ANNO 1987 (Pagine in costruzione) MESE DI GIUGNO

Si arriva alle fatidiche elezioni in un clima di tante incertezze.

14 GIUGNO - ELEZIONI - Risultati alla Camera

DC 13.241.188 voti 34,3 % (seggi 234) (prec.el.'83 - 32,9 -225)
PCI 10.254.591 voti 26,6 %(seggi 177) (prec.el.'83 - 29,9 -199)
PSI 5.505.690 voti 14,3 % (seggi 94) (prec.el.'83 - 11,4 -73)
MSI 2.282.256 voti 5,9 % (seggi 35) (prec.el.'83 - 6,8 -42)
PRI 1.429.628  voti  3,7 % (seggi 21) (prec.el.'83 - 5,1 -29)
PSDI 1.140.910 voti 2,9 % (seggi 17) (prec.el.'83 - 4,1 -23)
PR  988.180  voti  2,6 % (seggi 13)   (prec.el.'83 - 2,2 -11)
PLI 810.216  voti 2,1 %   (seggi 11)  (prec.el.'83 - 2,9 -16)
Lista Verde 969.330 voti 2,6 % (seggi 13)  (prec.el.'83 - - - )
Lega Veneta 298.506 - 0,8% (seggi 0) (prec.el.'83 - 0,3 -1)
Lega Lombarda 186.255 - 0,5 % (seggi 1) (prec.el.'83 - - - -) 

LE REAZIONI E I COMMENTI SULLA STAMPA

 

DENTRO IL PSI - Il successo socialista sembra chiaro, netto ed inequivocabile. Hanno raggiunto i cinque milioni e mezzo di voti alla Camera; sono cresciuti di un milione e trecentomila elettori rispetto al 1983; hanno toccato una delle più alte percentuali del dopoguerra; rafforzato i gruppi parlamentari di 21 deputati e di 7 senatori raggiungendo la cifra record di 139 parlamentari eletti.
Molte sono le spiegazioni, ma fra tutte una balza con evidenza: l'effetto Craxi (1000 giorni di premierato) e la "pseudologia fantastica" (che ti fa credere a quello che solo tu pensi).

Dopo il XLIV congresso di Rimini il 31 Marzo (appena date le dimissioni dal governo) la conferma a segretario del PSI  di Craxi è quasi unanime con il 93,25 dei voti e i tanti applausi. E quindi Craxi dalle elezioni (da lui volute e sollecitate) si aspettava molto, molto di più. Li aveva proiettati tutti fuori nel paese quei consensi. Ma salvo quel milione che in tre anni di governo hanno forse ricevuto prebende, altri non hanno "abboccato". 

Lui era sicuro di sfondare quel 15 per cento che De Mita va affermando essere il suo limite invalicabile e che la "sua tecnica" per andare oltre è il contrario di ciò che avviene normalmente quando si cerca l'accordo dell'opinione pubblica per farsi accettare" - Però non bastano gli applausi dei congressi. Molti applaudono senza convinzione, o perchè devono farsi vedere ad applaudire.
(Nota: I socialisti il 15% lo toccheranno solo nelle regionali del '90;  nelle politiche del 92 inizierà il declino con il 13,6%,  per poi crollare nel '94 al 2,2%)

NELLA DC -I risultati elettorali lasciano un ampio strascico di malumore all'interno di molti altri partiti; quelli che hanno subito una flessione ma anche quelli che ne sono usciti avvantaggiati come la DC (un + 1,4%); irritazione perchè dalla corrente di sinistra demitiana ci si aspettava di più e ora le Cassandre (dell' "io lo dicevo") lo vorrebbero "impallinare". Perchè  dentro la DC seguitano a confrontarsi due strategie diverse - fatali- destinate ad emergere in forma virulenta nelle successive alleanze ("patti d'onore", "guerre" a De Mita, i ricatti morali ecc.) che il 6 aprile del '92 puniranno ulteriormente la DC, e da questo 34,4, crollerà al 29,7(mai era scesa così in basso).

E pensare che il 15 febbraio del'89, la DC dei dorotei "rampanti" che snobbavano i Fanfani e gli Andreotti, dopo uno violento scontro, per fare meglio decisero di "rompere gli indugi" (testuali parole), e presentarono il loro uomo, l'uomo della riscossa; ("Indicheremo quello che nel giro dei colloqui avrà i maggiori consensi"). E chi fecero scendere in pista? FORLANI!  Con i suoi accorati curiali appelli e le sue acrobazie dialettiche (il suo portavoce Carra preciserà "riannoderemo il dialogo con quelle forze politiche che hanno collaborato anche in anni lontani" (Il Secolo, 7 aprile 1992). Altro non aggiunge, e chi ci capisce qualcosa è bravo! Chi sono quelle forze, e di che anni si parla nessuno lo spiega.

