ANNO 1978 - MESE DI GIUGNO

a1978n.jpg (14127 byte) (PAGINA IN COSTRUZIONE)

15 GIUGNO - LEONE, il PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA, é costretto a dimettersi. La sua figura politica e morale  da tre mesi é al centro di crescenti insinuazioni, dopo la pubblicazione del libro della giornalista CAMILLA CEDERNA, su alcune presunte disinvolte speculazioni   finanziarie immobiliari  e per alcuni fatti legati allo scandalo Lockheed. La tragedia  Moro non ha attenuato la feroce campagna stampa nei suoi confronti. Formalmente il PCI chiede le dimissioni del Capo dello Stato senza aspettare gli ultimi sei mesi del suo mandato. Alla TV Leone fa un drammatico annuncio. Rivolto agli italiani afferma:  "In sei anni e mezzo avete avuto un uomo onesto!!! " poi annuncia le sue dimissioni.
In effetti Carlo Jemolo, insigne giurista laico e di tradizione azionista, affermò che, dal punto di vista puramente giuridico, la presidenza Leone era stata ineccepibile, anche se per la prima volta, per assecondare la volontà democristiana di evitare il referendum a favore dell’abrogazione del divorzio, Leone sciolse anticipatamente il Parlamento nel 1972, allontanandosi così dal suo ruolo di garante super partes.
Ma il libro della CAMILLA CEDERNA era uscito con il suo "La carriera di un Presidente" provocando un putiferio; sarcastica e concisa (nomi e cognomi) la giornalista si snodava veloce nelle sue 250 pagine, descrivendo l'uomo dal suo affacciarsi alla vita pubblica fino al suo declino. L'intero libro era uno spaccato dell'Italia di questi anni Sessanta e Settanta. Un intreccio vorticoso della politica, degli affari e dei grandi segreti.

Suscitò clamore , raccontando senza alcun ossequio alla grande  personalità dello Stato  i retroscena poco chiari del sesto presidente della Repubblica Italiana. Il libro accusato di diffamazione fu sequestrato, condannato al rogo, tolto dalla circolazione. Ma ottenne il suo scopo. Il Presidente si dovette dimettere quando al processo vennero fuori in modo più chiaro alcuni interessi privati (anche dei suoi figli) in operazioni finanziarie, risultate ineccepibili legalmente, ma moralmente scorrette.

Leone per il contenuto incandescente del libro, aveva querelato la Cederna e il direttore dell' Espresso ZANETTI; ma fu un boomerang, alcune rivelazioni su alcune disinvolte operazioni finanziarie causarono nei suoi confronti una feroce campagna di stampa (quindi anche popolar-emotiva)  che culminerà prima con plateali manifestazioni (Radicali) davanti al Quirinale invocando le sue dimissioni, poi il PCI le chiese formalmente. Avverranno il 15 giugno con un drammatico annuncio alla Tv già accennato sopra.

Un risvolto inquietante all'interno del libro. Vi si sita un singolare personaggio allora ai non addetti ancora ignoto: PECORELLI. Costui era un avvocato; 51 anni; un volontario della guerra di liberazione, insignito della più alta decorazione dal generale americano Anders. Nella sua rivista OP (un foglio quasi interno al Palazzo denominato "Osservatorio Politico") i titoli erano dei macigni lanciati addosso ai protagonisti della politica e della finanza italiana. Notizie riservate, scottanti, che facevano tremare i potenti.
Iniziò proprio lui a rivelare i particolari scabrosi (anche i minimi) sulla vita privata e sugli affari del presidente della Repubblica Leone e famiglia. Nel famoso libro che scatenò la guerra all'inquilino del Quirinale, Camilla Cederna, su Pecorelli, scriveva un capitolo: E' il Sid che spia? "L'agenzia di Pecorelli, da sempre passa per essere un'agenzia del Sid, una emanazione del generale VITO MICELI che ne era il capo dal 1970. Si dice che a Op diano notizie una certa fazione, attenzione, attenzione, alcuni dorotei di RUMOR"

