ANNO 1974 (provvisorio) MESE MAGGIO

a1974b.jpg (12123 byte) *** LA RIVOLTA DI EBOLI

*** LA CATTURA DI LIGGIO

*** DIVORZIO -
 Anche se milioni di italiani.....hanno votato contro...)

3 MAGGIO - Alla ribalta un singolare personaggio, che da questo momento diventa un protagonista della vita politica italiana. Si batte sul fronte divorzista e tiene ovunque banco con le sue arringhe contro la "partitocrazia". E' un tribuno nato, passionale, irruente, ostinato, vivace, esuberante, ma soprattutto così estemporaneo nelle battaglie dialettiche che "parla" e si fa sentire  anche quando s'imbavaglia davanti alle telecamere. E' MARCO PANNELLA del partito radicale, l'animatore della Lega Italiana per il Divorzio. a1974h.jpg (4999 byte)La RAI è accusata di non dare spazio agli antidivorzisti, sempre banditi dalle trasmissioni. Pannella tenta più volte di farsi ricevere dal Presidente della Repubblica LEONE, che rifiuta l'incontro e non vuole ascoltare chi è a capo di un partito che non è rappresentato in Parlamento. Pannella inizia un singolare sciopero, quello della fame, a oltranza, e non molla nemmeno quando i divorzisti festeggeranno la "sua" vittoria, fino al 18 luglio, quando finalmente Leone non ne potrà fare a meno di riceverlo. Pur grande e grosso Pannella è diventato con il digiuno un fantasma. Un fantasma che vince!
(attendiamo da chi ci legge una fotografia di quei giorni - grazie)

 6 MAGGIO - Se Cristo non si è fermato a Eboli a fare i miracoli, non si é fermata a far miracoli nemmeno la  FIAT:  nel "miracolo" di Agnelli ormai ci speravano in tanti. Era stato già deciso e concordato - tra Fiat e governo - che il nuovo grande stabilimento della casa torinese sarebbe sorto a Eboli. Ma dopo pochi giorni quando sembrava proprio un miracolo per gli abitanti dimenticati da Dio e da Cristo, il CIPE con chissà quali pressioni di qualche "padrino" locale, cambia le carte in tavola, lo stabilimento si farà in Irpinia. A Eboli scoppia la rivolta, tutta l'intera cittadina blocca strade, ferrovia, autostrade e fa scontri con la polizia. Alla fine non rimane agli abitanti di Eboli che piangere dalla rabbia, il più potente padrino ha vinto, e sta costruendo la sua fortuna elettorale proprio nell'Irpinia, ad Avellino, la capitale del suo feudo: CIRIACO DE MITA. Un uomo colto, molto preparato -malgrado tante illazioni e il suo linguaggio poco "nordico"- concretamente un progressista con idee geniali (tante da dar fastidio a molti, e non ai nemici ma ai suoi stessi amici di partito).

( vedi "PIANETA DONNA" )

1974: Eboli in rivolta
di Paolo Sgroia (20-01-2001)

