SCHEDE BIOGRAFICHE
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GIACOMO LEOPARDI

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CD-ROM CRONOLOGIA

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LEOPARDI E L' AMORE
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"Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili;
ma ho bisogno d'amore"
(Lettera all'Antonietta)

 

"IO QUI VAGANDO"


Questa poesia fu scritta nel 1817, evidentemente per la bella pesarese Geltrude Cassi-Lazzari, la cugina ospite per alcuni giorni in casa Leopardi, che gli scatenò la tempesta d'amore. Lei la donna del "Primo amore", e qui invoca un'altra tempesta affinchè non parta. Il Poeta aveva allora 17 anni, la cugina 26 ed "era bella e alta, il viso delicatissimo, di maniere semplici e graziose, senza affettazione".
Il ragazzo che fino a quel giorno era vissuto unicamente per i libri, fu invaso improvvisamente, per l'avvenente ospite da un sentimento che lo sconcertò per la sua novità, per la dolcezza che gli metteva nell'animo. E quando partì. il ragazzo "pianse come non aveva mai pianto"
La poesia fu pubblicata nell'edizione bolognese del 1826, col titolo " Elegia II"


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"ALLA SUA DONNA"

Nel settembre del 1823 (L. aveva 25 anni, era appena tornato da Roma al "Borgo selvaggio", dove vi rimase fino al 1825) Leopardi scrisse "Alla sua donna". Il Poeta parla a una Donna-Idea, e come follemente ha sperato nella sua giovinezza, non ha alcuna speranza di trovarla viva sulla terra, nè di amarla come lui ha sognato, se pur... quando in mezzo alla tristezza, "...improvvisamente ti vagheggio, per breve ora. Perchè tu schivi la terra. Perchè sei un'idea: la Donna-Idea"
Tuttavia questa canzone è un prodigio, perchè, pur essendo la suprema idealizzazione della bellezza femminile, la Donna-Idea non perde del tutto il contatto con la realtà. Nel sonno terreno, nel riso dei campi, nel pianto della giovinezza perduta, lampeggia il sorriso di questa Divina.
Quando -tra circa dieci anni (nell'estate del 1831) - al Poeta sembrerà che la Donna-Idea si riavvicini alla terra, nella immagine di Fanny Targioni, il canto sarà un inno all'immortalità:
"Il Pensiero dominante".
Poi svanita l'illusione, l'ingannevole ragionamento di "Aspasia" (composta nel 1833 - dove vuol vendicarsi di chi gli ha messo l'inferno nel cuore, proponendosi di dimenticarla e chiamandola indegna del suo amore; invece non può o non sa cancellare la seducente immagine di lei), tornerà all'estasi beatificante del
"Pensiero dominante" e all'idealizzazione della "Donna", vibrante in questo inno.

Canzone notevole, perché spirituale, l'affinità metrica con "Pensiero dominante" , specialmente nelle prime strofe.


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"IL PENSIERO DOMINANTE"

Il Poeta scrisse questa lirica a Firenze, tra la primavera e l'estate del 1831. Fu pubblicata nell'edizione Napoletana del 1835 (Starita).

Soggiogato dal pensiero d'amore, cioè da una possibilità e lusinga di amare e di essere amato, il Poeta esprime la gioia di questo suo stato d'animo, la potenza, la terribilità e la docezza di questo suo pensiero, rispetto al quale ogni altro pensiero, anche pregiato, impallidisce e scompare: pensiero dominante, come una torre in un campo solitario. Pensiero riposante come lembo di natura fiorita, su cui si posa lo sguardo di un pellegrino, affranto dalla selvaggia montagna. Inconcepibile la vita, priva di questo bene, che esalta affina migliora rende prodi. La donna che ha creato questo incanto è un essere sovrumano, e niente può esistere di più vago che vedere gli occhi suoi.

