SCHEDE BIOGRAFICHE
PERSONAGGI
1948 - LA CHIESA E LA DC

PAPI, PRETI, CURATI E VOTI e la DC RINGRAZIA

DAL 1946 AL 1980

Dopoguerra - Vaticano anni 1946-1948 e successivi - Papa Pacelli Pio XII

(vedi anche BIOGRAFIA DI DEGASPERI e LA SUA DC)

e vedi anche "LA LEGGE TRUFFA", LE ELEZIONI IN ITALIA DAL 1946 AL 1953 >


 "Voti e decorazioni, guardie nobili in uniformi e gentiluomini in marsina continuano a colorire le cerimonie vaticane nell'immediato dopoguerra. Ma la storia del pontificato di Pio XII inizia a non essere più scritta dall'"aristocrazia nera" romana. Le grandi masse popolari hanno un peso e un ruolo prima sconosciuti. E' il tempo dell'Azione Cattolica e della lunga manus politica: i Comitati Civici creati e diretti da
LUIGI GEDDA. E, a questi organismi, papa Pacelli attribuisce un'enorme importanza" (*)  (poi nel '53-'54 l' "Amara scoperta" - vedi più avanti))

Luigi Gedda nel '47 ha 45 anni, e ne ha già 25 di militanza nell'ambiente dell' AC. Al suo attivo ha novanta udienze concesse  dai due Papi:  ventisei da Pio XI e sessantaquattro da Pio XII, che hanno naturalmente come soggetto principale l’AC, cui Gedda ha dedicato tanta parte della vita. Presidente centrale della GIAC, la Gioventù Italiana di Azione Cattolica, dal 1934 al 1946, Presidente degli Uomini di Azione Cattolica dal 1946 al 1949. Fondatore a Roma nel 1942 di una Società Operaia, un’associazione laicale con lo scopo di "raccogliere quanti "laici come laici" che volevano "consacrare la vita a diffondere nel mondo il messaggio di Cristo". Gedda si muove con disinvoltura, domina le masse cattoliche, le riunisce, le guida e le muove quando e dove vuole. Si affida inoltre ad una propaganda capillare attraverso 282 Diocesi, 25.647 Parrocchie, 66.351 Chiese, 3.172 Case Religiose Maschili, 16.248 Case Religiose Femminili, 4.456 Istituti di Assistenza e di Beneficenza con 232.571 assistiti, e 249.042 ecclesiastici, fra cui 71.072 preti, 27.107 religiosi professi e 150.843 professe. Diventano tutti ambasciatori di una direttiva esplicita ben chiara. Demonizzare il Comunismo e i suoi rappresentanti.

Affiancate in una altrettanta penetrazione nell'ambito del nucleo familiare, ci sono tutte quelle associazioni giovanili, professionali, sportive, o di lavoratori e coltivatori, che prima (ancora dall'Opera dei Congressi con Rumor-padre tra i fondatori) o durante il  fascismo (sciolte poi da Mussolini) si presentano nel dopoguerra con altri nomi.
Sono tutte associazioni usate per rinfocolare con ogni mezzo "la paura del comunismo" che é presentato come l'"impero del male",  "una sventura per l'Italia qualora si insinuasse nella vita civile italiana questo cancro, una disgrazia incalcolabile, un salto dentro un abisso dove non esiste Dio".

Il 7 settembre 1947, all'imponente adunata dell'AC di Gedda a Roma, il papa lancia il suo messaggio: "Il tempo della riflessione e dei progetti è passato. E' l'ora dell'azione. La dura gara è in corso. Siete pronti? Anche pochi istanti possono decidere la vittoria. Guardate il vostro Gino Bartali, membro dell'Azione cattolica: egli ha più volte guadagnato l'ambita maglia gialla. Correte anche voi in questo campionato ideale.....".(Gedda, Memorie)
Il traguardo, le elezioni politiche del 18 aprile 1948, è vicino. Deve scattare il "[...] piano di azione per la prossima consultazione elettorale della Repubblica italiana" (Gedda, Memorie) e come superare gli oltre quattro milioni di voti raccolti dai comunisti alle elezioni per l’Assemblea Costituente.
Già nel discorso natalizio del 22 dicembre 1946, il messaggio di Pacelli fu esplicito: lo termina con una invocazione che sembra una dichiarazione di guerra "O con Cristo o contro Cristo".

Famosi
poi saranno gli irruenti discorsi nelle piazze di tutte le città o alla radio di  PADRE LOMBARDI detto "il microfono di Dio" o "la Voce di Dio".  E famosi gli "eserciti della fede" di Gedda (" questa fede che abbiamo radicata in noi é fino al punto di dare per essa se necessario il sangue" ) Gedda infatti giustifica questa lotta appellandosi agli antichi martiri della Chiesa contro "i senza Dio"..

