ANNO 1978 (provvisorio)

CULTURA E COSTUME
(in costruzione)

IL "TRAVOLTISMO"

*** COSTUME - Il sabato sera e il "travoltismo".
Un film di JOHN TRAVOLTA, "La febbre del sabato sera" scatena la passione per il ballo. Migliaia di giovanissimi si ritrovano in quel che chiamano ora, "nuovo luogo di aggregazione", con musica facile e disimpegnata, simbolo di un atteggiamento evasivo e individualistico. Non sono assenti i mass media in questa operazione che non ha nulla a che vedere  con la musica leggera attiva.
Alla base c'è solo una  grande operazione commerciale che ha trascinato in discoteca contestatori e conservatori, democristiani e comunisti, terroristi e chierichetti. A ballare! E, fenomeno nuovo: da soli, a muoversi, a liberarsi, e dove non è assente la massima espressione dell'edonismo.

E' il "RIFLUSSO". Secondo Forcella, inizia esattamente il giorno che sul Corriere della Sera, compare (ma qualcuno l'vrà pur messa, scegliendola, quindi scelta premeditata) in prima pagina la lettera di una casalinga di Cinisello che si lamenta che sul giornale non si da' molto spazio alle cose che vuole la gente, la quotidianità, le corna di tizio, i vestiti messi da caio, e cosa mangia, legge, ama e come si diverte sempronio. Questa la prima avvisaglia, poi scoppia il travoltismo.

Il genere "Travolta" è clamoroso. La Siae, registra quest'anno in Italia 5000 "locali da ballo", e in base al numero di locali aperti e di biglietti venduti nel corso di dodici mesi, sono registrati aumenti pari al 50% del precedente anno (sono passati poco più di dieci anni dal lancio del Piper)

Gli adolescenti e i giovani sono orfani dei grandi concerti, delle vedette internazionali che hanno (non volontariamente !?) eliminato l'Italia dalle loro tournée per motivi di ordine pubblico. Il costume musicale del '78 in Italia è scialbo, piatto, molto deludente. In alcuni luoghi si ritorna al vecchio e al tradizionale. Sulla Costa Romagnola è rispuntato il liscio, mentre per gli altri non rimane che il "travoltismo" che oltre che essere assurto a fenomeno di costume è anche oggetto di desiderio sessuale, per la mimica flessuosa e sensuale che si sprigiona dai movimenti, come messaggi in codice, caratteriali, alla ricerca continua delle affinità di un partner casuale.

Qualcuno l'ha definita "musica del rimbecillimento di massa", mentre altri sentenziano che é "il trionfo dell'espressività gestuale". Certo che vedere per la prima volta dei singoli corpi muoversi in uno spazio a tempo di musica senza un partner sconvolse non poco gli amanti del ballo tradizionale, compreso quelli del rock, in cui il corpo si era già distaccato, ma conservava il partner, come in una reciproca e frenetica danza propiziatoria.

Al contrario della musica rock, che era fuori da ogni canone della tradizione italiana e anche anglosassone, il fascino di questa nuova musica, con armonie orecchiabili e meno fracassona, fece immediatamente presa. Unì giovanissimi e non più giovani, le due generazioni emergenti, come in una  danza di un sabba, convegni notturni liberatori per celebrare il rito dell'evasione di massa. Dove tassativamente è vietato iniziare "prima di mezzanotte", proprio come il medievale germanico sabba in onore del diavolo.

Scomparsi del tutto gli autori impegnati: contestati, fischiati, boicottati, messi nell'ombra, fatti scendere perfino dal palco e presi a sassate ("perché ci avete stufati; vogliamo divertirci, non fare politica, e smettetela di fare le cornacchie del malaugurio").

L'unico a restare sulla breccia é FRANCESCO GUCCINI che sapientemente ha messo nei suoi testi  tanta autoironia, ed è l'unico a salvarsi. Stessa fortuna incontrano un paio di cantanti che sfoderano, cosa mai accaduta in Italia, l'ambiguità, l'omosessualità canora. Sono comunque degli intelligenti travestimenti che danno il successo a RENATO ZERO in abiti femminili, e altrettanta fama ad AMANDA LEAR che si esprime invece con una calda voce maschile.
C'è poi il fenomeno dei punk, ma dura poco più di una stagione, presto diventa anche questa una moda e infine un conformismo. Perde per strada l'originalità quando ANNA OXA (una rappresentante di questo genere) arriva seconda addirittura a San Remo, proprio nel tempio della canzonetta italiana ed entra nel circuito di massa soprattutto per l'aspetto molto sexy del fenomeno (spesso le cantanti punk esibiscono il seno). Fenomeno commerciale che viene anche questo sapientemente cavalcato dai discografici e dai manager; tutti da un paio d'anni in piena crisi del disco.