Pecorelli oltre  a "non piacergli la famiglia Leone" (che cercò in tutti i modi per accordarsi con il giornalista)  lo ritroveremo poi protagonista di tanti fatti nel 1978 e nel 1979  (generale Dalla Chiesa, delitto Moro, Andreotti, Scandalo petroli, Scandalo Italcasse, Soldi a Forlani (che negò poi ammise), Scandalo Ambrosiano, Calvi, Sindona, Ambrosoli, Ior, P2, ecc. ecc. ecc. ecc.- vedi relativi anni e mesi  maggio 78, e... marzo 79,  quando infine fu assassinato mentre lavorava per un nuovo numero di OP proprio con qualcosa (si disse, ma lo aveva annunciato a chiare lettere la settimana prima) di clamoroso su Andreotti. (Ovviamente tutti pensarono alle lettere di Moro sottratte (affermava Pecorelli) da Dalla Chiesa in via Montenevoso, a cui sempre Pecorelli aveva predetto una brutta fine: un suicidio-omicidio, un imprevedibile incidente, un elicottero caduto ecc. Fu assassinato prima lui, poi in circostanze oscure anche Dalla Chiesa. (lo vedremo più avanti)

Dopo l'uscita di scena di Leone, la corsa al Quirinale ha dunque inizio. E sarà laboriosa (17 scrutini) perchè in precedenza era stato tutto già deciso: con Moro candidato. Ora tutti i "giochi" dovevano essere rifatti in un periodo dove in fibrillazione c'erano tutti i partiti; in prima linea i socialisti di Craxi, che non si faranno sfuggire l'occasione. Sarà lui a proporre l'ex segretario del PSI del dopoguerra, SANDRO PERTINI  che troveremo eletto il prossimo mese di luglio (vedi) e contemporaneamente nasce quasi all'unanimità un governo di centrosinistra;  come desiderava Moro.
E pensare che qualcuno (nella DC) sosteneva a destra e a manca che coinvolti al delitto Moro c'erano quelli della Cia!

11-12 GIUGNO - Alle urne gli italiani per il referendum  abrogativo sul FINANZIAMENTO PUBBLICO dei partiti. I votanti, 33.489.688 (81,2%)  si esprimono con 13.691.900 si e 17.718.478 no, rispettivamente con il 43,6% e il 56,4%.
Nella scheda anche l'abrogazione della legge REALE sull'ordine pubblico che riceve un secco NO con il 76,5% contro il 22,3% dei si.

29-30 LUGLIO - Uno stranissimo Consiglio della DC. - ZACCAGNINI nel meeting, fa uno strano discorso, dove ipotizza un coinvolgimento americano nella vicenda Moro. Subito dopo FRACANZANI lancia la proposta di istituire una commissione per far luce  sui servizi speciali stranieri; e ZAMBERLETTI  è ancora più esplicito, parla di un possibile coinvolgimento della  CIA americana. Poi l'8 agosto (ma la rivista uscì il 1° agosto -due giorni dopo il "meeting" DC) su Panorama, Filippo CECCARELLI intitola un suo articolo "Moro come Kennedy?".
 
Di singolare in questo articolo - che attirò l'attenzione di molta stampa che recepì da quell'articolo quello che voleva, è che non non c'era scritto che gli Usa hanno avuto una parte nell'eliminazione anche fisica di Aldo Moro attraverso le Brigate rosse. Ma scriveva Ceccarelli e cercava  di documentare che una parte di democristiani aveva (anche) questo sospetto. Cosa di cui si potrebbe essere convinti o no, ma che pur essendo in quei giorni un argomento scomodo, trova conferma in un'ampia pubblicistica sviluppatasi poi anche in sede di inchieste parlamentari.

