ANNO 1978 - MESE DI LUGLIO

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8 LUGLIO - SANDRO PERTINI  è  Presidente della Repubblica. (VEDI BIOGRAFIA QUI > )
Il settimo presidente nella storia della Repubblica italiana. Dopo dieci giorni di votazioni viene eletto al sedicesimo scrutinio con i suffragi di tutti i gruppi parlamentari 832 su 995, eccetto i missini e i demoproletari. 
Ottiene l'83% dei voti.
Socialista, 82 anni, Pertini ha alle spalle come uomo politico una vita avventurosa. Nato a Stella (SV) nel 1896, a 19 anni partecipa alla Grande Guerra.  Al rientro  si laurea in legge e scienze sociali. Iscritto al partito socialista a Genova, inizia le sue battaglie politiche contro il fascismo, e messo in carcere con Gramsci,  é costretto a fuggire in esilio in Francia e rimanerci per  11 anni. Rientrato in Italia finisce nuovamente nelle carceri tedesche a Roma, dove evade nella primavera del  '44.   Raggiunto il Nord Italia diventa un esponente socialista di primo piano  nella Resistenza, indi a capo del CLNAI fino alla Liberazione del 25 aprile. (la sua voce alla liberazione di Milano, vedi anno 1945, 25 Aprile).

Successivamente ricoprì la carica di segretario del PSI, direttore dell'Avanti e del Lavoro di Genova. Il 5 luglio 1968 é eletto presidente della Camera che manterrà fino al luglio del 1976, quando sarà eletto il comunista Pietro Ingrao.

Craxi subito dopo le dimissioni di Leone, tempestivamente gli aveva proposto di essere il candidato unitario della sinistra, che Pertini però ha rifiutato, preferendo l'intero arco costituzionale, convinto che per il suo passato di padre della Patria avrebbe preso anche i voti della DC. Che infatti, vennero copiosi. Soprattutto per la sua ininfluenza politica - infatti non gli era stato mai dato in precedenza un incarico. Prima Saragat poi De Martino lo avevano sempre tenuto in disparte.
L'uomo, anziano (ottantaduenne, quindi ottimo come uomo della transizione - ma sbagliarono i conti) oltre che per questo è scelto per quella sua immagine di nonno burbero ma affettuso, spartano ma sempre attento a figurare bene sia quando  appare in televisione sia quando scende a bearsi nei bagni di folla.
Il  circo mediologico si è accorto di lui, ma anche lui  fa l'istrione, e non disdegnerà la demagogia quando rimprovera in TV pesantemente "ex cattedra" ministri, funzionari e lo Stato (famosa la sua filippica quando visitò i terremotati dell'Irpinia). Un capo dello Stato che denuncia pubblicamente l'impotenza e l'inefficienza degli  uomini dello Stato non era mai accaduto. Sarebbe come se il Papa denunciasse  l'insufficienza storica della religione, sacerdoti, parroci e  vescovi. Insomma rese ancora più complesse e difficile questo periodo della storia d'Italia. Ma in questo inizio del settennato lui serve per altri scopi.
E' l'uomo  che ci vuole ora, a capo di quella "Unità nazionale" di cui tutti parlano in questo periodo convulso e anche drammatico nella politica italiana ma che tutti scantonano perchè sembrano tutti impegnati semmai a disunire quella poca "unità" esistente.

Pertini doveva servire, e opportunisticamente  doveva essere usato, come punto di riferimento per riconquistare l'affetto degli italiani ai "simboli" puliti della politica. Pertini ci riuscì, le masse furono accontentate, ma la sua influenza nella politica fu blanda, in certi casi assente, e in altri perfino teatrale. Usando tanta retorica,  nell'infarcire  tutti i suoi discorsi col  patriottismo, antifascismo, giustizia, libertà, epopea della Resistenza, e con gli onnipresenti toccanti preamboli  che iniziavano sempre in ogni occasione "...ricordo quando ero nelle patrie galere...". Insomma l'operazione maquillage per varare alle sue spalle la politica più dura (e tenebrosa) degli ultimi anni riuscì in pieno. 
Alla Dc per far dimenticare la tragedia Moro e ai socialisti per guadagnare consensi.
(Proviamo invece a pensare a questi sette anni con MORO al Quirinale, oppure morto lui, l'altro "cavallo di razza" FANFANI, che alle votazioni  nella scheda hanno ripetutamente dileggiato, scrivendo  " i suoi amici":  "nano maledetto/mai sarai eletto". (prese solo 7 voti).

Padre BAGET BOZZO già scriveva nel '77 di Gronchi che la sua elezione (nel 1955) era stata un atto di insubordinazione di alcune correnti democristiane nei confronti del segretario Fanfani: questa volta l'insubordinazione fu quasi totale, perfino umiliante per la grande statura politica di cui godeva Fanfani. E non solo in Italia ma nel mondo (basterebbe ricordare il Muro di Berlino e l'offensiva Usa in Vietnam. Fu in quelle due occasioni l'uomo più lucido del mondo (e i fatti successivi gli dettero ragione!)
Con Moro o con Fanfani al Quirinale, tutta la politica degli anni Ottanta avrebbe avuto un altro corso.
E questo i maggiori politici del momento lo sapevano benissimo e proprio questo temevano.

La carica di Presidente della R. ora la si vuole far diventare "presidenzialista" anche se per il momento è solo patetica e teatrale.  Su questo terreno e verso questa direzione, proponendo Pertini, CRAXI inizia a muoversi, e arriverà a un passo dalla ambita meta nei primi anni '90, quando propose di chiamare i cittadini a pronunciarsi su una Repubblica presidenziale (naturalmente con lui Dux).  Ma troverà sulla sua strada il "picconatore" (Cossiga), che non gradisce proprio per nulla "l'uomo che vuole raddrizzare l'Italia".

Craxi commise un grosso errore nell'attaccarlo l'8 dicembre del '90 (vedi marzo 1991). Cossiga poteva anche essere non "infallibile", ma il segretario del Psi e il suo vice Martelli  sbagliarono a considerarlo un mentecatto. Inoltre Cossiga non voleva certo farsi processare da un Craxi e da un Martelli qualsiasi, nè dai cinque saggi che i socialisti avevano proposto per giudicare la legittimità del suo operato e della sua creatura: la Gladio. Cossiga quel giorno fu sul punto di dimettersi indignato di tanta arroganza ma anche di ignoranza su una "questione" di cui lui non doveva certo rendere conto a Craxi e compagni, ma semmai solo davanti agli italiani.
(A Cossiga toccategli la Gladio - lui che vi  ha dedicato una vita intera - e si salvi chi può. E' una questione di orgoglio (per Cossiga di "fede")  e Craxi non lo mise in conto. Prese la   stay behind per la banda dei "bassotti", quella che era invece una sofisticata struttura per la sicurezza dello Stato (come esiste in tutti i Paesi del mondo: rossi, neri o bianchi e con qualsiasi regime).

FINE LUGLIO

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