E, infatti, proprio nel settembre 1947, è lui a organizzare il corpo dei Comitati civici, che nella mente del papa non nascono come semplici unioni elettorali a supporto della Democrazia Cristiana. Pio XII non ha fiducia nei partiti (aspri furono i dissidi con De Gasperi che temendo di perdere gli dissero che non si doveva preoccupare  "per l'elettorato ci pensera' Gedda con le sue Crociate del Grande Ritorno")  nè crede Pio XII nella DC come "partito cristiano". Le sue speranze sono riposte nel "popolo" come depositario autentico della libertà. I Comitati civici dovrebbero risvegliare nel popolo questo sentimento e renderlo capace di condizionare le vicende politiche.

Accadrà invece il contrario. Non saranno i Comitati civici a condizionare la DC. Sarà la potente DC "partitocratica" a fagocitarli.

Leggeremo le accorate parole di Pacelli e la sua delusione nelle Memorie di Gedda. 

[...] si tratta di una lotta decisiva... è il momento di impegnare tutte le nostre forze" ... e ribadisce la propria amarezza "[...] per gli errori che stanno commettendo i democristiani, per le beghe interne al partito, per la leggerezza con la quale essi affrontano i problemi": 
e ancora: " [...]  non è sufficiente l’esistenza di uno o più partiti di ispirazione cristiana, ma è necessario che esista una struttura politica non partitica in ogni diocesi, cioè che esistano un Comitato nazionale e dei Comitati diocesani composti da cattolici autentici e non interessati a una candidatura personale" .


Ed osserva Gedda " [...] vige un clima di benestantismo, cioè di quietismo, e Pio XII commenta che "manca lo spirito di conquista.... che mancano le scelte di politica nazionale"
Gedda trova il Papa "molto triste",
" [...] osserva che l’Azione Cattolica collabora non più con la Chiesa ma con la Democrazia Cristiana", gli parla di "amare scoperte", arrivando ad affermare che "l’Azione Cattolica, per la quale sono stati fatti tanti sacrifici, non è più nostra" .

Nonostante la vittoria del '48 le delusioni successive saranno tante (De Gasperi, Don Sturzo, Dossetti, i Dorotei, ecc), e già nel 1953 il pontificato di Papa Pacelli sta degradando in stanca penombra. Pio XII è l'ultimo custode in risposta alla sfida delle rivoluzioni borghesi dell'Ottocento. E' però un mondo chiuso, nato solo con il proposito della rivincita.

"La rivincita negli anni Cinquanta non c'è stata. E il mondo cattolico voluto dalla Chiesa di Papa Pacelli è di fatto accerchiato. Perciò gli uomini di palazzo vaticani s'arrovellano, cercando di rendere realtà la loro volontà di potenza. Ma è proprio la conoscenza della realtà del mondo esterno che manca agli esponenti della Curia che non accettano chi invece comprende bene quanto avviene sull'altra sponda del Tevere e reagiscono con forza. Per esempio, esiliando a Milano Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI" (*).
 (Ancora il 18 maggio 1960 l'Osservatore Romano preoccupato dai politici democristiani che stanno inventandosi un centrosinistra, intima a "sottomettersi al giudizio dell'autorita' ecclesiastica".)

Ma, fuori delle mura vaticane, il nuovo potere cattolico si muove diversamente e, anziché rinchiudersi in se stesso, conquista (con vari mezzi, il "clientelismo" al primo posto) i centri nevralgici della società. Mentre il papato di Pacelli tramonta, c'è un nuovo "pontefice massimo": è Amintore Fanfani.
(Siamo quasi all'inizio del "miracolo economico" italiano, di Celentano e Mina che fanno i ribelli a San Remo, delle Kessler in Tv, della Cassa del Mezzogiorno, della '600, di Canzonissima di Dario Fo e Franca Rame, dei comunisti che per la prima volta appaiono in Tv in Tribuna Politica con Togliatti, della prima obiezione di coscienza, della "nuova Frontiera di Kennedy, e della "lucidità" di Fanfani che stava evitando l'"errore" del "Muro" di Berlino e perfino l'"errore" del Vietnam (Ma non fu ascoltato). E come non ricordare quando in Concilio (nella seconda assise con Paolo VI) il cardinale Spellmann, arcivescovo di New York , capitanò con energia la corrente antipacifista; e che era perfino contrario alla condanna delle armi nucleari).