DENTRO IL PCI  - che ha perso in questa tornata elettorale il 3,3%, quindi quasi un milione di voti- nessuno nega la sconfitta ma sul perché e sul cosa fare emergono forti contrasti. Gli ex berlingueriani sono per un partito che rappresenti la protesta sociale (che sta già affacciandosi nel Veneto e in Lombardia), mentre i riformisti chiedono di non abbandonare la scelta di essere parte integrante della sinistra europea. Si guarda fuori per non vedere dentro.
Per sanare i problemi in casa, guardano in casa d'altri mentre la propria barca affonda. La punizione sarà cocente anche per loro, dal 26,6%, con il nuovo PDS nel '92 crolleranno al 16,1%. 

NATTA fin d'ora manifesta l'intenzione di lasciare l'incarico, ma la successione sarebbe dovuta avvenire nel 1989. Il 21 giugno del prossimo anno dopo un suo infarto c'è un avvicendamento immediato con ACHILLE OCCHETTO vicesegretario unico eletto  (a botta calda, e Natta si lamenta di questo in una lettera) quasi con un voto plebiscitario, con solo tre voti contrari e cinque astenuti (tre "miglioristi" e i due ostinati filosovietici COSSUTTA e PESTALOZZA).  Ma hanno fatto effetto e pesato molto i silenzi di INGRAO. Un dissociamento eloquente.

CLAUDIO MARTELLI il vice di Craxi, su Repubblica (vedremo il giornale il prossimo anno) invece commenterà: 
"Ora siamo più vicini. Occhetto é un riformista"

Tutte acrobazie dialettiche per mistificare, ma gli italiani nè comunisti nè socialisti non "abboccheranno"
Punizioni nel '92 di tutti i partiti del fronte della conservazione. Tutto il sistema partitocratico ne uscirà sconfitto, resta a guardare pur essendo cieco presbite, cioè non vede lontano, e non scorge la "batosta" che sta per arrivare nel  '94.

Sempre sullo stesso giornale citato sopra, GIAMPAOLO PANSA non rimane incantato del cambio della guardia: "Come quelle di Ercole anche le fatiche di Achille saranno ben sette. E la prima fatica, sarà quella di far uscire il Pci dal baratro elettorale".
Poi al Congresso straordinario del 24 novembre  dell'89 (da pochi giorni è caduto il "Muro") e prima delle amministrative del maggio '90, il titolo è  "A Occhetto le cose vanno già male, un terzo del partito dice no alla sua sfida di far morire il PCI; 219 gli dicono sì, ma ne ha 107 contro (73 no, 34 astenuti) e fra i no, Natta, Pajetta, Ingrao. Da Martelli e Craxi segnali di apertura". (La Repubblica,  25 nov. 1989).

Ma allora Craxi torna a guardare a sinistra? E' questa l'illusione di Occhetto. Non era bastata l'esperienza di Berlinguer 
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FRA LE ALTRE COSE BIZZARRE IN QUESTE ELEZIONI "TEATRINO"
NON POTEVA MANCARE ANCHE LA FARSA CHE SEMBRO' UNA PROVOCAZIONE ALLA POLITICA "D'AUTORE"

*** Singolare, e primo Paese al mondo, in Parlamento entra, dopo essere stata messa nelle liste del Partito Radicale, la pornodiva ILONA STALLER. Intenzionalmente messa forse per aumentare la consistenza dei voti, la Staller ne ottiene così tanti, da essere eletta con pieno diritto deputata e quindi può entrare in Parlamento. Uno dei suoi primi interventi è in tema con la sua ex professione. infatti, presenta una proposta di legge per l'introduzione nelle scuole dell'educazione sessuale obbligatoria. La Staller farà sorridere molti, e a parte i coreografici appening esterni, all'interno della Camera sarà meno immorale e anche più credibile di alcuni ipocriti moralisti teorici, geneticamente amorali di fatto.

MA LA NOVITA' POLITICA nell'anno di queste elezioni (una malattia ancora in incubazione, non ancora esplosa con la potenziale virulenza, molto sottovalutata nella sua sintomatologia) é la comparsa di due movimenti nuovi, chiamati "partiti della protesta".

La LEGA LOMBARDA e la LEGA VENETA. Quest'ultima  pur prendendo 298.506 voti non riesce ad eleggere né un deputato né un senatore. Mentre la Lega Lombarda con 186.255 voti alla Camera e 137.276 voti per il Senato conquista in entrambe un seggio. A sedersi in quello del Senato troviamo il fondatore di questo nuovo partito UMBERTO BOSSI. Una nuovo irruente personaggio politico che sta facendo molti proseliti in quella frangia di elettori lombardi, scontenti negli ultimi anni dei partiti politici e dei loro rappresentanti.

E se mai ci furono elezioni da riflettere molto, erano proprio queste.

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