Nel 1900 appare sulla scena politica il partito che sarà l'anima della sinistra europea
I SOCIALISTI  DEL  LABOUR  MISERO  IN CANTINA IL COMPAGNO MARX

 

DALLE
 TRADE UNION
A...

 

TONY
 BLAIR
 

di PAOLO AVANTI

Tony Blair, sorriso contagioso, faccia franca e leale, personalità brillante, immagine che comunica sicurezza, ha letteralmente stregato l'elettorato britannico ed è addirittura diventato un simbolo per la sinistra europea. Che è accaduto? Tony ha facoltà ipnotiche, è dotato di formidabili doti di persuasore occulto? Certamente Tony ha un'immagine forte, ma per capire le ragioni di questa "grande svolta" è necessario dare un'occhiata al passato, percorrere passo per passo la lunga e complessa storia durante la quale il Labour Party ha assunto il valore di una bandiera per tutti i movimenti e i partiti d'opposizione del Vecchio Continente.
Le sue origini sono da ricercarsi nel cartismo (raggruppamento politico-sociale che assunse il nome di "People's Charter", con riferimento al programma elaborato nel 1838 da Place e Lowett, i quali chiedevano, fra l'altro, il suffragio universale maschile, lo scrutinio segreto, il parlamento annuale e la soppressione del censo), nel movimento di Robert Owen e nei vari gruppi operai e socialisti del secolo XIX.

Il Partito Laburista nasce infatti nel 1900, dalla fusione della Social Democratic Federation (SDF) e dell'Indipendent Labour Party (ILP), ma in esso vi confluiscono una miriade di gruppuscoli della sinistra operaista inglese (Lega Socialista, Società Fabiana, ecc.). Ricostruire le varie fasi che hanno portato alla nascita del Labour Party sarebbe troppo lungo e complicato. Quello che interessa è capire subito quale struttura e quale linea ideologica si diede il neonato partito. Il quale si strutturò su un accordo tra l'ILP di Keith Hardie, primo vero leader dei laburisti, e le Trade Unions, i sindacati, che avevano rotto l'alleanza con il Partito Liberale (il cosiddetto lib-lab) e si accingevano a fare politica attiva.

In questa genesi troviamo le caratteristiche tipiche che caratterizzeranno tutta la storia del Labour Party: il ruolo determinante dei sindacati e una forte divisione interna. Ciò lo differenzierà dall'altro partito simbolo della sinistra europea, la SPD tedesca, esemplare per la solida organizzazione e la grande compattezza. Ma le differenze con il socialismo europeo non sono soltanto di ordine organizzativo. Il movimento laburista, infatti, fu subito ispirato agli interessi economici della classe operaia anziché ai principi politici socialisti. In poche parole, pur accettando alcuni principi rivoluzionari, il Labour, con tipico pragmatismo anglosassone, si preoccupa più dei salari e delle condizioni di vita dei suoi elettori che della costruzione di una nuova società ispirata agli ideali del marxismo.

Questo non esclude la presenza al suo interno di un'ala di estrema sinistra che spesso ne minerà la compattezza. Da una parte la destra moderata legata al gruppo parlamentare, dall'altra la sinistra radicale che fa riferimento alle Trade Unions, saranno i protagonisti di laceranti battaglie interne. Ma fu proprio questo suo tentativo di unire le ambizioni più rivoluzionarie con un pragmatismo democratico, il suo conciliare il rifiuto del comunismo con la durezza delle battaglie delle Trade Unions, la sua accettazione dello Stato con le istanze più rivoluzionarie, che fece guadagnare al partito la stima della sinistra europea e lo fece diventare un punto di riferimento per molti socialisti.

