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CRONOLOGIA

20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 169 d.C.

QUI  riassunto del  PERIODO  ANTONINO -  M. AURELIO ( dal 138 al 180 d.C. )


*** L'APPARIZIONE DEI LONGOBARDI
*** UN IMPERO IN AGITAZIONE

Dobbiamo subito definire questo popolo che pur essendo una delle tante trib¨ che stanno invadendo l'Italia, avrÓ in seguito una grande importanza.
Sulle zone dell'Elba viveva un popolo di guerrieri che in questi ultimi due anni abbiamo visto spingersi sempre di pi¨ (a loro volta spinti a sud da altri popoli nordici) verso il Danubio pannonico, controllato da Claudio Quinziano Pompeiano;  una zona dell'impero molto delicata, sempre con molti  problemi per respingere i soliti insistenti e ripetuti attacchi di residui gruppi di Goti, Catti, e di Daci, provenienti dal sud-est del grande bacino dell'Elba e Danubio.
Questi guerrieri Longobardi apparvero per la prima volta al di qua' del Danubio, come abbiamo letto in precedenza, e la seconda volta nel corso di quest'anno, assieme ad altre trib¨ travolsero i romani ai confini danubiani; poi attraverso i passi della Giulia misero per la prima volta il piede in Italia dirigendosi verso Aquileia.

Erano trib¨ che i romani non conoscevano ancora, non le avevano mai viste prima, e avevano tutti una particolaritÓ che li caratterizzava, erano tutti con barbe lunghe e furono appunto soprannominati dai romani "Lungabarbas" un nome che resistette per lungo tempo visto che ancora nel 690 troviamo un libro intitolato "Vita e costumi dei Lungobarbas germanici". Solo in seguito italianizzandolo si us˛ chiamarli Longobardi e li vedremo spesso spingersi in Italia nei prossimi quattro secoli, fino a quando ci fu la vera e propria definitiva invasione dell'intero popolo nel 568, con Alboino: un esodo biblico, 500.000 individui sani e forti, con al seguito poche donne e bambini, 30.000 bovini, 10.000 maiali e 10.000 pecore.
Ma di loro ce ne occuperemo pi¨ a fondo nel prossimo anno e in seguito, visto che dominarono l'Italia per circa tre secoli, lasciando il segno, sotto tutti gli aspetti, politico culturale ma anche soprattutto genetico. Ricordiamoci che l'intera Pianura padana (dal Piemonte ad Aquileia) dopo le grandi epidemie (soprattutto dopo quella di questi due anni) solo circa 2 milioni di abitanti. Di donne e uomini in grado di generare circa 300 mila. I Longobardi ripopolarono quasi l'intero nord e il soma dell'individuo cambi˛ di molto con i numerosi incroci.

Nel frattempo nel corso dell'anno, altre trib¨ daciche, gli Iazigi, muovendo dalla piana del Theiss, attaccarono da occidente, sorpresero i romani vicino alla capitale Sarmizegethusa, che fu difesa col provvidenziale aiuto di rinforzi venuti dalla Mesia, ma che non impedirono di far fare una brutta fine al comandante CALUDIO FRONTONE che negli scontri successivi ci rimise anche la vita.
Pi¨ a sud, provenienti da est, trib¨ di Costobaci, irruppero sul Danubio inferiore, attraversarono i Balcani, piombarono in Macedonia e nei primi mesi della primavera scesero in Grecia, nel cuore della Grecia, a Eleusi e incendiarono e distrussero la pi¨ grande memoria storica della millenaria civiltÓ greca: il Tempio dei Misteri.

MORTE DI LUCIO VERO - Nel 167 avevano iniziato i Marcomanni e i Quadi a essere irrequieti sospinti da Goti e Vandali che avanzavano dalle lande asiatiche, e nel 168 furono i Longobardi e gli Obii a spostarsi pi¨ a sud facendo impensierire con le loro incursioni i Catti. I 6000 Longobardi che avevano giÓ superato il valico delle Giulie nel 166-167 dovettero spronare altre trib¨ a ripetere l'invasione. Ed infatti altri 6000 sconfissero 20.000 romani lungo il percorso dei confini e ancora una volta arrivarono ad Aquileia questa volta occupandola.

