ANNO 1988 (Pagine in costruzione) MESE DI APRILE

13 APRILE - L'"uomo di Avellino", ce l'ha fatta! Incaricato il 16 marzo dal Presidente Cossiga, Ciriaco De Mita sale le scale del Quirinale  il 13 con la sua lista di ministri dopo un lungo e laborioso lavoro durato quasi un mese. Fino al sofferto avallo della Dc che però  lo usa più che altro (sapendo l'astio che è nato tra i due) per dare scacco matto a Craxi; è una rivalsa di potere.
Quello di De Mita è il suo primo governo  ed è sempre un pentapartito con DC, PSI, PLI, PRI, PSDI.

Vice presidente del Consiglio  (al posto di D'Amato che va al Tesoro) troviamo De Michelis; Gava agli Interni, Andreotti sempre agli Esteri, Fanfani al Bilancio, Colombo alle Finanze, Donat Cattin alla Sanità, Maccanico alle Regioni, Gaspari al Mezzogiorno, Zanone alla Difesa, Galloni all'Istruzione, Ferri ai Lavori pubblici, Santuz ai Trasporti, Mammi alle Poste e T., Fracanzani alla Partecipazioni, ecc. ecc.

Si nota una assenza; quella di Forlani; i dorotei non staranno in pace fin quando "è scontro""rompendo gli indugi" faranno scendere in pista il "loro uomo" per togliere la segreteria a De Mita il 17-22 febbraio prossimo al XVIII Congresso, "e a quel punto un vertice di maggioranza  potrebbe anche sfociare in un rimpasto e persino una crisi al buio"  (i corsivi dall'Unità, prima pagina del 15 febbraio 1989).
Ma se Occhetto sta già iniziando quest'anno a sfasciare il partito PCI, Forlani gli farà concorrenza dentro la DC iniziando appunto a febbraio del prossimo anno. 
Entrambi porteranno i loro due partiti al minimo storico. Cioè allo sbando.


De Mita dunque si insedia il 13; otterrà la fiducia il 21 alla Camera con 366 sì contro 215 no (Goria aveva ottenuto 371 sì e 237 no)
Mentre al Senato il 23 ottiene 177 voti a favore contro 143 contrari  (precedenti 184 contro 122).

E' singolare che mentre alla Camera De Mita espone il suo programma e ascolta gli interventi, a Forlì il giorno 16 è assassinato dalle Brigate Rosse con un colpo alla nuca a bruciapelo un suo stretto collaboratore, il senatore ROBERTO RUFFILLI, docente di Scienze politiche a Bologna, responsabile della DC per i problemi dello Stato. Aveva avuto parte predominante nella preparazione del programma del Governo che De Mita sta presentando in questi giorni alla Camera.
Oltre che il cordoglio c'è allarme in tutti i settori politici. Con vari vertici a palazzo Chigi.

(Durerà De Mita fino a quando Craxi il 19 maggio del prossimo anno al Congresso PSI, farà prima una dura requisitoria, poi emetterà la sentenza: "se ne deve andare".
A De Mita gli telefonano e gli leggono la condanna e lui poche ore dopo sale al Colle a dare le dimissione. Ormai i governi non si sciolgono più in Parlamento, ma ai Congressi. 
Forlani (nel suo falso candore) farà il polemico con il PSI, ma non va oltre la dialettica quando afferma e rimprovera Craxi di aver fatto "un approdo irrazionale".
Ma non è che lui e i dorotei sono privi di colpe. Era quello che volevano.
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Tutto questo con un clima internazionale già molto teso. 
* Un'autobomba ha fatto strage  il 14 contro il circolo Americano a Napoli con cinque morti e dodici  feriti. 
* Terroristi iraniani dopo aver sequestrato un Boeing 747 con 112 persone a bordo minacciano di farlo saltare se non vengono liberati 17 loro compagni. 
*E sempre nello stesso giorno che è colpito Ruffilli, a Tunisi, il vicecomandante delle forze palestinesi e braccio destro di Arafat è massacrato insieme alla scorta. Immediata la rappresaglia dei palestinesi nei territori occupati dagli israeliani con decine di morti.

Ancora una volta in Italia i cacasenno tornano a parlare di connivenza del terrorismo italiano con quello internazionale. 
Ma che cosa c'entrava Ruffilli o De Mita con Arafat o il Boeing, nessuno lo spiega.

Il giorno prima, il 15 De Mita, ha preso una decisione sulla questione "calda" in Italia, che aveva fatto cadere Goria; il governo De Mita si impegna a chiudere definitivamente la centrale  nucleare di Montalto.

Decine di migliaia di miliardi spesi inutilmente, e altre decine per smantellarla; e chissà quando. E altre decine per costruire nuove centrali che bruciano petrolio.
Soddisfatti i petrolieri. Ora con la grande fame di energia incrementeranno la produzione nelle centrali termiche e chiederanno di costruirne delle nuove. Quindi contenti anche i costruttori e i mediatori degli appalti. 
E se qualcuno si è attaccato alle lenzuola, alle carceri e perfino alle merendine dell'asilo, figuriamoci nelle centrali elettriche dove i miliardi scorrono a fiumi.

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