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CRONOLOGIA

20 MILIARDI
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ANNO 16 d.C.

QUI riassunto
  del PRINCIPATO DI TIBERIO  dal 14 al 37  d.C.


* LA DISFATTA DI VARO VENDICATA

In Germania al di la' del Reno, dopo l'annientamento dell'esercito di Varo da parte del re dei Cheruschi, rimasero soltanto alcuni distaccamenti romani nella regione costiera, forse fino alle foci dell'Elba. Tiberio, pur seguendo una certa politica di Augusto ma dai contorni un po' vaga, e nonostante avesse inviato 8 legioni sul territorio germanico, attua una apparente politica di rinunzia all'espansione.
Prima lui e poi Germanico si erano accontentati di semplici incursioni e di saccheggi anche se Germanico per l'ambizione di emulare il padre Druso, con alcune avventate e confuse incursioni provocò nelle popolazioni locali molto risentimento; prima fra tutte quelle dei Cheruschi.
Infatti desiderando di mostrarsi degno del padre, condusse in questi anni le legioni in direzione nordorientale verso Wetterau, dove incendiò Mattium, la capitale dei Catti (di questa efferatezza non ne sappiamo il motivo preciso), ne uccise molti, Tacito parla che oltre diecimila Cheruschi trovarono la morte e che il terreno, per un tratto di dieci miglia fu ricoperto di cadaveri e dalle spoglie dei vinti.
I morti delle legioni di Varo a Selva di Teutoburgo erano stati vendicati - disse Germanico- poi riuscì a superare il fiume Adrana (oggi l'Eder).)

Alla notizia che il suocero di Arminio -acerrimo nemico del re dei Cheruschi era assediato da questi, Germanico corse in suo aiuto e riuscì a liberarlo e ad assicurarsi un ostaggio prezioso, la moglie dello stesso Erminio, Thusnelda e il figlioletto Tumelico. Non contento volendo inseguire Erminio in fuga, Germanico si spinse verso est in una zona sconosciuta (nella piana di Idistavisio (oggi Minden sul Weser)  piena di difficoltà ambientali, inoltre si era affidato ad alcuni poco raccomandabili germani come guida; qui il suo esercito costeggiando la costa a un certo punto mancò poco di fare la stessa fine di Varo; l'alta marea ai romani sconosciuta a quei alti livelli, alzatasi improvvisamente colse in pieno tutti i carri delle provviste e dei bagagli e a stento abbandonando ogni cosa e dandosi alla fuga riuscirono a scampare i soldati.
Non fu insomma quella una battaglia vinta come poi venne riportata, e addirittura Roma poi ne celebrò i fasti - fatti per ben altri motivi e che solo Tiberio sapeva.

In seguito Germanico diede l'ordine di costruire centinaia di navi per spostarsi più facilmente sull'acqua invece che sull'infido terreno e piombare sui Catti, via mare o attraverso i fiumi. Ma purtroppo di scarsa importanza furono i suoi successi e poche le battaglie vinte, visto che l'abile Arminio costrinse i romani a combattere con tanti rischi e pochi risultati su un terreno che sceglieva lui; e i romani avventatamente cadevano in queste trappole.

Germanico - quando fu richiamato a Roma - fece di tutto per far credere a Tiberio che bastava insistere, che la resistenza dei Cheruschi e dei Catti era stata infranta e che bastava un anno per assoggettarli, ma da Roma gli si mandò a dire che il tributo di sangue era più che sufficiente e che si erano corsi già troppi rischi e che era ora di abbandonare il campo e far ritorno a Roma per prendersi i trionfi; che i solerti panegeristi al suo seguito celebrerarono (alcuni dicono immeritatamente).

Insomma per i romani si era rotto l'incanto del prestigio. I Germani fin dal 6 d.C. con le campagne di Augusto, il piano di conquista dei suoi generali strateghi era stato condotto con una facilità e una rapidità che giustificavano i disegni pretenziosi di Germanico. I Germani, ancora arcaici, bravi nel fare assalti con una tecnica partigiana, di guerriglia, in un primo tempo erano rimasti storditi dai rapidi movimenti dei Romani restando spesso confusi e invischiati nella loro strategia, che era poi quella del campo aperto tramite manovre di aggiramento che stringevano poi come una tenaglia i nemici. 

