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PERSONAGGI 

ADOLF HITLER 


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Qual'era allora il modello vincente?

Non va dimenticato che, per quanto possa sembrare assurdo, l'immagine della Russia stalinista godeva di un diffuso "rispetto democratico" in tutto il mondo. Proprio nel 1933 gli stessi Stati Uniti (ovviamente per fare affari, facendo un grossissimo dispetto all'Inghilterra) avevano riconosciuto l'U.R.S.S., e non erano pochi gli ambienti intellettuali americani disposti a concedere credito e credibilità al regime dello "splendido georgiano"

Ma perchè meravigliarsi? I mezzi per capire c'erano. In un libro uscito in Italia nel 1921, Caracciolo, Bagliori  di Comunismo, Biblioteca di cultura storica(lo riportiamo interamente in altre pagine) c'è un intervista di Losowski, presidente dei sindacati operai della Russia soviettistica, ai giornalisti recatisi in Russia a studiare l'organizzazione del regime comunista russo, che affermava:

"Se la sperata rivoluzione europea non avviene, la rivoluzione bolscevica russa è condannata a perire. Non possiamo sussistere se il comunismo non si propaga dappertutto, Se rimarremo soli, fatalmente cadremo. Come si potranno conciliare nelle relazioni commerciali l'economia comunista e quella borghese? Nella vita economica internazionale valgono le leggi dei vasi comunicante; perciò, o noi saremo costretti ad accettare le vostre leggi, o voi le nostre, e ciò in un breve periodo di tempo. Noi per guadagnare tempo dobbiamo utilizzare anche il più breve respiro, altrimenti è la morte!" 
Chi leggeva in questi anni 1920, se voleva poteva anche capire qualcosa e antevedere il 1933, e anche il "crollo" del 1990!

Eppure negli anni critici ('29-'32) durante la crisi economica di tutto l'Occidente, non erano così sporadici anche in America i casi di intellettuali e operai disposti a lasciare l'odiato "inferno capitalista" per trasferirsi armi e bagagli nel "paradiso dei lavoratori". Un esempio per tutti può essere considerato l'operaio americano Fred Beal, di estrazione comunista, che lasciò l'America e si "rifugiò" in Russia dopo una condanna inflittagli in seguito ad uno sciopero. La stampa di tutto il mondo non mancò di regalare un'eccezionale cassa di risonanza all'avvenimento del famoso ribelle "americano"  "Fred".


Il modello vincente ( e senza indagare troppo) a molti sembrò a questo punto quello comunista. Ma nonostante tanti sforzi e tanti progetti (vedi
PIANETA RUSSIA) chi era molto attento (Hitler e Mussolini leggendo i loro scritti del tempo, attenti lo erano) proprio nello stesso 1929 questo nuovo modello dietro la facciata presentò delle vistose crepe, che divennero col tempo baratri; il bolscevismo non poteva andare molto lontano. Salvo pianificare tutto con la forza, comprese le risorse umane; livellare le intelligenze; e la dinamicità individuale anch'esse con la forza. Appiattire tutto insomma.
A questo punto però Nietzsche e Pareto non avevano ragione! Non trionfavano le "nuove èlite", ma le grandi masse di analfabeti e di incompetenti messi a fare i dirigenti senza meriti professionali.
Perfino alla Giustizia era stato creato il Commissariato del Popolo (con qualche "analfabeta" dentro a fare il giudice) 

Quindi da una parte (in America) una forte crisi che rimetteva in discussione tutto, e dall'altra (in Russia) più che una crisi c'erano già i presagi di un colossale fallimento, però tenuto ostinatamente nascosto (chi non voleva vedere e capire!).

 Ma ecco apparire la terza soluzione;  un modello operativo di sviluppo che poteva combinarsi con svariate convinzioni e ideologie (socialiste, evangelico-cristiane, liberiste-liberali): il FASCISMO. 
O meglio il modello di Mussolini; tutta questa sua nuova ideologia anche se debitrice a quelle correnti culturali dei primi anni del Novecento che abbiamo già accennato (Pareto e C.). Mussolini  pur attivista e grande apostolo del Socialismo, tenendolo d'occhio fin dal 1915 (quindi ancora prima della Grande Guerra, e prima ancora del successo della Rivoluzione d'Ottobre) iniziò a criticarlo. Proprio lui che aveva lottato sempre contro, non credeva proprio alla fine del capitalismo. Perchè non credeva alla forza disordinata delle masse ("Sono sporche, luride e non ubbidiscono").

