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ANNO 189 d.C.

QUI riassunto del PERIODO: DA COMMODO A GIULIANO (dal 180 al 193)



*** LA FINE DI CLEANDRO
*** L'ALTO ADIGE ROMANIZZATO
*** L'ALTO ADIGE  BAVARESE-LONGOBARDO
*** I LADINI - UN POPOLO ESULE

A ROMA - Quel CLEANDRO che abbiamo conosciuto nel 185, lo schiavo di Commodo, furbo e intelligente, diventato destinatario di favori dell'imperatore dopo avergli salvato la vita, e infine divenuto prefetto, non poteva durare a lungo, l'ambizione prende sempre tutti quando si è vicini a un potente; abbiamo detto che voleva volare alto, ma le ali gli furono anche a lui mozzate, in una sommossa popolare.
Commodo, forse aveva capito che era giunto troppo in alto e non aveva affatto dimenticato la precedente esperienza con Perenne, lo mandò allo sbaraglio, lo diede machiavellicamente in pasto alle folle, addossandogli tutte le colpe e uscendone lui  persona benefica, l'uomo giusto, l'Ercole che uccide l'Idra dalle 7 teste qual'è la congiura dentro i "Palazzi", il sovrano che punisce senza pietà il suo migliore amico per il bene del popolo; e ancora una volta contemporaneamente Commodo fece una elargizione di pane e di vino; la folla delirò per lui, soddisfatta.

ALTO ADIGE
Proseguendo la descrizione di quel territorio accennato lo scorso anno, che i romani volevano latinizzare ad ogni costo, ecco alcune curiosità della zona  che ci toccano molto da vicino.

Molti che sono stati in Alto Adige hanno l'impressione di trovarsi in mezzo a gente tedesca; nulla è più falso; un vero tedesco della Prussia non capirebbe il dialetto sudtirolese, inoltre a una attenta osservazione di costumi (oltre che la presenza di molte vestigia romane considerevoli) scoprirebbe tradizione millenarie romane pagane che si sono poi integrate con le culture che vennero giù dal nord nella odierna Austria, o salirono da sud dai successivi principati vescovili di Trento.

Queste tradizioni si fusero in una unica e particolare cultura che diventa appunto sola e unica, quella altoatesina; un folclore e una tradizione che affonda in questi anni 180-190, di forte presenza romana. Basterà ricordare che ancora oggi alcuni riti e tradizioni agricole sono legati e spesso individuabili con moltissime ascendenze pagane romane dell'era imperiale.

C'è il giorno religioso piu' sentito e solenne della chiesa ("kirchtag") celebrato in tutta l'Austria, ma c'e' anche il carnevale ("Fasching") che è particolare e contiene nella sua simbologia la Corsa degli Spiriti ("Schemenlaufen") che non è conosciuta ne' in Italia ne' in territorio tedesco, ma era solo praticata nelle Roma Augustea (decisamente pagana).

In un paese della Venosta ad esempio, resiste in un piccolo paese La Festa del Sole (Sonnerfest) proprio nel solstizio di inverno (22 Dicembre) che era celebrato nella Roma marcoaureliana, che fu imposta poi nel 274 come festa di Stato il 25 dicembre da Aureliano, e che mutuandola da questa fu poi dalla Chiesa (la impose Costantino) sostituita nell'attuale Natale per ricordare e celebrare la natività di Gesu' Cristo nello stesso 25 Dicembre.

Quella altoatesina è decisamente una festa unica nel suo genere in Italia e che nessun Vescovo riusci' mai a eliminare.

I matrimoni in alcune valli altoatesine, si celebrano in Carnevale (come nella Roma Imperiale quando dopo il Carrus-Navalis di Dionisio si celebravano quelle nozze che venivano finanziate con i sesterzi donati da Traiano).

Gli stessi famosi Schutzen quei corpi bandistici folcloristici, ma che sono ancora oggi impiegati in tutti i paesi come protezione civile; com'è consuetudine, hanno (una tempo anche armi) divise militari e con tutti gli attrezzi (badili, corde, martelli, ganci, scale, corno, medicinali, ecc.) sempre pronte a essere indossate quando c'e' la chiamata in caso di necessita'.

