ANNO 1978 - MESE DI APRILE

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Nelle redazioni dei quotidiani si dibatte l'opportunità di accettare l'invito - avanzato da certi settori politici - alla "cautela", e a  non fare da cassa di risonanza ad eventuali comunicati delle BR. Ci sono vibrate proteste di principio ma quasi tutti gli organi informativi esercitano inizialmente una certa autocensura. Ma a cominciare da oggi, 1 aprile,  tutti i giornali riporteranno d'ora in avanti in prima pagina sia le lettere di Moro sia i  messaggi delle BR, che iniziano a far trovare i comunicati contemporaneamente in luoghi e giornali diversi .
E i giornali non sono scelti a caso!

LE LETTERE DI MORO > (link esterno)

29-30 MARZO - Ore 18,15, Viminale.- LA PRIMA LETTERA DI MORO - Agli inquirenti la lettera che giunge sembra proprio autentica, e forse prelude a una richiesta di scambio. Cinque fogli di quaderno che passano alla storia. E' il primo appello "riservato" di ALDO MORO al mondo politico italiano. La veglia, l'attesa era durata 14 giorni, 14 lunghe notti dentro i palazzi degli uomini di governo che cercavano uno piccolo spiraglio in una..... (si é poi scritto) "indagine difficile".

Prima ancora del 3° Comunicato delle BR (fatto poi  trovare successivamente alle 20,45 al Messaggero, assieme alla copia inviata al Viminale, così resa pubblica) questa volta c'è questa novità: un documento dove le BR hanno anche "fatto parlare" il prigioniero. E' uno scritto a mano di  Moro, che molti (!) subito non riconoscono essere la sua calligrafia  e nemmeno il suo stile come sintassi(*) e come pensiero (anni dopo Forlani a Tangentopoli, per molto molto meno, davanti a Di Pietro non conservò né lo stile nè il suo forbito pensiero, fece tanti bla bla con la bava alla bocca).

La lettera di Moro é indirizzata personalmente al "Caro Francesco (COSSIGA, allora ministro degli Interni, Ndr).... sono indotto da difficili circostanze a svolgere dinanzi a te avendo presenti le tue responsabilità alcune lucide e realistiche considerazioni......Sono considerato un prigioniero politico, e sottoposto, come presidente della DC, ad un processo diretto ad accertare le mie trentennali responsabilità.....l'addebito si rivolge a me in quanto esponente qualificato della DC nel suo insieme nella gestione della sua linea politica. In verità siamo tutti noi del gruppo dirigente che siamo chiamati in causa; è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere.....Riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno ed incontrollato (*), sottoposto a un processo popolare che può essere opportunamente graduato.... (Moro prosegue analizzando la sua situazione e comparando casi simili al suo, avvenuti in tutti gli Stati del mondo, risoltisi poi con uno scambio di prigionieri, ) " e non si dica che lo Stato perda la faccia perchè non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un alta personalità che significa qualcosa nella vita dello Stato.....Un atteggiamento di ostilità sarebbe un'astrattezza e un errore. Che Iddio vi illumini per il meglio evitando che siate impantanati in un doloroso episodio dal quale potrebbero dipendere molte cose".

(*) La sintassi era errata, ma Moro voleva forse mandare dei segnali dove si trovava sequestrato, e come fare per trovarlo, cioè  in un con - dominio pieno e incontrollato, popolare....che se opportunamente graduato (cioè se ispezionato a tappeto poteva essere scoperto).

5 APRILE - Le BR rendono pubblico inviandolo alla Repubblica, il Comunicato N. 4 e una lettera di Moro a  ZACCAGNINI intendendo rivolgersi anche a Piccoli, Cossiga, Fanfani, Andreotti, Gaspari Galloni...  "....Assumetevi le responsabilità che sono individuali e collettive. Innanzitutto della DC alla quale si rivolgono accuse che riguardano tutti, ma che io sono chiamato a pagare.......Dare alla mia questione l'unica soluzione possibile, prospettando la liberazione di prigionieri da ambo le parti..... Se altri non ha il coraggio di farlo, lo faccia la DC.... Gli altri... parlo innanzi tutto del PCI che va affermando l'esigenza della fermezza...." e Moro ricorda a loro che quel mattino a via Fani stava recandosi alla Camera  per consacrare un governo  con il loro appoggio.
Ma poi nuovamente rivolgendosi alla DC..."In verità mi sento anche un po' abbandonato da voi".