Aveva scritto infatti su Utopia (1915)  "I socialisti commettono un gravissimo errore, credono che il capitalismo ha compiuto il suo ciclo. Invece il capitalismo è ancora capace di ulteriori svolgimenti. Non è ancora esaurita la serie delle sue trasformazioni. Il capitalismo ci presenta una realtà a facce diverse: economica, prima di tutto". (Da Pareto, in Svizzera qualcosa aveva appreso. La "Teoria delle Elite" ad esempio).

Poi nel 1917. "....La rivoluzione non è il caos, non è il disordine, non è lo sfasciamento di ogni attività, di ogni vincolo della vita sociale, come opinano gli estremisti idioti di certi paesi; (il riferimento alla Russia è chiaro. Ndr) la rivoluzione ha un senso e una portata storica soltanto quando rappresenta un ordine superiore, un sistema politico, economico, morale, di una sfera più elevata; altrimenti è la reazione, è la Vandea. La rivoluzione è una disciplina che si sostituisce a un'altra disciplina, è una gerarchia che prende il posto di un'altra gerarchia"
(1917, 26 luglio, Il Popolo d'Italia) (in altre parole, c'è un pizzico di Nietzsche e una presina di Pareto).

Nel Luglio del 1917, quindi tre mesi prima della Rivoluzione d'Ottobre in Russia, il primo Soviet degli operai che si era formato a Pietroburgo dopo la Rivoluzione Civile, aveva già abbondantemente deluso. Emergevano già all'interno i contrasti del potere bolscevico-menscevico. Potere che  diventò anarchia. Infatti fin dall'estate del 1917 gli assalti alle proprietà dei ricchi assunsero i connotati di una rivolta incontrollata. Le dimore dei latifondisti vennero date alle fiamme, si prendevano i loro averi, le loro terre e numerosi furono gli omicidi. Vasti settori nobiliari chiesero con insistenza che il governo ristabilisse l'ordine. E cosa grave da sottolineare fu il carattere spontaneo di questi moti, nessuno dirigeva -in quei mesi- gli operai o i contadini che si ribellavano, erano mossi solo dall'odio verso i ricchi. Anche molti attenti storici hanno sottolineato, che le masse erano ben lungi dall'essere bolscevizzate. Marx o il neo-comunismo queste masse non sapevano nemmeno cosa fossero. Fra l'altro le vere masse proletarie non esistevano perché erano servi, non operai. Il proletariato semmai era in Inghilterra, erano lì le grandi industrie, le miniere, gli arsenali; erano in Inghilterra le potenti Trade Union, non certo in quella Russia contadina, fatta da un centinaio di milioni di zotici analfabeti e da quattro-cinque milioni di "proprietari" terrieri di "fazzoletti di terra".

Ed ecco ancora Mussolini: "Non basta essere in tanti, ma si deve essere preparati" e quando inizia a vedere i pessimi risultati di Lenin, che sta correndo ai ripari mettendo ai vertici delle varie attività gli immaturi e arroganti funzionari di partito per fare un po' d'ordine, Mussolini rincara la dose: "Bello i soldati uniti al popolo! Bello il collettivismo! Bello la distribuzione delle terre! Male invece i nuovi dittatori statali nelle fabbriche e nelle campagne".
"I socialisti italiani alla rivoluzione ci credono ma non sanno come e con chi fare la rivoluzione "rossa"",  "se li contiamo i conti non tornano"

Ha insomma capito cosa ci vuole; e con  un tocco da maestro, decisamente opportunistico, dal suo Popolo d'Italia cancella il sottotitolo "Quotidiano Socialista" e lo sostituisce con "Quotidiano dei combattenti e dei produttori". E spiegò dalle sue colonne: "La parola socialista nel 1914 aveva un senso, ma ora è anacronistica..... bisogna esaltare i produttori perché da loro dipende la ricostruzione.... e ci sono proletari che comprendono benissimo l'ineluttabilità di questo processo capitalistico....produrre per essere forti e liberi...." - "le dottrine socialiste sono crollate, i miti internazionalistici caduti, la lotta di classe è una favola".

Agli operai nel 1921 MUSSOLINI quando fece la svolta decisa a destra, affermò "Voi non siete tutto, siete soltanto una parte, nelle società moderne. Voi rappresentate il lavoro, ma non tutto il lavoro e il vostro lavoro é soltanto un elemento, nel gioco economico. Finché gli uomini nasceranno diversamente "dotati", ci sarà sempre una gerarchia delle capacità".

