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ANNO 352 d.C.

QUI riassunto  del PERIODO di GIULIANO dal 337 al 363 d.C.


L'ANNO 352

*** NASCE LA SCRITTURA ARABA

*** LA CIVILTA' ARABA FIN DALL'INIZIO
*** L'INFLUENZA ARABA

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Abbiamo visto lo scorso anno l'esito non proprio positivo di un primo scontro fra due mondi: l'impero d'Occidente in mano a un Goto, l'impero d'Oriente in mano bizantina. Lasciamo dunque fare i preparativi per lo scontro finale ai due imperatori, MAGNENZIO e COSTANZO e diamo uno sguardo a questo Mediterraneo dove si sta giocando una partita d'importanza epocale.

Se vince Magnenzio (lui è un Goto) tutta l'Europa ha davanti a sé un futuro con un percorso ben diverso da quello che poi prese. Significherebbe una sua eventuale vittoria  l'unione e il dominio dei popoli d'Oltralpe. Se vince Costanzo domineranno invece i bizantini.

L'esito oggi lo sappiamo già, ma la battaglia che decise su quale percorso doveva prendere la storia, la vedremo combattere solo nel prossimo anno, nel 353.

Occupiamoci invece nel frattempo di un altro fatto epocale: degli Arabi. Ne approfittiamo per dare uno sguardo generale su questo territorio che oggi chiamiamo Medio Oriente.

Il fatto, anche questo epocale per tutto il Medioriente, è la comparsa su questo territorio di una lingua scritta. Una civiltà nasce quando ha una sua lingua scritta, e con questa inizia a documentare la sua storia, e ci costruisce la sua cultura da tramandare alle successive generazioni.

Nei popoli germani questo deve ancora accadere, anche se non manca molto all'invenzione di una lingua codificata. In questo periodo si sta aggirando fra i goti quel monaco ariano che abbiamo più volte citato, Wulfila. Di questo straordinario monaco o prete ne riparleremo quando l'intera sua stupefacente "missione" sarà un fatto compiuto; nel 377.

Di un'altra lingua e di un'altra popolazione invece dobbiamo ora accennare: quella Araba. 
In un modo singolare (su una stele) quest'anno fa la sua prima apparizione la scrittura di quello che sarà - fra poco più di duecento anni - il "Mondo" Musulmano. Compare per la prima volta in una forma autonoma la sua scrittura; molto particolare. E' la scrittura di un popolo che farà parlare molto di sé d'ora in avanti. Inizia dunque la storia degli Arabi; la storia araba scritta; quindi una nuova cultura, una nuova civiltà (da non confondersi però con il mondo musulmano; che ne fa parte solo il 20% di lingua araba) 

Per la prima volta, ed è il più antico documento che si conosca (iscrizione di al-Namarah) appare su un'epigrafe funeraria una scritta araba in caratteri nabatei, quella che ancora oggi noi conosciamo come arabo, anche se dopo il Corano di Maometto, subì una trasformazione più dotta, trasformandosi nell'arabo classico e letterario; quello attuale.

Abbiamo detto lingua scritta, perché l'arabo parlato differisce dall'arabo scritto, soprattutto per la pronuncia e parte del lessico, a secondo delle zone dialettali, che vanno dall'Etiopia, allo Yemen, dal Marocco all'Iran, dall'Algeria all'Irak. Estinto da quasi un millennio, esisteva anche un dialetto arabo-siculo, e un dialetto arabo andaluso, sviluppatosi durante la loro presenza negli anni che vanno dal 600 all'anno 1000.

Come in Cina, la scrittura araba (quei segni che per un occidentale sembrano incomprensibili così abituato all'alfabeto fatto di lettere) è quasi universale in tutto il territorio arabo, e può benissimo capitare che due arabi non si capiscono parlando ma si capiscono benissimo scrivendo; infatti, a uno stesso segno scritto (uguali per tutti gli arabi) corrispondono frequentemente due suoni profondamente diversi.

Nelle iscrizioni e poi nella sua ricca letteratura, l'arabo usò un alfabeto nabateo; questo era influenzato da un alfabeto aramaico che a sua volta era influenzato dal siriaco e in parte dall'egiziano del tempo; cioè  lo ieratico e il demotico.