LA LEADERSHIP DI MACDONALD - I limiti delIa sua anima rivoluzionaria furono evidenti fin dai primi anni di vita del partito. Nel 1915 il Labour aderisce al governo di unità nazionale nato allo scoppio della Grande Guerra e presieduto da Herbert Asquith. Nel gennaio 1918, all'indomani della Rivoluzione d'ottobre, si dichiara contrario al bolscevismo. Nel giugno dello stesso anno viene redatto il primo vero programma laburista, il "Labour and the New Social Order", coincidente con l'introduzione del suffragio universale e i conseguenti primi, decisi successi elettorali del partito. Nel programma si richiede il salario minimo, un intenso piano di lavori pubblici, la nazionalizzazione delle ferrovie, delle miniere e dell'elettricità, il controllo democratico sulle industrie, l'imposta sui redditi terrieri e sul capitale e l'abolizione della Camera dei Lords. Con le elezioni del 1922 il Labour si attesta definitivamente come secondo partito britannico, dietro il Conservative Party. Si avvicina il giorno del primo governo laburista.

Il 24 gennaio 1924 Ramsay MacDonald entra al numero 10 di Downing Street, capeggiando un governo di coalizione con i liberali. Sarà un fallimento. Il sospetto di un legame tra un'ala del Labour Party e i comunisti farà rovinosamente perdere consensi al governo e l'alleanza si sfalderà. Di qui una svolta ulteriormente moderata, espressa inizialmente al congresso di Liverpool del 1925, dove si prese le distanze in modo inequivocabile dal comunismo e poi con la redazione del "Labour and the Nation", il nuovo programma del partito. L'aspirazione finale del partito era una vaga abolizione del capitalismo e l'eguaglianza nel campo dell'istruzione, ma questo senza prevedere drammatiche alterazioni delle posizioni sociali.

IL PESO DELLE TRADE UNIONS Nel 1929 MacDonald ci riprova, con un governo di minoranza sostenuto dall'appoggio esterno dei liberali. Il momento è economicamente drammatico, ma anche in questo caso le divisioni interne al Labour saranno esiziali per l'esperienza governativa. MacDonald applica con coerenza i principi laburisti, ma l'inflazione e i conti pubblici non tengono. Il governo elargisce troppi sussidi ai disoccupati, e i conti non tornano. Quando MacDonald decide di invertire la rotta e di varare un programma economico più rigido, le Trade Unions si ribellano, dimostrando tutto il loro potere di condizionamento nei confronti del Labour Party. MacDonald, messo in minoranza, presenta al Re le proprie dimissioni, ma il sovrano le respinge. Allora MacDonald vara un governo allargato con liberali e conservatori. Ma, tra i laburisti, sono in pochi a seguirlo. Alle elezioni vi è la resa dei conti. I laburisti vengono sonoramente sconfitti e il gruppo vicino a MacDonald viene espulso dal partito. Nuovo leader diventa George Lansbury, dell'ala sinistra.

Sarà in questo periodo che il partito laburista sposerà in pieno le teorie economiche di Keynes, vale a dire il welfare state e l'interventismo dello Stato nell'economia.
Nel periodo della seconda guerra mondiale, il Labour Party si compatta con il resto del Paese dietro la leadership del conservatore Winston Churchill nell'eroico sforzo di combattere il nazismo.

LE CONQUISTE LABURISTE Sorprendentemente, alla fine della guerra l'elettorato volta le spalle al trionfatore, e premia Clement Attlee e il partito laburista, che si presenta con un programma di ampie nazionalizzazioni (miniere, Banca d'Inghilterra, trasporti ferroviari e stradali, gas, elettricità) e di forte riformismo sociale. La politica laburista si compendia nella consapevolezza di un dissidio teorico e pratico fra l'Inghilterra e l'URSS. In sostanza, il Labour vara una politica di grande riforme di stampo keynesiano che segneranno la Gran Bretagna fino agli anni Ottanta, ma senza metterne in discussione la struttura capitalista. Gli obiettivi ufficiali rimangono quelli della costruzione dello stato assistenziale e del raggiungimento del pieno impiego, le nazionalizzazioni e la giustizia redistributiva. 
Con il National Assurance Act e il National Assistence Act il sistema di sicurezza sociale viene rimodellato su basi più avanzate. Nel 1947 si crea il National Health Service, il Servizio sanitario nazionale, in base al quale cure mediche e ospedaliere diventano gratuite. Riforme storiche che però non modificano la realtà della crisi economica ereditata dalla guerra, da affrontare con l'austerity (e con gli aiuti americani del piano Marshall). Le spese per il riarmo e una politica sociale troppo generosa scatenano l'inflazione e il conseguente peggioramento della crisi. Il governo Attlee si avvia così alla sconfitta.