Poi Mussolini rincara la dose  presentando il suo programma politico: "Se per gli interessi nazionali bisogna lottare contro il socialismo e se occorre sostenere i proprietari terrieri e i produttori per non causare lo sfascio della società in una rivoluzione o in una guerra civile, allora il fascismo  si schiererà con la borghesia".

ALBERTINI il direttore del Corriere della Sera così lo salutò "il fascismo ora interpretato é l'aspirazione più intensa di tutti i veri italiani" e aggiunse "ha eliminato per sempre il pericolo socialista".
La Stampa di Torino "Il governo Mussolini é l'unica strada da percorrere per ridare agli italiani quell'"ordine" che tutti ormai reclamano intensamente".

Pochi italiani allora "sapevano scrivere", ma chi aveva queste capacità, questo scriveva!

 Ed infatti con i primi discreti successi, si assiste ad una propagazione di piccoli fascismi, in Austria, Ungheria, Grecia, Polonia, Bulgaria, Romania, Spagna, Portogallo ed in altri 29 Stati.  Non ne è immune la Francia (vedremo l'anomalo periodo di Vichy e come avvenne la disfatta), mentre in Inghilterra, oltre l'ammirazione di un Churchill (parlando alla Lega antisocialista, Mussolini lo definisce "il più grande legislatore vivente", "il faro cui tutti i paesi antisocialisti possono guardare con fiducia")  all' Università di Oxford viene fondato un Istituto per lo studio del Fascismo, come immagine, come realtà, come realizzazioni, come risultati: "esempio di un'innovazione economica in un periodo di grandi crisi mondiale". 

E non solo il suo sviluppo attrae, ma vanno a rimorchio le politiche di alcuni Stati. 
Alla "germinazione" spontanea dei popoli non crede nessuno, l'apostolato lo fa chi sta alla guida del Paese, e lo fa quando è sicuro di avere l'appoggio della grande borghesia, cioè quando ha alle spalle il grande capitale. Da soli né un Hitler né un Mussolini potevano andare molto lontano.

Nel mondo del resto - come abbiamo appena letto- non c'erano altri modelli vincenti; quello d'oltre oceano che tutti prima guardavano e cercavano di imitare era crollato miseramente; l'America per diversi anni fece fatica ad uscire dalla sua grave crisi che aveva investito tutti i settori economici. La produzione di beni con la estesa meccanizzazione era diventata enorme ma i consumatori pochi. L'isolazionismo caro a tanti conservatori inizia ad avere delle grosse crepe; non solo dentro la grande finanza, nelle industrie, nelle banche, ma lo capisce anche l'uomo della strada. "A cosa serve produrre tanto se poi non possiamo nè noi acquistare, nè abbiamo Paesi a cui vendere?"

Ovviamente le sta guardando anche "lui" queste due grande crisi: HITLER. E sta guardando e imitando Mussolini fin dalle prime battute. Ma dal '22 fino al '33 non può far nulla. Quando infine con undici anni di ritardo rispetto al suo "maestro" riesce ad avere il potere assoluto, irrompe come un ciclone  nell'arena europea con il suo nazismo. Una cosa nuova?  Ma pare proprio di no nel sentire ancora una volta la voce autorevole dell'informazione. Se a questa dobbiamo credere. Ma vera o falsa,  non dimentichiamo che a questa informazione si abbeveravano gli italiani, i pochi che sapevano leggere, figuriamoci gli altri!

Il Corriere della Sera del 1933, all'indomani della grande ascesa del suo massimo e singolare rappresentante non aveva dubbi sulla natura e sulla salute del nazismo "la sua vera forza non é quella numerica, né la sua volontà!  E' la suggestione profonda dell'esempio italiano, é l'attrazione che esercita il Fascismo sopra tutti gli elementi sani e vitali della politica europea e mondiale".

Su questa attrazione, su questa strada, si spingono molti, cercano di carpirne i segreti; perfino in Inghilterra e in America. Nel Fascismo e nel Nazismo vedono l'unica alternativa ai due modelli in crisi. Gli elogi per il primo si sprecano, ma Mussolini non è che può far più di tanto, l'Italia è povera di materie prime, di miniere, non ha la Ruhr, nè possiede quella mentalità borghese mercantilistica nata in Prussia ancora con la Zollerverein (concessa dai Principi per evitare l'unione politica tedesca, fu poi  paradossalmente proprio la Zollerverein (il grande capitale) a fare (e poi (attenzione) a condizionare) l'unione politica). E la mentalità della Zollerverein  in Germania non era per nulla morta, l'eredità l'aveva presa solidamente in mano la
Reichsverband di cui abbiamo già parlato nelle precedenti pagine, con i suoi monopoli e i suoi potenti cartelli).