Quei sospetti erano che l'eliminazione fisica di Moro dalla scena politica era opera degli americani a causa dell'apertura ai comunisti nel governo. Va da sè che tale diffidenza da parte democristiana (e di alcuni giornali che davano risalto a quelle ipotesi)  poteva senz'altro fare il gioco dell'altra potenza, quella sovietica; ma forse anche per questo veniva espressa con un sovrappiù di preoccupazione.
Nel numero di domenica 6 agosto il giornale Alto Adige pubblicò il resoconto di una serie di ulteriori discorsi di Piccoli che riecheggiavano e approfondivano questo schema di sottintesi sospetti riportati da Ceccarelli: "Sono assolutamente convinto - sosteneva Piccoli - che tutto ciò che avviene in Italia non è che il risultato del prendere posizione dei grandi paesi sulla drammatica composizione del domani (...) Sono convinto che quando la verità su Moro rapito e ucciso verrà fuori, scopriremo che fu stroncato perché non volle che l'Italia fosse teatro di competizione, come lo fu nel primo conflitto mondiale e nel secondo, di manovre massoniche; fu stroncato perché negli ultimi tre mesi, nei colloqui con americani e russi, aveva mostrato questa sua capacità di iniziativa per dare sbocchi autonomi agli equilibri del nostro paese"
Nella cupa confusione - dirà poi Ceccarelli- e nella perdurante incertezza di quei giorni, emergeva a tratti nella dc anche un'area - e queste dichiarazioni di Piccoli in parte lo confermano - che non escludeva l'ipotesi secondo cui sulla vicenda Moro fossero intervenute, più o meno d'accordo, per motivi diversi ma convergenti, entrambe le potenze mondiali, interessate a mantenere un ordine che l'anomalia italiana, con il partito comunista invitato dalla Dc nell'area del governo, rischiava o forse aveva già messo a repentaglio.
Ma stranamente molta stampa italiana commentò questo articolo di Ceccarelli; che non era una sua tesi ma riportava solo i sospetti usciti dal Consiglio DC. 
Come in seguito farà notare Ceccarelli tirato in ballo, "...tra le due cose - 1. Gli Usa hanno contribuito all'eliminazione di Moro; 2. Alcuni dc pensano che ambienti americani potrebbero aver contribuito alla sua eliminazione - c'è una differenza concettuale e giornalistica niente affatto sottile, e la si può cogliere appunto leggendo l'articolo con la dovuta obiettività, senza tirarselo dalla propria parte per fare bella figura (i servizi russi), o prenderlo a pretesto (per giunta senza nemmeno leggerlo, anche in alcune relazioni delle Commissioni) per dimostrare che l'ala nera del Kgb si protese su uno dei più traumatici episodi della storia politica italiana".

Solo la gente della strada non ci capì più niente. Alcuni invece ci videro chiaro, altri intravedevano delle trame oscure. Quelli con i piedi per terra invece si dissero "Figuriamoci se la Cia faceva un rapimento del genere e si metteva ad aspettare 55 giorni per poi ucciderlo".
Documenti non c'erano, salvo veline di un servizio segreto, passata da un altro servizio segreto e annotati da un terzo servizio segreto.
La verità sulla "disinformazia" con un'interpretazione anche un po' oscura, se non capziosa, forse verrà fuori solo quando un giorno crollerà il "Muro" di Berlino. Ne sapremo forse qualcosa dopo il 2000. Forse, e se non funzioneranno i reciproci ricatti.

29 GIUGNO - Inizia il lungo percorso a Montecitorio per la scelta del nuovo presidente della Repubblica che richiederà ben 16   scrutini. Fra i candidati  GONELLA (DC), NENNI (PSI), CONDORELLI (MSI), PARRI (SI), GIOLITTI (PSI), LA MALFA (PRI). PERTINI non è ancora nella lista degli eleggibili. Mentre FANFANI che attende da anni questo riconoscimento non è preso dalla DC nemmeno in considerazione. Viene scaricato!

CRAXI prende contatti con Pertini, cercandolo di convincerlo a schierarsi come candidato unitario di tutta la sinistra. Ma Pertini rifiuta, vuole essere l'uomo di tutto l'arco costituzionale e non solo di un settore (vedi il prossimo mese)

FINE GIUGNO

PROSEGUI COM MESE LUGLIO >

PAGINA INIZIALE DELL'ANNO

ALLA PAGINA PRECEDENTE