Del resto alle spalle della loro storia e formazione militare i romani avevano le strategie militari adottate ancora da Alessandro, migliorate, modificate, adattate al terreno, studiate per giorni a tavolino da generali che avevano fatto decine di campagne militari ed erano stati vicini ai grandi condottieri.
Ma dopo l'annientamento dell'esercito di Varo, e sotto la guida di un grande capo con un grande talento militare - Erminio fra l'altro era stato a Roma -  ormai le popolazioni germaniche si sentivano abbastanza forti non solo per fare una resistenza difensiva alle 8 legioni romane, ma perfino di attaccarle in campo aperto. La serie di sconfitte da loro subite ad opera dei Romani invece di fiaccarne la resistenza, fecero si che si sentissero più uniti. E se prima non esisteva una nazione germanica o una resistenza nazionale, furono questi pochi anni di pericolo delle singole tribù a farla nascere, fino a renderla capace di creare seri problemi a Roma. I Germani - e come vedremo in seguito tutti gli altri popoli arcaici - erano avvantaggiati di poter copiare immediatamente quelle strategie che invece i romani avevano assimilate e migliorate in secoli di battaglie.

Insomma dall'annientamento dell'esercito di Varo si verificò presso i "barbari" un cambiamento ben più grande di quel piacere ricavato dalla loro prima vittoria sui romani. Germanico non comprese subito questo cambiamento e contribuì con le sue scorribande e far nascere l'orgoglio delle popolazioni saccheggiate. Bisognava invece d'ora in avanti prendere in considerazione o la diplomazia o riorganizzare l'intero esercito con veri professionisti e non con degli indigeni.

Ma Roma avvertiva per il momento il bisogno di un periodo di calma, inoltre Tiberio era portato a forti economie (ma era anche preoccupato del successo di Germanico, che stava diventando troppo popolare, e come sappiamo Germanico era stato indicato da Augusto, assieme al figlio di Tiberio, Druso, i futuri successori di Tiberio).

Gli sviluppi li vedremo nei prossimi anni assieme a un cambiamento della struttura di tutta la società romana, che in pochi generazioni si era trasformata da un bellicoso popolo di contadini, a conquistatori di terre, a dominatori della politica di altri Stati, di altri territori e quindi a favorire, incentivare e attuare lo sfruttamento delle popolazione indigene da parte di un sempre più crescente capitalismo agrario; e le decine di migliaia di poveri e inerti prigionieri, ridotti a schiavi nelle terre conquistate, faceva molto comodo. E un pretesto per far battaglia c'era sempre. Bastava dar man forte a un gruppo dissidente; e fra i barbari c'era sempre uno di questi gruppi.

Si diceva -anticipando le invasioni- che era per salvaguardare i confini  prima che i barbari invadessero l'Italia. 
E' che lo stesso ragionamento ora lo facevano anche i barbari, cioè anticipavano le invasioni prima ancora che i romani entrassero nei loro confini.
  
Ma i romani si stavano abituando a questa logica politica alla dominazione e allo sfruttamento di altri popoli che procurava benessere e tesori, schiavi e prestigio a generali, condottieri e imperatori.

Ma come tutti i popoli, anche i Germani avevano un grande difetto. Fin quando erano aggrediti si univano, ma appena cessate le invasioni romane - come quando quest'anno abbandonò la zona Germanico -  rinascevano le ataviche discordie tra le tribù che, soltanto sotto il pericolo degli invasori, avevano dimenticato gli odi da cui erano divise. 
Da queste discordie furono travolti i Cheruschi e i Marcomanni. I Sennoni e i Langobardi abbandonarono Maroboduo e si schierarono dalla parte dei Cheruschi, che a loro volta furono abbandonati da Inguiomero il quale fece lega coi Marcomanni. Tra l'uno e l'altro popolo si venne ad una sanguinosissima battaglia tra la Saale e l'Elba.
Insomma quando non li sterminavano i romani, ci pensavano da soli a sterminarsi l'un l'altro.

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