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CRONOLOGIA

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ANNO 601 d.C.
( QUI riassunto del periodo ( longobardo ) dal 591 al 652 ) >


***
LA RIVOLTA DEI DUCHI LONGOBARDI
*** PAPA GREGORIO INFURIATO CON L'IMP. MAURIZIO
*** I BASCHI: LOTTANO MA NON SI PIEGANO

*** ITALIA - Re Agilulfo, con i duchi ribelli aiutati dai bizantini, che hanno dato vita a una vera e propria rivolta, è costretto a intervenire in un modo drastico. Dopo averli catturati li fa  condannare a morte.

 Il doppio gioco (o tradimento) fatto dai bizantini ravennati (guidati dall'esarca Callimico) fa infuriare papa GREGORIO MAGNO che vorrebbe quasi ripetere all'Imperatore Maurizio i terribili anatemi che gli ha già inviato nel 595 (che rinnoverà, e saranno anche fatali)

La politica ambigua di Maurizio, sta guastando al Papa tutto quello che lui stava cercando di mettere in atto con i Longobardi, con la diplomazia ma anche con il suo carisma di monaco, oltre quello recente di papa.

L'isolamento e quindi la neutralizzazione delle bande dei duchi rivoltosi -pensa Gregorio- potrebbe anche avvenire se nessuno aiutasse i ribelli, o per lo meno i quasi "amici" evitassero di impegnare re Agilulfo in disarticolate piccole guerre. 
Invece i bizantini approfittando e sfruttando il malcontento di alcuni duchi ostili al re, si sono alleati proprio con questi "ribelli" tentando di riconquistare le ultime roccaforti che i bizantini hanno nel nord Italia: Parma, Cremona, Padova e Monselice.
Un papa infuriato, che fra l'altro non sta neppure tanto bene; è quasi costretto a restare sempre a letto per il mal di gotta; le brutte notizie gli causano veri e propri attacchi di isteria che spaventano tutti coloro che gliele portano quelle notizie. 

CALLINICO da Ravenna ha infatti appoggiato i duchi ribelli ed insieme a questi longobardi traditori, assediano, conquistano e s'impossessano di Parma, facendo prigioniero il duca GODESCALCO e la moglie, che è poi la figlia di re AGILULFO. 
 
Questo significa "rompere le uova nel paniere" di GREGORIO, che adesso si trova nuovamente il re dei Longobardi scatenato in ogni luogo, pronto a scendere in guerra contro tutti e a non fidarsi più né del Papato che ritiene sempre una connivente istituzione bizantina; e tanto meno dei bizantini che avevano stipulato una tregua con Agilulfo nel 599 proprio con la mediazione del Papa.

 Il re fa fronte a questa nuova proditoria offensiva dirigendosi sui rivoltosi, li sconfigge, fa prigionieri i duchi ribelli e i loro comandanti che li hanno appoggiati e li manda tutti al patibolo. 
Non solo, ma vuol farla pagare ai Bizantini, e quindi si rivolge contro Padova che ha sempre resistito con le sua mura agli attacchi dei Longobardi dai tempi di Alboino. 
Ma questa volta le difese patavine pur così perfette e imprendibili vanno a pezzi; per la prima volta Padova è violata cadendo sotto i colpi degli arieti dei longobardi furiosi, che poi fanno strage degli abitanti e su ordine di Agilulfo demoliscono pure le mura della città.

 Terminata l'opera di distruzione, i longobardi si dirigono su Este, Abano, Monselice finora tutte indenne da aggressioni; dentro le loro poderose mura, da centinaia di anni gli abitanti erano vissuti in tranquillità
, relativa, ma comunque migliore di tante altre città italiane, soprattutto del nord.
Nelle tre cittadine ci sono costruzioni romane che hanno già 5 secoli, e vi prosperano abitanti che sono di varie origini; venete indigene locali, romane (frequentate per le sue acque termali vi hanno lasciato costruzioni bellissime, terme, basiliche, teatri). Poi si erano integrate genti barbare germaniche, gotiche, bizantine. Insomma una pacifica unione che era sì sotto il dominio bizantino, ma di fatto erano cittadine abbastanza autonome. Anche perché dai tempi di Teodorico, con le loro mura, erano degli ottimi rifugi oltre che i baluardi dell'impero bizantino.