Sono trascorsi circa 30 anni da quel famoso maggio 1974, quando gli ebolitani, uniti quanto mai, bloccarono l'Italia tra il Nord e il Sud con una rivolta popolare che durò ben quattro giorni.
Il venerdì 3 maggio, in una quiete sera che presagiva grandi avvenimenti, nei pressi della Piazza della Repubblica all'incrocio con Via Matteo Ripa, incominciarono all'improvviso dei subbugli: delle persone incominciarono a diffondere (gridando) la notizia che il complesso industriale della FIAT destinato a Eboli (SA) sarebbe stato realizzato nella Valle dell'Ufita. 
Tutte le persone che in quel momento si trovarono in Piazza ed erano accorsi alle grida, furono prese da un'indicibile rabbia per tutte le promesse fatte alla città dai politici di turno e mai realizzate.
Era il periodo di espansione d'investimenti nel Mezzogiorno dell'industria pubblica e privata, incoraggiata dalle leggi speciali emanate dal governo per favorire lo sviluppo economico del Sud.
I giovani di quell'epoca videro in quei progetti del governo la possibilità di non andare in cerca di un lavoro al Nord o addirittura all'Estero. 
Per questo motivo ci fu un vero boom d'iscrizioni all'Istituto Tecnico Industriale di Eboli, anche perché in giro s'era diffusa la notizia che l'Aeritalia-Boeing avrebbe costruito nella Valle del Sele un complesso industriale con 2000 unità lavorative; la fabbrica, però, fu costruita a Foggia con grande delusione di quei ragazzi che avevano scelto la specializzazione "Aeronautica" appositamente istituita per formare giovani tecnici.
Dopo questo episodio furono promessi dal governo, in sostituzione dell'Aeritalia-Boeing, due stabilimenti FIAT con 3000 posti di lavoro. È il massimo che uno poteva desiderare, la fabbrica che aveva dirottato tanti emigranti del Sud nella Torino della FIAT, ora si trasferiva al Sud. 
Immaginate l'entusiasmo di tutti gli ebolitani quando il 21 maggio 1973, l'onorevole Flaminio Piccoli, presidente del gruppo parlamentare della DC, arrivò a Eboli a portare la lieta notizia.
La FIAT sia alla Fiera di Bari che in un discorso di Umberto Agnelli del marzo 1974, nel presentare il programma di investimenti dell'azienda, confermerà la decisione di costruire gli stabilimenti nella Valle del Sele.
Ma ancora una volta sarà tirato un tiro mancino agli ebolitani: il CIPE, sotto la presidenza dell'on. Giolitti e alla presenza dei ministri Mancini, De Mita e Matteotti, deciderà di concentrare tutte le attività produttive della FIAT a Grottaminarda, in provincia di Avellino.
L'on. De Mita la spunterà sui parlamentari salernitani con la sua "politica" di sviluppo industriale che privilegi l'asse Napoli-Avellino-Bari, togliendo investimenti industriali alla fascia costiera che dovrà cercare il suo sviluppo nel turismo, valorizzando il suo patrimonio artistico-culturale.
Stanchi di false promesse, quel gruppetto di ebolitani decise di manifestare la propria delusione inscenando una manifestazione: presero a braccia un palco pronto per i comizi, e lo portarono come trofeo dell'inganno giù per il viale Amendola andando ad occupare l'Autostrada del Sole. 
La notizia si divulgò in un attimo, e tanti altri ebolitani accorsero in aiuto di quel piccolo gruppetto che ormai si trovava in serie difficoltà nel reggere la furia degli autisti che erano stati bloccati sull'autostrada; tanti altri, poi, si riversarono per tutto il territorio del Comune occupando tutte le strade, la stazione ferroviaria e la linea ferroviaria delle Calabrie a San Nicola Varco. 
Mai come allora ci fu nella città tanta unità e solidarietà, tutti indistintamente diedero il proprio contributo, si unirono alla lotta anche i commercianti che lasciarono aperti i negozi solo un paio di ore la mattina per la distribuzione di viveri di prima necessità. 
Si formò un comitato di lotta che seppe tenere ben salde le redini della rivolta organizzando gli aiuti materiali per gli ebolitani che presenziavano i blocchi stradali giorno e notte, e per le persone che loro malgrado dovettero subire, involontariamente, lo sciopero rimanendo bloccati nelle macchine e nei treni.
Frattanto i consiglieri comunali si attivarono nel contattare il governo e mandarono una delegazione a Roma.
L'8 maggio fu indetto dai sindacati uno sciopero generale regionale: a Eboli arrivarono da tutta la Campania in segno di solidarietà circa 30.000 lavoratori e, con a capo il Sindaco di Eboli, dopo aver sfilato per le strade cittadine si portarono sulle barricate dell'Autostrada. 
Nel comizio che ne seguì, il Sindaco inneggiò alla vittoria della lotta affermando che il governo aveva dirottato altri investimenti su Eboli. 
Tra abbracci e pianti di gioia e, con grande gioia delle persone bloccate ormai da quattro giorni sulle strade e sui treni, la rivolta terminò e i manifestanti tornarono nelle proprie abitazioni con la solenne promessa del governo di localizzare ad Eboli cinque impianti della SIR (Società Italiane Resine).
Nella seduta del 7 giugno 1974, il CIPE confermerà la decisione del governo di costruire gli impianti della SIR a Eboli, con uno stanziamento di 134 miliardi e un'occupazione di 3300 unità.
Ma la SIR, nota nel settore petrolchimico, a causa della crisi petrolifera era un'azienda già in declino e, il suo crollo definitivo avverrà agli inizi degli anni ottanta.
Sfumata definitivamente anche quest'opportunità, il gruppo consigliare della DC di Eboli chiederà al governo, in sostituzione di tutte le mancate realizzazioni, lo stabilimento Alfa-Nissan che si doveva costruire nella Campania.
Un copione già letto e riletto, si riceveranno ancora promesse dai ministri della DC, ma l'esito sarà sempre lo stesso: l'Alfa-Nissan sarà insediata a Pratola Serre nell'Avellino dell'on. De Mita; la sua "politica" risulterà ancora una volta vincente nei confronti della corrente scarlatiana della sezione DC di Eboli.

 7 MAGGIO - Assieme alle misure adottate il 30 aprile, già viste sopra (il 50% del deposito per le importazioni) entrano pure in vigore le restrizioni valutarie per gli italiani che viaggiano all'estero per turismo. Dal Comasco al Verbano da Mendrisio a Bizzarrone passano ogni giorno la frontiera a migliaia i corrieri di valuta verso la Svizzera, con gli "spalloni" specializzati in questo lavoro, mentre al governo si cerca di frenare le centomila lire del turista che va a comprarsi qualche stecca di sigarette in Svizzera alla domenica. Si guarda il filo di paglia e non si vede (o non si vuole vedere) la trave. (Sindona e la "carica" dei "500" - (gli esportatori di valuta a iosa).

