NASCE LA COSTITUENTE

(QUI, APPROFONDITO, IL LUNGO LAVORO DELLA COSTITUENTE
E IL VARO DELLA COSTITUZIONE)


(IL DIVIETO AI SAVOIA)
(I RAPPORTI CHIESA E STATO)

18 GIUGNO 1946 - Dopo la comunicazione ufficiale del risultato fatta dalla Corte di cassazione che mette fine alle questioni sollevate dai monarchici, l'Italia diventa per scelta di popolo ufficialmente una repubblica democratica. Dopo l'assegnazione dei seggi del collegio unico nazionale - si apprende dall'Ansa - la composizione dell'Assemblea Costituente che ha il compito di elaborare il testo della Costituzione.
 Risulta come segue:

Democrazia Cristiana 207 Mov. Indip. Sicilia 4
Partito Socialista 115 Concentr. Dem Repub. 2
Partito Comunista 104 Partito Sardo d'Azione 2
Unione Dem. Naz, 41 Movim. Unionista It. 1
Uomo Qualunque 30 Part. Cristiano Sociale 1
Partito Repubblicano 23 Part. Democr. Lavoro 1
Blocco Naz. Libertà 16 Part. Contadini Italiani 1
Partito d'Azione 7 Fr. Dem. Progres. Rep. 1

   INAUGURAZIONE DELL'ASSEMBLEA COSTITUENTE


 25 GIUGNO 1946 - Roma - "Un'affluenza di pubblico quale si è raramente verificata anche nelle più solenni occasioni ha caratterizzato la prima seduta dell'Assemblea costituente, dando con la sua massa compatta che si estende su tutte le tribune l'impressione più viva del profondo interesse con cui il paese si accinge a seguire i lavori di queste assise elette dopo tanti anni di dispotismo dal libero voto del popolo.
E, come gremite sono le tribune, così l'aula appare occupata nella quasi totalità dei suoi scanni dai deputati di tutti i partiti.
Alle ore 16 il discorso inaugurale dell'On Orlando poi si alza a parlare il presidente del consiglio De Gasperi:

"Il governo -egli dice- saluta nell'Assemblea  l'espressione della sovranità popolare. Eletto il capo provvisorio dello stato, esso rimetterà nelle sue mani i poteri di cui era rivestito in questo periodo di transizione. Si compie così legalmente e pacificamente il più grande movimento della storia contemporanea d'Italia. Con tenacia, con ardimento, con disciplina di popolo, abbiamo gettato un ponte sull'abisso di due epoche, senza perdite di uomini e di materiale".
Si  procede alla votazione per la nomina del presidente dell'Assemblea. Votanti presenti 468; maggioranza 234. Saragat voti 401. Venditti 26, Giordani 2, Mentasti 1, Mazzoni 1, Andreotti 1, De Gasperi 1. nulle 2, bianche 31. Saragat viene eletto quindi presidente della Assemblea costituente. (Agenzia Ansa. ore 18)

26 GIUGNO 1946 - Il discorso inaugurale di Saragat:  "...Fate che il volto di questa repubblica  sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide" (Ag. Ansa, ore 12.00)

 ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO

28 GIUGNO 1946 - Alle 17.55 ultimate le operazioni di votazione e quelle di scrutinio il presidente comunica i risultati:
Votanti 504, maggioranza tre quinti 323. De Nicola 396. Facchinetti 40, Ottavia Penna 32, Orlando 12, Sforza 2, De Gasperi 1, Proja 1;  bianche 14, nulle 6.
Enrico de Nicola è il primo presidente della repubblica. La qualifica è tuttavia di "capo provvisorio dello stato", perchè sarò eletto soltanto dal  Parlamento quale sarà fissato dalla carta costituzionale.

 

13 GENNAIO 1947 - L'On. Saragat si è dimesso da presidente dell'Assemblea. L'8 febbraio con una votazione  viene eletto l'on Umberto Terracini. (Le cause è la scissione del PSIUP con i due grandi protagonisti Saragat -che accusa  la direzione di essere troppo vicini ai comunisti- si stacca e fonda il nuovo PSLI,  e Nenni con quelli che restano con lui fonda il suo partito riportando alla luce il logo PSI).