L'arabo è Composto da 28 consonanti, comprese 2 semivocali, e l'alef (') con il quale si indicano le vocali lunghe. Purtroppo per gli occidentali i segni sono quasi incomprensibili anche se sono codificati in un alfabeto perché, contrariamente a quello che facciamo noi, che mettiamo le lettere in un una forma sequenziale una dietro l'altra, i segni delle lettere dell'alfabeto arabo assumono una forma diversa a seconda che siano legati al seguente, al precedente, se finali o isolate; poi alcuni segni sembrano perfettamente identici ma si distinguono tra loro solo mediante punti diacritici (come la cediglia francese).

Ora visto che hanno creato un alfabeto, diamo uno sguardo al loro territorio e brevemente tracciamone la storia.

Indicazioni dell'epoca ci dicono che questo orgoglioso popolo di nomadi, era chiuso dentro un cuscinetto fra Mesopotamia e Egiziani, dal Sinai a Damasco e comunicavano con questi due territori solo con la parte alta della grande penisola araba. Della parte interna o quella a Sud (Yemen e Oman), gli occidentali ne ignoravano l'esistenza. Le notizie che ci sono state tramandate non ne parlano. I romani avevano conosciuto solo la popolazione stanziata al nord, essenzialmente nomade; poco o nulla sapevano di quella sedentaria e agricola residente a Sud.

Da queste antiche notizie storiche romane (molto lacunose) sappiamo che il territorio di questo popolo con un'etnia particolare, semitica, ma originaria della penisola arabica, si estendeva di là della terra del Giordano, fino a Damasco. Poi nel 107-108 d. C. (vedi) furono sconfitti e soggiogati dai romani che crearono così la nuova provincia col nome che prese poi tutta la regione.

Ignoravano i romani che questa era una piccola parte, solo un cinquantesimo: quella che va dal golfo di Aqaba fino a Petra. La prima città era un grande porto, la seconda la capitale di un saldo stato monarchico che fin dal 400 a.C. viveva in una prosperità straordinaria favorita dalla sua posizione geografica, posta all'incrocio delle principali vie commerciali tra Egitto, Siria e Iran.
I romani non ignoravano questi luoghi ma nessuno conosceva le piste che andavano a sud dove il deserto sembrava infinito.

In queste grandi piste verso Oriente (e verso quel sud ignorato dagli altri) erano capaci solo loro, gli Arabi, a orient-arsi (da qui l'etimo "orientamento" e anche quella parte di mondo posto a est). Conservarono così il monopolio per secoli e secoli di ricchi commerci con l'Oriente, con l'India e la Cina, sempre difesi in gran segreto, assieme alla loro storia.

Le antiche cronache non ci hanno mai narrato il passato di questa popolazione, e sappiamo solo ora dalle recenti scoperte archeologiche fatte su Petra, a quale livello di civiltà era giunta questa popolazione, e la straordinaria magnificenza di questa città capitale: le grandiose e numerose (530) facciate di templi, teatri, grandi mercati, colonnati, palazzi. Moltissimi i sacrari di un pantheon di divinità, fra cui quello del dio principale, Dusares il dio Sole; il 25 dicembre in suo onore veniva celebrata nella capitale la festa principale dell'anno, la Nascita del Sole. Quella che poi emigrò a Roma nel 273 (vedi) per volere di Aureliano (di ritorno dalla distruzione totale di Palmira, la città che aveva sostituito Petra). L'imperatore l'adottò come festa nazionale (del sole invitto - natale del sole) anche lui il 25 dicembre. Poi vennero i cristiani, venne Elena madre di Costantino che si inventò di sana pianta in questa data la nascita di Gesù e quindi rinominarono questo giorno considerato "pagano" con la Natività di Gesu Cristo, che fino allora (ma ancora oggi in molti territori) veniva invece celebrata il 6 gennaio, nel giorno dell'Epifania (dall' etimo=apparire - apparizione).