10 MAGGIO - La rivolta nel carcere di Alessandria finisce nel sangue. Sette morti (di cui cinque agenti di custodia) e quindici feriti. Il bilancio supera le più pessimistiche previsioni fatte quando erano iniziati alcuni tentativi di trattative con i rivoltosi. Si sa anche (lo rivela il Corriere della Sera del 11 maggio) che "esiste un piano di rivolta generale nei penitenziari italiani più importanti, che dovrebbe essere attuato in concomitanza del referendum, quando in quei giorni le forze dell'ordine sono occupate nei seggi elettorali". Poi un'altra rivolta scoppia nelle carceri di Padova.
Chi ci sia dietro queste trame eversive così anomale, e fra l'altro alla vigilia del voto sul referendum nessuno lo sa. Sui giornali ognuno dice la sua, chi parla di neri e chi parla di rossi e chi accusa i soliti anarchici.

Intanto il giudice SOSSI resta nella "prigione del popolo" a subire il "processo del popolo".

11 MAGGIO - REFERENDUM DIVORZIO

Il clima è davvero storico. Gli appelli negli ultimi comizi trasformano questo appuntamento in un evento di portata epocale per tanti motivi; politici e religiosi. Potrebbe sancire il voto la prosecuzione o il tramonto della cultura cattolica ufficiale che ha dominato l'Italia per quarant'anni. Scrive Silvio Lanaro, in Storia dell'Italia Repubblicana, Marsilio editore: " Non delle "culture" cattoliche, che nella circostanza si sono coraggiosamente divise, nè tanto meno dell'adesione di una fede e a una speranza cristiana di salvezza, bensì dell'ambizione di identificare una dottrina morale con la morale "naturale" e della pretesa di annettere un'intera società a un'unica visione del mondo e a un solo modo di impostare la vita privata, i rapporti sessuali, i legami di paternità e di maternità."

 Tanta folla agli ultimi comizi nelle piazze d'Italia. Questa volta seguiti da milioni di donne, normalmente assenti alle solite dispute politiche ideologiche, spesso astruse. Questa volta c'è di mezzo la loro "vita di donna", e nessuno meglio di loro sente il diritto di impostare la propria vita privata meglio di qualsiasi teorico maschio, sociologo, politologo, teologo. Anzi la "donna anno 1974" non agisce nemmeno in un modo individuale, è scattata una solidarietà straordinaria, quella "naturale", che non conosce ceto, età anagrafica, ideologie politiche, divisioni religiose. Se un oculato osservatore avesse posato gli occhi sulla folla dei comizi, dove si parlava di Si e di No, avrebbe potuto capire al volo chi avrebbe vinto. La partecipazione massiccia voleva dire una cosa sola, che la donna seguiva il dibattito, e già solo il fatto di seguirlo significava che una scelta era stata fatta, e non poteva essere che una sola: la sua autonomia. Insomma non voleva che a decidere fossero gli uomini.

Ma nessuno riuscì fra i politici ad auscultare il cuore della propria donna  e nemmeno vedere la popolazione italiana femminile com'era veramente fatta, che a poche ore dal grande appuntamento era già la vera e unica "protagonista".

I comunisti non avevano dato loro importanza, mentre i cattolici erano convinti che la maggioranza della popolazione femminile era ancora sotto la "sottomissione" dell'educazione cattolica, timorosa di Dio e... del peccato, patito, spesso inconsapevolmente. Come conoscevano poco le donne! Le proprie madri, figlie, sorelle, nonne e bisnonne. Non conoscevano esseri umani che alcuni "inferni" familiari li avevano già provati "in terra", cioè dentro le "quattro mura", o sentiti raccontare con tanta amarezza, a quattr'occhi, dall'amica, sorella, figlia, conoscente; da duemila anni senza interruzioni.
Gli uomini una volta sposati non parlano più con gli amici e nemmeno con i parenti delle vicende sentimentali di casa (buone o cattive), le donne invece parlano solo di questo con le amiche, si confidano, cercano sostegno, spesso aiuto.

Questi non erano argomenti con dei limiti temporali e individuali, ma erano rimasti sempre argomenti scottanti e attualissimi nel tempo, passando da madre a figlia, da nonna a nipote.
Era una consapevolezza passivamente sempre subita e con tanta amarezza raccontata. 
Non era questo "evento del divorzio", figlio del consumismo o della libertà moderna, ma era un problema secolare e universale e faceva parte dell'"altra metà del cielo", apparteneva al mondo cosmologico femminile, dove la sopraffazione non era mai cessata di esistere, al di là del tempo e dello spazio. Di tempo perché la prepotenza (il "dovere" di moglie) seguitava ad essere riproposta con ogni ideologia, regime, governo, e potere costantemente maschilista. Di spazio, perché non era fisico ma interiore, e non per motivi genetici ma educativi, di bigotta educazione ignorando di concedere la libertà non a un qualsiasi animale "domestico", ma a una metà del genere umano, che ipocritamente poi l'uomo chiamava "compagna", la "metà", e in entrambi i casi "la mia", cioè il "possesso" di una "cosa".