Nel panorama musicale resta dunque solo la "musica" di Travolta che non canta mai (lo farà dopo, con Grease) né suona alcun strumento, ma balla solo la musica del fortunato complesso dei BEE GEES, autori della colonna sonora del film-fenomeno, campione d'incassi.  Da lui parte questa moda che preoccupa subito gli intellettuali che vedono nel "travoltismo" un disimpegno sociale delle nuove generazioni. I sociologi (ti pareva!) l'hanno subito bollato il "travoltismo" come la tomba dell'impegno politico giovanile. Un ritorno al maschilismo. Un rinchiudersi nel privato. Dalla cultura, dalla partecipazione al qualunquismo, all'individualismo. E non pochi si sono chiesti tenendo discorsi ampollosi se questo ballo e questa moda non siano anche queste espressioni di fascismo, come le bombe.

Il film con i suoi contenuti, più che una celebrazione di qualcosa o la dissacrazione di altro, è invece molto più semplice come filosofia: non ci sono i tormenti degli intellettuali, né le complesse problematiche dei sociologi e psicologi. Quello che colpisce l'immaginario collettivo dei giovani, in un periodo in cui i governi cadono uno a stagione e in cui il "gioco" all'interno di partiti e dentro le correnti è diventato "duro", sensazionalistico, e con gli ultimi sviluppi perfino drammatico, è la storia di un ragazzo qualunque che non ha avvenire e scopre delle piccole felicità nel ballo (nella discoteca appunto) , nell'essere carino, nei piccoli gesti dell'amore, nell'incontrare amici anonimi come lui ("ribelli ma senza una causa") che cercano evasioni, e infine nel curare con intelligenza l'eleganza del corpo dopo secoli di trascuratezza dovute alle penitenze imposte alla peccaminosa vanità di uomini e donne. Quindi unico riscatto la pista da ballo, la discoteca, per uscire dallo squallore della quotidianità.

I soliti censori operarono un vero e proprio saccheggio del brutale realismo (c'era anche questo nel film) e delle parolacce, inedite per i tempi, presenti nella pellicola.   Moltissime scene e colloqui furono tagliati.
Il film, anche se mutilato, in Italia come nel resto del mondo diventò campione d'incassi, e il commesso ballerino "Tony Manero" (il personaggio che interpreta Travolta) col suo completino bianco e il dito alzato verso il cielo, diventò fenomeno di costume.
Queste piccole (forse necessarie) riscoperte, le "invenzioni" di gioie e amicizie che si dipanano nella storia del film (anche amara e tragica), e i piccoli gesti del candido e compito ballerino, dopo gli impatti sconvolgenti dell'estremismo armato, riescono a spazzare via apparentemente le frustranti delusioni della generazione del '68 e la loro utopistica "nuova società".
(da non confondere con l'estremismo e il terrorismo. Il '68 non fu mai macchiato di sangue, e molti nel ricordare quegli anni lo dimenticano spesso, o non sanno neppure di che cosa parlano!)

 In questo '78, sono trascorsi dieci anni da allora,  i nuovi ventenni stanno assistendo al risorgere e al riappropriarsi del "sistema" dei soliti personaggi del mondo della politica e della finanza dopo l'improvviso sbandamento iniziale che li aveva trovati impreparati, quindi travolti, a non sapere cosa fare. Stanno, ora, infatti, rialzando la cresta i politici, e la stanno rialzando le grande famiglie della finanza e quelle industriali che con il management si sta riappropriando delle proprie aziende togliendo /nell'80) lo strapotere agli euforici sindacati che, anche loro, con tanta utopia, avevano sperato nel "pansidacalismo" europeo, illudendosi come i maoisti che aspiravano alla "Rivoluzione culturale". Questi, lo abbiamo già menzionato in quegli anni, dopo lo sbarco dei cinesi in Albania, già facevano sfilate con i cartelli "la Cina é vicina è già in Albania", oppure "tremate industriali, per voi pronti i funerali". (ai cancelli della Fiat avevano perfino approntato una lugubre bara per gli Agnelli).