Al plico è accluso un opuscolo. Si tratta della Risoluzione della direzione strategica  delle BR, che solo perchè composto da una settantina di pagine i quotidiani pubblicano solo alcuni stralci.
Nello stesso tempo la famiglia segue una linea autonoma - dissociandosi così dalla DC di Zaccagnini - nel rispondere ad alcuni messaggi che gli giungono attraverso postini vari. La moglie lo fa  pubblicamente sul Giorno scrivendo una lettera rivolgendosi al marito.
Stranamente alcune lettere inviate alla famiglia, sono pubblicate su una nuova rivista settimanale, OP (prima era un foglio d'informazione) da un giornalista che diventerà presto uno dei protagonisti dell'"anno oscuro": MINO PECORELLI

10  APRILE - A molti giornali (Repubblica, Messaggero, Gazzetta de Popolo, Stampa, Secolo XIX, e all'Ansa di Genova) arriva il Comunicato N. 5 delle BR. All'indomani subito pubblicato. "L'interrogatorio del prigioniero prosegue e, ci aiuta validamente a chiarire le linee antiproletarie, le trame sanguinarie e terroristiche che si sono dipanate nel nostro Paese (che Moro ha sempre coperto), ad individuare con esattezza le responsabilità dei vari boss democristiani, le loro complicità, i loro protettori internazionali, gli equilibri di potere di trent'anni di regime DC. L'informazione e la memoria di Aldo Moro non fanno certo difetto...."
Assieme al comunicato, una lettera  di Moro, dove contesta polemicamente un Taviani (che ha letto sui giornali) irrispettoso e provocatorio nei suoi confronti, rivelando così dispute trentennali  con questo personaggio  che ha nella sua carriera politica delle virate brusche in tutte le correnti, a sinistra e a destra. E' un atto di accusa. Infine, Moro conclude,  ricordando che Taviani ha sempre avuto contatti diretti e fiduciari con gli americani, e si chiede chiudendo la lettera " Vi è forse, nel tener duro contro di me , un'indicazione americana e tedesca?"

15 APRILE - A Repubblica giunge il Comunicato N. 6. Inizia così: "L'interrogatorio al prigioniero è terminato...... Non ci sono clamorose rivelazioni da fare...Certo l'interrogatorio ad Aldo Moro  ha rivelato le turpi complicità del regime, ha additato con fatti e nomi i veri e nascosti responsabili delle pagine più sanguinose della storia degli ultimi anni, ha messo a nudo gli intrighi di potere, le omertà che hanno coperto gli assassini di Stato, ha indicato l'intreccio degli interessi personali, delle corruzioni, delle clientele....." e termina.... "Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte". (ma se sapevano tutte queste cose che affermavano erano più destabilizzanti queste che non l'assassinio di Moro)

18 APRILE - Al Messaggero giunge il Comunicato N. 7 (ma si sospetta della sua autenticità) in cui si annuncia   l'evvenuta esecuzione di Moro, indicando il luogo ove giace il suo cadavere: al Lago Duchessa in provincia di Rieti. Risulta questo un comunicato falso (si dirà in seguito)  per sviare le indagini in via Gradoli dove c'era la centrale operativa delle BR che gestiva il sequestro Moro e che accidentalmente (per una (sembra non proprio casuale)  infiltrazione d'acqua) fu scoperto.

20 APRILE  - E' smentito il comunicato falso N. 7,  le BR inviano quello vero con la fotografia di Moro con in mano La Repubblica. Questa volta i brigatisti vogliono trattare la liberazione di Moro con i prigionieri comunisti rinchiusi nelle carceri; fissando il termine per una risposta "chiara e definitiva":  le ore 15 del 22 aprile.

21 APRILE - La DC appare sempre più decisa a non trattare. Zaccagnini riceve un'altra lettera di Moro, che contiene  rimproveri per il suo atteggiamento ma anche  un disperato messaggio. Moro si sente "sul punto di morire, per aver detto di Sì a quell'equivoca Presidenza del Partito (in quel famoso giorno che accettò e che abbiamo già ricordato, con la sua stessa voce) e aver detto di Sì alla DC. Tu hai dunque una responsabilità personalissima. Il tuo no e il tuo sì sono decisivi"
Ma la linea della DC e di Zaccagnini è quella della fermezza. "Non si tratta con i brigatisti".

22 APRILE - Interviene Papa PAOLO VI con un accorato appello ai brigatisti perchè restituiscono Moro alla sua famiglia "senza condizioni" (una frase questa che sembra gli sia stata imposta, e che toglie ogni illusione a Moro di uscirne vivo). Sono stati preceduti da appelli della Caritas. Amnesty International si è offerta come interlocutrice delle BR. Scopriremo in seguito che anche la mafia siciliana (Buscetta, Bontade, Badalamenti) si era attivata, ma il loro contributo fu sdegnosamente rifiutato "...e poi dopo costoro cosa vorranno?" disse qualcuno nel "Palazzo".
(Ma con il prossimo sequestro di Cirillo lo Stato trattò proprio con la Mafia).

