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CRONOLOGIA

DA 20 MILIARDI
ALL' 1  A.C.
1 D.C. AL 2000
ANNO x  ANNO
PERIODI STORICI
E TEMATICI
PERSONAGGI
E PAESI

ANNO 829 d.C.

(Vedi QUI i singoli periodi in
"RIASSUNTI DELLA STORIA D'ITALIA")

*** I PARTECIPAZIO DOMINANO SU VENEZIA
*** PRIMI SUSSULTI NELL'IMPERO FRANCO


VENEZIA - Viene eletto il
XII Doge - GIOVANNI PARTECIPAZIO I (829-836)
Dogado molto contrastato, soprattutto da lotte intestine dentro la stessa nobiltà veneziana.
Al fine di non lasciare spazi agli avversari (come Obelerio) per ulteriori congiure, Giovanni fece radere al suolo Malamocco (sua città di elezione) e dopo averlo catturato lo fece decapitare con l'obbligo di esposizione della testa (come succedeva ai traditori). Ma evidentemente una gran parte della nobiltà veneziana non vedeva di buon grado l'ulteriore rafforzamento del potere dinastico dei Partecipazio. Forse le stesse famiglie vicine al casato dogale costrinsero Giovanni a rifugiarsi presso Lotario. Per sei mesi "el caregon" (trono) fu occupato da tale tribuno Caroso.
Con l'appoggio dei franchi di Lotario, Giovanni rientrò a Venezia, Caroso fu accecato ed espulso (non fu ucciso perché console di Costantinopoli) mentre i complici furono sterminati.
Ma l'assolutismo dei Partecipazio non poteva avere lunga vita. Nel 836 dopo aver assistito ad una messa presso la basilica dell'Olivolo, Giovanni fu rasato e consacrato "chierico di Grado". 

*** PRIMI SUSSULTI NELL'IMPERO FRANCO

*** FRANCIA - Si ritorna ai tempi merovingi di Clodoveo di Clotario e nipoti vari.  Anche con i carolingi, con i tre figli (oltre Carlo avuto dall'ultima molgia) di Ludovico il Pio, si aprono fin da ora lotte per la successione del regno.
Ma non solo tra loro, ma anche con lo stesso padre. Sono Lotario, Pipino, Ludovico, Carlo il Calvo. Iniziano 9 anni di lotte "in famiglia".

- Come il padre Carlo Magno, Anche a Ludovico piacevano le donne, ne ebbe parecchie, e anche di mogli. Una di queste, l'ultima, sposata nell' 819, GIUDITTA gli aveva partorito CARLO il Calvo, e visto che nell' 817 Ludovico aveva già destinato formalmente i regni e la sua successione ai tre figli avuti con la precedente moglie ERMENGARDA, Giuditta fa grandi pressioni sul marito mirante ad ottenere un regno anche per suo figlio Carlo.
Ad aiutarla in questo progetto c'e' BERNARDO delle Settimania, figlio di Guglielmo di Tolosa. Il momento che si presenta favorevole per sobillare Ludovico è quello della dieta di Worms, dove il perseguitato più che sollecitato dai due, acconsente alla fine che a Carlo gli sia dato il regno della Germania del Nord, contravvenendo secondo i suoi figli a quanto aveva scritto nella legge unitaria appunto dell'817, la Ordinatio Imperi.
Il malcontento è grande fra i tre figli ( che per la cronaca ricordiamo sono, PIPINO cui era spettata l'Aquitania, LUDOVICO il Germanico la Germania, entrambi in sottordine rispetto al fratello LOTARIO che era stato nominato successore come imperatore, e nominato nell'823 anche re d'Italia.
Premettiamo subito che si va incontro a scontri violenti nella famiglia carolingia, e che di questi contrasti dinastici ne approfitterà la grande aristocrazia terriera, per affermare la propria autonomia di fronte al declinante litigioso potere imperiale. E' quel famoso piano inclinato che spingerà nel baratro la dinastia carolongia, ed é in questo periodo che si verificano i primi sussulti di un terremoto...........