 Indubbiamente a Petra e a Palmira questo riferimento all'astro del giorno veniva dall'Egitto dove il Sole a Heliopolis era già oggetto di "culto" oltre mille anni prima, e di cui i Nabatei conoscevano i festeggiamenti (più che il rito), visto che il giorno del sol-stizio (sole fermo in cielo prima della sua "rinascita" - da qui natale del sole) anche in Egitto era l'evento più straordinario dell'anno, ma non quel rito astrologico, bollato poi pagano dai cristiani, ma un rito astronomico e scientifico ben preciso, più suggestivo del nostro Capodanno, visto che questa ricorrenza è anch'essa una tarda istituzione e non ha nessuna correlazione con un fatto astronomico o scientifico.
La condanna di questa festa del Sole, era null'altro che una caccia alle streghe. Si seguiva quella linea durissima dove tutto ciò che era festa e distoglieva l'attenzione ai nuovi simboli della nuova religione di Stato, il cristianesimo, doveva essere abolito; come il divismo, lo sport, l'arte, la musica e, in questo caso, la festa astronomica; una festa che invece era fondata e motivata da osservazioni celesti che poggiavano su una base matematico-scientifica.

Una parte di questo popolo "arabo" viveva all'interno con il nomadismo, ma il gruppo etnico più rilevante, dove c'era la vera radice di questo popolo, era comunque nell'estremo sud della penisola, un territorio non molto disturbato, essendo protetto dalle grandi estensioni desertiche a nord e dall'Oceano Indiano a sud. L'unico, fra tutti i popoli semitici, è solo l'arabo a possedere una continuità etnica, culturale, linguistica e territoriale dall'inizio della loro storia nazionale a oggi, anno 2000. Cioe 4000 anni.

Infatti, oggi è proprio nella zona sud (Yemen e Oman) che scopriamo la culla della loro civiltà fin dal 2000 a.C. C'erano poi stati, dopo oltre mille anni di isolamento, alcuni contatti sporadici con gli Egiziani a ovest. Ci rimangono infatti tre tracce famose: quella del viaggio nel 960 a.C. degli egiziani nel Regno dei Sabei, poi quella della stessa Regina dei Sabei (Saba) a Salomone (non a caso gli arabi in quella visita fondarono poi sul Giordano proprio nel 960, Aqaba ) e infine quella della invasione degli Abissini nel 525-575 a.C. Anch'essa una delle dinastie più vecchie del mondo, quella del Negus, regno di Axum.

Ad est invece, nell'Oman e in tutta la costa fino all'interno del Golfo Persico, i contatti degli "arabi" con i popoli alle foci dell'Eufrate e del Tigri furono molto più frequenti e da tempi immemorabili. Una prima iscrizione mesopotamica che parla di questo popolo proviene dal re assiro Salmanasar III nel 853 a.C. Racconta di regni stabili, fiorenti, e di città molto ricche, situate nello Yemen e nell'Oman, dedite a un'agricoltura intensiva e ricchissime di commerci.

Oltre che acqua, i due grandi leggendari fiumi -Tigre e Eufrate- portarono verso il mare arabo, in questi duemila anni, tutti le "radici" delle millenarie civiltà, le culture nate nelle città sorte vicino alle sorgenti, o quelle che erano state costruite sulle rive nella pianura fertile fino alle foci, nel Golfo Persico, dove le acque venivano solcate fin dal 2000 a.C. dalle navi arabe che partivano dai porti dell'Oman. Quindi portavano a casa conoscenze Babilonesi, Sumere, Assire, poi Persiane, e infine Romane. Una ricchezza culturale enorme.

 Ma non basta; i contatti nell'arco di questi duemila anni a. C. avvennero anche a nord prima con i Greci (minoici e micenei) , poi a nord-est con i Cartaginesi che si rifornivano proprio ad Aqaba. Quest'ultima città, lo abbiamo già letto sopra, era già stata fondata dagli arabi nel 960 a.C. cioè cento anni prima di Cartagine. Ma la vera base araba era nel Sud, nello Yemen, da Aden fino al golfo di Oman con i suoi grandi porti verso la Mesopotamia o verso l'Oriente dove avvennero altri scambi culturali e commerciali d'importanza enorme con la non lontana India.

