una buona formica".
Ne sanno qualcosa quelli che convinti di aver ottenuto il totale consenso e asservimento (i totalitaristi) caduti poi nella imponderabile disgrazia, in sole 24 ore i loro monumenti a loro dedicati sono andati in frantumi, le loro teorie ripudiate, e i loro libri hanno alimentato dei grandi falo'. Gli uomini appunto non erano diventati in questi anni Sessanta ne' formiche (nelle catene di montaggio o nei kolkhoz) ne' "uomini responsabili" (nella rivoluzione, nel terrorismo, nell'inquietudine e perfino nella vilta') ma solo e nient'altro che "uomini", con tutte le contraddizioni. "E guai a non esserci queste contraddizioni, sono solo queste che ci distinguono dagli animali" cari a Maeeterlinck (Vita delle Termiti) o a Orwell (Fattoria degli animali)" Ed e' sempre Wiener a dirlo.
(lui che semmai visto che e' stato il padre della cibernetica, si potrebbe anche arguire che pensasse l'incontrario).
"Non sono affatto abnormi e inutili tutti quei comportamenti umani che non hanno la razionalità, la meccanicità e la produttività dei meccanismi autoregolantisi (comprese quelli politici ed economici). Se si vogliono trarre conclusioni sull'uomo bisogna studiarlo e accettarlo complicato com'e'". (Wiener, Introduzione alla cibernetica, Ed. Boringhieri)
(E' per questo che ogni "sistema" o le teorie economiche, non sono assolute, ne' integralmente esportabili, ne' imitabili su un altro territorio, anzi spesso le stesse teorie non hanno nemmeno una continuità dove sono state concepite, applicate, o hanno ottenuto per un breve periodo successo).

MA PASSIAMO ORA ALLA CRONOLGIA DEI FATTI
DOVE L'ITALIA MONOLITICA RICEVE UN GRANDE SCOSSONE
IN QUESTO ANNO 1969

Uno scossone che Giorgio Bocca ci descrive cosi' nel suo libro Il provinciale: "Un giorno l'immane societa' sotto controllo, la massa cementata di reverenze e di obbedienze non tiene piu', va in cortocircuito, come se sentisse un bisogno di elettroshock, di salasso, di sbornia. Allora basta un confuso velleitario "Sessantotto" studentesco a ridurre come re nudi le eccellenze e le eminenze, bastano cinquanta, cento estremisti, poveri scalzacani ma morsicati dalla volonta' di potenza, che si danno la voce e si ritrovano a far tremare lo Stato.
(l'audio nell'anno '68 l'avete sentito?)

"Pochi, ignari dei meccanismi sociali ed economici, eppure bastano a tenere l'Italia nel terrore e nel marasma per piu' di dieci anni. Ma il merito non e' di questi pochi che procedono per infatuazioni, sogni, bricolage culturale, e' del punto critico a cui e' arrivata la massa sociale, repleta di pigrizie, automatismi, ripetizioni, noia.(non formiche appunto- ndr) Il piccolo lascito del Sessantotto, una piccola selezione dei violenti e dei fanatici che hanno fallito la rivoluzione culturale ma capito come sia facile con una sbarra, con una rivoltella, farci vivere nella paura, farci cagare sotto, bastano ad aprire la stagione del terrore, a riportare l'intero ceto dirigente, le eccellenze, le eminenze ai soliloqui della paura, dei vaghi rimorsi e della scaltrezza che in alcuni fanno impennare il coraggio, in altri la vilta'".(Giorgio Bocca, "Il provinciale. Settant'anni di vita italiana", Ed. Mondadori, 1991)

  < < inizio ANNO 1969      Continua > >

(pagine in continuo sviluppo -(sono graditi altri contributi o rettifiche)