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CRONOLOGIA

20 MILIARDI
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ANNO 173 d.C.

QUI  riassunto del  PERIODO  ANTONINO -  M. AURELIO ( dal 138 al 180 d.C. )


*** CONTINUA LA GUERRA GERMANICA
*** ANCHE MARCO AURELIO SI SENTE DIO

M. AURELIO - vedi anche qui >>

Dettate le condizioni di pace ai Quadi, Marco Aurelio, dopo avere sottomesso lungo il percorso anche un piccolo popolo confinante, i Suebi nel bacino del Meno, continua nella sua strategia che è poi in sostanza una spedizione punitiva, ora rivolta ai Marcomanni.

Il corso anche di questa battaglia, con il forte contingente romano, e con una fermezza fuori dal comune dell'imperatore, si risolse subito in suo favore con  un attacco vincente, e dettò poi, quasi le stesse condizioni fatte ai Quadi, e altre 15.000 prigionieri presero la strada per l'Italia in catene, verso Ravenna per ripopolarla. E lo fecero così bene che Marco decise che mai più avrebbe mandato i prigionieri in Italia. Infatti questi immigrati appena arrivati nella città adriatica, una volta liberati dai ceppi, invece di lavorare i campi, si erano ribellati ai funzionari li avevano travolti e avevano occupata l'intera citta'. Il castigo di Marco Aurelio fu in questa occasione non certamente stoico, ma cinico. I ribelli li fece uccidere tutti.

Dopo la conquista dei Marcomanni, Marco Aurelio proseguendo la campagna trovò una tribù di Germani Lacringi e una di Germani Cotini che si sottomisero senza molti problemi e addirittura si unirono a lui, nel mettersi in marcia verso oriente. Qui Marco Aurelio assoggetto' i Naristae, poi nella selva Boema affrontò gli Ermunduri, infine dopo l'intera campagna nel corso dell'anno con diversi scontri finiti sempre a suo favore,  fece altri trattati con alcuni gruppi isolati di Vandali, Charii, Victuali e Asdingi.

E continuo' ancora nel corso del prossimo anno. Si diresse verso la Dacia, ando' a punire severamente i Costoboci della Galizia (che si erano spinti lo scorso anno- lo abbiamo già ricordato- dalla Mesia e la Tracia fino in Grecia ad Atene e a Eleusi avevano distrutto il Tempio) e sulla via del ritorno altrettanta severa punizione la diede ai Sarmati (ungheresi). E dopo aver saputo che i Quadi non avevano ancora eseguito alla lettera il suo trattato, altrettante punizioni inflisse alla popolazione e al loro re Ariogaiso. 

A fine giugno aveva completato il suo programma punitivo contro tutti quelli che avevano osato spingersi fino ai confini del suo impero e oltrepassarlo.
Disse che era una missione divina, che gli dei avevano contribuito con la loro provvidenza a realizzarla, che Giove aveva scagliato i suoi fulmini sui nemici di Roma, e che era una guerra giusta, e si mise il cuore in pace da tutte le nefandezze che erano state compiute dai suoi soldati, che non certo erano state fatte con spirito evangelico.

Marco Aurelio, lui lo era stato di indole evangelica, si ispirava alla giustizia e alla temperanza, ma non aveva dubbi che lui ora era un divino e con durezza attaccava chiunque attentasse alla "sacralita'" della sua persona. Era stato un imperatore filosofo, ma in questa campagna militare e in questa circostanza umiliò le popolazioni vinte in mille modi, togliendo loro tutto il bestiame, deportandoli in varie regioni anche molto distanti, uccidendo quelli che erano i più ribelli, distruggendo i raccolti, depredando le loro provviste per i suoi soldati, e forse senza rendersene conto stava seminando dell'altro odio fra le popolazioni germaniche, come avevano fatto i suoi predecessori. 

Era convinto di costruire qualcosa vincendo delle guerre, ma stava solo vincendo delle battaglie alle volte impari; imperialisticamente stava conquistando ma non formando. Era partito con l'intenzione di punire quelle popolazioni che considerava barbare ma che in difesa o in attacco (adesso avevano imparato) combattevano sul loro territorio  per riprendersi quello che i romani nei due secoli precedenti avevano portato via loro. E combattevano quindi per la loro liberta' e per l'ingiustizia subita dai loro padri. Comportandosi con la durezza che abbiamo visto, Marco Aurelio non stava mettendo certamente delle basi per estendere l'impero romano su un territorio e su genti che invece andava giorno su giorno lui stesso distruggendo.

Come Cesare, Augusto e Traiano, Marco Aurelio considerava gli stranieri solo secondo il punto di vista romano, lui e Roma al centro del mondo, tutti gli altri mere comparse, ai cui ordini, come tutti, erano soggetti. Scriveva "l'uomo è cittadino della città suprema (Roma) nella quale le altre città rappresentano solo le case. Di quale altra costituzione universale può far parte l'intera umanita'?"

Col suo stoicismo (con tante contraddizioni tragiche) tutto era stato preordinato dalla natura e lui era una semplice pedina. "Alessandro e il servo sono uguali, entrambi passano e periscono. Tutto è insignificante" ma il suo passaggio nei territori non era certo insignificante, era il terrore, e la caducità delle cose e degli individui lui le accelerava.

Le contraddizioni vorticose di ingiustizie presto le vedremo anche nella sua politica interna e in molti casi anche nel suo intero operato militare.......nei prossimi anni.....

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