Ma ascoltiamo gli ultimi comizi:

La MALFA "Con uno sforzo supremo l'Italia può superare le sue difficoltà, può uscire dalla crisi, può rientrare a pieno titolo nella comunità europea, ma se la battaglia sul divorzio fosse perduta, nessuno potrebbe impedire di concludere al mondo e a noi stessi, che l'Italia rimane l'eterno Paese della Controriforma, del sillabo di Pio IX, l'Italia pecora nera fra le stesse nazioni cattoliche".

 MALAGODI: "Lo Stato italiano deve mantenersi integro e autonomo, libero da ogni integralismo e totalitarismo, e deve riaffermare il principio di Cavour, Stato e Chiesa sono indipendenti e sovrani ciascuno nel suo ordine".

NENNI: "L'Italia ha un solo torto, di essere in ritardo di due secoli rispetto alla Rivoluzione francese, e di poco meno di un secolo rispetto alla moderna legislazione divorzista di tutte le nazioni europee. Il Sì e il No non è solo divorzio, è il Sì e il No al tentativo di colpire l'autonomia dello Stato nei confronti della Chiesa ed al suo diritto di intervento in ogni materia civile, divorzio compreso".

 PARRI: "Deploro fortemente che un'ostinata volontà democristiana di scontro abbia mascherato e turbato col referendum e le severe prospettive del momento economico e socialmente più critico del 1974 creando un urto pretestuoso in nome di una usurpata rappresentanza del mondo cattolico".

Non mancano naturalmente gli appelli contrari dove FANFANI appena ritornato alla segreteria DC, si trasforma nel più accanito crociato per l'abolizione della legge 898. Per prendere consensi anche dai laici, furbescamente il battagliero uomo politico (forse è stato richiamato solo per questo) imposta tutta la sua campagna agitandosi e correndo dalle Alpi alla Sicilia. Un impegno irruente. Ma rarissimamente toccando i tasti religiosi. Mette in risalto invece tutti i pericoli sociali e culturali della rottura del matrimonio; paventa il libero amore come una depravazione della società civile, con le apocalittiche conseguenze sulla crisi della famiglia, con padri, madri e figli in preda a varie turbe psichiche. Paventa la violenza, l'immoralità, la fine dell'amore, la perdita dei valori nella famiglia, nella società, nel costume. Per spronarli nella battaglia non nasconde ai suoi amici colleghi, il timore della sopravvivenza della stessa DC se il Sì passa.

Sempre furbescamente tocca il lato economico venale (non esiste ancora il diritto di famiglia e la divisione dei beni - entrerà in vigore il 22 aprile del 1975). "I beni comuni della famiglia - illustra con dettagli Fanfani - "diventeranno preda di fameliche concupiscenti e venali concubine. Le mogli con la "tragedia divorzio" hanno davanti una sola prospettiva: lo spettro di un'angosciante solitudine, avvolta nella miseria più nera".

" intervento di un lettore: "E' vero che Fanfani si sbracciò contro il divorzio girando l'Italia intera. Tuttavia lo fece decisamente controvoglia, solo perchè glielo imposero le autorità ecclesiastiche, ma in cuor suo sapeva già che la battaglia sarebbe andata perduta e col convincimento, in cuor suo, che quella legge non fosse neanche tanto sbagliata. In questo senso vedere le dichiarazioni della Sig Maria Pia Fanfani, il giorno della morte del marito" (Fausto).

 I COMUNISTI non si sono sottratti ai comizi, ma li hanno fatti da soli. Senza tanta enfasi. Non per nulla hanno sempre ritardato quest'appuntamento referendario (4 anni) per non scatenare una guerra di religione, e nutrono anche ora, alla vigilia, un vero e proprio tetro pessimismo. Anche loro sono convinti e pensano come i cattolici, che le donne sono timorate, che il vecchio sanfedismo delle antiche  casupole contadine vive ancora dentro i "nuovi tinelli" dei condomini. Quando bastava andare dentro una parrucchiera in questi tempi, e il polso delle donne delle tre età lo si poteva tastare benissimo. I sociologi e gli psicologi si sono persi il meglio e i teologi le vere "confessioni" delle loro fedeli.

 All'ultimo comizio comunista, ieri in Piazza San Giovanni a Roma, questo pessimismo era palese, di molto superiore a quello di Piazza del Popolo di questa sera, dove si sono avvicendati i non comunisti o dichiaratamente anticomunisti: LA MALFA, MALAGODI, PARRI, NENNI, SARAGAT con gli appelli che abbiamo letto sopra. Questi ultimi accennavano all'avvenimento storico che c'era in gioco, anche se la vera portata storica si avvertiva molto di più a Piazza San Giovanni, i "silenzi" dei comunisti rimbombavano di più in questa piazza.

  12 -13 MAGGIO - REFERENDUM DIVORZIO - Finalmente si è arrivati alla fatidica data e al responso. Fra lo stupore generale il 59,3% degli italiani, in modo geograficamente abbastanza uniforme, ha risposto "NO" all'abrogazione della 898, la legge che lo garantisce.

