ANNO 1972 - (provvisorio)
( Anno 1972 - Terza Parte Femminismo )

a1972h.jpg (12053 byte)Il primo numero della rivista femminile EFFE

DIVORZIO E PILLOLA

(per il divorzio vedi anche REFERENDUM 1974)

A non capire nulla della trasformazione avvenuta in Italia in questi anni sono non solo alcuni ambienti politici ma anche quelli cattolici. Lo dimostra l'ostinazione con cui la Conferenza episcopale italiana trattò la questione del divorzio e poi della pillola, anche se in una questione come quella del rapporto matrimoniale e dei sessi era l'ultima istituzione a dover intervenire, perché poteva dire molto in fatto di principi morali, etici e spirituali dell'uomo, ma pochissimo sui rapporti di due coniugi, che ad un dato momento scoprono di non avere più nessuna affinità e nemmeno stima reciproca (per un grave torto subito - come l'adulterio, l'incesto, la violenza carnale) ma sola insofferenza, alimentata sempre di più, dal rancore, che trasforma le mura domestiche (questo sì) in "inferno".
Altrettanto "inferno" era, quando una figlia rimaneva in stato interessante (anche se violentata), che con la morale corrente diventava un'ignominia e un disonore per la bigotta famiglia più attenta alle convenzioni che non a comprendere l'anima offesa dei propri figli.

Le esperienze matrimoniali e i rapporti non si apprendono solo per sentito dire nei confessionali e neppure sondando il profondo dell'animo umano, ma bisogna viverle queste esperienze che sono sostanzialmente diverse essendo spesso irrazionali. Anche il miglior intellettuale - e qualche volta lo stesso prete, frate, mistico - perde la testa per una donna, al pari della più virtuosa donna per un uomo.

Esistevano inoltre in certi matrimoni anche la contrapposizione fra "unione fisica" voluta e desiderata e quella imposta magari da parenti, e come tale per convenienze sociali il "rapporto" diventava un "dovere", anche se legami affettivi con quella persona non c'erano mai stati, e neppure si creavano, per assenza di affinità nella convivenza coatta, anzi aumentava il rancore, e il semplice contatto epidermico diventava non solo fastidioso ma un'angoscia, una sofferenza non solo fisica ma morale.

Voler spiegare le pulsioni sessuali ad un individuo che a queste pulsioni ha rinunciato, spesso perchè non sono presenti per natura (gli ormoni sono ormoni!) e vive dall'esterno e non partecipa al mondo realistico dei sensi, non è cosa facile, né potrebbe mai comprendere.

L'amore platonico o quello concesso per solo dovere umanitario anche se c'e' incompatibilità, sta bene solo a chi ha carenze nel patrimonio ghiandolare; non è possibile ed è un inferno per chi invece non ha fatto nessuna rinuncia al mondo dei sensi perché la natura (e lo stesso Creatore) lo ha dotato di queste prerogative: quelle di fare la corte all'altro sesso, trovare comunione d'ideali, provare attrazione reciproca e unirsi rispondendo ad un disegno universale che impone la continuità della specie e che va molto al di la' della nostra razionalità; e anche al di là di quei principi educativi che cambiano spesso nel tempo con i personaggi che guidano i regni e spesso anche alcune religioni. 

Provare attrazione per il partner dell'altro sesso in un modo passionale e carnale sembra proprio che rientri in un progetto della natura, del resto è l'unico modo per concepire gli esseri (almeno per il momento). Oggi neuroscientificamente sappiamo quali sono questi impulsi, quale la zona cerebrale che li sovrintende e quali sono gli ormoni che li determinano: Estrogeni, Testosterone, Progesterone, Estradiolo, Androsterone. Questi nel bagaglio genetico non sempre sono distribuiti nello stesso modo e nella stessa quantità nei soggetti della popolazione umana. Ma non significa che chi n'è privo come chi n'è ricco debba condizionare gli altri. E' una violenza a imporre una rinuncia ma è violenza anche verso chi non ha queste attrazioni!

Come non si può imporre di amare un individuo dell'altro sesso o dello stesso sesso, nemmeno si può dire a chi è portato all'eterosessualità o all'omosessualità di astenersene. Non si possono comprendere i rispettivi stati psicologici che gli ormoni vanno a determinare nel comportamento umano.

E' facile per chi non ama la montagna rinunciare a fare una scalata, purché questa sua negazione (acrofobia) non la sbandieri come un'ipocrita virtù, e che poi impedisca ad altri che amano la montagna con mille argomenti contrari e inventandosi mille teorie per non andarci.

La sessualità non è un'invenzione intellettuale, è nel nostro ipotalamo genetico da centinaia di milioni d'anni, Nei primi arcaici gruppi umani per motivi sociali si è "interiorizzata", poi per motivi politici "disciplinata", poi per motivi religiosi di una casta al potere si è resa "tabù". Sono stati quindi codificati e puniti i delitti che violavano i diritti altrui sulla propria sfera sessuale, e nella gran solerzia "moralizzatrice" questi delitti sono stati estesi anche a coloro che volevano disporre liberamente del proprio corpo o più semplicemente seguire la propria indole senza per questo crearsi delle colpe.

"Moralizzatrice" con molta ipocrisia però, visto che all'uomo era concesso di avere "piacere" con altre donne, mentre alle stesse questo era negato. Furono considerate puri oggetti, obbligate a essere semplici passive "ricettacoli" del seme maschile, e negate a ogni partecipazione emotiva, che se c'era era interpretata come un espediente del demonio, un "insidia di Satanasso". C'erano in questi atteggiamenti della grande ignoranza sulle funzioni femminili.

