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CRONOLOGIA

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E PAESI

ANNO 375 d.C.

QUI riassunto  del PERIODO da GIOVIANO a VALENTE  dal 363 al 378 d.C.


L'ANNO 375
* LA CAMPAGNA CONTRO I SARMATI
* LA FINE DI VALENTINIANO
* GRAZIANO IMPERATORE
* MOVIMENTO DI UNNI
* L'IMPERO GUPTA IN INDIA

L'Imperatore Valentiniano lo avevamo lasciato in Gallia, a Basilea, nel castello di Robur, a preparare i suoi piani strategici per la nuova campagna militare sui Balcani, che aveva lo scorso anno rimandato a questa primavera.

In maggio era sceso a Milano poi si era diretto sul Danubio nella zona viennese. Qui, come abbiamo già accennato lo scorso anno, doveva riunire alcune legioni, mettersi in marcia verso la Pannonia e l'Illiria e andare a vendicare la distruzione compiuta dai Sarmati insieme ai Quadi.

Di questa invasione e distruzione ne abbiamo visto i motivi scatenanti, e abbiamo visto anche come si concluse: in un massacro a tradimento della delegazione che guidata dal loro re era andata con fiducia all'appuntamento concordato con i romani.

All'origine del fatto, oltre alle animosità scaturite dai rapporti non molto cordiali - e questo a causa di un dispotico governatore della provincia confinante - c'era la temuta invasione degli Unni che spingevano queste due popolazioni a superare i confini romani. E c'era pure contemporaneamente il non rispetto dei romani di alcuni accordi che erano stati fatti in precedenza.

I romani avevano fatto con loro dei patti dove fra l'altro veniva in uno di questi contemplato un donativo (che era un vero e proprio tributo) a loro favore, ma mai onorato.

In pratica come avevano fatto molti generali e imperatori in passato, pur di avere un successo militare, quando le cose si mettevano male, mettevano le mani alla borsa e pagavano i nemici per far cessare le ostilità. Prima si iniziò con il pagamento in oro poi in seguito si cercò di dilazionare una somma monetaria in vari anni. Era un modo come un altro quest'ultimo per non mantenere fede alle promesse, e quindi non pagare. Soprattutto quando a Roma cambiavano imperatore.

Lo stesso VALENTINIANO in Gallia - con le sue campagne militari, pur figurando nella cronaca di allora vincenti, in realtà queste le aveva perse. E anche in Gallia firmò con gli Alamanni (quelli che lo avevano messo in seria difficoltà sul Taunus) un impegno a versare ogni anno una certa cifra in oro. Ma non tenne fede all'impegno. Troviamo proprio quest'anno, mentre VALENTINIANO è a Milano, una delegazione di germani nella capitale lombarda, che recatasi per incassare, furono messi tutti alla porta.
La stessa cosa accadde ai Quadi e ai Sarmati. Anni prima avevano ricevuto promesse poi non mantenute. Loro ci misero una pietra sopra a quelle somme inesigibili, ma si sentirono nel diritto di coltivare quei terreni che fino a poco tempo prima avevano disboscato, resi fertili e coltivabili ma che poi avevano dovuto lasciare ai romani.

Come al solito, si metteva tra i due confini la solita fascia di "terra di nessuno" (spesso già attrezzata, coltivata, abitata, e persino con piccoli borghi e paesi)  poi i romani con la loro arroganza la consideravano parte integrante dell'impero, e invece di farne una zona franca, o un territorio non belligerante, nell'ambiguità e quando faceva comodo a loro, spadroneggiavano e toglievano ogni avere agli sfortunati abitanti residenti, che normalmente erano amici dei nemici di Roma.

Questa era la "pericolosa" invasione che era stata riferita a Valentiniano, inoltre come abbiamo già accennato, c'era un motivo in più ed era la pressione degli Unni che già iniziavano a comparire nelle zone ungheresi, e alcuni erano già arrivati sui confini del Danubio.

Valentiniano che aveva una vera e propria mania di costruire fortezze, anche qui in Mesia e in Illiria, aveva dato l'ordine di costruirle, ma al di là del fiume, e questo non solo era pericoloso per i romani che vi dovevano fare la guardia, ma era una violazione del territorio dei Quadi.

Valentiniano sempre fidandosi troppo dei suoi uomini aveva messo un governatore, che oltre che essere incapace, era  rapace e arrogante, alle sue dipendenza aveva un giovane generale ancora peggiore, quello che alla fine causò il disastro che abbiamo accennato nella cronaca dello scorso anno: il Re dei Quadi aveva mandato una delegazione per ridefinire i trattati, per parlare di violazioni e per accennare al pericolo unno. L'ambasciata non fu ricevuta, pretesero i romani di trattare solo con il re. Ricordiamo le precauzioni di quel re ATANARICO a Marcianopoli nel 369, che aveva fatto il giuramento di non mettere piede sul suolo romano perché affermava siete voi i "barbari", siete voi i traditori. Pretese così - e ottenne - di fare l'incontro su una chiatta nel mezzo del fiume guardata a vista.

Re GABINIO non prese queste precauzioni, varcò il fiume e si presentò all'accampamento dei romani davanti al giovane generale MARCELLIANO. Venne circondato e proditoriamente massacrato con tutto il suo seguito a tradimento.