Il laconico comunicato di Avvenire, traspira di amarezza e di sconfitta: "Anche se milioni di italiani hanno votato contro il "divorzio" hanno prevalso i "No". Dobbiamo prendere coscienza che si é dinanzi a un mutamento di costume e di cultura".

I divorzisti, a Piazza Navona, con BASLINI e FORTUNA (sono loro i due padri putativi della legge) e con l'onnipresente PANNELLA, esultano, così tutti i partiti divorzisti, con NENNI spietato: "Hanno voluto contarsi, hanno perduto! Questa è la sorte comune dei Comitati Civici. Questa è la sorte della Chiesa. Questa è politicamente la sorte della DC".

La DC! La ferita è enorme, perché i No sono geograficamente abbastanza distribuiti in modo uniforme su tutta la penisola. E  non è assente la beffa, visto che si registrano imprevedibili risultati anche nelle regioni ad alta concentrazione di voti democristiani, come nella "balena bianca" del trio PI-RU-BI: il Veneto. In alcune città e paesi con - da decenni- uno stabile e consolidato serbatoio DC pari al 75%, hanno risposto con il Sì al divorzio il 70% (la media generale il 48,9.

Altra sorpresa il Sud con questo referendum, e ancora più clamoroso fu quello poi sull'aborto.

 Ma ecco i risultati: 37.646.322 i diritti al voto.
 Votanti 33.023.179 (87,7%). 
No all'abrogazione della legge 898, 19.138.300 (59,3%) 
mentre sono a favore della legge 13.157.558 (40,7%).

Nelle singole regioni: Valle d'Aosta 75,1%, Piemonte 70,8, Liguria 72,6, Lombardia 59,9, TN A.A. 49,4, Veneto 48,9, Friuli V.G. 63,8, Emilia R. 71, Toscana 69,6, Marche 57,6, Umbria 67,4, Lazio 63,4, Molise 40, Abruzzi 51,1, Campania 47,8, Puglia 47,4, Basilicata 46,4, Calabria 49,1, Sicilia 50,6, Sardegna 55,2. (f. Istat). Media totale 59,3%.

Ma al referendum per la legge n. 194 sull'aborto, andrà ancora peggio per la DC, la percentuale a favore toccherà addirittura il 67,9%. Con il Veneto che tocca il 56,6%, e tutto il Sud con una media uniforme del 65%. L'Italia non era solo un Paese cambiato, ma era un altro Paese.

Si sono liquidati istituti feudali e anacronistici che consentono ora ai cittadini italiani di utilizzare quelli giuridici che tutto il mondo possiede da tempo. Per i milioni di fuori legge del matrimonio che hanno vissuto questi quattro anni con ansia e preoccupazione, la battaglia è vinta: le famiglie, di fatto rientrano nella legalità repubblicana. E vi è qualcosa di più grande dell'approvazione di questa legge, ed è il modo come essa si è conclusa.

All'introduzione della legge un giornale estero ha scritto: 
"L'Italia é finalmente entrata nel secolo XX".

E' la nuova laicità di massa che ha vinto, disposta a convalidare un costume instauratosi quasi inavvertitamente dentro l'accelerazione della mobilità sociale. La motorizzazione ha enormemente contribuito a questa mobilità, le aggregazioni si sono moltiplicate con la cultura di massa, col tempo libero, con gli sport, le vacanze, coinvolgendo sempre di più la donna, che ora si muove liberamente, più spavalda, più sicura, più determinata in ogni settore.
Inizia questa disinvoltura già dalla scuola e continua nei posti di lavoro, dove oltre che avere tantissimi rapporti interpersonali apprendono (prima questo non avveniva) tutte quelle complicazioni e quelle ambiguità che esistono negli ambienti familiari, spesso accettate e sopportate per convenzione e non per scelta. Condizionate da paure conservatrici e dai maestri della mistica della Vita che predicano la rassegnazione, ignorando del tutto il razionalismo della Vitalità dentro una società che vorrebbe diventare migliore;  che però  non è capace da sola di elaborare nuovi modelli, nuovi valori, autonomie, perché gli "operatori spirituali" seguitano a interessarsi del particolare ignorando il generale, si soffermano inclementi sulle apparenze di un vestito e hanno perso il contatto con l'anima che c'è dentro quel vestito. Spesso in pena e tenendosi dentro tutto il vuoto che avverte; ma a chi chiedere aiuto? 

Tutti i perdenti, dimostrano in questi anni di essere stati dei mediocri psicologi, degli incompetenti dello spirito, degli insensibili ai sentimenti e alle passioni umane e che non conoscono nè le une nè le altre. Come neppure conoscono gli entusiasmi della Vita che non è affatto nata per la rassegnazione, né vuole l'esistenza grigia e piena di rinunce predicata dai "maestri", gli stessi che hanno rinunciato a vivere una esistenza a due  ma nonostante questo vogliono insegnare agli altri come viverla; perfino alle donne di cui conoscono solo l'abito ma non la "natura".