 Ma uno scatenato AGILULFO è ora riuscito non solo a conquistarle ma a distruggerle completamente, smantellando mura, case, terme, tutto, (oggi i ruderi, sono ancora lì intatti, come testimonianza della "barbaria" longobarda di quest'anno).
 La furia è grande, la punizione che vuol dare a GREGORIO e ai Bizantini non conosce pietà; Agilulfo annienta gli abitanti delle tre città, le spopola, calpesta ogni emblema. Ci vorranno anni prima che qualcuno ritorni fra queste mura distrutte a ricostruire qualche casa su quelle fondamenta, o addirittura non le utilizza nemmeno più, spostandosi a fianco, come possiamo vedere ancora oggi nella stessa Abano, dove solo ora si sta riportando alla luce le vestigia di un radioso passato sepolto sotto una coltre di fango da chissà quanti depositi alluvionali (di 13 secoli!)

Ma non ha una migliore sorte il Sud dove troviamo sempre il ribelle ARECHI di Benevento che fa scorrerie questa volta in Abruzzo: vi distrugge il grande monastero di Marciano; mentre il suo collega ribelle (sfrenato quanto lui) ARIULFO duca di Spoleto si accanisce su Camerino, poi scende verso Roma e va a distruggere un altro grande monastero, quello di Subiaco, che però gli porta sfortuna; è infatti  la sua ultima "prodezza" (forse per gli anatemi che gli ha mandato GREGORIO) perché ci lascia la vita.
E lascia anche una brutta eredità ai due figli che entrano subito in lotta (buon sangue non mente) per contendersi la successione; la spunterà FAROALDO su TEODOLAPIO.

Papa GREGORIO MAGNO assiste quasi impotente allo sfacelo.
La sua ideale costruzione viene compromessa.

Se potesse (sta male) andrebbe di persona a Costantinopoli, a torcere il collo all'ipocrita  MAURIZIO. Anzi ne torcerebbe due, perchè ora  c'e' anche il Patriarca con il quale a distanza accende una disputa di carattere religioso che è per il papa intollerabile. 
Le sue sono lettere di fuoco, lettere alla "Gregorio Magno". 
Il Patriarca di Costantinopoli si fa chiamare "Primate Ecumenico", vuole essere lui il capo universale della Chiesa, lui a volersi fregiarsi del titolo Papa, ignorando che è a Roma che c'è San Pietro, che è Roma, e solo Roma,  da 6 secoli la capitale della cristianità nel mondo. 
E' un grosso motivo per il sanguigno Gregorio per inviare anatemi ad entrambi; a quel GIOVANNI IL DIGIUNATORE che sosteneva questa tesi e all'imperatore MAURIZIO che lo appoggiava.
 
"Io non lo voglio per me, perchè sminuirei i miei confratelli Vescovi che sono altrettanto degni di me anche se sono io il loro Papa, ma nemmeno voglio che tu possa fregiarti con un desiderio così assurdo la tua vanagloria". 

MAURIZIO interviene per difendere il suo Patriarca, invitando Gregorio di "vivere in pace con lui non meno orgoglioso"
Gregorio pur con il suo mal di gotta non ha riguardi questa volta, e risponde per le rime, affondando le unghie nel male dell' impero, guidato da questo arrogante imperatore:

