ANNO 1969 - (provvisorio)
( Anno 1969 - Sesta Parte )

"O io o il caos", e i francesi preferirono il caos.

9 NOVEMBRE - Nella DC, dopo Macerata si cambiano "le carte". Infatti e' proprio FORLANI a sostituire PICCOLI alla Segreteria. Segue poi un chiarimento dentro la corrente dorotea sciolta il 20 ottobre da Rumor. Nasce cosi' la corrente Impegno Democratico con ANDREOTTI e COLOMBO, mentre dentro la vecchia corrente restano RUMOR e PICCOLI a cui danno un nuovo nome: Iniziativa Popolare. (sono due potenze che per governare nei prossimi nove anni non si risparmieranno reciprocamente colpi mancini o compromessi).

13 NOVEMBRE - Alla Pirelli di Milano, si va subito al pragmatico, come nella vecchia tradizione (come nelle vertenze del dopoguerra, e lo abbiamo gia' letto negli anni 1943-45), dopo le agitazioni si e' preferito non aspettare gli interventi o le demagogiche soluzioni politiche, e fra azienda e sindacati si firmano accordi e si concedono:  i diritti di assemblea, il caporeparto sindacale e il premio di produzione. Nei "rapporti" con delle reciproche equilibrate "riunioni" di forma una contrattazione permanente degli aspetti normativi futuri. Ci si avvia per la prima volta verso il riconoscimento di una autorevolezza dei sindacati e quindi delle maestranze. Non e' una conquista operaia ne' una sconfitta degli imprenditori, ma e' il riconoscimento del segno dei tempi, che sono molto mutati dal primo dopoguerra. Non siamo ancora alla "societa' aperta", ma e' tramontato il vecchio corporativismo, l'azienda autoritaria, quella paternalistica cesarista;  ne' è possibile il collettivismo perche' ci sono gli italiani in Italia, e non i russi o i cinesi.
Due sono le alternative: o si cammina verso una "societa' aperta" o si chiude.

Pirelli gia' prima e dopo il dopoguerra, prima di tutti, aveva stemprato le tensioni (e indico' la strada a Valletta (Fiat), a Randone (Ansaldo) a Olivetti), e anche qui ora traccia una strada da percorrere. Ma ci sono ancora nella classe politica molte ottusita', da una parte alberga ancora la liberal borghesia mentre l'altra e' ancora legata ai timori delle utopistiche rivoluzioni sociali plebee del proletariato, marxiste leniniste, e ora si fanno prendere dall'angoscia per alcune (patetiche) schegge perfino maoiste; quelle "infatuate" persino dai capi politici albanesi. Non avevano di meglio!!

I primi guardano al liberismo americano ma restano degli arroccati borghesi, i secondi guardano al collettivismo sovietico, ma poi gli iscritti, vogliono essere liberi di vestirsi come vogliono, andare a fare i bagni a Rimini, ad Alassio o a Jesolo, e se hanno iniziato un'attivita' il primo stimolo dominante che li trasforma tutti in stacanovisti e' quello di cercare di evadere le tasse. Del "lavoratore sociale" se ne parla ma e' "quello" degli altri, il proprio e' invece individualistico, spesso rapace, e con poco senso dello Stato, ma non per colpa loro, perche' finiti i cosiddetti "valori" dei presidii di quella secolare educazione cattolica che si arrogava il diritto di gestire la societa' civile in tutti i suoi aspetti, nessuno ha sostituito qualcosa di valido,  nuovi modelli, "credenze" in altri valori. Si lotta per una "liberta' anarcoide", invece che per una "liberta' civile e sociale". Si guarda al modello "Albania", e questo -e non solo a posteriori- è già sufficiente per capire il tipo di "follia" 

Poi ci sono i "maoisti", gli "incazzati", rifiutano una societa' che vede la piu' alta meta esistenziale nella produttivita' portata agli estremi, ma sono al tempo stesso loro il prodotto di quella societa'. (leggere anche in Costume la pagina su Lucio Battisti). A Torino, o a Milano o a Pisa la nuova sinistra e' ben vestita, nei cortei o nei cancelli della Fiat sembrano dei figurini, quasi dei gaga', non hanno l'aria degli sfruttati. Sono impegnati ideologicamente, ma quando assaltano i supermercati non prendono mortadelle ma prendono champagne, caviale, salmone ecc.