16 MAGGIO - A Milano arrestato all'alba il più misterioso bandito siciliano del dopoguerra: forse è il "cervello" dei clamorosi rapimenti degli ultimi tempi avvenuti in Lombardia e Piemonte. E' LUCIANO LIGGIO,  di Corleone, da quasi trent'anni al vertice e da dieci anni "Primula rossa" della più potente "organizzazione" siciliana, con al suo servizio e come guardiaspalle, gli emergenti SALVATORE RIINA e CALOGERO BAGARELLA sempre di Corleone. Con lui arrestati altri due siciliani implicati nell'ultimo sequestro di TORRIELLI e ROSSI di MONTELERA.
Da dieci anni era inafferrabile. Ma viveva a Milano, a dirigere la sua '"organizzazione", in un bell'appartamento, in un nuovo recente bellissimo complesso immobiliare che ha costruito un palazzinaro per gente in, con prato all'inglese, laghetto al centro, anatre e cigni che svolazzano, parco giochi bambini, e  inquilini accanto, simpatici, della Milano bene nuova, emergente e vincente.
CESARE TERRANOVA il giudice deputato che sta conducendo la lotta alla mafia esulta, "li prenderemo tutti. Vinceremo la lotta; è dal 1904 che lo Stato non registrava un successo così importante".
Ma Liggio forse l'ha già condannato a morte. Il 29 settembre del 1979, Terranova verrà assassinato in un agguato a Palermo. Rivendicato da Ordine Nuovo (e chissà perchè O.N.).


 19 MAGGIO - Un neofascista di 22 anni salta in aria con la sua stessa bomba che trasporta dentro il suo motoscooter, a Brescia (vedi poi il 28). Di questi dilettanti ne abbiamo già parlato in precedenza, sono dei giovani strumentalizzati che non hanno la minima conoscenza di esplosivi. Ma proprio perché hanno questa superficialità operativa, quella logistica è ancora più pericolosa perché agiscono con le improvvisazioni, e non si sa quando e dove colpiranno.

E' comunque un segnale che in alcuni ambienti ci si aspettava da un momento all'altro. Subito dopo il referendum,  nell'aria in questi giorni c'è già qualcosa: c'è il timore di qualche attentato terroristico e forse anche  una strage.

Forse proprio per questo motivo, quasi a voler stemperare le apprensioni troviamo la Corte d'Appello di Genova disposta a trattare con le Brigate Rosse dopo l'ultimo comunicato, dove si chiedeva la liberazione degli otto detenuti della "XXII ottobre" e si comunicava che il giudice SOSSI è stato dal "tribunale del popolo" condannato a morte.
Il 20 la Corte accetta di liberare gli otto detenuti. Sossi è quindi rilasciato il 23, ma poi quelli della Corte si rimangiano la parola e gli otto detenuti sono trattenuti in carcere.
(ne abbiamo già parlato nella prima pagina di apertura)

C'è d'aspettarsi ora una vendetta e in alcuni ambienti del ministero degli Interni si prendono delle iniziative che non si sa, se per far vedere che si fa qualcosa, oppure per concretizzare alcune serie misure, visto che il terrorismo, prima e dopo le consultazioni, seguita a far titolare a grossi caratteri le prime pagine dei giornali.
Si sta pensando insomma alla creazione di un reparto speciale antiterroristico e affidarlo a un uomo per comandarlo.

 22 MAGGIO - L'ANTITERRORISMO - Sono bastati due giorni per arrivare alla decisione chi mettere a capo di questo reparto speciale, e come organizzarlo. Nel chi,  la scelta é caduta sul generale dei carabinieri CARLO ALBERTO DALLA CHIESA (vedi foto mese agosto), nel  come  é lo stesso generale (hanno trovato proprio l'uomo giusto!) che dice "no grazie! Mi avete fatto comandante? allora io mi scelgo gli uomini", "prendere o lasciare". Dalla Chiesa non è il solito generale subalterno ai politici, e l'esperienza del generale De Lorenzo l'ha seguita, gli é servita come lezione e l'ha capita. L'hanno utilizzato e poi buttato a mare, destituito, liquidato, e quando aprirà bocca al processo di Catanzaro i politici gliela chiudono con gli "omissis" e lo mandano a casa, e tutta la stampa a indicarlo come l'uomo del golpe, il capo dei "colonnelli", l'uomo del Sifar, dei servizi deviati, insomma il capo espiatorio, e inoltre senza potersi difendere, perché, gli si ricorda il "segreto di Stato".
Lo stesso atteggiamento assumerà RUMOR (ma ne riparleremo a suo tempo)

 DALLA CHIESA, non ci sta. Odia l'apparato burocratico, non sopporta le interferenze sul suo lavoro, ha un alta concezione dello Stato, e la sua intelligenza lo ha portato nel corso della sua carriera ad avere accanto non uomini subalterni da comandare, ma uomini che da lui non desiderano altro che essere comandati per l'alto carisma che si è guadagnato in mezzo a loro, perché più che un dovere, lavorare con lui diventa un arricchimento dell'esistenza. Dalla Chiesa è una di quelle persone che quando s'incontrano nella vita difficilmente si dimenticano, diventano dei punti di riferimento quando non credi più a nulla e ti sembra che l'ingiustizia regni sovrana.