"" Obbedisco e incoraggio l' orgoglioso patriarca nella sua vanità, ma voglio affermare che le sventure di questo impero, le tragedie che colpiscono tutti noi e che continueranno a colpire forse anche voi, si debbono far risalire solo all'orgoglio di potere esteriore del tuo clero. Mentre l'Europa è abbandonata ai barbari, le città in rovina, i villaggi disertati e le province senza abitanti; mentre i contadini non lavorano più la terra e gli adoratori di idoli pagani massacrano ogni giorno i fedeli, i TUOI PRETI, invece di umiliarsi cospargendosi di cenere e vestendosi con panni di sacco, vanno alla ricerca di nomi vuoti e di titoli nuovi e profani. San Pietro, l' umile apostolo non si era mai fatto chiamare "Apostolo Universale", mentre ora hai un prete che vuole ad ogni costo fregiarsi ad essere "Vescovo Universale", nel farlo, nell'usare quell'oltraggioso attributo con cui vuole essere chiamato dagli altri, è nel suo orgoglio, un precursore dell'Anticristo. E non c'è pace fin quando costui cercherà con un titolo volersi mettere al di sopra dei papi cristiani; non ci sarà pace perchè questi sono dei tuoi semplici funzionari, non preti con cui io non voglio ne potrò mai misurarmi e confondermi".

 Una requisitoria di fuoco! Abbastanza aggressiva, ma è una rivendicazione di ciò che Gregorio si sentiva di essere in questo momento, nell'impero sia occidentale che orientale, sia Roma come a Costantinopoli;....... si sentiva il più saggio! E indubbiamente era anche il più forte.
Ma anche buon chiaroveggente; la dannazione divina che invoca, il prossimo anno colpirà senza pietà Maurizio e i suoi figli.

*** IN SPAGNA intanto, Gregorio, come aveva fatto pochi mesi prima in Inghilterra con Agostino, manda in missione e nomina  vescovo di Siviglia ISIDORO (570-636), che diventerà un grande evangelizzatore e uno dei più grandi eruditi del Medioevo; che avrà un enorme influsso nei secoli successivi.

I BASCHI

*** SPAGNA - I BASCHI di Guascogna, nel frattempo, morto Re RECAREDO, dopo tante battaglie per rimanere sui luoghi nativi originari, riconoscono l'autorità dei Franchi ma ottengono di restare sul proprio territorio, facendo patti chiari: di essere lasciati in pace e a vivere in piena autonomia nella propria terra di origine. 
Non si erano mai mossi da questa zona da oltre 20.000 anni (sono i primi abitanti dell'Europa) né si  muoveranno mai fino ai nostri giorni; unica vera stirpe di indigeni della Spagna e che ancora oggi esiste nella penisola iberica, conservando dialetto (che è una vera e propria lingua) una particolare cultura (giochi, danze, costumi) ed alcune leggi consuetudinarie dei propri antenati; sono rarissimi i matrimoni con altre genti. Infatti i Baschi sono identificabili anche da alcune particolarità somatiche, trasmessesi grazie proprio a questa secolare endogamia. (l'esame del Dna lo ha recentemente confermato)

 E' uno dei popoli più autoctoni della Spagna-Francia e dell'intera Europa. Un gruppo etnico che discende da tribù pre-iberiche stanziate in quest'area fin dal paleolitico, proveniente dall'Africa ma attraverso l'Asia. Una resistente "Civiltà contadina" con sentimenti bellicosi; che anche se fu sottomessa nel 58 a.C. e ricevette la cittadinanza romana nel 212 d.C., i Baschi non si romanizzarono mai; si difesero con le armi contro i Vandali e i Visigoti, e non si sottomisero mai a nessuno; nessuno riuscì a soggiogarli; i Baschi vinsero tutti gli scontri con i Merovingi e con i Carolingi; allo stesso Carlo Magno nel 778  si "ingegnarono" in una delle sue più gravi sconfitte a Roncisvalle. Domati ma mai soggiogati da califfi Musulmani, re Inglesi, Francesi e Spagnoli, anche durante la Rivoluzione Francese e sotto Napoleone mostrarono una forte resistenza, conservando un tenace carattere nazionalista che ancora oggi è presente e che con un forte movimento separatista lotta e si pone come obiettivo per il futuro l'autonomia nazionale e la proclamazione di uno Stato Basco.

CONTINUA ANNO 602 >