E' questa l'unica lirica leopardiana in cui trionfa musicalmente variata, l'estasi dell'amore. Vero inno, dal primo al 147° verso, che vibra dell'ineffabile gioia di un cuore innammorato e di un animo grande, per cui l'amore è volontà di perfezione, espressione di vita eroica, anticipazione di vita celeste.

Questo inno sta tra la canzone "Alla sua donna" (del '23) e "Aspasia" (del '33): sono i tre tempi della sinfonia dell'amore composta da Leopardi: invocazione, estasi. delusione; preghiera accorata, inno di gloria, rinuncia rassegnata.


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AMORE E MORTE


Fu scritta a Firenze nel 1832, pubblicata nell'edizione fiorentina del Piatti (1835).
Dopo "Il Pensiero dominante", il Poeta ha nuovamente avuto una delusione. Congiunto all'amore è il pensiero della morte. E in questa lirica genera così insieme i due fratelli Amore e Morte. Massimo dei beni l'uno, fine di tutti i mali l'altra con la quale il Poeta convinto che è l'Amore che ispira confidenza con la Morte, finisce ad identificarsi - "bellissima fanciulla".
Nella prima parte il Poeta continua a sviluppa il motivo del
"Pensiero dominante": il prodigio dell'Amore nelle anime elette; nella seconda parte soggettivamente si sente scartato e accoglie la Morte serenamente.


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ASPASIA


La lirica fu scritta a Napoli nel 1834 - quando già il Poeta - ospite dell'amico Ranieri- era in gravi angustie economiche e in condizioni di salute sempre più precarie. Fu pubblicata nell'edizione Napoletana del 1835 (Starita)
Nuovamente deluso nel suo amore, il Poeta si vendica, costruendo una teoria illusoria e ingannevole, che dovrebbe nel suo pensiero innalzarlo rispetto alla bellezza terrena della donna. Ma è un ragionamento fragile che non maschera sufficientemente (fortunatamente per la poesia) l'amore del Poeta; e infatti il canto dove c'è la rievocazione della donna, si fa lirica assai vicina all'estasi del
"Pensiero dominante".
Aspasia e il nome dell'etera amata da Pericle; ma vi si cela Fanny Targioni-Tozzetti. E sembra voler dire il Poeta "...quanto ti ho amata, Aspasia! Ma bada, quella da me amata è morta, anche se tu vivi e sei ancora la più bella delle altre donne. Vantati pure, esperta seduttrice, di avermi soggiogato con i tuoi vezzi; ma quel delirio è seguito da un pezzo il mio rassegnato, indifferente sguardo sulla natura... "Il mare la terra e il cielo miro e sorrido".

 

Zibaldone

[Dic.1818...8 Gen.1820]

[59] Quando l'uomo concepisce amore tutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi, non si vede più se non l'oggetto amato, si sta in mezzo alla moltitudine alle conversazioni ec. come si stasse in solitudine, astratti e facendo quei gesti che v'ispira il vostro pensiero sempre immobile e potentissimo senza curarsi della maraviglia nè del disprezzo altrui, tutto si dimentica e riesce noioso ec. fuorchè quel solo pensiero e quella vista. Non ho mai provato pensiero che astragga l'animo così potentemente da tutte le cose circostanti, come l'amore, e dico in assenza dell'oggetto amato, nella cui presenza non accade dire che cosa avvenga, fuor solamente alcuna volta il gran timore che forse forse gli potrà essere paragonato.
Io soglio sempre stomacare delle sciocchezze degli uomini e di tante piccolezze e viltà e ridicolezze ch'io vedo fare e sento dire massime a questi coi quali vivo che ne abbondano. Ma io non ho mai provato un tal senso di schifo orribile e propriamente tormentoso (come chi è mosso al vomito) per queste cose, quanto allora ch'io mi sentiva o amore o qualche aura di amore, dove mi bisognava rannicchiarmi ogni momento in me stesso, fatto sensibilissimo oltre ogni mio costume, a qualunque piccolezza e bassezza e rozzezza sia di fatti sia di parole, sia morale sia fisica sia anche solamente filologica, come motti insulsi, ciarle insipide, scherzi grossolani, maniere ruvide e cento cose tali.
Io non ho mai sentito tanto di vivere quanto amando, benché tutto il resto del mondo fosse per me come morto. L'amore è la vita e il principio vivificante della natura, come l'odio il principio distruggente e mortale. Le cose son fatte per amarsi scambievolmente e la vita nasce da questo. Odiandosi, benché molti odi sono anche naturali, ne nasce l'effetto contrario, cioè distruzioni scambievoli, e anche rodimento e consumazione interna dell'odiatore.