Li conoscera' in seguito e ne sa qualcosa GIORGIO BOCCA. Dopo che erano stati uccisi il giornalista Casalegno, gambizzato Montanelli e assassinato Tobagi, Bocca ricevette delle telefonate, adesso tocca a te, e lui si barrico' in casa, poi si rifugio' a La Salle, in montagna, lontano (lui credeva) da imprecisati loschi figuri proletari che lo volevano morto. Poi un giorno arrestarono i responsabili della esecuzione di Tobagi: Morandini e Barbone, e a Bocca gli venne un giramento di testa. Erano i figli dei suoi amici, amici dei suoi figli che erano andati a passare qualche giorno di vacanza e li aveva ospitati proprio in montagna a La Salle dove si era rifugiato; e lo stesso figlio di Casalegno suo collega e  amico, militava in Lotta Continua. (da Il Provinciale, Giorgio Bocca).

19 NOVEMBRE - Ritornando alla Pirelli, l'azienda insomma conclude gli accordi con i sindacati, ed evita i gravi incidenti che dopo quattro giorni, il 19, faranno di Milano una citta' in mano a un gruppuscolo di "maoisti" che tenteranno di speculare sulla "favorevole" situazione che si sta creando fra imprese e sindacati. Il loro timore e' quello che se i sindacati ormai cosi' uniti otterranno altri accordi, Mao rischia di non arrivare piu' in Italia e temono proprio di vedere il PCI entrare in sacrestia a fare la comunione. L'odore di zolfo e' decisamente maggiore dentro gli estremisti della estrema sinistra che non in quelli di estrema destra, anche se saranno questi i primi a incominciare e gli altri ad adeguarsi (c'è chi chi dice l'incontrario, ma non cambia nulla)

In questo giorno si sta svolgendo, promosso dalle tre confederazioni sindacali unite, un grande Sciopero Generale in tutta Italia. In piazza scendono venti milioni di italiani per chiedere soluzioni ai problemi di rinnovamento della societa', una nuova politica urbanistica, servizi e serie politiche economiche. Un invito ad affrontare problemi che non possono essere più rinviati e le soluzioni non possono essere più parziali e settoriali. In tutto il Paese la vita si e' fermata, le attivita' produttive interrotte nelle fabbriche, quelle degli uffici pure, compresi i commercianti e gli artigiani. E' la prima volta dopo molti anni che la grande massa fa sentire il suo peso e la sua forza.

Milano come tante altre citta' sta vivendo questo giorno con una grande maturita' democratica, ma viene turbata da gravi incidenti. I tre sindacati uniti hanno fra l'altro organizzato un convegno al Lirico;  per la prima volta con la nuova strategia unitaria riscuotono il gran consenso dei lavoratori. Si stemprano vecchi rancori, i segretari parlano e ricevono approvazioni e applausi.

Ma a qualcuno questo clima democratico civile e ordinato non piace. Prima il Movimento studentesco, poi gli anarchici, infine l'unione dei marxisti leninisti maoisti, complessivamente poco piu' di un migliaio, entrano in via Larga scandendo slogan per "un altro tipo di lotta dei lavoratori". Si cerca l'incidente per entrare in azione e l'incidente arriva quando all'uscita del Lirico la massa di convenuti si scontra con il corteo. Una camionetta della polizia in una manovra urta e butta a terra due persone. E' la scintilla.

La violenza degli scontri diventa impressionante e si estende in tutto il centro cittadino, da piazza Missori a Piazza Duomo, fino al palazzo di Giustizia. Barricate, spranghe, candelotti lacrimogeni, sassi, cariche, caroselli, e corpo a corpo fra poliziotti e manifestanti trasformano la citta' in un campo di guerra; nella "Battaglia di via Larga", l'aria con i numerosi candelotti fumogeni diventa irrespirabile.
Il bollettino di guerra è drammatico, oltre che centinaia di feriti, un agente morto, colpito da una sprangata: Antonio Annarumma.

Si parlò di provocazione della polizia. Non era affatto vero. Tutt'altro. Sapendo che sarebbe andata a finire così, all'alba nella caserma "S.Ambrogio" e "Adriatico" sede del terzo raggruppamento Celere di Milano ci fu quasi un ammutinamento, centinaia di agenti volevano rifiutarsi di prendere servizio sapendo cosa li aspettava. E un'altra protesta la fecero dopo gli incidenti.

