HOME PAGE
CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 380 d.C.

QUI riassunto  del PERIODO da GRAZIANO a TEODOSIO dal 378 al 395 d.C.

LA SITUAZIONE CON
 
TEODOSIO IMPERATORE
( Testo di: Giovanni Aruta )

L'ANNO 380
* TEODOSIO EDITTO PRO CRISTIANI
* MITI E LEGGENDE A ROMA
* LE CREDENZE
* LE STATUE PIANGENTI
* I tanti DIAVOLI e i DEI di ROMA
* LE ORIGINI DI ALCUNI RITI
* UNA "DIVINA COMMEDIA" DI 2000 ANNI FA

LA SITUAZIONE CON TEODOSIO IMPERATORE

Dobbiamo adesso parlare degli avvenimenti bellici dell'anno 380 dopo Cristo che vide Teodosio continuare la sua lotta contro i Goti di Fritigerno. In questa sede è necessario premettere che, purtroppo, le fonti non ci hanno tramandato molte notizie in merito. Come sappiamo, la narrazione di Ammiano Marcellino si ferma al 378 dopo Cristo e, pertanto, dobbiamo fare riferimento alle cronache di Zosimo, alquanto lacunose e confuse, o a quanto riporta Temistio. 

Certamente sappiamo che Fritigerno, pur continuando nei suoi saccheggi, non riuscì a porre in essere alcun successo strategico. La strategia di Teodosio, volta al logoramento del nemico (simile a quella adottata sei secoli prima da Quinto Fabio Massimo contro Annibale) si rivelava efficace. Purtroppo, nei primi mesi dell'anno, Teodosio si ammalò in maniera così grave da far temere per la sua stessa vita. Nella corte imperiale d'Oriente si diffuse un senso di profondo scoramento. Qualora il giovane Imperatore fosse passato a miglior vita, si sarebbe aperta una nuova successione al trono con tutti i rischi che ne scaturivano in quel momento tanto difficile. 
Teodosio, sentendosi vicino alla morte, si fece battezzare dal vescovo Acolio. Intanto, approfittando della malattia di Teodosio, i Goti di Fritigerno penetrarono profondamente in Tessaglia, mentre schiere di Greutungi, guidati da Alanteo e Safrace, penetravano in Pannonia. 

Dalla corte orientale partirono delle pressanti richieste di aiuto all'Impero occidentale. Per fortuna Teodosio riuscì a superare la malattia e pertanto in primavera potè riprendere le operazioni militari seppur con alterne fortune. Era infatti evidente che il suo esercito era ancora troppo debole ed inesperto per confrontarsi con le forze di Fritigerno. Le sofferenze patite dalle popolazioni stavano diventando insopportabili e la città di Nicopoli si era arresa perché ormai allo stremo e priva di speranze di aiuti esterni. Graziano intervenne contro i Greutungi, che come abbiamo detto, erano penetrati in Pannonia: riuscì a 
sconfiggerli e poi stipulò con loro un trattato forse anche per evitare che, volgendosi verso est, si congiungessero ai Visigoti. 

Intanto Teodosio, in novembre, fece un ingresso trionfale in Costantinopoli. Si trattava di un'iniziativa volta a sollevare il morale della popolazione dal momento che la guerra era ben lungi dall'essere conclusa. Le fertili regioni della Tracia, della Macedonia, della Mesia e della Tessaglia avevano patito gravi sofferenze ed enormi erano state le devastazioni compiute dai Goti. Appariva ormai chiaro a tutti che, dopo Adrianopoli, qualcosa era cambiato: erano infatti terminati quei lunghi secolo di "pax romana" durante i quali era stato possibile coltivare i campi senza paura.
( Testo di: Giovanni Aruta )

BIBLIOGRAFIA:
1) Hermann Schreiber: "I goti" - Garzanti - Milano 1981; 
2) Edward Gibbon: "Declino e caduta dell'Impero Romano" - Oscar Storia Mondadori - Milano 1990; 
3) Gian Roberto Parisini: "L'alba del Medioevo - Adrianopoli" in Rivista Storica - febbraio 1996; 
4) Averil Cameron: "Il tardo Impero romano" - Il Mulino - Bologna 1995; 
5) Stephen Williams - Gerard Friell - "Teodosio - L'ultima sfida" E.C.I.G. - Genova - 1999

-----------------------------------------------------------------------------

 TEODOSIO, appena sceso a Costantinopoli, a parte i preparativi militari difensivi e offensivi,  fin dalle prime battute é subito un protagonista della scena. Non scherza questo imperatore, è subito attivo. Per prima cosa, promulga l'editto di "Tessalonica". 
In calce c'è anche la firma del suo socio imperatore GRAZIANO, ma è lui il regista.