Mentre i non elogi (cioè i timori) per il nazismo sono invece dovuti proprio ai preoccupanti fattori stimolanti che la Germania ha a favore, cioè che ha grandi risorse interne oltre che la potente  e bene organizzata
Reichsverband. E l'industria tedesca ne è ben cosciente, ma sta anche vedendo già nel 1933 una forte ripresa degli Usa, fino allora dati per spacciati - l'accordo con i Russi preoccupò non poco e le mire in Oriente pure). Questa ascesa tedesca la temeva l'Inghilterra, ne era intimorita la Francia, e anche a Wall Street non erano del tutto indifferenti. Dove sarebbe arrivata in pochi anni l'economia tedesca con quel ritmo che voleva imporsi per riguadagnare terreno?

Investimenti pubblici (1933 - 1939)
(in miliardi di marchi)

  Servizi pubblici
(investimenti)
Forze armate
(investimenti)
Indebitamento
dello stato
Disoccupati
(in milioni)
1933 0,6 0,7 12,0 6,0
1935 1,0 5,2 14,6 3,1
1937 1,2 11,0 25,5 0,5
1939 0,9 26,0 43,0 0,4

 

Se osserviamo bene le cifre, alla fine di questo sviluppo, si poteva vedere solo una cosa: la guerra.

E come abbiamo più volte accennato, per realizzare questi successi di immagine e di risultati economici sia Mussolini che Hitler non erano soli. I discorsi dei dittatori seduttori non hanno mai creato grandi imprese o grandi eserciti, per farlo hanno bisogno dei capitalisti, i soldi dei capitalisti.

Insomma leggendo ci sembra che la pazzia allora aveva contagiato tutti. Il meglio della borghesia italiana e quella tedesca. Tale da sentirsi perfino unita, gli uni attratti dagli altri, come ci spiegava il Corriere che abbiamo letto sopra. "Attrazione e Suggestione".
Poi quando il fascismo finì, tutti a scrivere che era una buffonata, a dirci che c'erano le stupide adunate, il salto nel cerchio di fuoco dei gerarchi, le ridicole frasi epiche ecc. Nessuno a raccontarci quali erano invece i discorsi che si facevano nei "salotti" dell'alta finanza.

E che dire dei 2000 "fervidi assertori del fascismo" rappresentanti della "nazione Operante" ? 

Purtroppo questa attrazione spinse i due dittatori uno nelle braccia dell'altro; ma fra poco sarà fatale. Anche perché nel suo Main Kampf Hitler  non aveva previsto un Mussolini sulla sua strada; l'uomo era "uno solo".  Quando lo incontrò per la prima volta a Piazza San Marco, pur ammirandolo come uomo per quello che aveva fatto, lo ritenne subito un inferiore. Il plotone che lo accolse era sgangherato, indisciplinato e Hitler disprezzò subito chi aveva un così ridicolo esercito. Se quello era il meglio che cosa era il resto!? E la disciplina dov'era? 

Mussolini dovette sempre insistere per dargli un aiuto; in Francia e poi in Russia. Hitler non ne voleva sapere. "E' meglio che lei si limiti a fare propaganda e basta" -gli scrive- "Il soddisfacimento non é possibile per ragioni tecniche...comprendo la vostra situazione.....tenete impegnate le forze anglo-francesi mediante una efficace campagna di propaganda". Insomma lo ha liquidato! Lo utilizza con supponenza, solo per fare degli spot pubblicitari per la propaganda filotedesca.

In tutta la sua corrispondenza (e la vedremo a suo tempo) Hitler lo tratta da inferiore, mentre l'altro lo esalta. Erano due individui isolati che non avrebbero mai potuto avere un colloquio franco. Si nascosero a vicenda operazioni belliche che, essendo alleati, richiedevano invece -per avere pieno successo- la massima collaborazione strategica e logistica; oltre che ideologica. Fu infatti sconcertato Mussolini quando Hitler fece il patto con Stalin; non ci voleva credere. "Come? ho combattuto tutta la vita contro i comunisti!". Gli dispiaceva ma ebbe un vantaggio, non pochi comunisti in Italia si schierarono con i fascisti; e in Francia nel '40 gli stessi comunisti iniziarono a boicottare la produzione bellica francese per permettere la vittoria di Hitler e dei nazisti (quando cioè Hitler non si era ancora rivolto verso la Russia)
(Presto racconteremo la inquietante storia del  fervente comunista Jacques Doriot. Negli anni venti segretario della "gioventù comunista", numero due del partito; che però va poi alla deriva nazionalista e fascista). 