*** A VENEZIA vengono portate da Alessandria d'Egitto le ceneri di San Marco, che secondo la leggenda e la tradizione furono trafugate da una spedizione di due arditi marinai, Rustico di Torcello e Buono di Malamacco.
La leggenda: Marco era stato uno degli ultimi apostoli di Gesù Cristo, era il Santo Evangelista; era colui che aveva scritto un libro verso il 65 sulla vita di Gesù, trascrivendo esattamente ciò che aveva appreso dalla bocca stessa del Capo degli Apostoli, e fu proprio Pietro che lo aveva consigliato di recarsi ad Aquileia, dove aveva predicato la "Buona Novella" che Gesù Nazareno, aveva annunciato al mondo.
Da Aquileia ( una delle più importanti città strategiche dell'Italia del Nord popolata di romani e sede della X Legio) Pietro lo aveva poi consigliato di recarsi ad Alessandria d'Egitto con lo scopo di convertire gli infedeli di quel paese. Partito dalla città lagunare, in una buia sera di tempesta, la navicella dove era imbarcato Marco cercò riparo in una delle poche capanne di pescatori che sorgevano sull'isola di Rialto, altri dicono Malamocco ( da qui la famosa contesa pretestuosa fra le due fazioni politiche in lotta). Il Santo dopo una frugale cena con i pescatori si tese a terra, si addormentò e nel sogno che fece gli apparve un angelo che così gli parlò "Su quest’isoletta, o Marco un giorno una grande città meravigliosa sorgerà e in questa tu troverai il tuo ultimo riposo e avrai pace- Pax tibi, Marce, Evangelista meus". Marco al mattino si svegliò, raccontò ai pescatori il suo sogno, e prima di salpare nuovamente per l' Egitto dove trovò la morte per martirio, disse loro tante cose sulla vita di Gesù che quei pescatori ne rimasero impressionati, che si ricordarono a lungo delle cose sentite e le raccontarono di padre in figlio, e poi ai figli dei figli, così per secoli fino a questo 829, quando i marinai veneziani dopo che la città era veramente nata ed era e stava sempre di più diventando grande, libera, forte e bella, cercavano il santo che la proteggesse. E chi poteva essere questo Santo se non quel Marco di cui si era andato sempre parlando di padre in figlio? San Marco!
Dopo aver raccolto le informazioni sulla fine di Marco, la pista buona portava in Africa. Ed eccoci quindi alla spedizione di Rustico e Buono che partiti alla ricerca del corpo del Santo in Egitto, dopo lunghe ricerche la trovarono nella chiesa di Alessandria, dove nottetempo riusciti a trafugarne le sante reliquie le trasportarono nella loro città dove Marco aveva trascorso tanti anni prima quella notte, la misero sulla nuova chiesa che ora stavano progettando di edificare a Rialto, e sopra quei resti i nuovi Veneziani eressero al loro Santo protettore la stupenda Basilica che ancor oggi tutti ammiriamo.

IL LEONE - Questo è il simbolo del Santo perché questi inizia il suo Vangelo, ricordando la voce del Battista che, nel deserto, si eleva simile ad un ruggito, preannunciando agli uomini la venuta di Gesù: ebbene il leone diventò in breve anche il simbolo della Serenissima.

