Storia del processo d'unificazione - La struttura del sistema  

 

 LA BANCA CENTRALE EUROPEA

 di LUCA MOLINARI

INTRODUZIONE

La Banca centrale europea (BCE) non era prevista nell’impianto originario della Comunità europea, ma la necessità di un organismo di controllo della nuova moneta comune cominciò ad evidenziarsi fin dall’inizio del processo di unificazione monetaria dei Paesi dell’Unione europea.

Cominciò, così, un lungo periodo di gestazione dal quale è scaturita questa importante istituzione comunitaria il cui principale compito è definire e gestire la politica monetaria dell’Unione. Una dei suoi principali incarichi consiste nel creare moneta e stabilirne il tasso al quale viene data e presa in prestito nei Paesi dell’UE che hanno aderito all’Euro.

La struttura e la composizione della Banca centrale europea furono stabiliti con il trattato di Maastricht dal 1992 per assicurare un organismo indipendente e sovranazionale in grado di garantire la stabilità dei prezzi nei Paesi della zona Euro, zona monetaria in cui vivono quasi 300 milioni di persone che detengono più di un quinto dei beni e dei servizi dell’intero globo.

L’importanza ed il potere della BCE è ben percepibile anche, e soprattutto, alla luce delle tensioni e delle trattative che si sono verificate nel momento della scelta del suo Governatore e nella decisione scaturita, ossia la proposta di una futura staffetta tra i due contendenti: l’attuale Governatore, l’olandese Duisemberg, e colui che gli dovrebbe succedere, entro pochi anni prima della scadenza naturale del mandato, il francese Trichet.

Una breve e concisa analisi della storia, della struttura e dei compiti della Banca centrale europea è proprio l’obiettivo di questo elaborato.

CAPITOLO PRIMO

I governi dei Paesi europei fin dalla seconda metà del XIX secolo cercarono di giungere ad una maggiore armonia dei mercati valutari avendo come obiettivo principale la stabilità dei prezzi e delle valute.
Testimonianza di questi sforzi per giungere ad una più generale unione monetaria furono “l’Unione latina” (sistema bimetallico oro-argento) a cui fecero seguito il “gold standard” ed una serie di intese, nel II dopoguerra, in seno ai primi accordi della nascitura Comunità europea.

A tal proposito vale la pena ricordare “l’Unione europea dei pagamenti” che facilitò la ripresa degli scambi commerciali tra gli Stati Uniti d’America e gli stati europei: le monete europee venivano scambiate tra loro e con il dollaro ad un tasso di scambio prefissato. Tale modello, detto “sistema di Bretton Woods”, segnava l’affermazione del ruolo di leadership degli Stati Uniti e rendeva superflua la ricerca di uno specifico ordine monetario europeo come si può notare nel ruolo marginale riservato a tale argomento nei testi comunitari (Risoluzione di Messina, Trattato di Roma) del 1955 e del 1957.

Il “Trattato di Roma” si proponeva e realizzava la nascita di un Comitato di coordinamento delle politiche monetarie negli stati e degli Stati dell’Unione.
Il Consiglio dei Ministri della Comunità, nel 1964, affiancava a tale Comitato monetario un altro Comitato, avente sempre funzioni consultive, composto dai Governatori Generali delle Banche Centrali di ogni singolo Stato della Comunità europea.

In materia monetaria i Paesi europei hanno molto in comune e la storia europea dimostra che sono state tentate una molteplicità di esperienze di unificazione monetaria, ma nessuna è stata coronata da successo, pur costituendo precedenti importanti per l’Unione Economica e Monetaria europea. I fondamenti teorici della moneta europea risalgono agli anni ’60.

Nel 1970 il premier lussemburghese Werner elaborò un omonimo piano per conseguire l’unione monetaria nel 1980 e una delle principali tappe fu, nel 1972, la nascita del “serpente monetario”, un accordo tra le monete di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania Federale, per limitarne la variazione dei tassi di scambio. Inizialmente tale prospettiva si rivelò assai ardua e difficile e poté trovare reale attuazione a partire dal 13 marzo 1979 con la nascita del Sistema Monetario europeo.

Nel 1975 si era teorizzata una moneta-paniere, composta da quantità fisse di tutte le valute della Comunità, che troverà attuazione nel 1979 sotto il nome di Ecu.

Un lungo dibattito ha successivamente permesso di delineare i vantaggi della moneta unica per l’Unione europea. Dopo la firma del trattato di Maastricht, nel 1992, la moneta unica è stata programmata per il 1 giugno 1999. Il processo è oggi irreversibile e la realizzazione dell’Unione Economica e Monetaria europea è ben delineata.