Con questi inizi (siamo appena nel 1940) Mussolini e Hitler  iniziarono a intralciarsi a vicenda,  così uno finì impantanato a Stalingrado dopo aver tolto all'amico le castagne sul fuoco in Africa e in Grecia ("mi ha messo le manciate di sabbia  nei miei perfetti ingranaggi"); mentre l'amico frustrato dalle sue vittorie ("ogni volta che conquista uno stato mi fa un fono") lo critica, ha paura della sua forza ("in 24 ore quello lì scende dal Brennero e io sono solo! Francia, Inghilterra? vedi che bell'aiuto hanno dato alla Polonia!" - La prima si trincerò sulla Maginot (che poi all' invasione, 
resisterà due settimane) e l'altra "sprecò" per la Polonia un (uno) soldato, poi se ne tornò sull'isola abbandonando i polacchi al loro destino. Poi alla stessa invasione della Francia non è che fece di meglio, sbarcarono a Dieppe poi a Donquercke via di corsa per il ritorno sull' isola, rifiutando perfino di impiegare i propri aerei "ci servono per difenderci da una eventuale invasione" disse Churchill ai francesi e girò i tacchi per tornarsene a Londra (non eccessivamente disturbato da Hitler). 

Con questi precedenti,  Mussolini tentenna, si pone mille dubbi, mentre gli italiani non vedono l'ora di affiancarsi all'alleato quando Hitler è già quasi alle porte di Parigi. "Ma allora cosa ci siamo alleati a fare?" scrivevano i giornali. Mentre il Re (era lui il Capo delle Forze Armate, non dimentichiamolo) si aggirava nei quartieri generali ripetendo a tutti "Chi è assente ha sempre torto".

Gli industriali: "un errore perdere l'occasione di vincere la guerra accanto all'alleato tedesco" che bisognava subito "correre in aiuto" (ai vincitori)" prima che diventasse troppo tardi. La rivista Bertoldo andava anche oltre l'ottimismo, vaneggiava "Londra non sarà piena di tedeschi, ma fra poco sarà piena di italiani".

Come sarebbe finita l'Europa se Hitler trionfava? Ognuno avrebbe steso per terra il migliore tappeto rosso per riceverlo nelle proprie aziende, ogni politico, funzionario, militare si sarebbe riciclato, avrebbe detto che già venti anni prima la pensava come lui. Lo abbiamo visto fare molte volte, e se osserviamo bene sta accadendo tuttora in questo 2000. Con la Germania  fin che vanno bene le esportazioni pieghiamo la testa ad ogni diktat, oggi economico, domani forse politico, e poi....?
Con l'Austria di Heider si è fatto un gran baccano, poi scopriamo che ci sono in quel Paese -che ha 7 milioni di abitanti- 17 milioni di libretti al portatore, e che circa un milione di miliardi sono soldi italiani; cioè circa 5 milioni di anonimi italiani hanno di media 200 milioni depositati in Austria, oppure 10 milioni con un deposito di 100 milioni a testa. Da che parte remerebbero costoro in caso di ostilità? Il Sindaco di Jesolo,  ha nominato Heider, cittadino onorario, giustificandosi "solo per promuovere il turismo austriaco nella ridente località marina". Cosa si fa per interesse!
Ma nel fare questi interessi si offre la platea a chi cerca nient'altro che questa.

Venti anni fa Arafat era il capo del terrorismo mondiale; dieci anni fa la Cina fece inorridire tutto il mondo con quelle immagini in piazza, eppure oggi i due capi di Stato sono ricevuti con tutti gli onori, vanno in udienza anche dal Papa e tutti gli imprenditori fanno la fila nelle ambasciate per accaparrarsi i loro mercati (Le ideologie politiche non contano nulla, e nemmeno quelle religiose. Cavour era riuscito a mandare l'Italia in Crimea per aiutare i Turchi; più di cosi!)