LA GONDOLA - Non è un’invenzione tipicamente veneziana come disegno, questo ha origini remote, e in Grecia antica per la sua aggraziata forma concava veniva chiamata "Kondis" cioè conchiglia, presa dal vecchio persiano "Kondy, quindi in greco classico in "Kondura", infine in latino Menagio la chiama "Gondus", e Ovidio ce la propone in " Cunula", da cuna, culla, e l'insieme di Menagio-Ovidio fa nascere la " Gondula", italianizzato in "Gondola".
Lo era nella forma, ma i veneziani le diedero la singolarità strutturale, che è costituita dalla dissimmetria dello scafo rispetto al piano longitudinale-verticale; questo ha lo scopo e permette di favorire la stabilità di rotta quando la gondola è condotta dal solo vogatore che con un unico remo, provvede sia alla propulsione che alla direzione. A cosa si deve questa originale invenzione non è dato da sapere, si dice che non potendosi permettere un compagno rematore, che un certo maestro d'ascia, si costruì la sua barca su misura e senza bisogno di altri rematori, compensando la mancanza di un altro rematore a destra con la dissimmetria a sinistra e con il famoso "ferro" a pettine sistemato a prora che bilancia il peso. Le prenotazioni arrivarono a valanga da chi non aveva personale, e gli altri maestri d'ascia si dovettero adeguare. La " Fiat 600" del secolo dilagò.
C'era chi ne aveva bisogno per lavorare con i trasporti del suo artigianato, chi la ordinò per diporto, chi per passeggiare, e chi per ostentare l'ultimo modello. Ma non ci si accontentò dell'ultimo modello, lo si volle personalizzato, decorato, fuori serie, colorato, dorato da mille fregi alla bizantina che erano le guarniture di drappi e stoffe sfarzose; i rostri poi erano costosi quanto la barca intera; finché diventarono sempre più suntuose, grandi, più lunghe, più larghe, insomma un'anarchia di fogge, di materiali, di decorazioni, di colori. Insomma la gondola era lo "status simbol". Anche chi non aveva soldi in tasca girava per i canali con "la Ferrari del tempo", facendo credere con l'esteriorità quello che non era. Delinquenti che giravano col rostro della Vergine di giorno e di notte erano dei ladri, oppure rostri di teste di leoni che ospitavano dentro le tendine figure anacronistiche con l'emblema. Tutto da ridere e anche da piangere.
Nel 1562 tali ostentazioni non erano più di moda, anzi le si condannava visto i venti di crisi che stavano arrivando, dopo la scoperta dell'America: Il Senato volle quindi porre freno a questa dilagante manie di grandezza e di lussi, e poi anche per regolamentare la materia. Il fatto che uno aveva soldi non doveva aver il diritto di farsi una barca più grande e ostacolare i canali di transito agli altri, si volle una democraticizzazione e una regolamentazione nelle misure e anche nella sobrietà. Quindi si votò che tutte le gondole dovevano essere rigorosamente NERE, senza nessun altro fregio se non un semplice simbolo, e che la misura standard era per tutti ricchi e poveri 11 metri lunga, 1,75 larga, 7 quintali di peso. E diventò Legge!

I COLOMBI - Chi vede oggi i colombi nelle piazze di tutta Italia, non immagina che la prima coppia di colombi abitò qui a Piazza san Marco, che da qui venne questa abitudine pari pari copiata per illudersi di far diventare la propria piazza quella della Serenissima. Il colombo per Venezia messo sotto la protezione di San Marco è sacro, il veneziano ama e rispetta i suoi colombi. E lo dimostrò quando tenne fede alla tradizione originaria nel grande assedio del 1848-1849 , non osò toccarli dopo quasi un anno di fame che li costrinse alla fine arrendersi. Avrebbero potuto sopravvivere per mesi mangiandoseli, non ne uccisero uno solo. Il motivo?
Si era appena finita di costruire la Basilica, e come ogni anno le varie contrade e le varie confraternite portavano in dono al Doge i regali che allora erano fatti ancora di poche cose, della frutta, delle focacce, dolci, qualche animale da cortile, qualche prelibato volatile. In quelli di questa volta c'erano appunto un paio di colombi selvatici, che dentro un contenitore, una volta donato al Doge e da questo aperto, volarono via e invece di finire allo spiedo, ( a Breganze un paese di Vicenza ce l'ha come specialità gastronomica e si mangiano ancora oggi, li chiamano Torresan - i colombi della torre) si rifugiarono sotto la volta dorata della basilica bizantina appena inaugurata. Si gridò quasi al miracolo di San Marco, insomma la folla non solo non permise che fossero ripresi ma dal momento che si erano messi sotto la protezione di San Marco, dovevano essere considerati sacri, e non c'era veneziano che non portava da mangiare ai due colombi della piazza, tanto che lo stesso doge da quel momento decretò che la Repubblica si sarebbe incaricata perpetuamente di somministrare l'alimento necessario alla coppia e ai suo futuri nascituri.
Quando ormai divennero tanti, intervenne anche il Senato che confermò a furor di popolo la decisione del doge e così la fortunata famigliola e i loro discendenti prosperarono sino a diventare quell'immensa schiera che oggi tutti vediamo e che quel decreto che non è mai caduto, ha permesso di loro di vivere fino ad oggi a spese del Comune di Venezia, che ha tentato di ridurli sterilizzandoli, non certo uccidendoli, sarebbe un delitto grave. Anche perché c'e' un'altra leggenda, nessuno sa dove vanno a morire i colombi; in un luogo lontano - vi dirà un veneziano - che mai nessuno è riuscito a scoprire.

