ANNO 1987 (Pagine in costruzione) MESE DI MAGGIO

23 MAGGIO - Fra una protesta e l'altra, con la politica assente, un governo che non c'è, e chissà quando ci sarà anche nel dopo elezioni, molte categorie non si sentono più rappresentate dai sindacati, accusati di connivenza nella politica del disimpegno, del "tirare a campare"; un politico di prima grandezza, senza ritegno, così si è espresso.

Iniziano la protesta i macchinisti di treni, poi il personale delle ferrovie, poi quelli del settore autotrasporti, e i piloti, infine li imitano gli insegnanti. Sono tutti i protagonisti di dure contestazioni che durano mesi.

Tutte queste categorie di lavoratori non si riconoscono più nelle organizzazioni sindacali tradizionali e hanno dato vita ai Comitati di base (COBAS).

E se nelle altre categorie operano pochi addetti, in quella della scuola - molto più numerosi- l' iniziativa dilaga, l'alternativa a "fare da soli" piace. Anche se è poi difficile avere degli interlocutori; infatti a fine anno dopo che gli addetti ai trasporti avevano paralizzato il Paese il ministro non ha voluto nemmeno incontrare una loro delegazione. Sono tanti ma sono considerati "ribelli".

Il 23 maggio 40.000 insegnanti sfilano in corteo per le vie di Roma. I docenti chiedono di essere ammessi al tavolo delle trattative senza la mediazione dei sindacati confederali.
Minacciano il blocco degli scrutini. Ma sono snobbati anche loro. Intanto la protesta sale, e di sindacati autonomi il prossimo anno ce ne saranno non uno ma tre: i Cobas, lo Snals, e la Gilda.

Purtroppo ai tavoli delle trattative - quando il Governo ha la compiacenza di incontrarli - siedono soli i portaborse, o i rampanti "trombati" in attesa di entrare in qualche altra coalizione voluta dal "capo corrente", quindi non si espongono, non promettono nulla, mistificano solo; la latitanza politica è ormai il nuovo costume da mesi. La crisi innestata da Craxi, e da altri cinque "compagnucci" della parrocchia-governo andrà avanti per 91 giorni di seguito, e altri fra una esplorazione e l'altra di altre tre dimissioni.

Di governi nel corso dell'anno ce ne sono quattro, e fra salire e scendere le scale del Quirinale tempo per dedicarsi ai problemi del Paese non ne rimane. Sono tutti "infognati" dentro le segreterie, o senza far sapere nulla a queste, come cospiratori, dentro qualche compiacente salotto.

Del resto come potrebbero riunirsi? A fine mese, poi il 4 giugno,  uno sciopero dei treni, contemporaneamente a quello dei piloti, paralizza e getta nel caos il Paese. Perfino i politici non possono disporre dei loro treni-navette verso la capitale. Che qualcuno comincia a chiedersi "capitale di cosa?". I più irritati iniziano a chiamarla "capitale ladrona".

E se la protesta era in un settore, ora si allarga anche negli altri. 

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