Fu, Hitler, per concludere, un megalomane, ma anche molto realista, pochi mesi prima della disfatta disse "se vinco sarò un grande personaggio della storia, se perdo diranno di me che ero un pazzo e mi malediranno". Sembra dunque che la lucidità gli era rimasta fino all'ultimo. E non si era affatto sbagliato sui giudizi dei posteri.
Mussolini non fu meno profeta di lui: "Io ho in pugno gli italiani? E' tutto un bluff;  basta un titolo su un giornale e gli italiani ti buttano subito nella polvere nel giro di ventiquattrore". 

Tutto il mondo è paese. Anche quando va tutto bene! Churchill con tutto quello che aveva fatto in cinque anni di guerra, ebbe anche lui (incredibilmente)  il suo 25 luglio nel 1945. A sei giorni dalla fine della guerra, gli inglesi gli diedero il benservito. Lo mandarono a casa perchè "gli piaceva troppo fare la guerra". Destituito dal popolo. Dal popolo inglese! Ovviamente con la propaganda degli industriali. La guerra lontana nel Pacifico ormai non rendeva più, mentre la ricostruzione in Europa era tutta ferma; e questo era il grande business! Prima si cominciava e meglio era per tutti.
Per Churchill fu una umiliazione. Mancavano sei giorni alla fine della guerra!
Significa che Mussolini lo avrebbero appeso comunque fosse andata a finire l'avventura. 
Il popolo purtroppo è fatto così. E' ingrato con i vinti e i vincitori.
Molti si sentono indispensabili, ma come tutti possono vedere, di questi indispensabili i cimiteri sono pieni.
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Hitler aveva raggiunto dunque nel 1933 il suo traguardo e lo aveva raggiunto secondo non un suo piano ma con quello che gli avevano preparato gli altri. Aveva vinto, battuto l'avversario, e in più aveva eliminato il temibile concorrente all'interno del suo stesso partito, STRASSER,  e aveva al suo fianco i grandi capitalisti.
 Poi eliminò anche tutti gli altri che lo avevano appoggiato (come l'illuso Von PAPEN "Abbiamo legato Adolf al nostro carro; un paio di mesi poi gli stritoleremo le ossa") perchè credevano di "utilizzarlo" per poi abbatterlo, come fecero i liberali, i cattolici e i socialisti italiani nel 1922 con Mussolini che "volevano utilizzarlo".
Come aveva fatto il re d'Italia Vittorio Emanuele;  HINDENBURG cedette anche lui forse alla paura, e chiamò a formare un governo il capo di un partito  che non aveva nemmeno una maggioranza in Parlamento. Due copioni identici.
Furono però ottimamente ricompensati: HINDENBURG padre ricevette in seguito 5000 ettari di terra, e il figlio OSKAR entrò con autorevolezza nel partito, mentre MEISSNER che aveva pilotato l'"avventura" diventò generale (finiranno poi entrambi impiccati a Norimberga).

Come c'era riuscito Hitler? Padroneggiò il socialismo spurio del suo programma, catturò i delusi socialdemocratici o -come ha scritto Taylor in Storia della Germania- utilizzò " il paganesimo del suo programma mandando  a marcire la base religiosa del Centro" ? (I cattolici tentarono di resistere, ma poi accettarono tutta la linea politica di Hitler senza più protestare. Poi anche nella cattolica Austria quando vi entrò, gli suonarono le campane e gli benedirono i gagliardetti). 

Improvvisamente appoggiato- (molti si sono chiesti perchè questo appoggio dei grandi capitalisti è avvenuto così in ritardo? - risposta: l'America che era rimasta sempre  un colosso mondiale e anche dopo il '29, aveva superato  a fine '33 la grande crisi)  Hitler crea dunque un sistema che rappresentava le aspirazioni più profonde del popolo tedesco. Un sistema di governo tedesco mai creato prima per iniziativa popolare (nemmeno Bismarck ne era stato capace) con una formula: il precedente Impero era stato imposto con le armi dell'Austria e della Francia; la Confederazione germanica era stata imposta dagli eserciti austriaci e prussiani; l'Impero Hohenzollern era stato creato con le vittorie in Prussia; la Repubblica di Weimar imposta dagli alleati. Il "suo" (qui dubitiamo)  Reich, il Terzo Reich invece nasceva con un forza sola e una iniziativa tutta tedesca e non doveva nulla alle forze straniere. Inoltre tutti -questo sì- volevano cancellare il verdetto del 1918, e tutti si sentirono obbligati a sostenere questa politica. Tutta la Germania, tutti i tedeschi proiettarono i propri desideri, le nostalgie e le speranze nel Fuhrer.