[l42] [270620] p. 7l

I migliori momenti dell'amore sono quelli di una quieta e dolce malinconia dove tu piangi e non sai di che, e quasi ti rassegni riposatamente a una sventura e non sai quale. In quel riposo la tua anima meno agitata, è quasi piena, e quasi gusta la felicità. Così anche nell'amore, ch'è lo stato dell'anima il più ricco di piaceri e d'illusioni, la miglior parte, la più dritta strada al piacere, e a un'ombra di felicità, è il dolore.

[3302/l0] [300823] PP. 826/7

«Qual cosa pare più naturale, più inartifiziale, più spontanea, meno fattizia, più ingenita, meno acquistabile, più indipendente e più disgiunta dalle circostanze e dagli accidenti, che quel tal genere di sensibilità con cui l'uomo suol riguardare la donna, e la donna l'uomo, ed essere trasportato l'uno verso l'altra; quel tal genere, dico, di affetti e di sentimenti che l'uomo, e massimamente il giovane nella prima età, senz'ombra di artifizio, senza intervento di volontà, anzi tanto più quanto egli è più giovane, più semplice ed inesperto, e quanto meno il suo carattere [3303] è stato modificato e influito dall'uso del mondo e dalla conversazione degli uomini e pratica della società, suol provare alla vista o al pensiero di donne giovani e belle, o nel trattenersi seco loro; e così le donne giovani cogli uomini giovani e belli? quel tressaillement, quell'emozione, quell'ondeggiamento e confusione di pensieri e di sentimenti tanto più indistinti e indefinibili quanto più vivi, che parte par che abbiano del materiale, parte dello spirituale, ma molto più di questo, in modo che par ch'egli appartengano interamente allo spirito, anzi alla più alta e più pura e più intima parte di esso? Or questo genere di sentimenti e di affetti e di pensieri, questa qualità del giovane, cioè questa tale sensibilità, e la facoltà ed abito di provare questi siffatti sentimenti, non è per niun modo naturale né innata, ma acquisita, ossia prodotta di pianta dalle circostanze, e tale che se queste non fossero state, l'uomo neppur conoscerebbe né potrebbe pur concepire questa qualità, né anche sospettare d'esserne capace.[3304] Il genere umano naturalmente è nudo, e, seguendo la natura, almeno in molte parti del globo, egli non avrebbe mai fatto uso de' vestimenti, siccome le vesti sono affatto ignote, per esempio, ai Californii. Né l'uomo né il giovane non avrebbe mai veduto né immaginato nelle donne (e così la donna negli uomini) nulla di nascosto. E nulla vedendo di nascosto, né potendo desiderare o sperar di vedere, e ben conoscendo fin dal principio la nudità e la forma dell'altro sesso, egli non avrebbe mai provato per la donna altro affetto, altro sentimento, altro desiderio, che quello che per le lor femmine provano gli altri animali; né avrebbe concepito intorno a lei altro pensiero che quello di mescersi seco lei carnalmente; ne l'aspetto o il pensiero o la compagnia della donna avrebbe in lui cagionato, neppur nella primissima gioventù, verun altro effetto che un desiderio il più puramente e semplicemente sensuale che possa mai darsi, un impeto a soddisfare tal desiderio, ed un piacere (molto languido in se stesso per l'abitudine e l'assuefazione incominciata sin dalla nascita, e sempre continuata) altrettanto carnale che quel desiderio, e interamente, unicamente [3305] e manifestissimamente materiale, cioè appartenente e derivante dalla sola materia e dal senso, né più né meno che quel piacere che in lui avrebbe prodotto la vista di un color rosso bello e vivo o altra tal sensazione; se non solamente - che quel diletto sarebbe stato per natura maggiore di questi; siccome tra gli altri diletti, o naturalmente o per circostanze, qual è maggiore qual è minore, non in sé ma rispetto agli uomini e agli animali, insomma agli esseri che li provano, e ne' quali essi diletti nascono ed hanno l'essere.