16 NOVEMBRE (3 giorni prima degli indidenti) - Per non indebolire il partito in quella che viene chiamata "situazione d'emergenza", rientra nel MSI guidato ora da Almirante, RAUTI con una parte di Ordine nuovo. Una minoranza di questo gruppo dissidenti, in polemica con Almirante e Romualdi non intendono perseguire il metodo democratico del nuovo segretario, ne' intendono abbandonare i riferimenti al fascismo. Con le idee di voler restaurare quel regime sepolto dalla storia, vanno a fondare un nuovo movimento politico: Ordine nuovo rivoluzionario. Sede Mestre fra cui spicca Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, e un certo Martino Siciliano che poi dopo molti anni verso la fine del 1994 diventera' collaboratore di giustizia e rivelera' "alcuni misteri" (del suo gruppo e di quelli che erano in strettissimo contatto con l'organizzazione - almeno così dirà) sulla strage di Piazza Fontana (che pubblichera' Il Borghese il 28 dicembre 1997) dove accusa apertamente alcune di quelle cellule venete impazzite, quella parte del gruppo di Ordine nuovo rivoluzionario che era entrata in forte polemica con Rauti e disprezzavano la resa del segretario del MSI Almirante, che forse anche se non era estraneo a certe spedizioni punitive, scazzottate, ed alcuni assalti alle sedi dei partiti di sinistra, poneva certi limiti, accettava una linea più morbida, un apertura al sistema, e perfino un appoggio al governo se questo si fosse dimostrato all'altezza per eliminare prima di tutto alla radice le tensioni sociali e capace di prendere delle serie misure per l'ordine pubblico. Il malessere si stava diffondendo nei ceti medi e altrettanto dentro il mondo dei lavoratori, qualche provvedimento in concerto lo si poteva prendere, una coscienza nazionale e civile bisognava almeno provare a ricostruirla. Questo andava dicendo Almirante.

Ma se gli irriducibili della destra hanno i deliri golpisti e il partito di Almirante si attira critiche di ambiguitù, nella sinistra non è che fila tutto liscio, riceve anche questa accuse di ambiguità, di conformismo, critiche sul revisionismo in atto, accuse di immobilismo. E le aperture (i dialoghi) con il centro lo considerano un tradimento della sinistra storica. Le tentazioni dei dissidenti sono quelle di una aperta ribellione; prima in una forma critica su libri, giornali, manifesti e slogan, poi seguendo anche loro la corrente degli estremisti di destra in una forma destabilizzante.

Non sanno esattamente cosa vogliono ma in mente hanno qualcosa di nuovo, molto diverso dagli ideali marxisti leninisti e dal comunismo maoista, ma ancora molto vago; nuovo ma ancora indefinito, confuso come progetto rivoluzionario perche' non facile da inventare. E fanno dell'antifascismo "fascista". E usano i mezzi peggiori, seminano il terrore negli scontri e il terrore con gli attentati. Che non sono nella tradizione della sinistra, ma ora ci sono i dialettici (i professori) e questi sono capaci di creare nei seguaci vanita' e illusioni e quel che e' peggio le loro "imprese" le teorizzano con l'autovalorizzazione, le fanno diventare narcisistiche, emulative, si sparera' e poi ci si vantera', perche' questi giovani plagiati, con valutazioni rudimentali credono veramente di aiutare la causa (un mondo migliore, fare una societa' diversa con la rivoluzione sociale) e si vantano delle loro imprese perche' credono in quegli pseudi-ideali. Sono degli illusi, e si trasformeranno in terroristi quasi senza rendersene conto. Infatti uno di loro, non pentito ma consapevole di aver vissuto un'illusione dira' dopo molti anni quasi a discolparsi che "la lotta armata non l'ho incominciata io, e le BR non le ho fondate io. Ma gli ideali erano forti e io li ho condivisi"

Se anche dentro il partito della sinistra c'era revisionismo e altri ideali, altrettanto nei capi storici dei gruppuscoli che si staccarono c'erano ideali diversi, ma diversi l'uno dall'altro (c'era il vago, accennato sopra) infatti ognuno insegui' e sogno' a suo modo un mondo impossibile percorrendo strade impraticabili (ma questo lo confesseranno solo molti anni dopo).