Le prime mosse di HITLER per avere consensi alle elezioni di marzo furono morbide, poi con il successo politico ottenuto, diventato Cancelliere, balzerà al 44% dei seggi e subito fa scattare lo stesso "piano" di Mussolini. Fa votare una legge  (più il plebiscito del 12 novembre 1933) che gli conferisce pieni poteri,  che autorizza il suo governo a legiferare per quattro anni senza il controllo del Parlamento. In pratica il Parlamento si esautorò da solo, com'era avvenuto in Italia nel 1922. Tutti, incapaci (?) di capire cosa stava succedendo. Oppure - dicono altri storici- perchè tutti convinti (in prima fila i capitalisti)  che quella del Nazional-socialismo era l'unica strada per riportare l'ordine nel Paese. E il Paese non è mai  il comune cittadino, il popolo plebeo, le masse, ma sono le forze economiche: sono solo quelle che contano. E queste forze  sia in Italia sia in Germania, mettendosi dietro le quinte, accettarono non l' imponderabile destino, ma fecero delle scelte precise, inequivocabili. Fecero pace con la demagogia, e anche loro sperando poi di piegare ai loro fini l'uomo del popolo,  gli diedero il consenso e il necessario appoggio finanziario! Perchè a loro ormai solo più questo conveniva fare! 

Poi c'erano i generali, i magistrati, i pubblici funzionari, le classi professionali, che volevano quello che Hitler era  in grado di offrire (ora appoggiato dai capitalisti): volevano il dominio tedesco dell'Europa, anche se in un primo momento non ne volevano pagare il prezzo.

Nel corso dell'anno troviamo Hitler che adotta lo stesso "copione" di Mussolini anche nei minimi particolari; ha vestito i suoi seguaci con la camicia bruna; formato squadre per "mantenere l'ordine"; ha rotto anche lui "gli indugi"; ha  premuto la mano nello svuotare le istituzioni e, subito ha iniziato ad esercitare il potere prendendolo tutto in mano (difendendolo, creando la Gestapo - come Mussolini creò la Milizia); riesce a trasformare il suo nazismo in una struttura capace di controllare tutto il Paese. Eccolo al Governo, a prendersi personalmente i Ministeri chiave dello Stato; poi comincia a "operare" all'interno e all'esterno seguendo lo stesso copione di Mussolini, ma soprattutto seguendo quanto c'era scritto nel suo Main Kampf. Comprese le leggi razziali.

Con l'Austria inizia a rafforzare subito l'idea della riunificazione; é il suo primo pensiero appena è salito al vertice, vuole fare quello che a Daunau aspettano da duemila anni; togliere il confine; ma soprattutto vuole prendersi le sue vendette con i viennesi; ". Ma per l'annessione, Hitler dovrà aspettare il 12 marzo del '38.

Con la Santa Sede (che fretta i cattolici!) il 20 Luglio '33 firma un concordato (come Mussolini) e riceve il riconoscimento della Chiesa al suo nazismo;  il leader del Partito Cattolico Tedesco Kaas, andrà a Roma per diventare consigliere presso Papa Pio XI, poi dello stesso futuro Papa Pio XII, che non dimentichiamo è stato Nunzio apostolico proprio in Germania, a Berlino;  lui uno dei firmatari del concordato.
(vedi PIO XII - CHIESA - NAZISMO - CONCORDATO - EBREI )

Nel Concordato c'erano due clausole segrete: 1) Un fronte comune contro la Russia comunista; 2) Il dovere dei sacerdoti chiamati a servire l'esercito tedesco. Una decisione questa tassativamente vietata dal trattato di Versailles. Aggirandola e sottoscrivendola, la Chiesa dava un implicito riconoscimento formale alla politica di Hitler. Anzi la benediceva. Per poi pentirsene.

Infatti, Hitler nello stesso anno, come aveva fatto Mussolini, una volta ottenuta l'alleanza con la Chiesa, fa sciogliere tutte le organizzazioni cattoliche, perfino quelle a carattere sportivo, e le suore che insegnano nelle scuole (il 65%) le manda tutte a casa (scenderanno in pochi mesi al 3%). Il Papa cominciò -tardivamente- ad essere addolorato, inizia le sue proteste, condannerà il nazismo nel '37 ma dopo quattro anni ormai era troppo tardi (e quello che avvenne poi dopo, dal '39 in poi, é sempre rimasto molto oscuro).
Sappiamo però che quando Hitler presentò il disegno di legge per i pieni poteri che lo rendesse dittatore in maniera legittima, la Chiesa, i cattolici, cioè il Centro, votò anch'esso in favore della dittatura (si disse poi " per salvaguardare la sua posizione, impotente ad offrire resistenza"- Troppo superficiale e poco convincente un simile comoda tesi. ).