Ancora oggi in caso di calamità, incendi, alluvioni, e qualsiasi evento drammatico che turba la quiete, basta un suono di campana fatto in un certo modo per comunicare a tutti l'emergenza, e vi si accorre abbandonando qualsiasi attività cui si sono impegnati ricchi e poveri, contadini o intellettuali; gli schutzen non hanno la gerarchia su base sociale, l'hanno sulla base dell'efficienza, che è quella che poi conta nelle emergenze.

Ebbene tale corpo, forma di soccorso e emergenza e tipo di attrezzatura, quasi lo stesso statuto, proviene da un ordine militare emanato da Druso e poi da Tiberio e Claudio a queste popolazioni che venivano attraversate dalla famosa Claudio Augusta; ordine che era vigente in tutti i castri fortificati dei romani lungo le strade imperiali per esigenze difensive o di emergenza come incendi e alluvioni. L'ordine era preciso per quanto riguardava i vari oggetti che ognuno doveva portarsi addosso, per sempre nel suo specifico compito. Come attualmente. E questo permette sempre l'efficienza anche nel caos.

La stessa odierna festa altoatesina, bolzanina, del vino  detta "turggùlen" (e il significato di questa parola tipicamente altoatesina è ignoto a tutti i tedeschi d'oltralpe e agli stessi trentini ) vuol significare andare in giro per cantine per l'assaggio dei nuovi vini nei locali del torchio, e fare il baccanale. Discende il vocabolo dal latino e dai romani di questi anni, ed era una festa dionisiaca (di Bacco) che si celebrava a Roma (poi resa religiosa con San Martino, ma eliminando il baccanale); e abbiamo proprio una testimonianza da Plinio che ci racconta le spedizioni di Trimalcione per le campagne per trovare il vino buono, e dove dice: andava a "tòrculum" oppure che faceva festa con tutti suoi amici col "turculem".


Con le conquiste romane di questo periodo, l'intera zona (assieme alla Svevia e alla Baviera) era chiamata REZIA: In una parte di questa territorio, la popolazioni  germanica che si era insediata i romani la chiamarono in latino BOIARIA da "boarius" per la grande quantita' di buoi al pascolo nella zona; poi in altri iscrizioni latine divenne "Baiuvari" e "Baiovari" ( genti che accudiscono i buoi), infine la troviamo citata nel 551 come BAVARIA (attualmente BAVIERA). Una popolazione che in un paesaggio in cui susseguono groppe arrotondate e si alternano foreste e campi coltivati (Monaco) con zone aspre e accidentate da catene montuose (Innsbruck) riuscì a sopravvivere etnicamente; e forse proprio per questo, in un certo senso produttivo e anche protettivo. Non scelsero in modo predominante la pianura del basso Danubio come altri gruppi, ma preferirono stanziarsi in queste migliaia di valli che ancora oggi sono la caratteristica principale di questo territorio sia il sud che nel nord Tirolo, le alpi bavaresi. 

Quindi una ricca pastorizia una grande produzione di carne bovina. Valli e vallate che non erano percorse dalle grandi ondate migratorie e invasioni barbariche o se lo erano seguivano una direttrice diversa che appunto tagliavano fuori dalle loro razzie questi paesini o villaggi montani ancora oggi quasi irraggiungibili. Una vita quindi caratterizzata da una tranquillità agreste, fuori da ogni sovvertimento e cambiamento politico, sia germanico sia italico.  Una certa organizzazione politica (secondo la Storia Gotica di Jordanes) venne nel 551 quando troviamo un capo in un ducato semi- indipendente del regno Franco, appartenente alla famiglia dei Aginolfingi. Infatti già nel 588 in Baviera  troviamo il duca GARIBALDO; costui poi con i longobardi strinse ben tre legami di parentela. Diede la figlia TEODOLINDA al Re Longobardo AUTARI, che poi morto sposo' il re che gli succedette AGILULFO.  Poi lo stesso GARIBALDO, si sposò lui stesso con una figlia di un vero e proprio longobardo, figlia di uno dei primi re, VACONE, quando ancora i longobardi nel 568 dovevano ancora giungere in Italia con Alboino, che nell'invasione dell'Italia, arrivato a Verona distacco' un grossa parte del suo esercito verso la valle dell'Adige che gli avrebbe cosi' protetto le spalle da eventuali invasioni di barbari o di franchi. 

