ANNO 1974 (provvisorio) MESE GENNAIO

18 GENNAIO - Torino é in crisi, la "mazzata" auto ferme, il costo della benzina, le pressioni sindacali, sta mettendo in ginocchio il Signore del Nord.
A dare spallate a tutto il comparto del triangolo industriale del Nord è CEFIS, che non solo mette a disagio tutti (compreso quello che lo aveva aiutato, Cuccia, il primo a sinistra nella foto) con i suoi colpi di mano, ma ormai ha in mano i politicanti che erogano i finanziamenti che gli permettono di mettere in difficoltà chiunque, anche gli Agnelli. Molti pamphelt di questo periodo, danno la Grande Famiglia ormai per spacciata. Mentre qualcuno a Roma ha già pronto dei fantomatici dossier che dovrebbero distruggere la grande azienda torinese. Non ultime le Brigate Rosse che stanno studiando un clamoroso sequestro su Torino, o su Milano, dove qui l'obiettivo é PIRELLI (a destra nella foto).

La stessa Confindustria non sa chi mettere al vertice. Proporranno a molti la presidenza, ma la poltrona é bollente, e l'unico ad accettare con poca voglia é proprio GIANNI AGNELLI che pone però un limite: "Al massimo ci resto un anno". Certo non lo fa per sacrificarsi, ma pensa per prima cosa alla sua azienda e come interloquire con governo e sindacati.

La situazione è molto delicata e complessa e le esigenze dei tre interlocutori appaiono contrastanti. L'adeguamento al costo della vita lo vogliono ad ogni costo i sindacati; gli industriali pur tenendo conto della crisi e del costo del denaro non si tirano indietro ma temono di non essere più competitivi e quindi di perdere fette di mercato con l'estero che secondo loro aggraverebbe ancora di più la situazione occupazionale; ma il terzo incomodo é il governo che ha la preoccupazione che ogni aggiunta di massa salariale crea l'effetto inflazionistico, e quindi rema contro. La logica è proprio lapalissiana ma anche cinica: "facciamo mancare soldi in tasca, i cittadini così non acquistano, e noi non importiamo nulla, così la bilancia dei pagamenti è salva".

 In questo 18 gennaio in un convegno di giovani industriali, proprio GIANNI AGNELLI si esprime a favore di riforme "di struttura" e di una seria programmazione economica. Assidui diventano i colloqui con CARNITI finora "congelato" ai colloqui.

Qualche disgelo avviene; infatti, già in questi primi mesi dell'anno l' industriale torinese non calca la mano a pugno, é distensivo. Da liberale moderno com'era definito (La Malfa è l'uomo politico che gli è più congeniale - e come interlocutore alla fine dell'anno avrà proprio La Malfa), ritorna ad avere una concezione "socialdemocratica", quella del consenso, una strategia simile a quella del suo "maestro" e anche suo tutore, VITTORIO VALLETTA.

Ecco cosa dirà poi Agnelli dopo un intero  1974 "caldo" che sta solo ora iniziando, già nel mese "freddo" di gennaio: "D'ora in avanti prima di chiedere la procedura della Cassa Integrazione sentiremo i sindacati. La conseguenza é un primo avvicinamento alla conoscenza e quindi alla responsabilità nella gestione dell'azienda. Ora speriamo che il rapporto del vertice scenda e coinvolga anche la base". Insomma ora cercate di convincere gli operai.

Così conciliante e opportunista Agnelli che il prossimo gennaio (già Presidente della Confindustria) firmerà con le tre confederazioni un importante accordo sulla contingenza (il punto unico per tutte le categorie - il punto pesante). Un capitolo nuovo, con nuovi rapporti con i sindacati che in pratica otterranno quello che era l'"atavico" e ambito  sogno delle tre confederazioni: la "responsabilità nella gestione delle aziende". Si evitano così - dicono- numerose conflittualità. Ma poi il sindacato reso euforico da questi successi, invadendo troppo il terreno del management, inizia da solo a lastricarsi il cammino di ostacoli, fino al famoso 14 ottobre del 1980, quando nella marcia dei 40.000 subirà una sconfitta, e il management -appoggiato dalla base- si riapproprierà dell'azienda.

 20 GENNAIO - Una manifestazione del Partito Radicale al Teatro Adriano di Roma promuove la raccolta di firme per "Otto referendum contro il regime". Ma il più importante è quello per l'abolizione delle norme del Codice Penale che vieta l'aborto in determinati casi, come quello terapeutico o per stupro.

 25 GENNAIO - Sciopero (a pochi giorni dal disgelo e dall'atteggiamento conciliante) alla Fiat a Torino per rinnovo del contratto integrativo. E' lo spunto per FANFANI per pronunciare un discorso e mettere il mondo politico sindacale in un mare di polemiche. La linea di condotta del sindacato è turbata dalle sue dichiarazioni allusive;  afferma che è  "una necessità urgente proteggere il sindacato da "ipoteche politiche". - Ma è un fatto che l'intervento di Fanfani si sta rivelando la più pesante ipoteca politica che negli ultimi anni non sia stata mai accesa sul processo unitario e sulla strategia che il sindacato sta discutendo per "organizzare una risposta di massa alla preoccupante involuzione politica provocata dall'inerzia e dalla passività dei pubblici poteri". Ma è chiaro che proprio questo suo programma (che perfino all'estero riconoscono valido, e dicono che "è  l'unico vero potere esistente in Italia") susciterà polemiche, persino dentro un'ala della democristiana CISL:  una forza di destra rema contro, ed è sempre in aspra polemica con la CGIL. (vedi 22 febbraio).

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