Marco si prepar˛ a compiere il massimo sforzo per riportare la situazione alla normalitÓ e dai preparativi che fece, indubbiamente consider˛ la prospettiva di una lunga guerra. Dall'Armenia ora gli giungeva il rimante esercito, fece mobilitare quello della Cappadocia, dell'Egitto e concentr˛ a sud quello del Reno. Era chiaro, nella vastitÓ della crisi, che ora non poteva affidarsi al solito Lucio Vero, doveva ora lui affrontare questa grave situazione, e per come andranno le cose, lui che a partecipare a guerre non aveva mai voluto saperne, rivel˛ un buon intuito militare, una indiscussa fermezza, e un forte senso politico. E come tutti i politici, soprattutto se guidano un esercito, ci mise anche una buona dose di cinismo, che pi¨ nulla aveva a che fare con la sua filosofia.

Marco Aurelio e LucioVero si misero a capo dell'esercito e affrontarono con decisione la grave situazione recandosi in guerra e puntando innanzitutto proprio su Aquileia, la cittÓ fortezza che bisognava ad ogni costo riconquistare; era del resto la porta dell'Italia, ed era proprio questo il pericolo pi¨ grande che minacciava l'impero.

La riconquist˛, mise in fuga gli invasori, e li inseguý fino all'Illirico. LUCIO VERO invece come al solito rimase a fare l'inetto, perfino a consigliare male i suoi generali, i cui soldati subirono gravi perdite e perse la vita pure il prefetto del pretorio, VITTORINO.
Inetto, ma per˛ non per molto. A guerra finita nel celebrare il trionfo, non certo a lui dovuto, mentre era seduto sul festoso carro imperiale con Marco, morý colpito da una fulminante apoplessia.

Per MARCO AURELIO non fu una sventura, si era liberato di un peso. Riport˛ la salma a Roma per le onoranze e l'apoteosi, fece subito (ma con tanta ritrosia) sposare Lucilla la vedova di Lucio (era sua figlia) al suo vecchio ma pi¨ fidato consigliere e collaboratore, CLAUDIO QUINZIO POMPEIANO (un matrimonio di convenienza visto che costui gli doveva coprire le spalle in Pannonia) e a settembre fu pronto per ripartire verso il nord Italia, anche se le idee di cosa fare e prospettive erano ancora confuse. Intanto gli eventi incalzavano; sembrava che stesse crollando  tutto il mondo.

Infatti venivano segnalate movimenti e infiltrazioni e numerosi attacchi di germanici al di lÓ delle Alpi, sulla strada di Como, al Passo di Resia, al Brennero, nelle Giulie. In Pannonia erano preoccupati da molte "visite", infatti la Dacia era stata attaccata dagli Iazigi e si erano cosý perse le importantissime miniere d'oro scoperte da Traiano. I Costoboci da Oriente irrompendo in Macedonia erano arrivati nel cuore della Grecia. I Bucoli in Egittto stavano assediando Alessandria. I Mauri del Marocco compivano scorrerie in Spagna. In Britannia c'erano rivolte, e infine la solita "spina nel fianco" dell'impero che era l'Armenia, dove Marco Aurelio aveva lasciato, finita la guerra dei Parthi, in mano a CASSIO fidandosi, forse troppo, visto che fra poco lo tradirÓ sconvolgendo tutti i piani che con determinazione ma anche con tanta fatica aveva approntato per il territorio che considerava (ora) il pi¨ importante di tutto l' impero, cioe' dove scorreva l'intero Danubio, ma soprattutto nell'attuale Germania, Austria, Solvenia.

Tutte queste situazioni, nell'arco di un paio d'anni, per il pacifico, filosofo, per l'"obiettore di coscienza" Marco Aurelio era un po' troppo! Ma le stava risolvendo egregiamente, la situazione richiedeva una grande offensiva, e lui la mise in atto con lungimirante intuito strategico, ma anche spregiudicato. Ne vedremo le gesta....................

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