Tale sarebbe stato l'uomo in natura per rispetto alla donna, e la donna per rispetto all'uomo. Ma introdotto l'uso de' vestimenti (e di più que' costumi e quelle leggi fattizie ed arbitrarie di società che impediscono o difficultano il torli di mezzo quando si voglia ed occorra), la donna all'uomo (massime al giovane inesperto), e l'uomo alla donna sono divenuti esseri quasi misteriosi. Le loro forme nascoste hanno lasciato luogo all'immaginazione di chi le mira così vestite. Per l'altra [3306] parte l'inclinazione e il desiderio naturale dell'un sesso verso l'altro non ha, per questo cangiamento di circostanze esteriori, potuto né cessare né scemare nel genere umano, niente più che negli altri animali. L'uomo dunque (e così la donna verso l'uomo) si è veduto sommamente e sopra tutte le cose trasportato, com'ei fu sempre, verso un essere il quale non più, come prima, se gli rappresentava e se gli era sempre rappresentato dinanzi tutto aperto e palese, e tale e tanto, quale e quanto esso è; ma verso un essere quasi tutto a lui nascosto, un essere che sin dalla sua nascita non se gli è rappresentato né agli occhi né al pensiero, o non suole rappresentarsegli, che velato tutto e quasi arcano. Ecco da una circostanza così estrinseca, così accidentale, così removibile, com'è quella de' vestimenti, mutato affatto, massime nella fanciullezza e nella prima gioventù il carattere e le qualità dell'un sesso rispettivamente all'altro. La vista, il pensiero, la conversazione di [3307] questo essere sopra tutti e invincibilmente amato e desiderato, ma le cui forme non cadono (almeno abitualmente) sotto i suoi sensi, e che per conseguenza, essendone celate le forme (che sono si gran parte e dell'uomo e d'ogni cosa), e di più impeditane o fattane difficile la libera conversazione, e quindi anche l'intera conoscenza del suo animo, costumi ec., per conseguenza, dico, divenuto per lui tutto misterioso; il pensiero dico e la vista e il consorzio di questo essere l'immerge in una quantità di concezioni, d'immaginazioni, d'illusioni, di sentimenti, vivissimi e profondissimi, perché quell'essere gli è per natura dolcissimo e carissimo, ma nel tempo stesso confusissimi, incertissimi, per lo più falsissimi, sublimi, vasti, perché quel medesimo essere trovandosi essergli quasi tutto misterioso e quasi cosa segreta ed occulta, i pensieri e i sentimenti ch'esso gli desta, sono tutti capitalmente e quasi esclusivamente governati e modificati e figurati, e in gran parte prodotti e creati, dalla fantasia, e questa [3308] gagliardamente mossa.