Ad Aqaba, sul Giordano, commerci, cultura, civiltà, giungevano o con i nomadi attraverso il deserto, dove Petra subito a ridosso di Aquaba era il "capolinea" delle carovane che partivano da Babilonia, o con le navi che risalivano dal porto di Aden il Mar Rosso per giungere ad Aqaba, il porto arabo già millenario distrutto dai romani di Traiano  nel 107-109 d.C. 

Ma stiamo parlando di quest'anno 352, dove, troviamo ora la situazione nuovamente modificata, e gli scambi stanno riprendendo, diventando nuovamente numerosi. Un paese sta morendo e non lontano ne sta nascendo un altro.
Tutte le coste dei Paesi affacciati sul Mediterraneo si arricchiscono di scienza, nuove tecnologie, conoscenze matematiche e molte altre cose che vedremo nei prossimi anni. Stanno, gli arabi, rimanifestando la loro vocazione (assimilazione indi elaborazione delle diverse culture di vari Paesi) dopo la repentina scomparsa nella zona giordana.

Aureliano nel 273, le due favolose città nabatee, Petra e Palmira, le aveva fatte radere al suolo. Ma gli arabi non erano solo presenti in Giordania e non si chiamavano solo Nabatei, ma Sabei, chiamati  "Arabi" dai romani che lo mutuarono dagli egiziani. 
Gli antichi egiziani davano a questi nomadi semiti che si aggiravano attorno all'Egitto il nome di "vagabondi delle sabbie" o Ara-Bar. Dunque sono tutti Ara-Bar quelli che poi si chiameranno poi Ebrei e Arabi.
E' piuttosto difficile separare l'etnia degli Ebrei e degli Arabi. Erano entrambi due popoli semiti. Secondo la Bibbia, il nome Ebreo discenderebbe da Eber, a sua volta discendente da Sem figlio di Noè (il capostipite dei popoli semiti) e antenato di Abramo, il comune patriarca delle due religioni: dell'ebrea, che sarebbe discesa da Isacco figlio di Abramo e di Sara; e la Musulmana, che (secondo Maometto) sarebbe discesa da Ismaele figlio dello stesso Abramo e di un'altra moglie alla quale il patriarca si era unito su consiglio della stessa Sara, dal momento che nei primi anni essa non era riuscita a dargli un figlio.
Il testo biblico stabilisce così una parentela strettissima fra ebrei e arabi. E secondo alcuni studiosi ebrei e arabi si avvicinano ai misteriosi habiru, o agli aramei, nomadi presenti un po' in tutto il vicino Oriente fra il 2000 e 2200 a.C.
Una separazione più che "divisione" di questi due popoli, avviene quando una parte della discendenza di Abramo, divenuta troppo numerosa, si reca in Egitto dove vive pacificamente. Cambiata la situazione politica sotto i faraoni Ramesete II e Meneptah, questo popolo vittima di persecuzioni, sotto la guida di Mosè decise di tornare in Palestina, dove consolidò un regno con il vincolo religioso fra le stirpi dei due rami. Infatti anche gli arabi di oggi riconoscono Mosè come profeta; e si danno anche il suo nome: Moslen.

Questo per quanto riguarda gli  Ara-Bar  (nomadi) che vivevano a nord, mentre quelli sedentari, vero cuore dell'Arabia erano sulle sponde del golfo Persico, nell'Oman e nello Yemen. 
Alcune tribù anche in questi anni si spostano nel settentrione, verso la Palestina; troveremo alcune di queste tribù (che divennero poi famose - Aws e Khazraj, ) nell'oasi-piantagione di Yathrib (Medina) e alla Mecca (la tribù dei Quraysh, anche questi diventati sedentari) (vedi poi ANNO 622 e seguenti - PERIODO DI MAOMETTO).