In questo clima di allontanamento dal "politico", e perfino dalle rivendicazioni sindacali, il travoltismo porta insieme anche altre futilità. Scoppia in parallelo la moda dello giogging, la corsa in tuta per le strade della città, le palestre affollate, la cura del corpo, il boom dei prodotti di bellezza per uomini e si scopre l'importanza della moda, che nel '78 segna il suo primo anno di grande successo e al ritorno del vestirsi bene, con gran lusso, grande sperpero, in ogni ceto sociale, quasi a volersi disfare dei soldi in fretta, prima che perdono valore.
E' l'anno dei grandi stilisti, del pret a porter, delle sfilate uomo donna, ed è quasi una gara ad aprire nel centro delle città, negozi di vestiario, uno ogni dieci metri. Intanto l'inflazione viaggia al 20% e oltre. Un panorama, che per gli stranieri che analizzano l'Italia, sconcerta "gli italiani ballano sui carboni ardenti, e si divertono pure, come matti". Studiano la politica, ma non ci capiscono nulla. Perché il segreto non è Andreotti: è l'italiano! Uno straordinario "animale".
Parafrasando il film appena uscito di Spielberg, un cronista capitato a Rimini All'Altro mondo (la faraonica discoteca) commenta che per fare gli "incontri ravvicinati" basta venire qui in Italia. "hanno i debiti fino al collo, un'inflazione dell'altro mondo, ma ballano, e vanno tutti vestiti come e meglio di Rofolfo Valentino".

Le manifestazioni di Capanna alla Scala con le uova marce, contro il lusso della borghesia, sono soltanto un ricordo, e le nuove generazioni che non hanno vissuto quegli anni non hanno nemmeno quel ricordo, l'hanno sentito raccontare, ma interessa a loro poco. Nel Dominio e il sabotaggio, il sinistro opuscolo di NEGRI, che esce proprio quest'anno, le nuove generazioni, i figli di quella borghesia che avevano "giocato" per un po' (con gli operai) a "fare la rivoluzione" o la "controrivoluzione", preferiscono affollare le boutique e i locali del sabato sera, e rispondono in massa nel dissociarsi dai gruppuscoli di estremisti fascisti e comunisti che le rivoluzioni le hanno ostinatamente volute e continuate a fare sentendosi tanti Danton o Lenin e nello stesso tempo vestendo in doppiopetto e andando anche loro in discoteca. Ed alcuni non prima di essere passati da un Comando di polizia a "cantare".

Molti, infatti, in questo periodo, con "la legge sui pentiti", iniziano la "loro musica" (questa sì quasi oscena), e "cantano", fanno nomi, cognomi, e mandano in galera gli "amici", che "cantano" a loro volta. Dirà uno "Sì, ho sparato, ma mi ci sono trovato dentro. La lotta armata e le Brigate Rosse, del resto, mica le ho fondate io".
La delusione degli "spettatori", quelli che pur non impegnati "partecipavano" al clima rivoluzionario venerando le avanguardie, è stata grande. Crollavano i miti delle "primule rosse", i tanti piccoli "Che", e cresceva il profondo disprezzo, soprattutto quando scoprivano in quelle confessioni tanta frigidità e immaturità ideologica proprio fra quelli che avevano promesso con tanta determinazione "l'attacco contro il cuore dello stato, del capitalismo, e dei suoi servitori". Chi si aspettava di vedere dietro le sbarre tanti Spartaco, trotzkisti, operaisti, idealisti, rimase deluso, lo spettacolo fu deludente. Alcuni avevano addosso più lustrini di Travolta.

L'attacco ci fu ma all'incontrario: quando iniziarono le confessione-fiume del tipo Peci; proprio lui, membro della Direzione strategica delle BR; e gli altri si adeguarono. Al di fuori di un centinaio che con coerenza non rinnegarono nulla e preferirono il carcere a vita, gli altri diedero uno spettacolo indegno, e se ne tornarono in libertà.

Fallimento dunque di certe ideologie? No. Ma solo un fallimento di uomini e basta. Scrivevano fin d'ora i neo-liberisti che il fallimento del comunismo ha fatto ritornare in questa fine anni '70, primi anni '80 il capitalismo nuovamente vincente, e allontanato per sempre con il fallimento dei maoisti e dei marxisti-leninisti lo spauracchio dentro la società civile occidentale.
Ma se le rivolte utopistiche fatte con ogni mezzo da questi ingenui che volevano cambiare il mondo sono fallite e non hanno risolto e cancellato la fame, la miseria, la criminalità, la disoccupazione, e tante ingiustizie sociali, il capitalismo non è che le ha risolte, e resta il sogno di una società dove il denaro possa servire a risolvere i problemi di tanti uomini e non a creare profitto solo ad un piccolo numero sempre più potente e monopolistico in ogni settore.