"Ma dopo Pacelli, ecco GIOVANNI XXIII. Viene eletto papa sul finire del 1958. Determinante per la sua elezione è, ancora una volta, l'appoggio dei cardinali della Curia. E, almeno all'inizio, il papato di Giovanni XXIII non promette grandi cambiamenti. Papa Roncalli indice il concilio Vaticano II, ma in questo non fa che riprendere un progetto lasciato incompiuto dal suo predecessore e, celebrando un sinodo della diocesi di Roma, dà prova di arretratezza e autoritarismo.
Emette una nuova scomunica del comunismo che supera in asprezza la bolla di Pio XII del 1949. Liquida DON MILANI come "un pazzerello scappato dal manicomio". (*)

"Eppure (e fu poi una sorpresa!) nel breve pontificato di Giovanni XXIII la grande svolta avviene. Riuniti in concilio, duemila vescovi provenienti dai cinque continenti sgretolano il potere dei cardinali di Curia: e papa Roncalli accetta questo rovesciamento di fronte. Alla guerra fredda segue la distensione internazionale: e il pontefice benedice la nuova primavera. La DC apre al centro-sinistra: e Giovanni XXIII s'allinea al fatto compiuto" (*)

La Chiesa, dunque smette di essere un corpo separato dal resto del mondo. E, alla morte di Giovanni XXIII, il conclave del 1963 elegge papa l'uomo che aveva sempre sostenuto la necessità di questo rinnovamento: Giovanni Battista Montini.  (in effetti tutti i documenti conciliari recano la sua firma e l'impronta è sua, papa Giovanni ha governato solo due mesi l'assise).

Paolo VI è il padre della nuova Chiesa che non vuole più rivincite impossibili, ma cerca un rapporto diverso con la realtà del mondo. Per questo molti non lo amano: (Paolo VI viene soprannominato "Paolo il Mesto" per quella sua immagine sempre afflitta, quasi dolorosa)  perchè la Chiesa, quando abbandona lo sfarzo dei suoi cortei e si rivolge agli aspetti essenziali della fede, fa scandalo.

Paolo VI è il papa che presiede a questa transizione con la pazienza di chi vuole condurre "tutta" la Chiesa, anche quella più legata al passato, in questa nuova direzione. Ma è fragile e debole.  La moderna società laica è ancora lontana.
DON MAZZI all'isolotto di Firenze fu un vero e proprio infortunio e l'inizio di un grande scisma;  al "ribelle" che aveva osato scrivere "ubbidire alla gerarchia cattolica significa quasi sempre disubbidire alle esigenze più profonde, vere ed evangeliche del popolo",  Paolo VI gli rispose sospendendolo a divinis e aggiungendo " che far dipendere dalle decisioni della comunità un provvedimento episcopale riguardante il parroco non corrisponde all'interpretazione cattolica del concetto di chiesa, ma è marxismo" dunque di ""piegarsi al dovere dell'obbedienza".

 Paolo VI la nuova società (con una smorfia di palese dolore) la intuisce solo nelle tragiche giornate che l'Italia vive nel 1978 (tragedia Moro). Quello stesso anno, Paolo VI muore. 
Gli succede, dopo l'effimera cometa di Luciani, il papa polacco KAROL WOJTYLA 

"Di cultura ruvidamente antiborghese, deciso a fustigare le degenerazioni della civiltà occidentale....Karol Wojtyla dai mass media è, in qualche modo, censurato. Un'indifferenza ostentata domina sulle scelte fondamentali del suo pontificato. Unici soprassalti: i riflettori puntati su episodi marginali della sua attività sommariamente consegnati al grottesco, al plateale o al regressivo....Oggi il Vaticano è cambiato. E L'Espresso si sforza di descrivere quelle che sono le sue vere mutazioni" (da i 25 anni dell'Espresso, 1981).

Con il 1980
inizia un'altra epoca? Non lo sappiamo ancora. Forse, chissà.

Bibliografia
(*) Varie citazioni da:  I Libri dell'Espresso, 25 anni, 1981, da pag.129 a 142
* L . Gedda, 18 aprile 1948, Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte Popolare,
* L.Gedda, Democrazia Cristiana e mondo cattolico nell’epoca del centrismo (1947-1953), in Cristianità, anno XXVI, n. 277, maggio 1998
* Manualeoperaio, Ed. operaie, Roma 1973

* Luigi Gedda, "E la DC vince!"

* Dossetti e la DC

* KAROL WOJTYLA
 

DON LUIGI STURZO E IL PARTITO POPOLARE

"1942 DE GASPERI E LA NASCENTE DC"


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