ANNO 1969 - (provvisorio)

SCOPERTE E SCIENZA
(in costruzione)

AIDS
16 maggio 1969
AVVIENE IN QUESTA DATA, NEL MONDO
LA Prima MORTE DI "AIDS" (lo si scoprirà però solo nel 1981)

*** AIDS - IL 16 Maggio, viene storicamente attribuita a questa data la prima morte di Aids. Il mondo non conosce ancora questa malattia. Da un ragazzo morto con degli "strani" sintomi viene congelato il siero col il virus che si presume l'abbia ucciso. Solo dopo dodici anni, nel 1981, un ricercatore, GOTTLIEB scopre che il responsabile è un protozoo, il Pneumocystis carinii e lo descrive , ma nessuno lo ascolta, ci vorranno altri tre anni per convincere il mondo che ha un altro (lo chiamano terroristicamente) "flagello" da combattere, e lo confermera' un ricercatore, BRUCE VOELLER; sara' lui a dargli il nome Aids, sindrome da immunodeficienza acquisita. Ma l'isolamento del virus e il relativo test (isolato il 20 maggio 1983) provoca grandi polemiche soprattutto di carattere economico (le royalties), fra i due ricercatori GALLO e MONTAGNIER, ed è a quest'ultimo che viene poi attribuita la scoperta.

DROGA o DROGHE?
(vedi poi intervento a fondo pagina)

INIZIA anche in Italia (nel 1998 saranno gia' 250.000 i colpiti dalla dipendenza) una grande (dicono i media) piaga dentro la societa': la "DROGA".

Con i disagi esistenziali dei giovani beat = ribelli , con i concerti pop inglesi e americani, l'impulso alla diffusione avviene su tutto il mondo occidentale con effetti (dicono sempre i media) devastanti. Dai piccoli spinelli si e' passati in Italia quest'anno alle droghe sempre piu' pesanti.

Si diffonde l'allucinogeno LSD (che provoca allucinazioni e un radicale mutamento della coscienza e fa uscire fuori da quella realtà -intellettuale- costruita dalla neocorteccia).
Gira la droga negli ambienti promiscui soprattutto nei giovani, dove iniziano ad apparire dei non sense della vita, dei vuoti esistenziali di chi vive nell'emarginazione perche' spesso si emargina da solo, che non sa reagire alle incomprensioni di un mondo che diventa sempre piu' oggettivo e poco attento alla interiorita' del singolo. 

Paradossalmente il mondo moderno costruisce e affratella le masse (il branco) in una societa' liberista collettiva, ma non ha risposte per il singolo, sempre piu' angosciato dalla sua solitudine interiore; l'isolato dentro la "grande folla" interrogandosi - se ne e' ancora capace - non trova risposte ai suoi disagi esistenziali. Il modello della nuova societa' preme per farci diventare tutti uguali (oggi come mai in passato) e se ci spinge e sfrutta la nostra forza individuale lo fa solo per spronarci verso un'unica direzione, la competitivita', l'antagonismo, spesso stimolato solo per competere per delle banalita', quelle di massa, che sono poi quelle che mettono in moto il volano del consumismo. 

Spesso e' anche tollerante ed elastica la societa' quando si infrangono antichi valori (anche nella salute) purche' i singoli divengano dei buoni consumatori. Una societa' spregiudicata e' avida di beni di consumo e i beni di consumo portano soldi non solo al privato approfittatore ma anche allo Stato (basti pensare al fumo, si stanziano soldi per la ricerca sul cancro dei polmoni ma si incentiva la produzione del tabacco, e si toglie la licenza a un tabaccaio se lui cala le vendite di sigarette)