I romani si erano spinti in tre occasioni verso il Golfo Persico. Nel 25 a.C. l'imperatore Augusto ci inviò Gallo con delle legioni per mettere termine al monopolio di questa gente da sempre dedita al commercio con l'Oriente via mare (merci che poi trasferivano via terra attraverso le grandi carovaniere desertiche fino al Mediterraneo). Ma Gallo andò incontro a due disfatte e Augusto accantonò l'idea. Dell'Oro dell'antica leggenda e della mitica Regina di Saba non se ne parlò più.

Ci riprovò dopo oltre un secolo Traiano nel 108 d.C. ma quello che riuscì a fare fu quello di far scomparire i Nabatei dalla zona Giordana dove nell'arco di mille anni questa singolare popolazione su questi territori aveva costruito delle solidi basi commerciali  per avere una finestra aperta sul Mediterraneo; ma da dove venivano le merci, nessuno lo sapeva.
Plinio suggerì a Traiano una spedizione-conquista. La riteneva di grandissima importanza sia strategica sia economica. Strategica perché - suppose - la cerniera tra i due mondi Oriente e Occidente  l'avevano loro, gli Arabi, o sul Golfo Persico o nei porti dell'Oman; e Petra - questo probabilmente lo intuirono i romani - era solo una capitale-avamposto dei loro commerci con l'occidente; un capolinea e un crocevia dove custodivano gelosamente (con la pena di morte) i segreti delle carovaniere del deserto arabo-siriaco.

La spedizione di Traiano ci fu e si rivelò malvagia e inutile; in quest'occasione i romani distrussero e seppellirono Petra. Città - lo abbiamo detto - che era solo un avamposto arabo, ma non l'Arabia. Poi il colpo di grazia ai Nabatei in questa zona settentrionale, lo diede infine il già accennato Aureliano, quando lui e Probo nel 273, cancellarono dalla faccia della terra l'altra millenaria città-oasi: Palmira.

 Palmira si era sostituita a Petra dopo la sua totale distruzione. Più arretrata verso nord (in Siria), ma sempre sulla direttrice Babilonia-Mediterraneo, era nuovamente diventata nell'arco di un secolo il crocevia di tutti i commerci. Sede del ricco Regno della regina Zenobia - una discendente di Cleopatra - Aureliano piuttosto cinico, non contento di averla sconfitta, prima fece radere al suolo e seppellire la sua capitale, appunto Palmira, poi trascinata la regina a Roma, fu fatta sfilare nella capitale in catene nel corso delle feste trionfali (vedi anno 273).

I Romani erano convinti che gli arabi fossero quelli, ignoravano e avevano pochissime notizie di quella lontana spedizione fatta nel sud nel 25 a.C. - Isidoro, un geografo che Gallo in quell'occasione si era portato dietro, aveva lasciato scritto dieci volumi, ma servirono a poco perché aveva visto quasi nulla; fu così che Aureliano non si spinse oltre.

Ritorniamo a questo 352. I porti arabi già efficienti molti secoli prima di Cristo, sono ora pullulanti di navi. Partono infatti, grandi bastimenti che fanno il grande salto nell'Oceano Indiano, verso ricche terre, con altrettante millenarie culture e civiltà. Nelle navi ci sono, non solo ori, sete e profumi, ma uomini che conoscono le nuove tecnologie della metallurgia, dell'agricoltura, e hanno tanta sapienza nella medicina, nella botanica e nell'astronomia.
Queste conoscenze insieme alla scoperta di particolari sistemi politici, economici e sociali in Oriente, alcune istituzioni interessanti (Erario, Consorzi, Ammasso, Scuole pubbliche, Controllo e difesa del territorio, Dipartimenti delle acque, Ospedali, Osservatori astronomici) prima saranno mutuate dagli arabi, e poi dopo molti secoli, loro tramite faranno l'ingresso nel mondo occidentale.

Dal porto di H'adana (oggi Aden) salpano in questi anni e salperanno nei secoli che seguiranno, navi che toccano i porti della punta dell'India a Madurai, entrano nel Golfo del Bengala a Howrah (Calcutta), s'insinuano nello stretto di Malacca (Singapore) e arrivano fino in Cina a Canton (Hong Kong - qui ritroveremo nel XX sec. monete romane di questo periodo; persino quelle coniate in Inghilterra da Magnenzio in questi anni. E i romani sappiamo che in questi luoghi non si spinsero mai, quasi le ignoravano l'esistenza).

