ANNO 1974 (provvisorio) MESE DICEMBRE

5 DICEMBRE - Il nuovo governo, formato da ALDO MORO, ottiene la fiducia alla Camera con 355 sì ( DC/PRI con l'appoggio PDI, PRI, SVP) e 226 no. Al Senato 190 sono i sì, mentre 113 votano contro.

  4 DICEMBRE - Altro sciopero generale indetto dalla CGIL, CISL, UIL per la contingenza, il salario garantito, le pensioni, e per protestare con forza contro l'aumento dei prezzi. Il tema è ormai ricorrente, l'inflazione sta galoppando e la partecipazione agli scioperi non è più solo proletario ma inizia a coinvolgere altre categorie, dove ormai tutti stanno prendendo coscienza che la crisi non coinvolge solo il mondo operaio, ma tutte le categorie di lavoratori, compresi gli autonomi.

L'anno si conclude, come abbiamo visto, con una lunga serie di manifestazioni dove il sindacato pur estremizzandole e con al suo interno non pochi travagli, resta ormai l'unico a tentare di dare segnali forti con le sollecitazioni e la combattività. L'unico "potere" tra l'immobilità del governo e del mondo imprenditoriale ad esercitare pressioni su un totale cambiamento della società italiana e a modificare tutto l'assetto capitalistico.

 Se da una parte i sindacati contribuiscono ad inasprire gli animi fino alla fine degli anni Settanta, dall'altra sono loro, in questi stessi anni a dare una sferzata ad una ristrutturazione profonda nell'industria italiana, spingendola ad una riorganizzazione produttiva a base di forti investimenti tecnologici che farà ritornare più tardi le imprese italiane ad essere più dinamiche e competitive. Questa crescita economica, dagli anni Ottanta in poi si trasformerà anche in crescita sociale, pur trascinandosi dietro ancora molti nodi irrisolti.

Gli inasprimenti e il duro scontro con il padronato fu insomma il male minore, se visto da uno storico degli anni Duemila, necessario (e taumaturgico) se in un prossimo futuro si analizzeranno con più distacco gli ultimi venti anni del secolo. Soprattutto quando l'Italia entrerà nella moneta unica europea, in cui scomparirà del tutto l'imprenditore scansafatiche e inefficiente e con i "santi" al vertice delle autorità monetarie. Quell'imprenditore che si era abituato a premere (o meglio a ricattare) il governo e le istituzioni perché fosse periodicamente svalutata la lira per riconquistarsi la competitività perduta. Un tipo d'imprenditoria incapace di tenere sotto controllo i costi di produzione, che rimaneva nei settori a più alta concentrazione di manodopera, non rinnovava abbastanza in fretta, accumulava inefficienza su insufficienze; perché tanto nel giro di qualche mese sarebbe arrivato puntuale il nuovo (concordato) scivolone della lira a riportarlo a galla. Un soggetto che nell'Unione Europea quando i "giochetti" sulla lira saranno finiti e non ci sarà più nulla da svalutare, scomparirà e rimarrà solo quel soggetto che è veramente efficiente.

Se le grandi imprese non fossero state sollecitate a ristrutturarsi in direzione di forti innovazioni tecnologiche, come stava accadendo negli altri paesi, tutti i nodi sarebbero arrivati al pettine dopo gli anni Ottanta, quando la forte ripresa della domanda mondiale cominciò a premiare tutte quelle aziende che riuscirono proprio con la razionalizzazione e i nuovi processi produttivi a competere ad armi pari (il costo del lavoro). E questo nel momento di un rallentamento della domanda interna con il relativi benefici dell'abbassamento dell'inflazione.

Il percorso sarà ancora lungo ma é stato necessario anticiparlo per non colpevolizzare la linea di condotta del sindacato di questa metà degli anni Settanta: una linea dura nei confronti degli imprenditori che riuscirono, proprio grazie a questi scontri ed alle loro sollecitazioni, a mutare i rapporti di forza a proprio favore nei primi anni Ottanta. Scontri che "vitaminizzarono" i settori più dinamici e contribuirono a far cambiare la logica industriale in alcuni grandi complessi quando questi abbandonarono le egocentriche e megalomane "pazzie" chimiche e siderurgiche che fecero ritardare l'Italia di dieci anni rispetto agli altri Paesi europei. Fortunatamente poi riagganciati.

Dieci anni in cui il prezzo "molto salato" lo pagò il Paese che ancora oggi, anni 2000, sta pagando quei debiti contratti durante questa scellerata conduzione da parte di una classe politica del tutto assente e incapace che operò solo con il "keynesismo delinquenziale", fornendo infrastrutture inutili (spesso perfino progettate solo allo scopo di distribuire illegalmente denaro pubblico), o peggio ancora, risolvendo le mancanze di un paio di grosse aziende private con una svalutazione monetaria, impedendo così (anzi bloccandole deliberatamente) importazioni di beni di consumo primari che il Paese, costantemente per sette anni, pagò con un'inflazione media annua del 20%.

 31 DICEMBRE - Nelle ultime settimane una certa insospettata capacità di fronteggiare la crisi economica e sociale con reazioni costruttive arriva dal governo che è appena salito a Palazzo Chigi. Si è messo al lavoro con un impegno al quale gli italiani non erano abituati da molto tempo. Un governo che sta innanzitutto trovando i suoi naturali interlocutori: i partiti d'opposizione, le "forze sociali", sindacati e imprenditori.

 I due uomini al comando che fanno sperare, sono ALDO MORO e UGO LA MALFA. Li hanno chiamati il "gigante" e il "piccolo", il primo rappresenta il più grande partito, il secondo il più piccolo, anche se il rigore e il prestigio intellettuale di quest'ultimo non é inferiore al primo, ma come esperto d'economia e finanza (lui ex bancario) decisamente superiore . E' lui che esprime il più netto dissenso (spesso perfino ostinato) alla politica economica fatta dai governi che lo hanno preceduto, sostenendo la necessità di contenere la spesa pubblica e di commisurare investimenti e consumi alle risorse.

Il suo pensiero lo esprime in un suo famoso libro che ha dato alle stampe proprio quest'anno: La Caporetto economica. Un libro che segna proprio una svolta nella politica economica, in cui l'Italia ha perso una battaglia in questo 1974, ma ha ancora buone prospettive di vincere la guerra.

Insomma l'anno si chiude con molto ottimismo, e dopo un periodo d'enormi sacrifici, con molti spiragli anche sulla bilancia dei pagamenti.

FINE 1974

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