Nello stato naturale, l'inclinazione innata dell'uomo verso la donna, trovando tutto aperto e palese, e niun luogo avendovi alla immaginativa, ella non producea che pensieri e sentimenti semplicissimi, distintissimi, chiarissimi, materialissimi. Ora essa inclinazione esso amore ingenito e naturalmente fortissimo e ardentissimo, trovando il mistero, e i loro effetti congiungendosi nell'animo umano colla idea del mistero, o vogliamo dir con un'idea oscura e confusa oscurissimi e confusissimi, ondeggianti, vaghi, indefiniti, cento volte meno sensuali e carnali di prima (poiché la detta idea non viene immediatamente dal senso ec.), e finalmente quasi mistici debbono essere i pensieri e gli affetti che risultano da questa mescolanza di sommo desiderio e tendenza naturale, e d'idea oscura dell'oggetto di tal desiderio e tendenza.

E così da una circostanza così materiale, com'è quella de' vestimenti (e come son l'altre cagionate dai costumi e leggi sociali circa le donne), nasce nell'uomo un effetto il più spirituale [3309] quasi, che abbia mai luogo nel suo animo; i pensieri e i sentimenti più sublimi e più nobili e più propri dello spirito, la persuasione di non essere mosso che da esso spirito ec. ec.; da una circostanza così reale e visibile e determinata nascono in lui le maggiori illusioni, i più vaghi, incerti, indeterminati pensieri, la maggiore operazione della più fervida e più delirante e sognante immaginativa; da una circostanza così accidentale un effetto così intimo, così generale nel più de' giovani (almeno per un certo tempo), così costante, così connesso e proprio, a quel che pare, del carattere dell'individuo; finalmente da una circostanza non naturale nasce un effetto che universalmente si considera come il più naturale, il più proprio dell'uomo, il più assolutamente inevitabile, il meno acquistabile, il meno fattibile, il meno producibile da altra forza che dalla stessa mano della natura, il più congenito ec., secondo che ho detto di sopra.

Così e per queste cagioni nacque nel genere umano tra l'uno e l'altro sesso la tenerezza, la quale i selvaggi non provano e non conoscono (né gli uomini primitivi provarono, né una nazione dove non s'usino le vestimenta ec. [33l0] provare o conoscerà mai) siccome niun altro degli effetti sopra descritti, anzi neppure, propriamente parlando, l'amore, ma l'inclinazione e l'impeto da lei cagionato, l'ormén, l'abito e l'atto della tendenza; perché non è propriamente amore quello che noi ponghiamo, per esempio, all'oro e al danaro. Vedi p. 3636 e 3909.

… e ancora:

[3909/20] [261123] pp. 991/5:

Quanto influisca sempre l'immaginazione, l'opinione, la prevenzione ecc. sull'amore anche corporale, sui sentimenti che un uomo prova in particolare verso una donna, o una donna verso un uomo, è cosa notissima. E in particolare ha forza sull'amore, non solo platonico o sentimentale, ma eziandio corporale verso gl'individui particolari, tutto ciò che ha del misterioso, e che serve a rendere poco noto all'amante l'oggetto del suo amore, e quindi a dar campo alla sua immaginazione di fabbricare, per dir così, intorno ad esso oggetto. Perciò moltissimo contribuisce all'amore e al desiderio anche corporale, tutto ciò che ha relazione ai pregi o alle qualità comunque amabili dell'animo nell'oggetto amabile, e in particolare un certo carattere profondo, malinconico, sentimentale, o un mostrar di rinchiudere in sé più che non apparisce di fuori. Perocché l'animo e le sue qualità, e massimamente queste che ho specificate, son cose occulte ed ignote all'altre persone e dan luogo in queste all'immaginare, ai concetti vaghi e indeterminati; i quali concetti e le quali immaginazioni congiungendosi al natural desiderio che porta l'individuo dell'un sesso verso quello dell'altro, danno un infinito risalto a questo desiderio, accrescono strabocchevolmente [3910] il piacere che si, prova nel soddisfarlo; le idee misteriose e naturalmente indeterminate, che hanno relazione all'animo dell'oggetto amato, che nascono dalle qualità e parti apparenti del suo spirito, e massime se da qualità che abbiano del profondo, del nascosto e dell'incerto, e che promettano o dimostrino altre lor parti o altre qualità occulte ed amabili ec., queste idee, dico, congiungendosi alle idee chiare e determinate che hanno relazione al materiale dell'oggetto amato, e comunicando loro del misterioso e del vago, le rendono infinitamente più belle e il corpo della persona amata o amabile infinitamente più amabile, pregiato, desiderabile; e caro quando si ottenga.