24 APRILE - Dall'ONU giunge un appello del presidente YOUNG per liberare Moro. Panama offre  ai terroristi   in cambio di Moro liberato, asilo politico. Intanto la stampa riceve il Comunicato N. 8 con i nomi dei prigionieri da liberare in cambio della vita di Moro. Una terza accorata lettera di Moro la riceve  ancora Zaccagnini. Una lettera dura, dove Moro è già cosciente  che non gli sarà risparmiata la vita, "chiedo che ai miei funerali non partecipino nè autorità dello Stato nè uomini del partito. Chiedo di essere seguito dai pochi  che mi hanno veramente voluto bene e sono degni di accompagnarmi con la loro preghiera e con il loro amore".

25 APRILE - Appello del segretario generale dell'ONU per la liberazione dello statista, che però suscita polemiche perchè usa un termine che suona come un riconoscimento al terrorismo delle BR. Si appella al rilascio indicando che "l'angoscia che provoca alla sua famiglia, e nel mondo intero che segue la vicenda, può soltanto danneggiare il vostro "obiettivo" (purposes- interpretato come  causa, scopi).  Una eresia si disse, e a Roma a qualcuno non fu  proprio gradita. Come non era gradito PIECZENIK. Insomma non si volevano intrusi.

26 APRILE - Lettera della famiglia ad Aldo Moro pubblicata dal Giorno. E' il bisogno dei figli e della moglie di far giungere al padre e sposo il loro affetto e di far sapere che almeno loro  sono vicini.

27 APRILE - Dissociandosi dalla linea di fermezza, CRAXI chiede che lo Stato compia atti di clemenza verso i detenuti, magari con un brigatista malato. Della mediazione di Craxi ormai si parla in giro con insistenza, si sono trovati dei canali di contatto per condurre trattative. Fra l'altro non è il solo. La dissociazione è anche avvenuta dentro le BR, tra chi vuole andare fino in fondo subito radicalmente, e chi invece attende segnali di aperture, perchè affermano questi ultimi, la morte di Moro non gioverebbe certo alla causa; ci si caccerebbe in un vicolo cieco.
Ma la linea dura del governo, soprattutto della DC che non vuole intraprendere trattative (nemmeno umanitarie come quelle che sono state avanzate da Craxi e da altri) sono ribadite la sera stessa da ANDREOTTI al TG, che ribadisce il NO del governo a OGNI trattativa. Quindi nessun spiraglio, da qualsiasi parte esso provenga.

29 APRILE - La famiglia per canali diversi riceve altre  lettere dal loro congiunto (anche se alcune mancano all'appello - come dirà in seguito il fratello e il figlio), ma quella di oggi a loro indirizzata e resa pubblica, ed è diretta palesemente alla DC.  C'è molta tristezza di essere stato abbandonato. Moro segue sui giornali dalla sua prigionia le dichiarazioni che i suoi colleghi vanno rilasciando alla stampa, e ne è indignato; angosciato soprattutto per " non avere il coraggio civile di aprire la DC un dibattito all'interno sul tema proposto che è quello della mia vita..... E' possibile che non vi sia una riunione statutaria e formale?... Possibile  che non vi siamo coraggiosi che la chiedano? Chiedo al mio partito se questo è ammissibile? ... Moro appare  profondamente deluso
"Ma questo bagno di sangue non andrà bene nè a ZACCAGNINI, né per ANDREOTTI, né per la DEMOCRAZIA CRISTIANA, nè per il Paese; ciascuno porterà le sue responsabilità". (Sono, i primi tre, presagi che poi colpiranno nel segno).

30 APRILE - Moro dalla sua prigionia ha seguito sulla stampa   anche CRAXI. A lui con una lettera si rivolge. "Caro Craxi, ho colto, pur tra le notizie frammentarie che mi pervengono, una forte sensibilità umanitaria del tuo partito in questa dolorosa vicenda, sono qui a scongiurarti di continuare  ed anzi accentuare la tua importante iniziativa....La Dc sembra non capire....Ti sarei grato se glielo spiegassi tu....".

Moro invierà altre lettere ai "suoi amici", Piccoli, Fanfani, Misasi, Andreotti, e perfino a Ingrao. I destinatari   non le metteranno mai a disposizione. Verrà invece resa nota - pubblicata il 4 maggio -   quella di poche righe inviata a LEONE, nella quale Moro si appella a lui come presidente della Repubblica di "rendere possibile un'equa e umana trattativa  per scambio di prigionieri che mi consenta di essere restituito alla mia famiglia"

FINE APRILE

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