Marco Travaglia cosi' commenta "In Italia la melma avvolge tutto e tutti, compresa una certa destra che vorremmo degradare sul campo, privandola di anagrafe politica, ma resistiamo alla tentazione perche' in fondo quei settori della destra neonazista e golpista stanno alla storia della destra pulita e democratica come le Brigate Rosse e Lotta Continua stanno alla storia della sinistra".
In poche parole non si salva nessuno dalle colpe. Lo scissionismo era un male comune, e le cause erano a monte, dove non si riuscì ad arginare e a modificare il corso degli eventi, o a denunciarne subito le falle che si erano create. Per anni; si persero così dieci anni.

Anche la stampa non fece mai autocritica, non voleva mai vedere il "rosso", ad ogni botto solo il "nero", tanta retorica, ragionamenti prefabbricati. Spesso rovinando un lavoro portato avanti da anni. Quando (insistendo) accusarono i servizi segreti deviati, inquinati, impazziti; e i quattromila che ci lavoravano oltre che dai terroristi si dovettero guardare anche fra di loro. Per infiltrarsi, secondi alcuni idioti commentatori, avrebbero dovuto mandare prima un comunicato alla stampa e dire "domani entro li', e una volta dentro mandarne un altro "oggi sono qua,  sono un rosso dentro i neri" o l'inverso.

C'erano titoli come "ma i Servizi che fanno? Ci sono connivenze?". Perfino un Pertini in seguito vaneggerà dicendo le sue panzane. Alla fine si formarono sei comitati, inchieste, commissioni parlamentari ecc ecc. tutti a controllare i controllori controllati che dovevano controllare altri controllati controllori. E alcuni un bel giorno li mandarono a casa; con quale metro valutativo non si seppe mai, e cosa si misero questi a fare a casa, neppure questo nessuno lo sa. Ma si possono solo immaginare.
Ci fu un uomo intelligente che un bel giorno volle creare una grande Banca Dati, fare incroci relazionali, ma dentro nel suo computer volevano guardarci dentro tutti, e un bel giorno lo ammazzarono. (Alessandrini) (ne riparleremo).

26 NOVEMBRE - In questa situazione di tensioni sociali, che ognuno chiama di "emergenza", come comportarsi non lo sa di preciso nemmeno il PCI. Una frangia ha gia' fondato Il Manifesto, ma dalle sue righe i redattori si pongono subito in aperta polemica con la linea seguita dal Comitato centrale, e i dirigenti reagiscono, li espellono con l'accusa di frazionismo. I nomi sono eccellenti, ROSSANNA ROSSANDA; LUIGI PINTOR, ALDO NATOLI, e a Napoli MASSIMO CAPRARA segretario fin dal '44 di Togliatti. Ma l'espulsione non e' proprio unanime, infatti 6 sono per l'espulsione e 3 si astengono. Il malessere interno non e' affatto eliminato.

Ma siamo appena all'inizio. Il contrasto sulla linea da seguire e' come dentro la destra: non si vuole ne' la linea democratica ne' si vuole che il PCI faccia un apertura al sistema e dia un appoggio a un governo per studiare insieme delle soluzioni di carattere sociale, cioe' i temi piu' cari alla sinistra storica. L'unione sindacale (e le conquiste) sono gia' state viste dai dissidenti come un cedimento e  non come una vittoria democratica. (Anche in Russia queste aperture non sono viste bene, si ha quasi l'impressione che i sovietici appoggino l'estrema sinistra; ma un malizioso potrebbe anche pensare che appoggino perfino l'estrema destra pur di rompere il paniere delle uove della sinistra berlingueriana).

27 NOVEMBRE - La Camera approva la legge che istituisce il Piccolo Divorzio (legge 898). Mentre il 4 dicembre si depenna il reato del concubinato e dell'adulterio. Sta per crollare uno dei baluardi della "società civile" cattolica, il tramonto della cultura ufficiale, la fine - dissero i preti - di una "dottrina morale". Agli italiani - dissero - si offriva ora null'altro che: depravazione, vizio, disorientamento, dissoluzione della famiglia, esempi di immoralità, e tutti i pericoli sociali più foschi, oltre che la discesa all'inferno. Sbagliarono e peccarono di arroganza! La "dottrina morale" fu confusa con la "dottrina cristiana". La società umana è una cosa, la fede cristiana un'altra. Anche chi è ateo ha una sua "dottrina morale" che non è certo un marchio esclusivo del cattolicesimo.
Infatti al referendum votarono sì al divorzio anche i cattolici.