Il piccolo nucleo, una cinquantina, è un insieme di uomini quasi anonimi, ma forti; non uomini che il potere e l'autorità (i politici) ha delegato ad essere tali, semmai l'incontrario. Quando, infatti, in seguito vedranno l'alta efficienza - e solo in questo Dalla Chiesa e i suoi uomini appaiono "forti" e sicuri di sé - useranno una sola arma, l'isolamento, e se non cadono prima, esiste la destituzione alla "De Lorenzo". Ma tutto questo per Dalla Chiesa deve ancora accadere... in Sicilia il "generale amen" andrà incontro al suo destino. Guardiamo cosa sta accadendo ora.

 I politici, rossi bianchi e neri,  ora lo temono il terrorismo,  lo vogliono combattere, sanno meglio di chiunque altro che sono schegge, usate in una antagonistica lotta di potere dentro certi partiti o correnti dove ormai ognuno ha la sua "Gladio", la sua BR, il suo NAP, frammenti di Servizi a "servizio", hanno il loro "generale" e il loro "prefetto". Gli "opposti estremisti" hanno ognuno un referente occulto che è apparso spesso perfino spaventato per quello che i fanatici esecutori hanno alcune volte messo in atto.

 Lo lasciano fare Dalla Chiesa, a qualcuno fa comodo. Li vedremo più avanti i suoi eccellenti risultati, con i suoi metodi, e con a fianco i suoi fidati uomini.

In seguito, dopo aver sgominato il terrorismo, quando quest'uomo e la sua efficienza operativa qualcuno la invoca anche per combattere la mafia, sarà mandato a Palermo. Ma questa volta senza poteri e, come dirà in seguito in un'intervista a Bocca: "Mi hanno lasciato solo. Lo scriva e lo faccia sapere". Pochi giorni dopo era morto ammazzato.

La guerra a fondo contro la mafia, l'intera classe politica non la vuole, la Sicilia non è fatta di cento teste calde simili ai terroristi del nord che ammazzano in strada un giornalista, un giudice, un sindacalista, un fattorino, un professore. In Sicilia domina invece il vero potere, il denaro e i voti; tanto potere e tanto denaro. I voti si spostano da un'urna all'altra in una connivenza che nessun partito in Sicilia può fare a meno di entrare, di gestire ma spesso a essere gestito, senza aver preso o ipotecato qualcosa; interventi e leggi che dall'ambiente sono spesso "spinte", "gradite", "sgradite" e perfino "proposte".

Lasciato solo, come vedremo molto più avanti, ai primi anni Ottanta, Dalla Chiesa a Palermo non andrà molto lontano. (...lo leggeremo negli anni Ottanta)

 28 MAGGIO - I timori del giorno 19 si sono rivelati non infondati. Quello che si temeva accade in questo giorno. Una bomba a Piazza della Loggia di Brescia nel corso di una manifestazione sindacale antifascista fa una strage. Otto morti e 101 feriti. "Questa è la nostra risposta": così un messaggio di "Ordine Nero" preannunciava la criminale impresa. "L'esecuzione di un crimine politico (affermano i giornali) chiaro nella sua matrice e nei fini che si propone, ha provocato strazianti scene di morte e di dolore. Una carneficina premeditata ed eseguita a freddo".

(vedi (il singolare protagonista) anche il maggio del 1978 > > > )

Le condanne dei politici é unanime (ma ai funerali vengono fischiati sia RUMOR che il presidente LEONE) ma come il solito le violenze si annegano nella solita formula degli "opposti estremisti" e con i soliti riti. Nell'anno 2000, la strage di Piazza della Loggia a Brescia (come le altre) è ancora impunita, non verranno mai individuati né i mandanti né gli esecutori, anche se fu rivendicata da Ordine Nuovo, come del resto Piazza Fontana, e l'uccisione di Terranova. Si chiusero in fretta le indagini, una ragazza tentennò a indicare in un giovane come il responsabile, questo fu arrestato, e morì in circostanze misteriose (!?) in carcere dichiarandosi sempre innocente ed estraneo ai fatti.
(Un particolare curioso, ad ascoltare la ragazza e a mettere in carcere il giovane é un certo capitano DELFINO. La ragazza diventerà poi la moglie del figlio di SOFFIANTINI. Nel 1998 entrambi sono sulle pagine dei giornali per un sequestro molto anomalo e pieno di risvolti inquietanti).