Un'altra buona occasione (Hitler non aspettava altro) avviene sempre nel 1933 dal cancelliere Austriaco DOLLFUSS (centro-destra) che pone fine al regime parlamentare, ed emana una nuova costituzione dove l'Austria d'ora in poi si chiamerà Stato Cristiano Tedesco. E' una forma di governo dittatoriale fascista, però (stranamente) contrastato fortemente dai nazisti. Il tutto con la plateale benedizione e l'appoggio del clero e del consenso popolare cattolico (il Centro). La Chiesa ha fatto un grande favore a Hitler che si trova ora "scodellata" l'Austria sul proprio tavolo (e non dimentichiamo che Hitler é austriaco! Solo da un anno é tedesco). Nel 1934, in febbraio scoppia la guerra civile fomentata dai socialisti  contro il governo, che spalleggiato dalle milizie parafasciste fanno fallire il colpo di stato, ma il successivo 25 luglio a cadere sotto i colpi di un commando nazista è lo stesso Dollfuss.
Poi nel 1938 Hitler, dopo un ultimatum, il 12 marzo invade e si annette l'Austria.

Seconda mossa sempre nell'anno 1934: Hitler con Mussolini stipula patti per la revisione dei TRATTATI del 1918, e lo trasforma in mediatore della situazione (che in Europa va sempre più deteriorandosi). Con Francia e Inghilterra da una parte e Italia Germania dall'altra, MUSSOLINI ha già siglato il 7  GIUGNO 1933 un altro famoso accordo il "Patto a 4"; ottenendo un grande successo diplomatico internazionale, ma che al momento critico questo accordo sarà ininfluente. Mussolini ha sempre considerato i patti, carta straccia, compresi quelli di Versailles. Ma Hitler raggiunge il suo scopo di politica estera e soprattutto interna.

In quella interna fin dall'anno prima, il 12 NOVEMBRE '33, con un  plebiscito la Germania gli ha messo  in mano 40.600.000 di voti; solo 2.100.000 i contrari. Un trionfo da Giulio Cesare! che gli storici hitleriani vanno ormai affermando "era "un nordico"; e fu grande, - dicono - perché alcune gocce di sangue nordico stillarono giù verso sud". A Roma queste affermazioni fanno andare in bestia Mussolini che di Cesare è un fanatico e della romanità latina ha un vero e proprio culto.

HITLER diventa il FUHRER del Reichstag. Il plebiscito gli assegna il pieno controllo del Parlamento, di avversari non ne ha, e nemmeno più contestatori dentro il suo partito. Nella notte del 27 FEBBRAIO '33 proprio l'edificio del Reichstag era andato  in fiamme. Alcuni dissero che erano state le sue squadre naziste composte da irresponsabili teste calde, mentre queste addossavano la colpa ai comunisti; per Hitler vanno bene entrambe le due versioni;  giustifica così la violenta repressione.

HITLER elimina gli oppositori ma anche i ribelli in seno al suo stesso partito. Le "teste calde" sono abbattute in quella che fu definita, la "notte dei lunghi coltelli". E anche in questa operazione prende esempio dal suo "maestro" quando in occasione del "caso Matteotti", MUSSOLINI addossando la colpa alle "teste calde" del suo partito, oltre che scatenare una caccia agli oppositori, nello stesso tempo mise in atto una grossa epurazione fra quanti pensavano di essere più bravi di lui, che credevano di opporsi alla sua dittatura creando delle infide cellule autonome, impegnate a fare congiure dentro lo stesso partito fascista. 
Un copione che Hitler seguirà anche nei minimi particolari. Poi  inizia a non aver più bisogno del "maestro" trasformatosi in un irresponsabile e anche fastidioso allievo.

Nei sottostanti link i vari avvenimenti nel periodo dell'ascesa di Hitler-
e nei singoli anni di CRONOLOGIA gli avvenimenti dopo il 1934

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< < LA REPUBBLICA DI WEIMAR

L'IRRESISTIBILE ASCESA DI HITLER > >

 L'arte della propaganda;   HITLER E GOEBBELS  > >

LA RESISTENZA IN GERMANIA - LE CONGIURE SU HITLER > >

ed anche   HITLER, WAGNER E GLI EBREI > >


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