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CRONOLOGIA

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FRA BREVE METTEREMO L'INTERO
MEMORIALE DI GARIBALDI
(circa 2000 pagine di memorie "originali")
più 356 discorsi, proclami, inteventi alla Camera
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già presente QUI l'intera polemica opera "I MILLE"

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PROCLAMI DI GARIBALDI

(1859)

Proclama di Garibaldi agli studenti di Pavia

Giovani studenti dell’Università di Pavia

(testo integrale, compresi gli errori)

"Se nel corso della vita v’è parola gradita al mio cuore e ineffabile, è quella che mi viene da voi in questi giorni. Eletti giovani!... vergine e pura speranza d’Italia, io vi rispondo tutto commosso... vedete!... tutto commosso di gratitudine e di rispetto... come se fossi alla presenza di un areopago ideale di uomini... che formeranno la grandezza avvenire della patria! di questa patria che uomini perversi vogliono nuovamente immergere nel fango, ma che s’incamminerà, malgrado di codesti malvaggi, al compimento dei grandi destini che le ha assegnato la provvidenza!... sì, alcuni malvaggi... sono quelli che si sforzano di fare ostacolo all’opera magnifica della nostra risurrezione!... e primi fra di essi sono quelli istessi che, nella storia del nostro paese, segnarono a fianco del loro stabilimento, l’abbassamento e i mali inenarrabili d’Italia; quelli stessi che, falsando le massime sublimi di Cristo, alle quali sostituirono la menzogna... hanno patteggiato coi potenti per far schiava l’Italia!... e si sono ridotti al mestiere abbietto di spioni e di ruffiani!... quelli stessi che per isfogare la loro libidine... dettero al mondo lo spettacolo spaventevole dei roghi!... che rinnoverebbero oggi, se il buon senso delle nazioni non li trattenesse;... roghi, ossia, nel loro linguaggio evangelico — auto-da-fé — che vuol dire bruciare vive povere creature innocenti!... coloro che inventarono la tortura, e l’impiegherebbero contro uomini liberi... se lo potessero. 

"Sì, anche oggi!... quelli stessi che, negando al più grande degli Italiani le sue meravigliose e sublimi scoperte, lo trascinarono all’orribile, infame tortura, e procurarono così di rapire all’Italia la maggiore delle sue glorie!... Oh! nel pensare alle torture di Galileo e a quelle di tanti secoli della nostra infelice Italia... ogni uomo nato su questa terra dovrebbe correre colla mano ai sassi delle strade... e vendicare su quei miserabili ipocriti dalla sottana nera i mali, le ingiurie, i patimenti di venti generazioni passate!... e ciononostante codesta razza maledetta siederà domani, protetta, accanto ai rappresentanti più illustri, e domanderà con insolenza la continuazione, la confermazione del potere opprimere qualche milione d’infelici Italiani!... come una calamità, una maledizione... la continuazione di un potere che non si occupa che a corrompere la nazione... che a rubare ai nostri poveri fratelli il loro oro... per gozzovigliare schifosamente e comprare mercenarî stranieri per combattere gli Italiani!... la continuazione di un potere che non ha amici se non tra i nemici d’Italia... e tra coloro che la vogliono dividere, ruinare e assoggettare!... un potere che ha scagliato l’anatema sul popolo e sull’esercito rigeneratorî... sul Re prode e generoso che Dio ha dato agli Italiani come un angelo redentore, e che non può, per il momento... riscattare l’Italia, perché nel centro di quest’Italia vi è il canchero che si chiama il Papato!... l’impostura che si chiama il Papato!...

"Sì, giovani! voi, nei quali l’Italia spera, voi dovete conoscerne i mali per poterli combattere. E poiché mi avete mandato una parola affettuosa di fiducia, io sento il dovere di indicarveli. Grazie al sovrano guerriero che ci comanda!... grazie alla potente alleata che ci ha sorriso col sangue prezioso de’ suoi valorosi figli [*...]!... Grazie alle simpatie delle nobili nazioni inglesi e svedesi... e di tuttociò che vi ha di generoso in Europa, l’Austria non risorgerà più in Italia, e l’artiglio che ella tiene ancora sulla sventurata Venezia non è più l’artiglio dell’aquila, ma l’unghia del gufo... del gufo cadavere!

"...Ma un nemico terribile esiste ancora,... il più formidabile,... formidabile... perché è sparso nelle masse ignoranti dove domina colla menzogna; formidabile perché è sacrilegamente coperto del manto della Religione;... formidabile perché vi sorride col sorriso di Satanasso e si striscia come il serpente... quando vuole mordervi!... e questo nemico formidabile... sì formidabile!... o giovani!... è il prete!... eccettuati pochi, sotto qualunque forma si presenti a voi.