Difficoltà a parte, le conquiste sociali e le riforme dei laburisti sono sentiti dalla società britannica come fatti acquisiti, indiscutibili, tanto è vero che il governo conservatore che succederà ad Attlee, presieduto da Churchill, manterrà intatte le riforme del Labour, inaugurando il neotorismo o conservatorismo illuminato. I conservatori, per vincere, si devono appiattire sulla politica laburista. Ed è questa la vera vittoria del partito laburista. Un partito che al governo ha sempre pagato le sue divisioni interne e la renitenza delle Trade Unions di accettare una politica più moderata, ma che con il suo riformismo ha saputo dare un volto alla Gran Bretagna del dopoguerra.

LE SPACCATURE NEL PARTITO - Il Labour continuerà ad alternare la sua anima di sinistra con quella più moderata. Nel 1959 vi è la spaccatura sull'abolizione dell'articolo 4 dello statuto del partito (quello che prevedeva la proprietà collettiva dei mezzi di produzione). Nell'ottobre del 1960, il partito si pronuncia a favore del disarmo nucleare unilaterale. Poi i laburisti si dividono di nuovo sull'ingresso nel Mercato Comune Europeo. Nel 1964 va al governo Harold Wilson. Non è un periodo positivo per l'economia britannica: salgono i prezzi e i salari, aumentano scioperi e malcontento. Wilson è costretto a restrizioni sulla spesa pubblica e sui salari, vara una riforma della pubblica amministrazione e limita il diritto di sciopero (altro segno di attrito con le Trade Unions). Dopo una parentesi conservatrice (Edward Heath), il Labour torna a Downing Street ancora con Wilson nel 1974. Sarà l'ultima volta.

La politica di Wilson è sotto il segno del più classico "tax and spending". Le tasse salgono, Wilson firma un patto sociale con i sindacati, ma le tensioni restano. Messo in minoranza nel partito, Wilson lascia. Gli succede James Callaghan, travolto da una gravissima crisi economica. I laburisti perdono la maggioranza ai Comuni (siamo nel 1978) e sono costretti ad un accordo con i liberali. Al congresso di Blackpool vince la sinistra interna. Quando Callaghan propone una politica dei redditi e un ribasso del tetto degli aumenti salariali per contenere l'inflazione, le Trade Unions si oppongono in modo deciso. Si moltiplicano gli scioperi, Callaghan perde il controllo della situazione e l'opinione pubblica britannica scivola inesorabilmente a destra.

L'ERA THATCHER E GLI ERRORI DEI LAB - Nel 1979 ha inizio l'era THATCHER, che con la sua politica liberista cambierà il volto della Gran Bretagna. Per il Labour è l'inizio di 18 anni di disfatte e spaccature. Cambiano i leader, ma Downing Street rimane off-limits per i Labours. Nel 1980 Michael Foot, della sinistra moderata, sostituisce Callaghan, ma il Labour non abbandona un certo massimalismo di sinistra ormai superato e poco presentabile. Il programma del 1981 prevede ancora il ritiro dalla CEE, il disarmo atomico unilaterale, l'eliminazione delle scuole e degli ospedali privati, la rinazionalizzazione senza indennizzo delle società privatizzate dalla Thatcher. Tutto ciò provoca una mini-scissione della sinistra moderata e l'ulteriore spostamento a sinistra delle Trade Unions. 

Nel 1983 ci sarà l'inevitabile sconfitta elettorale. Le conseguenze saranno notevoli. Leader del partito diventa Neil Kinnock, dell'ala moderata. Il sindacato, infiacchito dalla sconfitta subita nel lungo scontro con la Lady di ferro, accetta il compromesso con l'ala moderata di Kinnock e perde consensi. Ma ciò non basterà per tornare al governo. Dopo la sconfitta del 1987, Kinnock virerà decisamente verso il centro, abbandonando, tra le altre cose, il dogma del disarmo unilaterale e l'opzione anti-europeista. Nella sfida con JOHN MAJOR i laburisti propongono un inasprimento della tassa sul reddito e un aumento dei contributi assistenziali per i lavoratori dipendenti. Nonostante il grigiore del loro leader, vincono ancora i Tories, segno che certe politiche non pagano più. L'ha ben capito BLAIR, che ha varato un programma quasi thatcheriano per riportare il Labour a Downing Street. 

