SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
PASQUALE CINQUEGRANA

Poeta della scuola e il maestro della canzone napoletana

Nato a Napoli il 21 aprile 1850, Pasquale Cinquegrana, fu maestro elementare, ma soprattutto grande autore di belle canzoni napoletane. Il padre Ettore, commerciante, e la madre Giovanna Palazzo lo avviarono agli studi con non pochi sacrifici, penalizzando il fratello minore Francesco che invece, per ironia della sorte, diverrà poi ricco titolare di uno stabilimento grafico.

All’età di diciotto anni, proprio il giorno della morte del padre, Pasquale Cinquegrana conseguì l’abilitazione magistrale e subito dopo si dedicò all’insegnamento nella scuola elementare di via Sette Dolori, ove trascorse in maniera triste e monotona gli anni della giovinezza. All’età di trentacinque anni conobbe l’amore e fu proprio Maria Lazzarini, divenuta sua moglie, ad invogliarlo a scrivere e pubblicare versi adatti ad essere musicati e cantati.

Il primo successo arrivò già nel 1887 con ‘Capille d’oro’, affascinante ritratto di ragazza messo in musica da Eduardo Di Capua e pubblicato dall’editore Santoianni, due anni dopo, nel 1889, fu poi la volta di ‘ ‘E bersagliere’, in onore dei fanti piumati acquartierati nella caserma di Pizzofalcone.
Questa canzone, musicata sempre da Di Capua, divenne popolarissima e gli stessi bersaglieri la cantavano come inno fuori ordinanza.

Poco dopo le sue canzoni, come era usanza nella Napoli dell’epoca, vennero parodiate e così nacquero ‘Pili d’ottone’, in risposta a ‘Capelli d’oro’ e ‘Margherita de Soffitta’ come parodia del suo brano Margherita de Parete. Pasquale Cinquegrana era ignaro di questa consuetudine, perchè per sua scelta si teneva lontano dall’ambiente culturale e musicale cittadino; per questo motivo fu sul punto di lasciare l’insegnamento quando, dopo aver incitato i suoi piccoli alunni a cantare in coro ‘’E bersagliere’, ne sentì eseguire da loro la feroce ed umoristica parodia.

Nel 1894 Cinquegrana firmò altri brani con il musicista Giuseppe De Gregorio tra cui ‘Pennariale e uocchie’ e ‘Furturella’, che ricevette anche il plauso di Giacomo Puccini, ma il maggiore successo lo ebbe nel 1895 con ‘Ndringhetendrà’, la storia di una ragazza corteggiata da tutti ma senza mai nessun esito positivo. Il poeta si chiede il perché, e la risposta è appunto perché ndringhetendrà, un verso senza alcun significato, preso da un antico proverbio napoletano che, grazie alla canzone di Cinquegrana, divenne universalmente famoso.

Negli anni seguenti Cinquegrana lavorò con altri musicisti tra cui De Chiara e Nicola Valente e scrisse molti brani che conobbero un certo successo, tra cui: ‘Uocchie ammennole’, ‘Montevergine’, ‘’A cura ‘e mammà’, ‘’O sentimento’, ‘Nennella mia!’, ‘’A galleria nova’, ‘’A luntananza’, ‘Faciteme cantà’, ‘’O primmo ammore’, ‘Fenesta ‘ntussecosa’, ‘Santa Lucia a mare’, ‘Nannina bella’, ‘Rosa Rusella’, ‘Cantammo e sunammo’ e ‘Voca e canta’.

Nel 1898 con ‘Napule bello’, musicata da De Gregorio, partecipò al concorso promosso dall’editore Bideri e dal suo periodico ‘La Tavola rotonda’, piazzandosi al primo posto, mentre seconda classificata fu la celeberrima ‘’O sole mio’, di Capurro e Di Capua.

Scrittore arguto e fine umorista, Cinquegrana fu anche autore di macchiette poi rappresentate da Nicola Maldacea, tra cui ricordiamo: ‘’O rusecatore’, ‘O mbriaco’, ‘‘O sbruffone’ e ‘’O bizzoco fauzo’.

Nel 1920, all’età di settant’anni, lasciò l’insegnamento per raggiunti limiti di età. Aveva scritto centinaia di canzoni, commedie e testi scolastici, e con la stessa tenacia continuò il suo lavoro fino alla morte: pubblicò il poemetto ‘’ A felicità d’ ‘e bestie’ e, nel 1926, diresse la collana di volumetti ‘Napoli bella’, adottati come sussidiari nelle scuole elementari della città.

Il giorno del suo ottantanovesimo compleanno compose in presenza dei figli l’ultima sua opera, contro le false democrazie, intitolata ‘Francia e Inghilterra’.
Sei giorni dopo, il 27 aprile 1939, Pasquale Cinquegrana, il poeta della scuola e il maestro della canzone, morì a Napoli.


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