ANNO 1987 (Pagine in costruzione) MESE DI FEBBRAIO

CRAXI dovrebbe cedere il prossimo marzo la presidenza del consiglio alla DC (come nei patti siglati dai cinque segretari dei partiti della maggioranza nel luglio dello scorso anno durante la crisi). Ci dovrebbe dunque essere la cosiddetta "staffetta" con alla guida del governo il democristiano De Mita.

17 FEBBRAIO - Craxi in prossimità della scadenza, in diretta televisiva, rispondendo a una intervista di un giornalista, e critica molto questa scelta dell'avvicendamento, ritenendola inopportuna, e "liquida"  l' insistenza dei democristiani definendola un vero e proprio "abuso".

Immediata la successiva reazione della DC in questo frangente tutta compatta, prima verbale, dichiarando che semmai è "un sopruso", poi  attende Craxi al varco dentro la maggioranza governativa.
 Craxi sarà costretto a dimettersi il 3 marzo dopo un irritante scontro politico senza vie d'uscita, ma che lui seguita a liquidare sempre, verbalmente o per iscritto, che è un "abuso". Quindi fa capire che in ogni ulteriore dialogo ci sarà un muro di gomma.

Quella "staffetta" era nata con un compromesso in quell'incontro segreto nell' 83 in un convento di suore sull'Appia Antica. I due di nascosto si incontrarono e cercarono di trovare un accordo. Ma avevano e ora hanno ancora di più (uno ha provato il potere l'altro no) una visione politica molto diversa e proprio per questo, quel patto (dopo che Craxi si è seduto sulla poltrona di premier per tre anni)  è ora suscettibile di incomprensioni.

Al dunque nessuno dei due rinuncia alle proprie idee. Divergenze fatali. DE MITA dirà molti anni dopo: "Craxi cercava di conquistare l'egemonia. Ma l'impresa non poteva riuscire con un partito che non saliva oltre il 15 per cento; e la "sua tecnica" per andare oltre, era il contrario di ciò che avviene normalmente quando si cerca l'accordo dell'opinione pubblica per farsi accettare"...."Una strategia che ci ha portati tutti alla rovina".

E' dunque crisi! Di difficile soluzione. Non resta -ed è quello che spera Craxi pensando a un consolidamento dell'elettorato socialista, e di superare abbondantemente quel 15%- che attendere le elezioni. Crede proprio che dopo tre anni, dopo 1060 giorni di governo, e per aver dato l'impressione di essere un "decisionista", di aver allargato il consenso dentro la sinistra ma anche dentro il centro. Quindi non vede l'ora di andare alle urne. 

Che potrebbero avere un ostacolo. Infatti le eventuali elezioni potrebbero essere ritardate da una serie di referendum (8), che però la Corte Costituzionale deve ancora giudicare quali ammissibili, quindi poi decidere la data delle consultazioni, che potrebbe condizionare le eventuali date per una consultazione politica.
(La Corte ne ammetterà poi cinque, rispetto agli 8 presentati nel corso dell'86, e si terranno a novembre).

Arriviamo dunque alla crisi di marzo e alle dimissioni di Craxi.

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