A partire dal 1 gennaio 1999 ogni pagamento per via scritturale (versamento, assegno, ecc. …) potrà realizzarsi in Euro. Durante il periodo di transizione (1 gennaio 1999 – 31 dicembre 2001) il pagamento potrà essere effettuato ancora con la moneta nazionale.

Il tasso di cambio tra la moneta nazionale e l’Euro è stato fissato in modo definitivo il 1 gennaio 1999 quando è iniziata la terza fase dell’Unione Economica e Monetaria.

Tale tasso comporta 6 cifre in tutto e non potrà essere arrotondato né in eccesso, né in difetto: il franco belga, ad esempio, ha 2 cifre prima della virgola e 4 dopo. Il valore numerico del tasso di scambio è stato stabilito in maniera definitiva.

A partire, al più tardi, dal 1 gennaio 2002 cominceranno ad esserci le monete e le banconote in Euro. Fino al 30 giugno 2002 le monete nazionali saranno progressivamente ritirate dalla circolazione per lasciare campo libero alla nuova ed unica moneta comune europea: l’Euro.

Dal 1 luglio 2002, quando per essere virtualmente utilizzata come unità di contro per transizioni delle banche centrali e soprattutto per stabilire quale Banca centrale dovesse intervenire nel caso in cui il tasso di cambio tra 2 monete avesse superato i limiti, ogni pagamento per via scritturale potrà avvenire solamente tramite Euro, unica moneta con cui tutte le fatture e le note saranno redatte.

Sul finire degli anni ’80 vi fu un Comitato di studi presieduto dal Presidente della Commissione europea, il francese Jacques Delors il cui compito fu il delineare i caratteri e determinare la struttura generale di un nuovo organismo europeo di controllo delle valute e dell’Euro: prendeva forma l’idea ed il disegno della BCE che sarebbe nata solo poco tempo prima del varo della nuova moneta unica europea.

Nel 1994 era stato varato l’Istituto monetario europeo che aveva essenzialmente due funzioni: accrescere la cooperazione tra le banche centrali dei Paesi dell’Unione nel campo delle politiche monetarie e realizzare il corpo giuridico ed amministrativo in cui inserire la futura Banca centrale e la futura moneta unica.

Il secondo compito, quasi paradossalmente, è risultato molto più complesso rispetto al primo, anche a causa del poco tempo ed dei non molto numerosi mezzi avuti a disposizione.
Solo lo sforzo congiunto di tutti i Paesi e dei Governatori delle singole Banche centrali nazionali ha reso possibile il raggiungimento, attraverso il lavoro svolto dai comitati e dai sottocomitati dell’Istituto monetario europeo, dell’obiettivo.
Una volta nata la Banca centrale europea l’Istituto monetario europeo ha cessato le proprie funzioni passando tutti i poteri alla BCE che, dotata del potere di decisione per quanto riguarda la propria composizione, dovrà approvare il lavoro svolto dall’Istituto monetario potendovi, anche apportare delle modifiche nelle parti in cui riterrà necessario.

SCHEDA INFORMATIVA -  EURO: COME E QUANDO

Dal 1 gennaio 1999 ogni pagamento per via scritturale potrà realizzarsi sia in Euro, sia con le tradizionali monete nazionali. Il tasso ufficiale e definitivo tra le singole valute nazionali e l'Euro è stato fissato definitivamente il 1 gennaio del 1999. Dal 1 luglio 2001 i pagamenti per via scritturale potranno avvenire soltanto tramite l’Euro che entrerà definitivamente in circolazione soppiantando le monete nazionali al più tardi il 1 gennaio 2002.

EURO – VOCABOLARIO

INS: indica i paesi partecipanti alla zona Euro.

PRE – INS: indica i paesi che in una prima fase non entrano nella zona Euro in quanto non hanno soddisfatto tutti i criteri di convergenza, ma aderiranno all’Euro in un secondo momento.

OPT – OUT: indica quei paesi (Gran Bretagna, Svezia e Danimarca) che, pur avendo soddisfatto tutti i parametri di convergenza, hanno preferito, in una fase iniziale, non aderire all’Euro.

BCE: Banca Centrale Europea, ha lo scopo di guidare la politica monetaria e di scambio nella zona Euro; inoltre il suo compito principale è assicurare la stabilità dei prezzi nella zona di sua influenza.