Come negli anni '50-'60, i conservatori si erano appiattiti sul riformismo laburista, ormai dato per acquisito, ora si verifica il contrario. "The real winner", il vero vincitore: così ha titolato recentemente "Newsweek" riferendosi a Margaret Thatcher. I programmi dei due contendenti, John Major e Tony Blair, sono infatti decisamente simili e ispirati al credo della "iron lady". Ma anche in questo il Labour Party sembra porsi come punto di riferimento per la sinistra europea. Abbandonate le sue posizioni storiche, TONY BLAIR sembra indicare la via da seguire per il rinnovamento della sinistra, ancora una volta nel nome del pragmatismo anglosassone: niente battaglie ideologiche, ma che si facciano i conti con la realtà. Quanto Blair sarà in grado di "addolcire" il thatcherismo con la tradizionale attenzione alle tematiche sociali tipica dei laburisti, per ora non è dato sapere. E' un quesito a cui solo il futuro potrà dare una risposta. In ogni caso, forse non è più il caso di parlare di laburismo.

 

di PAOLO AVANTI

Ringraziamo per l'articolo
(concesso gratuitamente) 
il direttore di
 


  dai comunicati stampa (Ndr.)

4 MAGGIO 1979  - Svolta in Inghilterra. Uno spostamento dell'opinione pubblica europea verso posizioni liberalconservatrici. Con il 44% dei voti i conservatori ottengono la maggioranza assoluta con la loro leader MARGARET THATCHER (dal 1975 era a capo del partito che ebbe tra i suoi capi Churchill). E' la prima donna a insediarsi al famoso n.10 di Downing Street. Cinquantaquattrenne, laureata in legge, consulente fiscale alla City, sposata madre di tre figli.

22 NOVEMBRE 1990 - Oggi, la  premier inglese Margaret Thatcher si è dimessa. 
Con il soprannome di "dama di ferro", convincendo gli inglesi che avrebbe risanato l'economia  disastrata, ha vinto tre elezioni. Ha governato per 11 anni con fermezza. Privatizzato le industrie pubbliche, chiuso le miniere passive, incentivato la libera iniziativa, ridimensionata l'assistenza pubblica, varato riforme fiscali con un liberalismo esasperato,  con tanto decisionismo e una forte opposizione al Welfare State. Famosa anche la sua risolutezza con l'Argentina nella guerra delle Falkland.
Subito diventata un personaggio di prestigio internazionale, alla fine degli anni Ottanta con l'aumento dell'inflazione, della disoccupazione e l'introduzione del balzello (iniquo e regressivo) della poll tax, che ha  provocato dimostrazioni e scontri nel 1990, gli stessi compagni di partito, hanno poi messo in discussione la sua leadership soprattutto a causa della politica di chiusura verso l'Europa. 
Fiutato il  complotto, non ha aspettato il verdetto e ha colto tutti in contropiede, dando le dimissioni con una frase ad effetto "Mi arrendo, ma non mi pento".
Il "Thatcherismo" ha influenzato molto l'Europa (Reagan la lodava e molti europei hanno finito per scimmiottare le sue riforme). Se ha segnato l'inizio o la fine di un'epoca, sarà la storia a giudicare".

27 NOVEMBRE 1990 - Il nuovo leader dei conservatori, è stato nominato oggi primo ministro del Regno Unito. E' JOHN MAJOR di 47 anni (il più giovane del secolo) ex ministro delle Finanze .

21 LUGLIO  1994 - Un'altra svolta in Inghilterra; "anti-thacheriana ma non troppo". L'inquilino del n.10 di  Downing Street  è Tony Blair, il nuovo leader del Partito laburista.

9 FEBBRAIO 1998 - SUPER ULIVO PLANETARIO? - arriva la proposta dal premier britannico BLAIR. "Creare un' Internazionale del centrosinistra che comprende partiti come quello democratico americano di Clinton. Un Ulivo europeo".


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