Generalmente una delle grandi cagioni che hanno prodotto il sentimentale, l'amore spirituale ec., oltre quella notata nel pensiero a cui questo si riferisce, si è che gli uomini civilizzandosi di più in più, e sempre colla stessa proporzione acquistandone ed aumentandosene di consistenza, di efficacia di valore, d'importanza, di estensione, di attività, d'influenza, forza, e potere, di facoltà, la parte spirituale ed interna dell'uomo, si è venuto primieramente a riconoscere e supporre nell'uomo una parte nascosta e invisibile che i primitivi o non supponevano affatto o molto leggieramente, e poco distintamente dalla parte visibile e sensibile; poscia a considerarla altrettanto quanto la parte esteriore: poi più di questa, e di mano in mano tanto più, che oggimai nell'uomo e in ciascun individuo umano, se la natura non ripugnasse (la quale all'ultimo [3911] non può mai totalmente essere né spenta né superata) non altro quasi si considererebbe che l'interiore, e per uomo non s'intenderebbe in nessun caso altro che il suo spirito. Ora in proporzione di questa spiritualizzazione delle cose, e della idea dell'uomo, e dell'uomo stesso, è cominciata e cresciuta quella spiritualizzazione dell'amore, la quale lo rende il campo e la fonte di più idee vaghe, e dl sentimenti più indefiniti forse che non ne desta alcun'altra passione, non ostante ch'esso e in origine, e anche oggidì quanto al suo fine, sia forse nel tempo stesso e la più materiale e la più determinata delle passioni, comune, quanto alla sua natura, alle bestie, ed agli uomini i più bestiali e stupidi ec. e che meno partecipano dello spirito. Fino a tanto che giunta in questi ultimi tempi al colmo la spiritualizzazione delle cose umane, è, si può dir, nato a nostra memoria, o certamente in questi ultimi anni si è reso per la prima volta comune quell'amore che con nuovo nome, siccome nuova cosa, si è chiamato sentimentale; quell'amore di cui gli antichi non ebbero appena idea, o che sotto il nome di platonico, apparendo talora in qualche raro spirito, o disputandosene tra' filosofi e gli scolastici, è stato finora riputato o una favola e un ente di ragione e chimerico, o un miracolo, e cosa ripugnante alla universal natura, o un impossibile, o una cosa straordinarissima, o una parola vuota di senso, e un'idea confusa; e veramente ella è stata, si può dir, tale finora, cioè confusissima e da' filosofi piuttosto nominata che concepita, e da' più savi, come tale, derisa e stimata incapace di mai divenir [3912] chiara. Questa eccessiva moderna spiritualizzazione dell'amore, la quale con proprio vocabolo chiamiamo amore sentimentale, risponde alla suprema spiritualizzazione delle cose umane, che in questi ultimi tempi ebbe ed ha luogo.

E come dalla spiritualizzazione delle cose umane sia nata e dovuta nascere, e seco sempre in esatta proporzione crescere, e finalmente venire al colmo la spiritualizzazione dell'amore, e quindi il vago e l'indefinito che ora è proprio di questa passione e de' sentimenti dell'un sesso verso l'altro, è manifesto e facile a spiegare colle cose predette. […]

Così i sentimenti e le idee che appartengono alla passion dell'amore, pigliarono sempre più dell'indefinito a proporzion della civilizzazione (e quindi essa passione divenne, non v'ha dubbio, incomparabilmente più dilettosa) […]