La verità su Piazza della Loggia, potrà venire a galla solo quando ci sarà una faida politica tanto forte, tanto sconquassante da spingere molti che sanno, a riferirla. Solo in un caso infatti il politico italiano dice le cose come stanno: quando un compagno di partito lo attacca al punto da minacciarne seriamente il potere. Ma non dice tutto quello che sa, si ferma un attimo prima, quanto basta per far capire il "se parlo ti distruggo". Nelle allusioni è criptico. (Perfino Moro nelle sue ultime ore di vita, scriverà a RUMOR inserendo messaggi allusivi e pleonastici, che solo lo stesso Rumor poteva comprendere).

Nell'ambiente che governa il Paese, in questi anni di piombo e di stragi, dominano le lobby democristiane. Il ministero degli Interni è del resto rimasto sempre ben saldo nelle loro mani, non lo hanno mai ceduto agli alleati di governo.

Non c'è da meravigliarsi se l'Italia non saprà mai la verità sulle stragi. Questi uomini nell'anno 2000, vivono, e ambiscono ancora al potere, sono sempre stati e sono continuamente minacciati da rivelazioni reciproche. Tutta la disperata lotta di potere è concentrata del resto tutta in questi anni Settanta. Non verso gli avversari politici ma all'interno del maggior partito che si chiama DC, che ha due sole anime: entrambe cattoliche ma di destra e di sinistra che si scannano a vicenda; (anche le stesse BR non nacquero dentro circoli proletari, ma a Sociologia a Trento (occupazioni, seguite poi da quelle alla "Cattolica" di Milano) due forti correnti che cercano di eliminarsi senza esclusioni di colpi, e spesse volte anche in modo volgare e...(se sapremo un giorno la verità - ma già nel '94 le due componenti verranno alla luce ) ...anche in un modo drammatico. Raramente contro i veri avversari politici, perchè questi non sono per nulla pericolosi. Non lo sono né lo saranno in tutti questi anni di silenzi, perché questi avversari "non sanno" abbastanza.

(Negli anni Novanta ci sarà un terremoto politico, e molti che erano stati zitti per anni picconeranno e riceveranno picconate. Ad alcuni si fa attorno a loro terra bruciata, e lo sconquasso ha inizio. Come Forlani, Bisaglia, Zaccagnini, Andreotti e tanti altri, e... De Mita, che rimasto zitto per anni, viene fuori e rivela agli italiani che l'unico merito che aveva Cossiga era quello di avere in tasca la tessera DC. De Mita lo dice per desiderio di verità? No, ma è un rimprovero, perché, dopo essere stato zitto anche Cossiga per anni, ha iniziato a dire cose importanti e scomode negli anni '90. Ma anche lui non per desiderio di verità ma per una profonda avversione nei confronti degli ex amici di partito. E sempre con quella tecnica che abbiamo accennato sopra, usando il linguaggio criptico.
Sapremo qualcosa di più solo quando usciranno le memorie di RUMOR. L'uomo degli "omissis" a Catanzaro"; "l'uomo dei riferimenti criptici di Moro";  "l'uomo che  dopo la strage di Piazza Fontana si spaventò troppo e non decretò lo stato d'emergenza"; "l'uomo che per non averlo fatto si cercò anche di eliminarlo" e non solo a Milano, ma anche a Vicenza a casa sua.  Infine "l'uomo del trabocchetto scandalo Loockeed"; cioè la sua fine politica decretata non dagli avversari, ma dai suoi amici. 
"Alti papaveri della Dc  gli regalano una sofferta emarginazione e, in particolare, nei mesi in cui era ossessionato dalla convinzione che le BR o qualcosa di simile lo avrebbero sequestrato o fatto fuori. Non per nulla mi disse di aver spartito le carte del suo archivio personale in tre sedi diverse".... Rumor tranquillo a Roma si trovò defenestrato a livello berico (la sua provincia) dalla sera alla mattina. E pensare - mi disse - che a quello lì (prima suo pupillo, allievo e delfino in sede provinciale, poi lo scavalcò) avevo procurato pochi giorni prima un finanziamento grossissimo per salvare lui e la sua famiglia".
(Confidenze fatte ad Adriano Toniolo, suo amico a Vicenza. Apparse sul Giornale di Vicenza il 21 gennaio del 2000).

Rumor morirà proprio nel 1990, lasciando un carteggio enorme, scottante, ben conservato, in tre luoghi. Ma qualcosa già si sa cosa contiene. E forse qualcosa sapremo anche dal carteggio di Taviani, quando chissà uscirà.

 29 MAGGIO - Imponente l'adesione allo sciopero nazionale per i fatti di Brescia che si svolgono in tutte le maggiori città d'Italia. Il 31 altrettanto imponente saranno i funerali delle vittime innocenti. Con una nota stonata, sia il presidente del Consiglio Rumor che il presidente della Repubblica Leone verranno contestati e fischiati. (Perchè pochi conoscono i retroscena)

 30 MAGGIO - A Pian di Rascino (Rieti) viene scoperto un campo di esercitazioni alle armi di un gruppo paramilitare di estrema destra. Scontro a fuoco tra carabinieri e i militanti di Avanguardia nazionale; viene ucciso GIANCARLO ESPOSTI.

FINE MAGGIO

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