I SAVOIA

8 MARZO 1947 - IL DIVIETO DI SOGGIORNO AI SAVOIA - " Roma - Ecco il testo del decreto approvato dal Consiglio dei ministri nella sua ultima riunione con cui, in conseguenza del cambiamento istituzionale, si è ritenuto necessario stabilire il divieto di soggiorno nel territorio dello stato per i Savoia.

Art. 1 - E' vietato il soggiorno nel territorio dello stato agli ex re Vittorio Emanuele e Umberto di Savoia ed ai loro discendenti maschi.
Art.2 - In caso di trasgressionealle norme dell'articolo precedente si applicano le disposizioni della legge di Pubblica sicurezza concernenti gi stranieri espulsi dal territorio dello stato.
Art. 3 - Sino a quando non sarà provveduto in modo definitivo in ordine ai beni degli ex re Vittorio Emanuele, Umberto di Savoia e dei loro discendenti maschi, è nullo qualsiasi atto che abbia per effetto il trasferimento dei beni predetti esistenti sul territorio dello stato, ovvero la costituzione di diritti reali sui beni stessi" (Ag. Ansa, 8 marzo 1947, ore 12.00)

RAPPORTI TRA STATO E CHIESA

25 MARZO 1947  - Roma - Si discute sull'Art. 7. De Gasperi "Se si voterà contro l'articolo non saremo noi che apriremo una battaglia politica; sarete voi che aprirete in questo dilaniato corpo italiano una nuova ferita"

NENNI afferma "L'appello di De Gasperi a tutti i repubblicani perchè meditino le conseguenze che un voto negativo potrebbe avere non soltanto sulla pace religiosa ma anche sulla pace politica del paese non modifica l'atteggiamento del suo partito. I socialisti, con la coscienza di fare il loro dovere, voteranno contro l'Art. 7"

TOGLIATTI:  "Per quanto riguarda la prima parte, in cui si dice che lo stato e la chiesa cattolica sono organi nel proprio ordine indipendenti e sovrani, il gruppo comunista non ha difficoltà ad approvarla  nella sua precisa formulazione. Quanto alle seconda parte dell'articolo, in cui si stabilisce che i rapporti fra stato e chiesa siano regolati dai Patti Lateranensi, è essa che ha formato argomento alle più appassionate discussioni, ma anche su questo punto l'orientamento suo e del suo partito è preciso ed esplicito. Fin dal 1946, in occasione del quinto congresso comunista, pose, e il congresso approvò, come postulati del partito i seguenti: 
1) Rivendicare la libertà di coscienza, di fede, di culto e di propaganda religiosa; 
2) considerare definitivamente chiusa la questione romana; 
3) affermare che i Patti Lateranensi, essendo strumento bilaterale, non possono essere modificati che bilateralmente.

"La pace religiosa  - prosegue Togliatti - è stata permanentemente l'obiettivo del partito comunista. Ecco perchè la dichiarazione che egli è per fare potrebbe trasformarsi in un appello a tutte le altre parti della Camera di votare come i comunisti voteranno. Col suo voto egli comprende benissimo che la responsabilità che il partito comunista si assume è assai grave, più grave ancora di quella del partito socialista, ma il fatto essenziale è questo: la classe operaia non vuole scissione per motivi religiosi e non vuole intaccata l'unità morale e politica della nazione. Di queste due esigenze i comunisti non possono non tener conto.
Unico scopo che muove i comunisti è quello dell'unità delle masse lavoratrici in Italia. Per questa unità i comunisti voteranno a favore, e ciò facendo non credono di sacrificare nulla di se stessi, ma di contribuire alla ricostruzione del paese". (Animati commenti in tutti i banchi e vivi applausi alla estrema sinistra).

I risultati della votazione sono i seguenti: presenti e votanti 499, maggioranza 250: hanno votato a favore 350, votato contro 149. I due commi dell'Art. 7 sono approvati.
Hanno votato sì: democristiani, comunisti, qualunquisti, una parte dei liberali". (Ag. Ansa, 25 marzo, ore 24.00)
Togliatti a fine votazione non fu un buon profeta; infatti affermò con ottimismo 
"Questo voto ci assicura un posto al governo per i prossimi venti anni". (Ndr.)

L'APPROVAZIONE DELLA COSTITUZIONE >> 


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