"...Nell’ora del combattimento... io sarò con voi... o giovani! e, siatene certi, sarà quella una grande epoca per l’Italia... Voi appartenete alla generazione dei liberi... e liberatori del vostro paese!... Dio non ha riunito invano tante virtù in un monarca!... tanto valore in una armata!... tanto valore in un popolo... che io ho già veduto combattere degnamente a fianco da’ primi popoli della terra... per abbandonarci all’ignominia della schiavitù... per non riscattarci a quella vita nazionale ridestata in noi con tanta potenza!...

"Il vostro obolo, deposto nella soscrizione nazionale, è un felice augurio per l’avvenire d’Italia, essa conta, orgogliosa! che il vostro braccio non verrà meno se si deve ritornare sui campi di battaglia.

"Fino, 24 decembre 1859.

"G. Garibaldi".


indirizzato ALL'ITALIA CENTRALE

Genova, dicembre  1859

"Ai miei compagni d’armi dell’Italia centrale.

"La mia assenza provvisoria non deve affatto diminuire l’ardore per la santa causa che noi propugnamo.

"Nell’allontanarmi da voi, che io amo come i rappresentanti di un’idea sublime, l’idea della rigenerazione italiana, io parto triste e commosso. La certezza di ritrovarmi ben presto in mezzo a voi, per aiutarvi a terminare l’opera che noi abbiamo così bene incominciata, tuttavia mi consola.

"Per voi, come per me, la più grande sventura sarebbe quella di non essere là ove si combatte per l’Italia. Non lasciate dunque le armi, voi che avete giurato per essa e per il capitano che deve condurvi alla vittoria; restate fermi al vostro posto, esercitatevi e perseverate nella disciplina del soldato.

"La sospensione non durerà lungo tempo; la diplomazia sembra poco disposta a vedere le cose tali quali esse sono; essa vi attribuisce ancora i dissensi di altri tempi, e non sa che gli elementi d’una grande nazione esistono in voi; che liberi e indipendenti voi potete fare la rivoluzione del mondo, se non si vogliono riconoscere i nostri diritti, e lasciarci padroni in casa nostra.

"Noi non assaliamo il territorio estero; che ci si lasci dunque tranquilli sul nostro.

"Che quelli che vorrebbero impedirlo, intendano che, prima di sottometterci alla schiavitù, si dovrebbe schiacciare colla forza un popolo pronto a morire per la libertà.

"Ma, quando anche noi fossimo tutti caduti, lasceremmo alle generazioni future quella eredità di odio e di vendetta, nelle quali ci ha allevato la prepotenza straniera. Noi lasceremo per patrimonio ai nostri figli un’arma e la coscienza dei loro diritti, e, per Dio! il sonno di coloro che vogliono opprimerci e tradirci non potrà essere tranquillo.

"Io vel ripeto, Italiani, non posate le armi. Stringetevi adesso più che mai, attorno ai vostri capi, e osservate la disciplina la più severa.

Cittadini!

"Non vi sia Italiano che rifiuti il suo obolo alla sottoscrizione nazionale. Nessun Italiano manchi di preparare un’arma, per ottenere, forse domani, colla forza ciò che si esita di accordarci oggi per giustizia.

"Genova, dicembre 1859.

"G. Garibaldi".


A questo proclama ne seguiva un altro
ARMARSI, ACQUISTARE UN MILIONE DI FUCILI  [...]; eccolo:

 Agli italiani,

"Chiamato da alcuni amici ad assumere la parte di conciliatore di tutte le frazioni del partito liberale italiano, io fui invitato ad accettare la presidenza di una società, che si doveva chiamare: La nazione armata. Credetti poter essere utile. La grandezza dell’idea mi piacque, — e io accettai.

"Ma come la nazione italiana armata è un fatto che spaventa tutto ciò che viè di sleale, di corruttore ed insolente, tanto dentro che fuori d’Italia, la folla dei gesuiti moderni si è spaventata e ha gridato: Anatema!

"Il governo del Re galantuomo è stato importunato dagli allarmisti, e, per non comprometterlo, mi sono deciso ad abbandonare il nostro onorato disegno. Di unanime accordo di tutti gli associati, io dichiaro dunque disciolta la Società della Nazione armata, ed invito ogni Italiano che ami la patria a concorrere alla sottoscrizione per l’acquisto di un milione di fucili.

"Se con un milione di fucili gli Italiani, in faccia allo straniero, non fossero capaci d’armare un milione di soldati, bisognerebbe disperare dell’umanità! L’Italia si armi, e sarà libera!

"G. Garibaldi".

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