Oltre i commerci, iniziano a fare un'assimilazione di queste culture, accumulandole ed elaborandole. Per secoli saranno i soli e gli unici depositari. Dall'anno 700 d.C. in poi (in Europa lo scopriremo solo dopo le Crociate a partire dal 1099) sono stati gli Arabi i custodi di quasi 3000 anni di civiltà.

Una ragione agli storici sembra molto semplice: gli arabi erano in una posizione privilegiata. Tutti gli altri nel nord, in 2000 anni, si erano sempre combattuti fra di loro con alterne vicende. E in quelle circostanze venivano spazzati via imperi millenari: Egizi, Sumeri, Babilonesi, Assiri, Persiani, Greci, Cartaginesi, Romani, Turchi. Poi altri ancora: Goti, Unni, Vandali ecc. Loro invece sempre lì, mai disturbati. Dietro sono coperti da un deserto impenetrabile e davanti hanno un oceano sconfinato. Non servono Valli o confini per difendersi, ma sono sufficienti quelli messi lì dalla natura.

Ed ecco i Nabatei in questi anni svolgere i loro commerci, assimilare conoscenze e con queste in forma esponenziale ad accumulare invenzioni . Non basta un vocabolario intero per elencarle. Conoscevano la forma dell'Africa dalle notizie di Necho e Annone già dal 600 a.C., le intere coste dell' India dal 400 a.C., tutto l'arcipelago dell'Indonesia e della Malesia dal 300 a.C., tutta la costa Cinese fin dal 200 a.C.

Erano diventati navigatori straordinari, e pur non conoscendo ancora l'Astrololabio o la Bussola (ma saranno loro i primi a utilizzarla quasi mille anni prima degli Europei) già viaggiavano in questi anni sull'Oceano Indiano con una perizia incredibile. Famosa è la frase che usava ripetere un comandante arabo quando i viaggiatori gli chiedevano mentre viaggiava da Aden a Canton (6000 chilometri, 3000 d'oceano aperto) come faceva a sapere dove si trovava e a trovare la rotta per andare e venire in mezzo a quei marosi; lui rispondeva sempre, anche quando si trovava dentro una tempesta "Ana baref", "lo so e basta!".

Ma sia nella scienza, nella matematica, nella navigazione, nell'astronomia, nell'agricoltura, nelle tecnologie, nell'istruzione (le prime Università si aprirono a Baghdad nell'anno 800) li ritroviamo spesso gli Arabi in questo lungo percorso e scopriremo di quanto la civiltà europea è debitrice.

Dall'anno 600 al 1000 gli Arabi in un modo o nell'altro saranno i protagonisti della storia nell'area mediterranea; dopo quella data indirettamente i co-protagonisti di quella europea; poi una decadenza; e dal 2000 in avanti sembra proprio che ritornino a essere i protagonisti. Nel 2000 i musulmani saranno superiori come numero ai cristiani, in più possiedono l'80% delle risorse energetiche del pianeta, e l'intera Europa  ne sarà quasi tutta dipendente.

Lo abbiamo già scritto. E' l'unico popolo fra tutti i popoli semitici a possedere una continuità culturale, linguistica e territoriale dall'inizio della loro storia nazionale a oggi, anno 2000. Cioè 4000 anni.

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IN CINA nella parte settentrionale, dove vivono varie tribù delle dinastie unne, il re di una di queste, la tribù dei Mu-jung riesce a dominare su tutto il territorio degli Han e dei Chao e costituisce il suo impero fondando la capitale nell'Honan. Nel frattempo nella Cina nordoccidentale si sta verificando un'altra unione, sta infatti, dominando con un grande esercito Fu-chien, della dinastia dei Ch'in, che in seguito riuscirà a conquistare tutta la parte settentrionale delle dinastie unne, costituendo un territorio imperiale immenso; all'incirca la Cina d'oggi.