Il mistero che avvolge la fecondazione ricordiamoci fu svelato solo nel 1875 da Hertwig. Spallanzani nel 1773 aveva solo dimostrato che esisteva il seme dell'uomo e l'ovulo della donna, e che il primo fecondava infallibilmente il secondo ma non l'incontrario. Non conosceva per niente il meccanismo (necessario) della fusione dei due gameti dove ognuno porta il suo bagaglio cromosonico dando vita alla mitosi (divisione o moltiplicazione delle cellule).

Seguendo le arcaiche concezioni è chiaro che fino al 1875, la donna era quindi esposta - se gli si concedeva al pari dell'uomo il "privilegio" del piacere sessuale - al rischio di essere ingravidata da un estraneo alla famiglia.

Questa barriera (fisiologica e psicologica) iniziò a cadere (a parte le cinture di castità - anch'esse un'imposizione maschile) con i primi profilattici, dando una certa sicurezza alla donna nei suoi incontri galanti.

Falloppio (anatomista cui si deve la scoperta delle tube ovariche - senza aver capito però il processo di fecondazione) già nel 1550 aveva utilizzato una guaina per il pene, ma lo aveva fatto per scopi igienici per quella malattia che si stava diffondendo: il "mal francese", la sifilide; dove era risultato chiaro il contagio trasmesso per via venerea (ed ecco perché lo chiamò profilattico, da profilassi). Ma subito dopo sarà un medico francese, Condom (e in Francia si chiama ancora così), a utilizzarlo come vero e proprio "preservativo" ai fini di un'indesiderata procreazione della donna.

Per il ricco signore "uomo" non era certo un problema di coscienza mettere una donna incinta, né una donna del popolo aveva scrupoli di rimanerci. La sollecitazione e quindi l'impiego venne dai ceti alti del mondo femminile, dalle nobildonne che volevano provare le gioie del sesso con i loro pari senza inconvenienti. Infatti, Condom era medico alla Corte di Carlo II. Ottenne gran successo e fu un vero e proprio dispensatore di gioie alle dame di corte, che esigevano dai loro partner tale precauzione per le loro esperienze quando vollero iniziare ad esprimere la loro natura di donna e vivere autonomamente la propria sessualità.

Ma sarà solo l'avvento della pillola, più discreta nell'uso, e approvata dal mondo scientifico, a contribuire enormemente all'emancipazione della donna. Crollava una mentalità, e fu una liberazione, un'autonomia potenziale della propria sessualità e quindi una totale indipendenza dal maschio. Anche a molte cattoliche non sfuggì questa forte desiderio di libertà che maturava con i tempi; ma ancora timorate, attesero che si esprimesse la Chiesa. Purtroppo questa disattese le aspettative e pur arrivando tardi nel condannarne l'uso, non aveva ancora compreso il problema.

La tardiva condanna a considerare l'uso della pillola un peccato (giudicato un invito alla cuncupiscentiae) arrivò in ritardo, quando non solo la donna laica ma anche la cattolica avevano già superato i propri problemi di coscienza. E per questo rimproverò le esitazioni e aumentò le sue proteste, perché nel frattempo nella società c'era stata un'evoluzione, e nella condanna c'era un punto che mal si conciliava col mondo femminile ormai inserito dentro questa società diventata totalmente e quasi fisiologicamente permissiva: ed era che l'amore fisico (che la chiesa considerava peccato praticarlo nei rapporti coniugali senza dar luogo a procreazione - per non parlare di quelli prematrimoniali) era degradato a mancanza di rispetto per la stessa donna qualora non destinato al fine unico di aumentarne la prole. Un concetto che fu difficile da condividere dalle donne dell'anno 1972, anche dal punto di vista morale.

L'ammissibilità alla pillola (le autorità sanitarie dello Stato si erano già pronunciate in merito alla sua non pericolosità, e i gesuiti di Civiltà Cattolica la ritenevano un espediente plausibile in quanto non troncava una vita ma ne impediva il concepimento) non andava per nulla a ledere la libertà dei cattolici nel farne uso, ma riconosceva loro la stessa parità di diritti dei cittadini non credenti. Un po' come nel caso del divorzio, una volta introdotto nella legislazione, non costringeva nessun cattolico a rinnegare l'indissolubilità del matrimonio canonico. Trattandosi di libertà nei confronti di tutti i cittadini era dunque la sovranità dello Stato che aveva la competenza a pronunciarsi sulla liceità e non la Chiesa.
Il drastico divieto, più del previsto contribuì a rendere il problema ancora più dibattuto e allargato, e non poteva che portare a una maggiore presa di coscienza della libertà della donna laica e sorprendentemente anche in quella cattolica: entrambe si ritrovarono solidali, indipendentemente dall'età, educazione, censo, ideologia, e vi riversarono tutte le loro energie. E la vittoria, come vedremo nei prossimi anni, fu su tutti i fronti: divorzio, contraccezione, aborto, nuovo diritto nella famiglia. Un cambiamento totale. Un'uscita dal ghetto dell'"altra metà del cielo".

FINE
(SI ACCETTANO INTERVENTI E ALTRE NOTIZIE INTERESSANTI DA AGGIUNGERE)


(per il divorzio vedi REFERENDUM 1974)

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