A credere alla catastrofe c'era Fanfani che veramente temette la scomparsa della stessa DC, troppo (si pensava) legata alla gerarchia ecclesiastica. Vedremo in seguito il suo attivismo quando la DC prima baratto' con le sinistre la legge sui referendum (che non si era mai fatto, ma si voleva attuarlo in base all'Art. 75 della Costituzione) poi una volta concesso lo baratto' per usarlo all'incontrario; per abolire quella infausta "legge del diavolo".

Ma anche in questa circostanza nessuno aveva capito bene la realta' del Paese. La sinistra non convinta di vincere voleva scantonare (rimando' per quattro anni l'appuntamento referendario - non volevano la "guerra di religione") nel frattempo poneva pesanti richieste sul piano sociale (non ultimo lo Statuto dei lavoratori) e la DC sentendosi la vera e unica depositaria della "dottrina morale", sicura di stravincere il referendum concesse alla sinistra molte richieste, ma ando' incontro come vedremo il 12 maggio 1974 a una sonora sconfitta. Nessuno dei partiti aveva mai tastato il polso degli italiani. Se lo stupore fu grande nella sinistra, lo sconcerto e l'amarezza fu ancora piu' grande nella DC e nei cattolici. (Paolo VI pianse).
Avevano tutti osservato male gli italiani e non avevano creduto alle capacità di evolversi. Avevano sbagliato secolo! Nessuno aveva capito che negli ultimi dieci anni l'Italia era uscita dal vecchio sanfedismo contadino (clericali antirepubblicani, antiliberali, con quella visione unica della vita) e anche dal periodo paleoindustriale. Era progredita, anche se in una forma qualunquistica, purtroppo favorita da una sottocultura e anticultura di massa che nessuno (nel vuoto di potere e di idee) si azzardo' a modificare, e che andra' a organizzare o meglio a condizionare la "nuova vita" degli italiani. Prima la omologava il cattolicesimo ora ci pensa "Carosello" con l'edonismo di massa. C'è il nuovo "potere" dal "pulpito" mediale,  la nuova neoborghesia con i nuovi cicli della produzione, che oltre a essere impegnata a produrre prodotti frivoli e voluttuari, promuove nuovi costumi, tolleranze, lo spirito pragmatico ed edonistico, le liberta', e i nuovo "vangeli", anche in un modo spietato e blasfemo "Non avrai altri jeans all'infuori di me" o "chi mi ama mi segua" recitano i nuovi "comandamenti" nel promuovere un paio di brache di tela blu che usavano una volta i minatori.

Con questa prima frana sul fronte cattolico e conservatore si volle poi impostare un teorema sulle motivazioni della "strategia della tensione" e nel tentato colpo di Stato il 6 dicembre del prossimo anno, quando il divorzio divento' legge il 1° dicembre. Che alla Cia interessasse questo problema sembra alquanto discutibile, come del resto poco interesse potevano avere nel far giustiziare o gambizzare dei giornalisti come Casalegno o Montanelli, qualche giudice, rettore, capo del personale di qualche azienda, sindacalista. Erano solo vendette personali. Erano bravi questi personaggi nel loro mestiere, ma erano soggetti insignificanti sul piano politico, non erano certo individui da fermare perchè potevano causare una destabilizzazione. Popolari si', ma non fino al punto da far scatenare una guerra civile nel Paese per loro.

30 NOVEMBRE - Dopo decenni termina l'annosa questione dell'ALTO ADIGE, dopo le tante promesse disattese. C'erano stati prima tutti gli insuccessi diplomatici dal 1945 in avanti con dei profondi dissidi fra l'Italia e l'Austria. Poi, il 30 gennaio 1961, per rivendicare l'autonomia del Sudtirolo Alto Adige, la strategia adottata da alcuni estremisti fu quella degli attentati dinamitardi che provocarono molti morti, feriti e danni alle cose. Ma anche qui si aggirarono estremisti italiani e molte ambiguità', non furono mai chiarite.