La societa di massa riconosce il valore di pregi di ogni specie, ma raramente quelle intellettuali e spirituali di un singolo (o la salute di un piccolo gruppo a rischio). Chi non ha le naturali endorfine necessarie (le equilibranti droghe che l'organismo si fabbrica da solo per guidarci nei desideri e nelle emozioni), chi non e' nato per la lotta ma vuole parteciparvi perche' la "societa' lo vuole", chi non e' "nel gruppo" ma vuol far parte di "quel gruppo" ad ogni costo, chi e' per natura timido ma vuole essere spavaldo e socievole, nel gruppo ci entra ma avverte di essere un estraneo, e non accettando la diversita' ricorre ai surrogati chimici di sintesi, agli inibitori di questa riservatezza interiore che lui sente fuori dai "suoi spazi" come miseria solo perche' non puo' esporre i suoi discorsi e le sue idee, che spesso la societa' edonistica gaudente e opulenta di massa non valorizza anzi emargina. (ma da come abbiamo letto il fenomeno non e' nuovo - VEDI ANNO 25.148 ANNI FA)

Non tutti riescono a sfuggire a questo "attrazione", ne' possono fingere di vivere alla grande e poi ritornare, finita la festa, con la massima indifferenza dentro la propria condizione, soprattutto se non possiedono con energia altre ricchezze, se non si perseguono (senza per questo sentirsi umiliati o diversi) altri obiettivi che nulla hanno a che vedere con la competizione mercantile, e possono essere ricchezze individuali spesso dissociate dalla societa' di massa; che pretende (e spesso ci riesce con i suoi media) un livellamento culturale, che guarda solo alla superiorita' falsa e convenzionale; è  tutta impegnata solo ad alimentare una subcultura. Un individuo (anche d'èlite) sa benissimo che per amare la cultura occorre una forte vitalità, delle grandi energie, e la societa' dei consumi questo lo sa' e adotta tutte le piu' subdole armi per soffocargliela. Spesso e' perfino infastidita dalla superiorita' intellettuale e spirituale del singolo, non la tollera. Se osiamo criticare un prodotto che si vende a milioni di pezzi, passiamo noi per stupidi, anche se abbiamo prove inconfutabili che quel prodotto e' una patacca o fa male. Siamo indicati come dei sovversivi, degli asociali, degli egoisti.

La societa' purtroppo e' stata costruita cosi' fin dal primo clan, e spesso non accetta la nostra natura, ci ruba l'Io, lo atrofizza, ci deforma perche' le sue convenzioni (leggi del clan ieri - oggi del boss monopolista) vogliono cosi', tengono conto di altri canoni, quelli dei molti; e fra questi molti alcuni agiscono solo per piacere agli altri, spesso rinunciano a tre, cinque, nove decimi di se stessi. Ballano perche' gli altri ballano. Ora se agiscono cosi' nella folla per divertirsi un'ora puo' anche andare anche bene, ma se lo fanno anche quando sono soli nelle altre ventitre' ore, con la loro individualita' morale e intellettuale e avvertono ventitre' ore di "vuoto" come una propria miseria e una sconfitta: sono soccombenti.

Le droghe, la dissociazione dalla realta' e la spersonalizzazione che provoca (insieme a un desiderio di autodistruzione), non risolve la questione alla base, la fa solo dimenticare, tempo che invece potremmo impiegare a scoprire meglio la propria natura, che se non e' fatta per andare in discoteca o alla festa dei ricchi, questa non significa che la nostra vita sia una vita senza altre alternative, senza altre prospettive, risorse e mete. 
Se non si e' "dentro" bisogna restare "fuori", non serve barare con se stessi. Più è forte la propria individualita' (e la propria cultura) e piu' diventano grandi i sacrifici per trovarsi bene dentro una societa' gaudente, spensierata, spesso sciocca e frivola, soprattutto quella di massa, dove i canoni dei pregi e dei difetti sono generalizzati; non sono stati pensati e schematizzati i concetti che originano poi le nostre scelte individuali, ma sono imposti, senza la minima etica se non quella del tornaconto di chi la propone, imponendola con ogni mezzo (sei felice se bevi questo (dimentica che alcuni bevendo questo crepano); hai liberta' se guidi quell'auto (lo dicono anche a un bambino), e che mondo sarebbe se non mangi xy).