E in questa valle mise il duca  EVINO che GARIBALDO dalla Baviera si precipitò subito a dargli in sposa una figlia per assicurarsi in un modo o in un altro la successione di entrambi i due territori ai suoi discendenti.
EVINO i nfatti nella Valle dell'Adige  da Trento aveva il suo possedimento fino al Brennero e a Passo Resia (in pratica tutto l'Alto Adige odierno) dove già esistevano i castri Romani (diventate cittadine) di  Bolzano, Merano, Bressanone, Passo Brennero e Passo Resia, quindi tutti con una popolazione indigena e latina da circa 650 anni.

 Tra il duca longobardo e il duca bavarese, tre volte parenti, nacque così una reciproca  cooperazione. Insieme avviano un grande disegno di popolamento della zona e questo agire comportera' un' invasione di genti della Bavaria per tutte le valli dell' Alto Adige, favorito dalla stessa TEODOLINDA che di GARIBALDO non dimentichiamo è la figlia. E come sappiamo molto cristiana come suo padre.

La pace che seguira' in questi periodi, la dislocazione a vicolo cieco della valle subito dopo Verona, la fanno diventare sicura da invasioni del sud; sicura da invasioni del nord della Baviera, dove sappiamo scorre il Danubio con le sue fortificazioni Franche, ex bizantine, ex romane.

In queste migrazioni massiccie che dureranno per oltre duecento anni la zona verra' completamente germanizzata dai Bavari. Fino a Nave San Felice, Zambana, Mezzolombardo. Qui si crea il baluardo della parlata latina o romanizzata, e subito dopo a tre chilometri, -dove la valle si restringe in poche centinaia di metri con due grandi pareti di montagna che stringono il fiume a imbuto - la piana di Salorno il confine di questo territorio germanizzato che con tutti gli eventi che seguiranno non cambiera' piu' da questo momento in avanti, sia come etnia che politicamente, che via via secondo gli interessi di chi governava venne considerato territorio tedesco o territorio italiano.

Ma dove sono andarono a finire tutte quelle popolazioni indigene e latino-romane che fino allora abitavano sul territorio ? Arretrarono, nelle valli attorno le due grandi direttrice Adige-Resia, Adige-Brennero, il cui bivio parte da Bolzano  a forma di Y  con una diramazione appena prima della punta destra (verso il Brennero)  a passo Prato alla Drava (verso Carnuntum) e con una diramazione appena prima della punta sinistra a Passo Prato Stelvio-Tubre (verso l'Engadina)  prima di salire a passo Resia (verso Augusta).

Con la colonizzazione bavarese, parte della popolazione precedente arretrò  in alcune valli minori come la Val Gardena, la Val Badia, la Val di Fassa. Queste popolazioni preferirono andarsene tutte anzichè -è verosimile- sottostare ai nuovi sovrani che accordavano maggior benefici a quelli della loro stirpe. I "confini naturali" (le montagne) come diceva Mussolini c'entravano poco, c'era invece la cooperazione di due casate che con il loro parentado ignorarono questi confine  instaurando una forte egemonia sul territorio che dopo 200 anni divenne ancora più forte con Conti e i Principi quando la sede dell'impero si trasferì in Germania e quando Ottone I desiderando assicurarsi l'intero possesso della valle dell' Adige fece della regione una marca tedesca; l'ultima  verso sud del vasto Sacro Impero Romano; che di romano non aveva più nulla.

La stessa cosa avvenne per le altri valli a ridosso del regno bavaro, come quello della zona di Cortina, la Valle dell'Engadina, quella dei Grigioni ma in una misura molto minore; però pur sempre con origine latine anche se più o meno amalgamate con quelle locali  germaniche-franche e latine-indigene.

Si verificano quindi tre grandi gruppi di Ladino, quello engadino con influenza Franca che diventa "Ladino Romancio" che è un insieme di francese e latino; quello sudtirolese con influenza bavarese-germanico che diventa il "Ladino Tirolese"; e quello con influenza slava che diventa il "Ladino Friulano".

Che queste popolazioni siano vissute in un isolamento totale di sola pastorizia arcaica e senza nessuna neanche minima cultura in un completo e generale analfabetismo ce lo attestano i reperti storici, e le documentazioni amministrative dei rispettivi territori.

Nessuna attestazione scritta appare in Val Gardena fino al sec. XVIII: Intendiamo una scritta civile,  escludendo quelle monastiche o di confraternite. Spiegabile perche' la popolazione  non era una popolazione ma una piccola comunità ripartita nei 3 villaggi (Ortisei, Selva, e Santa Cristina) che contava 165 casali (nessuno in muratura) e, incredibile ma vero, contava solo 1250 individui. Popolazione che si manterra' con alti e bassi, su questi valori per 1400 anni, fino al 1900, e che ancora nel 1940 ( nonostante l'incremento demografico per il turismo nascente) il Melzi dà un totale di 3396 abitanti in tutta la intera valle.