Ma Aldo Moro e Kurt Waldheim finalmente firmano l'accordo di un "pacchetto" di garanzie per la popolazione di etnia e lingua tedesca, che verra' siglato da Camera e Senato il 5 dicembre. Termina cosi', dopo otto anni la "strategia del terrorismo" sudtirolese, esattamente dodici giorni prima che inizi la "strategia della tensione" con la strage di Piazza Fontana che dara' il via alla nuova inquietante fase terroristica italiana.

11 DICEMBRE - Svolta nella scuola. Un contentino demagogico. Finalmente l'accesso alle Universita' a tutti i diplomati delle scuole superiori. Diventa legge il provvedimento che era stato approvato provvisoriamente in ottobre. E' una vittoria zoppa dopo la lunga e sofferta lotta dei movimenti studenteschi;  perche' non vengono ristrutturate le Universita', il corpo docente e' quello di prima con incarichi di insegnamento part-time, e le consulte nei dipartimenti sono state disattese. L'Universita' apre le porte a tutti, ma dentro, la folla di studenti aumentera' cosi' tanto, e i professori le aule e i laboratori saranno cosi' pochi, che fino ad oggi anno 2000, solo 8 su 100 iscritti arrivano alla laurea. Gli altri ci "provano" poi buttano la spugna. Saranno angosciosamente frustrati. Viene da pensare che, o non sono stati ben preparati dalla scuola precedente all'iniziazione, e a saper gestire gli studi, o che li hanno intrapresi con tanta superficialita'; in entrambi i casi hanno fatto dilapidare risorse enormi su cui non 8 studenti ma almeno 20 su 100 avrebbero potuto fare affidamento. Infatti l'Università spende inutilmente anche per quei 92 che volevano "provare".

11 DICEMBRE - Nello stesso giorno viene approvato lo Statuto dei Lavoratori che tutela i diritti costituzionali dei lavoratori, la partecipazione democratica con le assemblee, e punisce chi viola la dignita' e la liberta' del lavoratore.

E sempre in questo giorno, dopo 5 anni di trattative, con molti appoggi dei vertici della sinistra, il governo da' il via libera per l'accordo tra ENI e URSS per la fornitura - tramite un grande metanodotto - pari a 2.000 miliardi di lire di Metano all'anno per l'Italia in cambio di attrezzature industriali per i sovietici. E non dimentichiamo che la Fiat sempre con gli stessi appoggi dei vertici della sinistra sta ultimando il grande complesso industriale per la fabbrica di automobili a Togliattigrad con una capacita' di produzione di 2000 vetture giornaliere.

E' doverosa una riflessione. Questi accordi di grande importanza economica e politica non piacevano ne' alla estrema sinistra perche' li consideravano degli accordi utili solo agli imperialisti (e quindi ostili a certe aperture del PCI con i capitalisti), ne' piacevano alla estrema destra che vedeva spostare l'asse politico del governo sempre di piu' a sinistra con un MSI che al pari dei comunisti tentavano aperture.

Non erano certo contrari quelli della Confindustria (erano delle vere boccate di ossigeno) ne' tanto meno erano contrari  i partiti sia di governo che dell'opposizione, anzi erano proprio questi accordi economici internazionali che promuovevano dialoghi tra destra, centro e sinistre. La riflessione e' dunque chi aveva interesse a promuovere una strategia della tensione. Nemmeno la destra italiana, che per quanto l'avesse combattuta, per l'America era sempre utile che restasse nell'ambito dei metodi democratici, e non doveva andare oltre questi, nè superarli; i gesti irrazionali avrebbero potuto innescare reazioni a est.

CHARLES DE GAULLE

(vedi biografie e fatti in queste pagine )