E dichiarato in questo editto che il Cristianesimo é la religione ufficiale dell'Impero, e proibisce tassativamente i culti pagani su tutti i territori romani. Da coloro che hanno fatto in passato delle dispute teologiche: eretici, ariani, ortodossi e così via, esige una confessione di fede conforme alle deliberazioni del Concilio di Nicea.

Trionfa e s'impone così l'ortodossia trinitaria, con GREGORIO DI NAZIANZIO, e contemporaneamente in questo nuovo scenario sorge una figura molto carismatica che abbiamo già conosciuto nel 374: un non religioso nato a Treviri, nominato, con lui riluttante, vescovo di Milano a furore di popolo: é AMBROGIO, che ora é già l'appassionato ed amorevole uomo chiesa, con i fatti e quelle opere che diventeranno fondamentali per la teologia cristiana. Sentiremo molto parlare di lui nei prossimi anni.


MITI E LEGGENDE A ROMA

E' comprensibile come - fra tutte le leggende, i miti pagani e i vari culti - la stregoneria e la superstizione fosse diffusa in tutto il territorio fin dalle più lontane origini (Nell'anno 2000 ve ne sono ancora sul pianeta e non solo nei paesi selvaggi ma anche nelle grandi megalopoli moderne nel numero di 34.000, almeno quelle conosciute - Vedi immagine, con i rispettivi fedeli nel link delle "Card").

Il numero e la durezza delle leggi emanate in questi ultimi anni del quarto secolo, dagli imperatori cristiani e dagli stessi Padri della Chiesa, sta a testimoniare quante pratiche magiche ed esoteriche fossero diffuse. Sant'Agostino (manicheo, non ancora cristiano, sarà battezzato da Ambrogio solo nel 387; nominato sacerdote nel 391) nell'annotare i vari incantamenti e i riti con cui i demoni possono essere scacciati, ce ne fornisce un'ampia visione. Ne indica tantissimi.

A nulla valeva predicare Bibbia e Vangelo per scacciare tali riti diabolici o identificazioni in oggetti animali, o praticare gli esorcismi per gli spiriti maligni annidati dentro gli uomini e le donne invasate. A nulla perché ad un certo punto proprio nell'illustrare i Testi Sacri, questi contenevano quasi gli stessi spiriti maligni, i diavoli, solo che erano rappresentati  in un altro modo. Ma sempre di diavoli si parlava.

La stessa Bibbia, parlando dell'esorcismo, ne proibiva la pratica, ma non negava però il potere che avevano i diavoli. In pratica testimoniava la loro esistenza e la loro malvagità, e questo alle orecchie del pagano che si doveva convertire risultava difficile avvertire o capire dov'era la differenza. Per quanto riguardava le punizioni e le minacce della dannazione erano le solite cose, quelle che il pagano si era sempre sentito dire dai sacerdoti dei vari culti o credenze. Non cambiava proprio nulla.

I RITI PROPIZIATORI- Ammiano Marcellino (l'ultimo storico in circolazione) proprio in questo periodo scrisse: 
"Non c'è romano quando esce di casa, quando mangia, o quando va perfino in bagno, senza prima aver fatto la sua bella ricerca nelle sua paccottiglia che ha in casa, dove questo o quell'altarino gli dice se farlo o non farlo, e se andrà bene o no la più banale azione quotidiana. Ogni romano dipende da un mucchio di cianfrusaglie messe insieme".
 (non molto dissimile é oggi lo scintoismo giapponese con i suoi 900 dei; qui Ammiano sembra  attualissimo, visto che esiste proprio una divinità che sovrintende anche alle azioni nel bagno).

Ogni tanto, e accadeva sempre in certe situazioni di degrado morale, di ordine pubblico, o nelle crisi economiche, esplodeva pure la credulità delle statue piangenti. Scattavano poi le allucinazioni collettive e molti poi affermavano di aver visto la statua di Giunone piangere dal dolore, quella di Minerva lacrimare sangue, di Giove muoversi, e altri ancora apparivano in cielo. Nei testi dell'epoca ci sono almeno un centinaio di queste testimonianza "miracolose", attacchi plateali di "psicosi collettiva", dove autorevoli sacerdoti giuravano poi di aver visto "il miracolo" e i fanatici pronti ad appoggiare la sua tesi e la sua allucinazione, o meglio la sua ben architettata truffa ai danni dei creduloni, spesso con il solo intento di affollare il suo tempio per poi prendere tanti donativi.
Nelle cronache si narrano molte di queste truffe, architettate per carpire la buona fede dei "fedeli" e sfruttarle per mille motivi. (anche allora c'era insomma il business)

( VEDI LE STATUE PIANGENTI A ROMA )

Lo stesso GIULIANO, si narra, assistette a un fenomeno di questo genere, una statua pagana piangente. Una messa in scena probabilmente ben architettata da chi voleva impedire che l'imperatore emigrasse nella religione cristiana, che non tardò questa a far conoscere altrettanto simili "miracoli".