In un libro di Ferdinando Camon (in Occidente, pag 202)   sono riportate le cronache di questi anni e frasi come queste "Non possiamo togliere alla borghesia il passato. Ma possiamo sottrarle il futuro"... , " …bisogna far saltare l'anello debole della borghesia: i suoi figli; e insegnare loro a mettersi contro i padri" … sono parole…parole…parole… di un grande fallimento. Non "liberazioni" ma solo aspetti di un individuale atteggiamento nichilista e autodistruttivo che nulla aveva a che vedere con la nuova società, mai stata colta da panico di massa per le loro gesta, perché inconcludenti, narcisistiche, spesso gratuite, e commettendo errori capitali, con attacchi indirizzati a personaggi ininfluenti, come quando uccisero l'operaio comunista GUIDO ROSSA o il giornalista TOBAGI: un boomerang d'immagine. Una patente di teppismo e non quella di "condottieri" delle ingiustizie sociali. La riflessione immediata fu: "Ma cosa fanno? Non hanno ammazzato nemmeno un capitalista e ora se la prendono con i deboli e i poveracci? E questo lo chiamano attacco allo stato e al capitalismo!?".

L'intuizione del generale DALLA  CHIESA, che all'interno di certi covi c'era un'immensa povertà culturale, morale e psicologica, e tanta fragilità tenuta in piedi da astrattezze, fu l'arma vincente per sconfiggere il terrorismo nell'arco di un paio d'anni.
Gli bastò in gran segreto (con metodi più sostanziali che formali) arrestarne alcuni, fare lunghi colloqui e illustrare loro gli sconti pena proporzionati a quanto e a cosa raccontavano, per rompere l'omertà. Premio: metà pena per la confessione, un altro quarto nel fare i nomi dell'organizzazione e un altro quarto se si arrivava con le loro indicazioni a grossi risultati nelle operazioni. Accettavano. E Dalla Chiesa li lasciava liberi di ritornare dentro i covi. A vedere cosa si stava preparando e a segnalare le mosse di tizio e caio, o i famosi "condottieri"!
Nel delitto Moro, qualcosa del genere avvenne. Ma intervennero altre valutazioni.
Li potevano catturare tutti i brigatisti, e liberare lo statista. Ma a molti stava bene così.
E' molto probabile che qualcuno brindò perfino alla notizia. Se ANSELMI, il direttore dell'ANSA (lo racconta lui nel suo recente "Diario"), comunicando il rapimento di Moro al cardinale Siri,  venne fuori con: "Ha avuto quel che si meritava", possiamo allora benissimo immaginare che cosa pensavano gli altri, i suoi "amici", quelli con molto meno scrupoli. Brindarono a champagne.

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*** TELEVISIONE - SILVIO BERLUSCONI dà vita alla sua prima emittente televisiva via etere, TELE MILANO a Milano 2. Pochi mesi prima era iniziata ANTENNA 3 LOMBARDIA, gestita da ENZO TORTORA. Gestita dalla Feltrinelli e dal PCI va in onda anche Teleradio Milano2. Mentre la Rizzoli si mette alla guida di un'altra emittente, TELEALTO milanese.

*** I FILM dell'anno sono: VINCENZO OLMI, L'albero degli zoccoli;
MARCO FERRERI, Ciao maschio;
FEDERICO FELLINI, Prova d'orchestra;
NANNI MORETTI, Ecce Bombo.
ZEFFIRELLI gira Gesù di Nazareth

*** LIBRI - Escono nelle librerie di MORAVIA, La vita interiore; P. CHIARA, La chiave a stella; LEONARDO SCIASCIA, L'affare Moro; PREZZOLINI, I diari; PRIMO LEVI, Il galateo e Il bosco; e ancora PIERO CHIARA con Il cappotto d'astrakan.

*** EDITORIA - CL, Comunione e Liberazione dà vita al settimanale Il Sabato. Esce anche la rivista satirica Il male. TONI NEGRI pubblica Il dominio e il sabotaggio.
INTELLETTUALI pro e contro la linea della fermezza pubblicano un manifesto dove teorizzano le scelte dei rispettivi partiti di appartenenza.
IL MANIFESTO ospita nelle sue pagine interventi femministi e apre un dibattito sulle origini dell'oppressione femminile.
*** TELEVISIONE POLITICA - Il 18 maggio, a Tribuna Politica  MARCO PANNELLA protestando per la scarsa informazione che la RAI dà nei riguardi del referendum   gli sono infine concessi 24 minuti che il Radicale ne approfitta per non parlare apparendo imbavagliato.
Naturalmente in questo modo, anche se noioso nel guardarlo, il suo discorso giunge agli italiani forte e chiaro. Inequivocabile. E vincente!

*** MUSICA LEGGERA - A San Remo é premiata con il 1° posto la canzone dei MATTIA BAZAR, E dirsi ciao, al 2° posto si piazza la canzone interpretata da ANNA OXA, Un'emozione da poco. Al 3° posto l'esibizione di RINO GAETANO che ha presentato il pezzo musicale Gianna. Poche le altre canzoni rimaste poi note nel panorama musicale.

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