C'era gia' l'esperienza recente francese. De Gaulle nella tremenda crisi del '68 (identica all'Italia, e con gli stessi problemi) , con il suo solito "O io o il caos", aveva paventato i "disastri" e agitato l'orgoglio della Francia per normalizzare il Paese con una svolta autoritaria a destra. Con un sussulto di amore e di fiducia i francesi lo votarono ancora una volta in massa, con una maggioranza assoluta, con quasi pieni poteri, ma presto si accorsero che le cause che avevano determinato il Maggio francese De Gaulle non le aveva eliminate ma aveva solo aumentato il suo orgoglio ostacolando perfino l'Unione Europea e snobbando gli stessi americani. E allora i francesi cosa fanno il 28 aprile di quest'anno? hanno preferito il Caos che lui aveva minacciato, che non e' stato un dramma, semmai e' stato il dramma di De Gaulle, che poi ha chiuso con i francesi con sdegno e anche con poco stile. Una fine malinconica per un uomo che era stato un mito e un protagonista della politica mondiale per trent'anni. I francesi non gli hanno dato piu' credito e lui e' uscito di scena in un modo poco dignitoso e con il risultato (anche se va su Pompidou) di far alzare la cresta alla sinistra che lentamente risale la china dei 43 anni di digiuno, e nell'81 Mitterand prendera' il potere. (le premesse si erano compiute con il passo falsodi De Gaulle nel '68 e in questo '69, fuori da ogni logica dei Paesi dell'Alleanza).

L'America aveva tutto l'interesse che non ci fossero svolte autoritarie: tipo un golpe con un governo di colonnelli italiani (cui in verità non avevano mai dato fiducia come capacita' strategica e operativa- li avevano conosciuti nella prima e nella seconda guerra mondiale - da Badoglio 1918 a Badoglio 1943 - che non aveva fra l'altro la statura di De Gaulle).
Ne' d'altra parte potevano desiderare che l'Italia cadesse nell'anarchia nel cuore di un Europa che gia' era insofferente alla Nato. Sarebbe stato un errore rompere certi equilibri. Insomma l'Italia non era la Grecia ne' il Vietnam, e non si dovevano ripetere gli errori -tipo degaulliani -come in Francia. L'Italia era una delle sette potenze. Aveva dei problemi di carattere sociale, ma erano interni, erano comuni ribellioni (come in America) dei "nuovi tempi", anche se mischiati a tanti surrogati di ideologie, di cui nemmeno una rappresentava un problema di carattere internazionale perche' erano insipide minestre ribollite, provinciali, anche patetiche visto che nella "zuppa" c'erano pezzi di Lenin o di Mao mischiati alle nuove (e comode) ideologie edonistiche di massa.
(Se gia' l'Italia "zoppicava" con una America,  forse poteva  sperare di "correre" zoppa con una Russia?) Per qualche carenza di carattere economico l'Italia poteva andare a prendere il "modello" Mao nella vicina Albania cinese?. Belle scelte avrebbe fatto!

Dopo gli anni '80 e '90 questa pochezza d'ingegno e di ideali i "nostri rivoluzionari" le scopriranno da soli; anche se era il piu' sprovveduto degli italiani. E le scopriranno anche i "ribelli" in un modo indegno: si pentirono per ricavarne un utile, e "cantarono", si accusarono l'un l'altro, si dissociarono, indicarono i compagni, e ritornarono a fare gli anodini impiegati, tutti vestiti alla moda. Aveva ragione Casalegno, erano solo dei teppisti, elementi negativi di una societa', ma aveva dimenticato una cosa che lui non sapeva ancora: che alcuni erano anche dei "vigliacchi".

(In questi anni 2000 c'e' quasi da ammirare chi ha pagato, sta pagando, non ha parlato, non ha accusato nessuno, si e' preso tutte le responsabilita', si e' autoemarginato, e si e' convinto da solo che fu una esaltazione, una contestazione "senza fiducia", che sognava un mondo impossibile, percorrendo strade impraticabili e -come non prenderne atto- verso una meta che oggi con realismo crudo lui stesso può vedere: quel Paese preso allora a modello ce l'ha davanti, nell'altra sponda dell'Adriatico.)

12 DICEMBRE - Strage alla Banca dell'Agricoltura di Milano a "Piazza Fontana". Una bomba innescata con un timer dentro una cassetta di metallo messa poi dentro una cartella piazzata nel centro del salone affollato di clienti, scoppia, uccidendo 16 persone, ferendone 90.
L'atto terroristico avviene alle 16,37 a Milano, un'altra valigetta con un'altra carica inesplosa viene ritrovata alla Banca Commerciale di Piazza della Scala, mentre a Roma contemporaneamente una bomba scoppia alla Banca Naz. del lavoro in via Veneto, provocando 16 feriti; un'altra sull'Altare della Patria, e un'altra ancora al Museo del Risorgimento. L'emozione, lo sdegno e l'angoscia attanaglia tutto il Paese. Siamo nell'anarchia o davanti a un progetto destabilizzante? Lo sapremo in parte solo dopo venti anni.