Certi riti che gli stessi cristiani facevano, per far vincere con l'uso dell'acqua santa persino il cavallo alle corse ai pagani (lo fanno ancora oggi al palio di Siena) sembrava poca la differenza quando lo stesso rito lo officiava un seguace di una religione pagana già da secoli e secoli allo stesso modo: cioè l'aspersione su oggetti o persone, che un tempo veniva fatto con il sangue dell'animale sacrificato, ma poi si iniziò ad usare l'acqua. Rito anche questo mutuato da religioni ebree e indiane, dove usavano appunto le acque dei cosiddetti fiumi sacri.

Nell'adorazione delle reliquie, le medesime apparivano quasi le stesse cose di quella paccottiglia che avevano i pagani in casa, e che mettevano davanti ai propri altarini dei vari dei sacrificando o meno.
(Nel Giappone attuale gli altarini li hanno un po' tutti, e ognuno lo dedica al suo preferito).

 Quindi la discussione per eliminare il politeismo a favore del monoteismo, lasciava molti alquanto sconcertati. A stento poi capivano le differenze quando i seguaci del cristianesimo, prima predicavano un unico Dio, poi una Trinità e infine iniziavano ad avere importanza sempre di più i Martiri diventati Santi. A loro sembrava anche questo un politeismo. Far capire dov'era la differenza fra i miracoli di Tebaide e i miracoli cristiani non era molto semplice. Né si riusciva a far loro capire la profonda spiritualità della nuova religione divina monoteistica, con quei mezzi e quella letteratura piuttosto grezza che usavano i primi seguaci del cristianesimo.

SANT'AGOSTINO, lui che aveva buon senso ed era un uomo di ottime conoscenze letterarie e scientifiche, polemizza anche lui per le interminabili favole dei manichei (lui inizialmente era manicheo), imbastite su cielo, terra, luna, sole, e altre mille stramberie che non portavano acqua al mulino della credulità cristiana, soprattutto fra quelle persone che avevano (non dimentichiamolo) una certa cultura; la Classica greca.

Raccontare di miracoli che riuscivano a far leggere i ciechi, a far camminare gli storpi, o a far vincere quel cavallo, poteva crederci un certo ambiente (e questo era sempre avvenuto) ma non era accettato da altri, gente che prima voleva vedere, sentire e toccare con mano, altrimenti si cadeva nella vecchia magia esoterica e negli isterismi collettivi di cui é piena la letteratura antica.

In giro, in questi tempi c'era già gente che sapeva della sfericità della Terra, all'incirca sapeva anche la sua circonferenza, e che il sistema solare era eliocentrico e non geocentrico. La teologia cristiana invece tirò fuori i testi di Aristotele, prese quello che gli serviva, respinse che il sole fosse al centro del sistema e seguitò a dire, ora e per altre mille anni che eravamo noi a girargli attorno. Fece insomma sue, quelle idiozie che aveva detto Aristotele e mandò tutto il mondo fuori orbita con l'intelletto, fino a quando, dopo 1300 anni si presentò un Galileo a dire le stesse cose; e per poco non finì come Giordano Bruno, sul rogo. I tempi non erano ancora nel XVI secolo maturi.

Per i cristiani doveva avere ragione per forza la Bibbia, nonostante ci fossero gli strumenti e i calcoli matematici per dimostrare l'incontrario. Potrebbe sembrare un paradosso, ma i teologi, iniziarono a imitare alcuni concetti proprio della filosofia platonica, e chi la conosce sa che questa si confaceva sia ai pensatori cristiani come ai filosofi pensatori "pagani". In questa metodologia filosofica c'era, infatti, il concetto di intermediazione fra Dio e l'uomo, - così importante nel neoplatonismo - ma c'era pure la magia, anzi in certi casi ne era una inseparabile accompagnatrice.

Del resto in infiniti casi molte religioni antiche o moderne hanno semplicemente assorbito l'elemento magico. E vi sono casi in cui gli oggetti della magia hanno subìto una divinizzazione (come la formula magica vedica brahman).

Nella pura magia l'uomo si basa sul determinismo con forze impersonali messe in moto dallo stesso uomo. Nelle religioni universali (cristianesimo, islamismo, ebraismo - le rivelate) c'è invece una volontà superiore al quale ci si rivolge; una forza che interviene, ed entra nel dominio dell'interiorità e del sentimento umano.

Il neoplatonismo é l'ultimo indirizzo della filosofia greca, quella che assume elementi platonici, stoici e aristotelici in una metafisica religiosa del Dio trascendente. E' l'ultima, ma si divide anch'essa in tre scuole. La prima Alessandrina del II e III sec d.C., con SACCA e PLOTINO; sono infatti, loro i due caposcuola.
La seconda siriaca, che é quella di PORFIRIO col suo discepolo GIAMBLICO nel IV sec.
Infine la terza, l'ateniese, nel V sec. con PROCLO (autore di una teologia molto elementare) che muore nel 485, ma la sua scuola terminò nel 529 con l'editto di Giustiniano.