 Chi ha lo spirito libero di natura fa sempre un cattivo affare nell'adeguarsi, scambia oro puro (il suo) per stagno (quello degli altri, che molto spesso è tale).

Nella chimica oggi si conosce oltre che la molecola anche gli atomi che la compongono, e un paio di essi sappiamo possono modificare i nostri neuromediatori. Invece nella comunicazione di massa non solo non si forniscono atomi ma nemmeno piu' la molecola, si forniscono pacchetti di strutture concettuali gia' preconfezionate, precotte, masticate e digerite. Cubetti di "verita'" dette dal saccente di turno da ingerire. E il bello è che alla verita' si chiede sempre una verifica costante, mentre alle menzogne queste passano ormai senza piu' barriere. E se solo uno scopre che sono menzogne, mille ipocriti gli saltano addosso a dire che è lui che non capisce niente.

Possiamo andare alla festa del "signore" ignorante arricchito, alla kermesse dell'eroe che con i piedi ha fatto tanti gol e che ora è una celebrita' che si permette anche di parlare di filosofia esistenziale come un nuovo Spinoza; possiamo divertirci anche, ma attenzione quando andiamo fuori da questi ambienti che ci appaiono "vincenti", dobbiamo fare attenzione a non rinnegare le nostre precedenti scelte, fare attenzione a non farci catturare dalla boriosa e gaudente esistenza altrui, che con i soldi e il successo diventano saccenti e hanno ai loro piedi gente servile senza nessun senso della propria dignita'.

Ci si puo' rimettere in discussione fino a un certo punto, imitare e assimilare cio' che puo' essere valido anche per noi, si possono adattare alcuni comportamenti orientandoli verso l'utilitarismo, il pragmatismo (quel pizzico che spesso manca all'idealista, al pensatore, al grande spirito) ma cambiare carattere e personalita' non si puo', soprattutto se si e' "forgiati" per altri ideali; che altri non capiscono nella loro spocchiosità mercantile, nè potrebbero mai capire, perchè non sono noi.
Questo spesso lo sappiamo, ma insistiamo negli errori, vogliamo identificarci in modelli che non fanno parte del nostro mondo e che sappiamo benissimo non essere quello il nostro.

Se non siamo capaci di distaccarci da queste influenze negative e se siamo un po' deboli e dubbiosi, attenzione quando andiamo fuori dal "ricco" o dalla "festa" o ascoltiamo mille "consigli" al giorno di come si raggiunge la "felicita'"; attenzione a non sentirci addosso gli "stracci", perche' se veramente siamo vestiti di quelli non basta la frequentazione o entrare in un ambiente e fare gli spavaldi per un ora, vedere e ascoltare e metterci addosso vestiti che valgono più di noi; sempre di "stracci" siamo vestiti, e non basta farsi un "buco" per non vederli, li abbiamo addosso, e gli altri, molti, spesso, fanno di tutto perchè ti rimangono addosso. Mica ci danno "consigli" culturali, nè dividono facilmente con noi gli averi che hanno.
Ce la prendiamo poi con il mondo, e invece dovremmo prendercela con noi stessi.

Se vogliamo imitare il successo di un centometrista, e per quanto ci alleniamo non ce la facciamo a emularlo, non per questo ci dobbiamo angosciare; si abbandona l'ambiente e ci diamo all'ippica. Il mondo non ha solo bisogno di centometristi, ha anche bisogno di chi al centrometrista, gli fa il cronometro, la pista, lo cura, lo assiste, lo applaude e gli da' il successo.
Gli imbonitori fanno il loro mestiere perche' hanno i grulli che li ascoltano, ma anche i cani hanno sempre abbaiato per tenere insieme le pecore. Ma noi non siamo uomini?

SU AIDS E "DROGA" UN INTERVENTO DI UN NOSTRO LETTORE

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