13 DICEMBRE - Son solo passate 24 ore dall'esplosione. FORLANI, l'uomo nuovo della DC appena eletto segretario, ha gia' delle certezze, e dal giornale della DC, Il Popolo, e' lui a indicare a tutti gli uomini politici la direzione da prendere "Dopo questa tragedia è grottesca la pretesa che uno stato democratico debba limitare la propria presenza e le forze di polizia".
Sono frasi che dichiarano una "guerra", e se in giro c'erano delle teste calde, queste diventarono bollenti.
Era una sfida al loro narcisismo. E forse sono proprio queste frasi che mettono dentro nella testa di alcuni (o sono slogan creati ad arte) che il terrorismo non è altro che una "strategia della tensione" promosso proprio da certi organi di Stato per proclamare uno stato di emergenza e quindi attuare una forte repressione ad ogni tipo di manifestazione studentesca o sindacale; che fino ad ora aveva provocato dei lutti, ma sempre dovuti a incidenti, e non a un terrorismo, ora, secondo alcuni, "scientificamente" organizzato da apparati dello Stato deviati o meno, per costringere il governo e le istituzioni a una risposta forte.

I colpevoli era facile trovarli o tra le file degli anarchici o in quelle dell'estrema sinistra, la piu' esposta, quella che da mesi incitava alla violenza, a prendere le armi, a fare sabotaggi e invitava agli scontri. Ma qualcuno penso' anche a una matrice diversa, e che si voleva far cadere le colpe sulla destra per bloccare la crescita elettorale del MSI che dopo il '68, e dopo l'avvento di Almirante si prevedeva forte. E in effetti malgrado questi attacchi, e soprattutto poi con quelli dei giudici Stiz e Calogero che nel 1970 e fino al '73 credettero di scoprire nelle "piste nere" i responsabili della strage, il MSI ottenne grossi risultati.

Ma dopo anni, anche se molte verita' non sono ancora del tutto venute fuori, non c'entravano ne' gli anarchici, ne' la destra (Rauti -uno degli accusati- fu poi prosciolto con formula piena) ne' la sinistra parlamentare. E forse nemmeno un apparato dello Stato (subito chiamato un "secondo stato") guidato da questo o quell'altro "grande vecchio".
Nel processo delle "piste nere", il 20 giugno del 1974, Andreotti rivelò candidamente che Giannettini era un informatore del Sid. Costui era nello stesso tempo in stretto contatto con il gruppo rivoluzionario di estrema destra padovano e mestrino che era il vero covo degli stragisti, stando alle confessioni (!?) di un pentito: Martino Siciliano.

Ma questo non era il teorema di una partecipazione di Giannettini come organizzatore. Semmai era un infiltrato. I servizi segreti li avevano messi dentro in ogni gruppo. Nei rossi, nei neri, in cielo, im mare e in terra. Un lavoro rischioso, ma intelligente che fece tastare il polso di tutte le situazioni piu' delicate. Ma non impensierirono mai i vertici, almeno quei pochissimi che sapevano, in mezzo a quei tanti che invece  sparlavano a vanvera ad ogni livello compreso un Presidente della Repubblica.

Se Giannettini o altri lo avessero incaricato a condurre questa "missione" della "strategia della tensione", non avrebbe mai usato uomini così semplicistici e ignoranti di esplosivi. Li avrebbe certamente -e ne aveva tutte le possibilità se era un complice dello Stato- riforniti di ben altro.

Dalla Chiesa in seguito mise dentro i vari gruppi suoi uomini fidati. Nelle BR perfino un frate, Silvano Girotto, chiamato dai suoi "amici", "frate mitra". Fu proprio lui all'ora X a far arrestare l'8 settembre del '74 Curcio e Franceschini, i capi storici delle BR. Dalla Chiesa ci riuscì perchè non parlava con nessuno e gli uomini li conosceva solo lui. (Ne riparleremo). Non fu poi la stessa cosa  al sequestro Moro, dove li potevano prendere tutti i brigatisti, ma erano in troppi a sapere il tipo di operazione che era stata concordata (ci arriveremo a suo tempo)


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