Queste tre scuole, con alcune marginali differenze, erano in sostanza una fusione delle dottrine di altri sistemi greci e la ripresa di idee orientali (indiane e siriache) molto spirituali che lentamente si erano sovrapposte nel corso dei tre secoli sopra citati. Era insomma un confluire della filosofia e della religione, ed esercitò una notevole influenza sulla teologia cristiana prima, e poi su quella islamica in tutto il medioevo, e ancora all'epoca del rinascimento (soprattutto sulla Scolastica - Teologia e scienza del Medioevo, con tanta degenerazione formalistica, ma anche qualche perla: Leibniz)

Insomma in questo periodo si liquida "tutto". Partendo dalle fondamenta si disconosce tutto un sistema universale della conoscenza dell'universo, per creare un altrettanto sistema universale della fede, che aveva poco in comune con la vita, ma molto con la morte. Ogni cosa inizia ad essere  rivolta al dopo.

Si liquidò, infatti, la scienza e la creatività dell'uomo terreno affermando che "L'autorità della Scrittura é più elevata di tutti gli sforzi dell'intelligenza umana"; poi su quest'ultima fu messo un lugubre lenzuolo nero e ci si incamminò verso i secoli bui.

A Roma purtroppo stava sopraggiungendo la grande paura, e in questa attesa non si ebbe neppure più il tempo di interrogarsi cos'era vero e cos'era falso, com'era e chi era veramente, e dove abitava Satana, anche perché tutti gli altari di ogni altra religione furono fatti a pezzi davanti a della gente ormai smarrita, tutta a interrogarsi cosa riservava il futuro, se un futuro c'era ancora.

Intanto, come sempre accade in tutti i periodi oscuri e di grande afflizioni, rispuntarono fuori gli scrittori apocalittici del passato, Giovanni, Pietro, Erma. A questi se ne aggiunsero altri incitando alla conversione, a "rafforzare" gli animi con la consolazione, a fare penitenza, come ultima occasione offerta eccezionalmente da Dio prima della "Fine del mondo".

GIOVANNI nella sua Apocalisse, quando la scrisse, simboleggiò Roma con Babilonia. Vedeva la capitale come l'incarnazione della potenza del mondo demoniaco. Ma era strumentale pure questa sua opera, perché il suo libro (anche se è stupendo per la sua forza poetica e la profonda religiosità) riprendeva molti motivi delle tradizioni delle apocalissi giudaiche (Daniele, Enoch, Baruch, Esdra, Elia) e anche e soprattutto elementi della mitologia astrologica, come per esempio i temi settenari. Ricordiamoci che qualcosa di simile figurava anche nei papiri egiziani. Anche nella letteratura egizia compaiono tre volte personaggi apocalittici che predicavano la fine del mondo a causa della società degenerata, opulenta, egoista, materialista e miscredente.

Le troviamo poi nelle creazioni letterarie del Parsismo (Zoroastrismo-Zarathustra, Letteratura Pehlevi) dove erano descritti prima gli apocalittici castighi terrestri e poi le sanzioni o i premi nell'aldilà. Come le punizioni all'inferno e le beatitudini nel paradiso dopo la fine del mondo (l'Apocatastasi) e dove il finale é legato sempre all'arrivo di un Salvatore.

* UNA "DIVINA COMMEDIA" DI 2000 ANNI FA

In questa letteratura troviamo una singolare perla, il Viraf, che narra di una visione-viaggio di un poeta con la discesa all'Inferno e un'ascesa al Paradiso, dove ci sono nel primo le anime dannate nei tormenti di ogni genere, non eterni (a differenza dell'inferno cristiano) e nel secondo le anime elette nella beatitudine celeste eterna. (Una Divina Commedia, insomma, scritta mille anni prima. DANTE, forse alla corte di Sicilia (non è accertata la sua presenza, ma comunque direttamente o indirettamente li lesse), trovò negli scaffali insieme all'Avesta, il libro sacro Viraf fra i tantissimi libri portati dall'oriente da Federico II nel 1228. Questi furono gli unici scampati dopo il crollo degli Abbasidi (gli Arabi) per l'invasione dei Tartari (mongoli) che distrussero tutte le biblioteche arabe, e in particolare nel 1258 quella di Baghdad (1.000.000 di manoscritti e codici conservati, appartenenti a ogni epoca, e alcuni già bimillenari, della civiltà sumera e babilonese, ma soprattutto quella iraniana, mesopotamica e indiana).

PROSEGUI NELL'ANNO 381 >