ANNO 1978 - MESE DI NOVEMBRE

a1978zb.jpg (12201 byte)Dalla Repubblica, prima pagina.

un CARLI "VA E VIENI"

Molte cose sembra che stiano cambiando in Italia. Basta il titolo che appare quest'anno su Repubblica con un GUIDO CARLI   dall'altra parte della staccionata (Presidente alla Confindustria succeduto a Gianni Agnelli - dopo essere stato Governatore della Banca d'Italia per 15 anni). Il suo duro intervento è una sorpresa per tutti.
Il preambolo è già tutto un programma: "Il sistema politico, sociale, economico, é andato degradando verso forme di anarchia incompatibile con l'esercizio della libertà   conciliabili con quelle di tutti": Inizia così,  parlando all'assemblea degli industriali a Roma, davanti a otto invitati ministri in prima fila che lo ascoltano. Nella sala le sue parole, seguite da un fragoroso applauso, sono risuonate come tanti   schiaffi diretti proprio ai politici presenti, con un Donat Cattin polemico che ha risposto per le rime infuriato.

Ma Carli ha proseguito "La composizione del conflitto fra le diverse culture che ha lacerato la società italiana é avvenuta sul terreno del populismo, ossia su quello nel quale classi dirigenti prive di autorità conservano il potere accogliendo domande di tutti e, in ultima istanza, ricomponendole nell'inflazione." Gelo in sala con i ministri in forte imbarazzo, perché tutti osservano le loro facce.
Alla fine Carli ha un po' sgomentato i suoi colleghi presenti "Non siamo alla fine della crisi, ma al suo principio".

Ripercorrendo la sua carriera, con una buona approssimazione il governatorato di Carli alla Banca d'Italia, ha coinciso con la storia d'Italia di 15 anni (dal 1960) e del più bizantino e clientelare malgoverno. Non è stato immune Carli  da responsabilità, almeno per certi aspetti  di quella degenerazione di cui ora si lamenta. Anzi ha contribuito alla cristallizzazione e alla stratificazione degli squilibri, di dimensioni tali da sembrare ora  irrisolvibili. L'ingigantimento del reddito fisso, ad esempio,  si è verificato sotto la sua benevola approvazione, sebbene significasse un crescente indebitamento dello Stato. L'accesso privilegiato al credito degli enti anche a spese dell'economia produttiva è una sua invenzione. Un accesso che egli ha favorito, o quanto meno facilitato, facendo il gioco del clientelismo e del parassitismo, delle disfunzioni amministrative, che ormai sono diventate una norma in molti enti, soprattutto territoriali.
Non dimentichiamo infine, che come pochi altri, in virtù dei meriti propri e della pochezza altrui, ha avuto Carli sempre carta bianca, che però non ha mai usato per richiamare sindaci e presidenti a una buona amministrazione, ma li ha trascinati lui ai debiti, con una finanza sempre più allegra e permissiva. Altrettanto nelle imprese. Carli s'inventò la "copertura con mezzi monetari dei fabbisogni di capitali per investimento": le imprese cercavano ossigeno nel reddito fisso, le banche assorbivano le obbligazioni fin che potevano, e quelle che poi avanzavano non riuscendo a collocarle presso i risparmiatori privati  le sottoscriveva il Tesoro o la Banca d'Italia, con il debito pubblico trasformato in montagne così alte da rendere nei successivi cinquant'anni inaccessibili le sue vette alle innumerevoli "spedizioni" di  risanamento.
L'intreccio  tra affari  e politica ha avuto l'inizio proprio sotto la sua gestione. Le emissioni di obbligazioni dal governo dovevano essere autorizzate, e da Carli firmate, e questo ha innescato il baratto e il saccheggio del denaro pubblico per alimentare un'economia sovvenzionata, e tutta quella caotica e convulsa fioritura di piccoli e grandi soggetti rampanti  nella feudalizzazione dello Stato dove il management (con uomini mediocri) a un certo punto non rispondeva più a nessuno; è la data di nascita della "razza padrona".

Si conclude (in apparenza - vedremo in fondo perché - questa apparenza) una fase storica. Ma alle sue spalle, Carli,  ora, schierandosi contro il "sistema" che lui stesso ha creato, pur ottenendo grandi successi nei prossimi anni nell'indicare gli strumenti e i modi della ripresa economica, e come affrontare la crisi,  riuscirà solo in parte a eliminare l'anarchia, anche se darà  nuovamente prestigio e voce agli imprenditori da dieci anni tenuti nel limbo per i motivi che abbiamo letto nei precedenti anni.  La mutazione è in atto, e nei primi anni Ottanta, il liberismo nel sistema economico non solo verrà rilanciato ma inizia a conoscere la sua stagione migliore. Anche fin troppo! I baratti e il nepotismo politico, gli intrecci tra affari e politica, dalle aziende pubbliche scende a quello privato, e permettono di creare grandi imperi privati (si pensi alla Tv)  non più con le sovvenzioni di denaro, ma con le concessioni, leggi e decreti, creati a doc, per ottenere poi i partiti non pochi e pingui benefici economici.
Si inizia con le regalie; dopo, queste si trasformeranno in una vera e propria tassa; in una tangente; così diffusa, che verrà perfino codificata, percentualizzata, sistematicamente applicata in quasi tutti i settori economici. In seguito quando scoppierà Tangentopoli, avrà un nome preciso: "dazione ambientale".  Un testimone al processo confesserà che "per lavorare si pagava tutti, di giorno e di notte, in cielo e in terra, e in ogni luogo". Altrettanto dirà Craxi in Parlamento rivolto invece ai politici:  "Non fate gli ipocriti, era una prassi consolidata, diffusa, a cui nessuno, tutti voi, è mai sfuggito".

Ritornando a GUIDO CARLI, l'uomo sorprenderà ancora. Dopo il disprezzo espresso nell'Assemblea,  alla partitocrazia, al clientelismo, al degrado, all'anarchia, alla degenerazione, lo ritroviamo il 23 luglio del 1989, dentro nel governo Andreotti IV, come ministro del Tesoro, a sedere accanto a quelli che aveva "schiaffeggiato"; proprio a fianco di Donat Cattin e altri. Ed è il periodo in cui i mali che aveva sottolineato si accentuano, diventano un cancro quasi inestirpabile. Dovremo aspettare il 1992 e Tangentopoli per conoscere ogni particolare. Rileggendo la requisitoria di Carli fatta quest'anno, ognuno può fare le sue considerazioni e trarre delle conclusioni.

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