La notizia come una rapida viaggiò sull'intero Danubio e come un'alluvione debordando dilagò fra gli abitanti di tutto il percorso, fino in Mesia in Pannonia. Ci fu una rivolta indescrivibile. In ogni punto, Quadi e Sarmati attaccarono sull'altra sponda i romani, devastando e distruggendo ogni cosa. Ed essendoci nelle file romane molti soldati nativi di quelle zone, questi disertarono e si unirono ai loro vecchi compatrioti. Visto che tradiscono i romani - si dissero - possiamo tranquillamente tradire anche noi.

Solo un reggimento del giovane generale TEODOSIO evitò una strage. Lui più saggio venne a patti con i Quadi traditi, e uno di questi Capi incontrò altri capi e re goti e proposero tutti insieme un incontro con Valentiniano, questa volta però con un po' di precauzioni.

Riuniti i contendenti tutti a Bregilio, i Quadi dissero chiaro e tondo che erano stanchi di queste continue guerre, volevano rimanere in pace, lavorare e basta, e chiesero persino scusa, anche se aggiunsero sarcasticamente che in fin dei conti era lui, VALENTINIANO e il suo esercito che si comportava da invasore, e i suoi generali erano dei veri e propri aggressori, peggiori degli stessi "barbari", che per loro, ora, erano gli Unni.

Per non parlare degli stessi soldati "romani" che agivano come "barbari" quando notavano le messi mature. Troppo comodo, quando vedevano i raccolti stipati, pochi giorni dopo trovavano sempre una scusa; provocavano un incidente per intervenire e si mettevano a fare i saccheggiatori, a rapinare i magazzini e le case, poi non contenti, a prendersi le loro figlie più carine o a violentare le mogli.

VALENTINIANO nell'incontro a sentire queste lamentele, con un linguaggio così sfrontato, cadde nell'isterismo della collera. Un apoplessia lo colse mentre gridava che loro erano dei "barbari" e come "barbari" lui li avrebbe sempre trattati, e che lui e i suoi uomini erano "Romani con una civiltà alle spalle". Ma dall'ira, cadde fulminato! Una fine non molto onorevole davanti agli storici nemici. Una punizione dal cielo dissero questi, e ricordando il precedente "tradimento", aggiunsero che era la "giustizia divina" che aveva colpito nel modo giusto e anche in un modo spettacolare.

Tutto questo accadeva a Bregilio, il 17 NOVEMBRE di quest'anno.

Successore di VALENTINIANO è suo figlio GRAZIANO, e a lui associato troviamo il piccolo VALENTINIANO II, di cinque anni, tutelato dall'accorta GIUSTINA, che così (la vedova del ribelle Magnenzio) torna alla ribalta.
Ma rimandiamo le vicende al prossimo e ai prossimi anni.


MIGRAZIONI DI UNNI

I Quadi non si erano sbagliati circa l'invasione dei primi UNNI. E' in atto nell'intera Asia una grande "biblica" migrazione. Incontri e scontri in Ucraina tra Alani e Unni. Ostrogoti guidati dal pluricentenario re ERMANARICO che si scontrano con gli Unni di re BALAMIR. 
Spostandosi questi verso l'alto Occidente dopo aver superato il Volga e il Dnepr, sono arrivati proprio a ridosso dei confini romani: nell'Illiria dei Quadi, e si stanno affacciando sul Danubio dove sono stanziati i Visigoti di ATANARICO e i Sarmati.

Più a sud, dall'altipiano iranico altri gruppi di Unni, quelli della stirpe Chionita, sono penetrati nei territori dell'impero sasanide (l'ex impero persiano ricostruito da Sapore), si stanno dirigendo verso il Caucaso; sono già penetrati in Armenia e in Cappadocia e hanno già raggiunto e invaso la Siria.

E se a Roma i drammatici problemi provengono da Nord, dai "germani", dai "franchi", e dai "britanni", a Costantinopoli il dramma sta arrivando da Est.

Ce ne occuperemo nei dettagli negli anni che seguono.

RELIGIONE - Papa DAMASO I, forte combattente contro l'arianesimo, e la Chiesa di Costantinopoli, ribadisce che la capitale della cristianità è Roma. Dalla cattedra che fu di Pietro l'apostolo - afferma - siede e sederà per sempre il suo successore, e solo da lui e da questa cattedra c'è l'autorità dottrinale.

Ai problemi militari, che ora stanno spaccando l'impero in due, si aggiungono quelli religiosi, che hanno le stesse ripercussioni: di dividere l'impero oltre che politicamente anche con la religione.

Quest'anno il leggendario WULFILA, che abbiamo spesso nominato, nel frattempo diventato il vescovo dei Goti, sta portando a compimento la sua opera di conversione all'arianesimo dei popoli del nord. Sta traducendo la Bibbia e nello stesso tempo, nel farlo, sta inventandosi un alfabeto per mettere in condizione i "barbari" di scrivere e leggere. Sta costruendo la lingua tedesca. (Ne riparleremo nell'anno 377)

INDIA - Pur minacciata l'India dagli Unni, il grande impero dei GUPTA, (fondato da SAMUDRAGUPTA, che muore proprio quest'anno) con la successione del figlio, SAMUDRAGUPTA II, si estende ancora di più come dominio territoriale e conosce uno dei suoi periodi migliori. Si diffondono i commerci, il diffuso benessere, e la fioritura culturale crea dentro l'impero una leggenda straordinaria fatta di arte e letteratura. (Ma rimandiamo il destino di questo impero all'anno 400. Un destino identico a quello dell'impero romano, che si compie proprio nello stesso anno)

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