Del resto, tornando al primo proposito, come l'immaginazione e il mistero particolare ec. influisce sommamente e modifica ec. l'amore anche il più corporale verso gl'individui particolari d'altro sesso (o anche del medesimo sesso, secondo l'uso de' greci), cosi l'immaginazione e il mistero generale derivante dall'uso delle vesti influì nel modo che si è detto nel pensiero a cui questo si riferisce, e sempre e del continuo influisce generalmente sopra l'amore e i sentimenti ( anche i più materiali per principio, per iscopo ec.) dell'un sesso verso l'altro, considerato tutto insieme. E come la considerazione dello spirito che è cosa occulta, influisce su quella del corpo, e rende misteriosi e vaghi i sentimenti e le idee che da questo naturalmente e principalmente hanno origine, ed a questo propriamente, benché or più or meno apertamente e immediatamente e principalmente si riferiscono; così la considerazione del corpo divenuto anch'esso cosa, per la maggior sua parte, occulta e sottoposta all'immaginazione altrui più ch'ai sensi rende misteriosi ec. e spiritualizza nel modo il più naturale i sentimenti e le idee ec., e da una causa tutta materialissima nasce [3915] un effetto che ha dello spiritualissimo, del semplicemente spirituale, del più spirituale ch'alcuno altro ec. […]

2. Le dette osservazioni servono d'altro esempio confermante la prima mia proposizione, cioè quante passioni, sentimenti ec. anche tenerissimi ec. che paiono assolutamente naturali, anzi pure quante specie di passioni assolutamente e per origine e principio sieno puri effetti di circostanze, opinioni ec. e di accidenti che in natura non avrebbero avuto luogo. Infatti questo amor fraterno o paterno ec. verso individui d'altro sesso, così vivo per una parte, e per l'altra così distinto dagli altri amori verso il sesso differente, anche da' più puri, sembra bensì la più natural cosa del mondo, eppure è mero effetto delle circostanze, delle opinioni, delle leggi, le quali sono le vere madri di questa sorta di amore, che non par poter essere altro che opera e figlia della natura, e questa averla messa negli animi di propria mano, laddove senza le opinioni, costumi e leggi essa sorta di amore non avrebbe esistito, almeno in quel tal grado ec., e il genere umano ne sarebbe al tutto inesperto, e non saprebbe che cosa ella si fosse. Siccome accade veramente ne' selvaggi ec. che non abbiano leggi o costumi relativi ec. i quali non faranno mai difficoltà di usare colle sorelle, e amandole vivamente ciò non [3919] sarà in altra guisa che carnalmente ( poiché essi non sono capaci nemmeno degli altri amori sentimentali), altrimenti non le ameranno, o solo leggermente e senza trasporto, e come in quanto compagne abituate fin dalla nascita a convivere seco loro, come accade anche agli altri animali verso i loro abituali compagni, senza alcuna relazione alla conformità del sangue, e senza che questa abbia alcuna parte nel produrre quell'affezione, eccetto in quanto ella può esser causa di somiglianza ec. che serve all'amicizia, e in quanto ad altre circostanze estrinseche, e in somma diverse dalla semplice e propria consanguineità per se stessa, benché sieno anche suoi effetti.

[4293] [210927] p. 1151

Se fosse possibile che io m'innamorassi, ciò potrebbe accadere piuttosto con una straniera che con un'italiana. Quel tanto o di nuovo o d'ignoto che v'ha ne' costumi, nel modo di pensare, nelle inclinazioni, nei gusti, nelle maniere esteriori, nella lingua di una straniera, è molto a proposito per far nascere o per mantenere in un amante quella immaginazione di mistero, quella opinione di vedere e di conoscere nella persona amata assai meno di quello che essa nasconde in se stessa, di quel ch'ella è, quella idea di profondità, di animo recondito e segreto, ch'è il primo e necessario fondamento dell'amor più che sensuale. Oltre alla grazia che accompagna naturalmente ciò ch'è straniero, come straordinario.

 


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