LA BOXE di Venezia. Chi va nel Rione San Barnaba, troverà il Ponte dei Pugni, il cui strano nome ricorda l'usanza non meno strana, di fare del ponte il teatro di battaglia del " Gioco dei pugni", una vera e propria gara fra cittadini di diversi quartieri. Divennero in seguito così violente che alcuni secoli fa i Dogi le proibirono.

I MURAZZI - Appena insediati a Rialto, sorge subito il problema sia della difesa dell'isola e delle isolette dal mare sia per l'approvvigionamento dei materiali da costruzione. Il governo subito nomina i primi magistrati per la conservazione della Laguna incaricati della difesa del mare e di regolare i 6 fiumi che alla laguna provocavano fattori di pericolo. Piave, Sile, Brenta, Bacchiglione, come pure Adige e Po. E in quest'anno si progetta e si dà inizio al consolidamento dei cordoni litoranei con opere di palafitte e di dighe che a poco a poco si estendono per una lunghezza di 20 chilometri.

E' un primo esempio, questo, dei celebri "murazzi", potenti argini di difesa contro gli assalti del mare. Non che chiudono interamente la laguna facendone un "laguna palude", ma con le aperture tra i murazzi, che comunicano con il mare aperto, permettono le correnti con l'alta e la bassa marea a fare dello specchio d'acqua una "laguna viva", cioè con il ricambio nell'entrata e uscita permette che le regolate acque dei fiumi che vi si versano non sedimentano. E già nel 1324, dopo varie alluvioni che stavano interrando cancellando del tutto le acque di Venezia, con grandi opere, si danno inizio ai lavori di grandi costruzioni di argini per la separazione dei fiumi dalla laguna, che nel 1501 il Gran Consiglio dopo aver nominato il " Magistrato alle Acque" e nel 1550, inizia i lavori di arginatura nel Brenta il più minaccioso, e nel Bacchiglione che è quello centrale e che dalle valli vicentine porta a valle continuamente detriti. Nel 1556 toccherà al Piave e al Po dove quest'ultimo, nel 1604 con il Taglio di Viro segue il nuovo letto che darà origine all'attuale delta del Polesine. Nel 1613 toccherà definitivamente al Brenta che con un grande ciclopico canale lo si porta da Mira a sfociare direttamente al mare, e nel 1683 al Piave che deviato anche lui, sfocerà da quest'anno oltre Iesolo. Ciclopici lavori, tutto perchè Venezia voleva attorno a sè il Mare e non voleva essere inghiottita dalle sabbie e dai detriti dei fiumi, la natura a quest'ora avrebbe già fatto la sua opera, sarebbe da tempo una città del retroterra, come tante città Italiane, un tempo affacciate alle rive adriatiche ed ora lontane dal mare o addirittura scomparse. Il Veneziano disse NO! Deviò i fiumi, costruì dighe, canali e nel terreno iniziò ad infilare milioni di pali...........

Le ZATTERE, le famose fondamenta che fiancheggiano il canale della Giudecca, sono così chiamate perchè un tempo vi si ormeggiavano le zattere che dopo lunghi viaggi sui fiumi che abbiamo citato, lentamente trasportavano il migliore legname dalle foreste di tutto il Veneto. Enormi zatteroni che carichi di migliaia e migliaia di tronchi provenienti dai monti, scaricavano lì quei pali, dove poi infissi, i costruttori veneziani, iniziarono a mettere sopra di essi i primi blocchi di pietra ed elevarono alla fine quegli incantevoli palazzi che sembrano sfidare ancora per molto tempo i secoli.


SCIENZA - A Bagdad viene costruito ed istituito un grande osservatorio astronomico, nel quale lavorarono e insegnarono per lungo tempo valentissimi studiosi, e nell'832 fu fondata ad opera sempre del califfo MAMUN, una vera scuola di traduttori, che si trasformò poi in università, sostenuta e pagata dallo Stato, e che ebbe quest’istituzione gloriosa per quasi quattro secoli, fino all'invasione dei Mongoli che le distrussero sistematicamente, con tutto quello che contenevano.

CONTINUA ANNO 830 > >