Nella Val di Fassa-Fiemme invece, dal 600 al 1400 gli abitanti sono una piccola pseudo-comunita' di circa 1000 individui in tutta la lunga valle, che vivono non in villaggi, ma sono clan sparsi e isolati per proprio conto sul territorio e contano in tutto 96 masserie, 30 casali; e da un libro del Catasto  del 1825 del distretto della Val di Fassa, Canazei ha: superficie 929 iugeri, con 60 masserie, 121 casali, 839 abitanti, e una massaria di Corte dove presta "un servo d' ufficio che fa la giusticia ed è retribuito con un minello di Segala"; poi abbiamo Perra di Fassa con Monzon che ha: 639 iugeri, 71 casali, 465 abitanti. "" ....lo allevamento del bestiame è una delle principali occupazioni e lo sostentamento delli abitanti; lo numero contato in tutta la valle è di 4000 bestie bovine, 5000 pecore e 1000 capre; altri abitanti che non hanno nessun sostentamento vannosi a Bolzano e Trento a fare i facchini dei tirolesi ove sono noti per la loro probità'"". Nessuna iscrizione di carattere pubblico o privato fino al sec.XVIII, escluse quelle del clero. Infatti la prima volta che si nomina questa valle e questa popolazione ufficialmente, si trovano negli atti della chiesa di Bressanone, quando il vescovo invia un delegato nel 1403. Mentre un "servo d'ufficio" per derimere le liti fu inviato formalmente per la prima volta su richiesta degli abitanti nel 1607, anche se sappiamo che una "cesa" (chiesa e casa) o meglio "oratorio in onore dei SS. Apostoli" era stata fatta da un monaco a Soraga nel 1164. Famosa anche l'istituzione della "Magnifica Comunità" della Val di Fiemme istituita nel Medioevo, e ancora piu' famoso è il "Banco de la Rason", a Cavalese dove tutt'oggi nel Parco della Pieve, all' ombra di cinque tigli secolari, un tavolo e sedili di pietra ospitavano il 15 agosto di ogni anno la "Comun general", ossia l'assemblea generale alla quale intervenivano tutti gli uomini della valle per discutere le questioni amministrative di maggior importanza che poi era principalmente il permesso di pascolo e la divisione degli alberi delle foreste da abbattere, indi la spartizione del legname ad ogni singola famiglia di cui erano e lo sono ancora tutt'oggi, tutti i residenti proprietari. Una istituzione mai revocata da Conti, Principi, Vescovi, Re o Governi in 1400 anni.

Mentre nelle valli friulane (che avevano però già un bacino di 500.000 individui) dopo la dominazione romana e il regno Longobardo del 568-776 si succedettero varie signorie feudali alternativamente bavarese, slovene, guelfe, ghibelline, veneziane, asburgiche, ancora veneziane, infine italiane.  Cividale prima capitale del territorio, poi Udine che divenne il centro piu' importante della regione; il primo documento in lingua -che è una lista di nomi- appare nel sec. XIII per poi proseguire con qualche epigrafe nel sec. XIV, e infine, nel 1500 inizia la lingua "ladino-friulano" usata nella produzione poetica letteraria popolare per poi confluire a quella che sarà una cultura e un linguaggio anch'esso autoctono ma con un inserimento piu' ricco e vario delle parlate con cui venne a contatto; molto più numerose e varie di quelle tirolesi (cioè quelle slave, boeme, ungheresi, ceche). 
Completamente diverse le dominazioni e le istituzioni in Friuli da quelle tirolesi: nel 610 per la prima volta furono applicate oralmente dal Duca Longobardo e solo con Utari furono poi codificate con il suo famoso Editto.


Questo in una breve sintesi; ma tutti i singoli avvenimenti li troveremo nei rispettivi anni dei successivi secoli. 

*** PAPA VITTORE I è consacrato vescovo e Papa a Roma. Di origine africana, sarà Papa fino al 199 e in seguito verrà proclamato santo. Combattè gli gnostici e gli eretici adozionisti.

*** VIENE REDATTA la prima traduzione LATINA della Bibbia, forse eseguita e proveniente da un gruppo di cristiani d'Africa.

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