A ROMA, LIBERIO (SAVELLA) è consacrato vescovo (Papa). Resta ufficialmente "Papa" fino al 366, ma nel 355 verrà nominato un suo sostituto non volendosi lui piegare all'Arianesimo dell'imperatore COSTANZO II. E' la prima volta che la chiesa di Costantinopoli (ariana) sentendosi ormai autorevole, ha cercato di imporre un suo "primate" a Roma.

PAPA LIBERIO, romano (352-366)

Oramai i cristiani non avevano quasi più nemici sul piano temporale. Le lotte per il potere spirituale e laico si stavano ormai involvendo all'interno della stessa religione... anche se...
Atanasio, vescovo di Alessandria stava alacremente combattendo contro l' arianesimo di Costantino quando, il 17 aprile del 352 fu eletto papa Liberio, contro il quale mosse le stesse accuse.
La risposta del pontefice fu immediata ed alla fine dello stesso anno fu convocato il primo concilio di Roma che riconfermò il credo affermato nel concilio di Nicea.
Le diatribe interne non si placavano, nonostante le confessioni e le sconfessioni. Fu così che Liberio "chiese all'imperatore Costanzo" di poter indire un nuovo concilio ad Aquileia.
Anzichè Aquileia l'imperatore convocò il concilio ad Arles ed alla sua presenza Atanasio fu condannato all'esilio, tra lo stupore dei presenti ivi compreso il pontefice che non avrebbe voluto arrivare a tanto ma solo chiarire le comuni idee dogmatiche.
Per tentare di limitare i danni, Liberio chiese all'imperatore la convocazione di un ulteriore concilio che fu tenuto a Milano nell'aprile del 355 dove fu nuovamente sconfitto dalle decisioni imperiali che confermarono l'esilio di Atanasio e di conseguenza l' affermazione dell'arianesimo.
La comunicazione all'imperatore dell'amarezza del pontefice, rientrato a Roma, non si fa attendere percorrendo le vie più note della comunicabilità dell'epoca.
Liberio fu arrestato e ricondotto a Milano. Costanzo intima a Liberio : "diventa il papa degli ariani e tornerai a Roma", Liberio rispose : "A roma ho già preso commiato dai fratelli".
Il papa fu esiliato a Berea in Tracia e con Lui finirono in esilio San Ilario e San Gerolamo, oltre che al già confinato Atanasio. Il suo posto fu preso dall'ariano Felice, nominato dallo stesso imperatore Costanzo, ma l'impopolarità di questo antipapa "ante litteram" finì per far riconsiderare la posizione imperiale.
A Liberio fu consentito di rientrare a Roma e Felice fu scacciato ma il costo di questa operazione consistette nella sottoscrizione di una sorta di "rivisitazione" del VERBO di Nicea che assomigliò quasi ad un tradimento a favore degli ariani, durante il concilio di Sirmio (dna: nell'attuale Serbia Voivodina) nell'estate del 358.
Ciò nonostante non bastarono ancora due concili per definire la questione ariana e soprattutto la posizione della chiesa romana nei confronti dell'eresia ariana, quello di Rimini per l'impero d'occidente e quello di Seleucia (nda: probabilmente San di Pieria - porto di Antiochia) per l'impero d'oriente.
Il 3 novembre 361 morì l'imperatore Costanzo e gli successe Giuliano (nda: uno dei figli di Costantino). Nel giugno del 363 morì Giuliano al quale successe Valentiniano I, convinto assertore dell'ecumenismo niceiano, il quale convocò il concilio tenutosi a Lampsaco (nda: situata sulla riva ellenica dell'Eellesponto) nel 364 per far annullare le decisioni di Costanzo e condannare l' arianesimo.
Liberio morì il 24 settembre del 366 e fu sepolto nel cimitero di Santa Priscilla.
La sua beatificazione è dovuta alla costruzione della basilica di Santa maria Maggiore, sull'Esquilino, nel punto in cui il pontefice segnò una croce sulla neve caduta poco prima che egli morisse.

ps: l' antipapa Felice fu per molto tempo onorato come Felice II in sostituzione di San Felice I, in realtà morì in Campania il 22 novembre del 365 ed il suo nome cancellato dal Liber Pontificalis e dal calendario martiriologico.

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