CAPITOLO SECONDO

Uno dei principali punti del processo di unificazione monetaria risiede nell’aver attribuito e riposto tutto il potere di coordinamento e di attuazione delle politiche monetarie, comprese le decisioni che hanno a che fare con i bilanci delle Banche centrali nazionali e che influenzano i tassi di cambio e di interesse, alla Banca centrale europea.

Tale istituto ha risolto alle origini tutte le difficoltà e tutti gli squilibri tipici dei precedenti tentativi di unificazione monetaria, perché racchiude i poteri decisionali del campo monetario in una istituzione sovranazionale ed indipendente.

Molto importante è l’aspetto sovranazionale dell’istituto bancario centrale europeo in quanto le politica monetaria, in un’area interessata da un’unica moneta, deve necessariamente essere realizzata in maniera unitaria ed avere caratteristiche comuni a tutti i Paesi interessati; l’aspetto di indipendenza della Banca centrale europea deriva dall’essersi ispirato al modello della Banca centrale tedesca che, invece, gode di una forte e completa autonomia rispetto al potere politico di governo.

L’autonomia e l’indipendenza sono due caratteristiche fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi.

La Banca centrale europea ha il compito primario di gestire il sistema monetario comunitario guardando, soprattutto alla stabilità dei prezzi ed all’intero sistema economico nella sua complessità.

Gli obiettivi, quindi, sono stati posti dalla politica, ma gli strumenti ed i percorsi seguiti per il loro conseguimento sono tutti collegati alla discrezionalità ed alle scelte sovrane compiute dalla BCE.

Questa accentuata autonomia coordinata con una forte responsabilizzazione dei vertici della medesima Banca centrale, sono uno dei principali motivi per cui è stato possibile giungere ad un’unica moneta anche in assenza di un unico governo europeo: sottraendo l’Euro alla discrezionalità ed alle turbolenze della politica quotidiana delle singole nazioni gli si è dato un governo stabile ed in grado di permetterne una crescita forte e robusta dopo anni di gestazione difficile e complessa.

La Banca centrale europea agisce in collaborazione ed in accordo con il Sistema europeo di banche centrali nei limiti delle norme stabilite dai rispettivi statuti e dal Trattato di Maastricht (dalle cui deliberazioni sono nate) andando a comporre il Sistema europeo di banche centrali.

Si vieta alla BCE di finanziare il debito pubblico dei singoli Stati fissando così una forte divaricazione fra gli istituiti bancari ed i governi a difesa, anche dell’indipendenza dell’istituto Banca centrale europea.

L’indipendenza dei singoli membri della BCE è determinata dall’aver posto limiti e termini temporali ben stabiliti ai membri componenti dell’organismo bancario comunitario:

– i membri del Comitato esecutivo della BCE restano in carica otto anni e possono essere rimossi dall’incarico solo se hanno compiuto gravi reati od in caso di seri impedimenti di natura fisica allo svolgimento delle proprie funzioni;

– i Governatori delle singole Banche centrali comunitarie, che fanno parte degli organismi direttivi della BCE, non possono ricoprire il proprio ruolo per una durata inferiore ai cinque anni.

Inoltre anche gli statuti delle singole Banche centrali nazionali si sono dovuti modificare in modo da adeguarsi a questo clima di autonomia degli istituti bancari centrali, nazionali o comunitari che siano.
Ma autonomia ed indipendenza non sono affatto sinonimo di isolamento ed astrazione rispetto alle istituzioni politiche dell’Unione europea.
Le istituzioni comunitarie, sia di natura politica, sia tecnico-economica, dovrebbero operare in una stretta e completa reciproca collaborazione in modo da assicurare uno sviluppo del processo di integrazione europeo a partire, proprio, dal completamento dell’operazione Euro.

I legami tra la Banca centrale europea e le altre strutture comunitarie vengono evidenziati nei seguenti momenti:

– il Governatore ed i membri del Comitato esecutivo della BCE vengono nominati dai Governi dei Paesi membri, dopo aver consultato il Parlamento europeo, il Consiglio dei Ministri europeo e del consiglio direttivo della medesime BCE;

– un membro della Commissione europea ed il Presidente del Consiglio dei ministri finanziari della UE possono partecipare, senza diritto di voto alle assemblee della BCE così come il Presidente della BCE viene invitato a partecipare alle riunioni del Consiglio dei ministri finanziari europei quando sono in discussione argomenti relativi a questioni di politica monetaria;

– la Banca centrale è tenuta annualmente alla presentazione all’Europarlamento, al Consiglio europeo ed alla Commissione di una relazione nella quale deve illustrare l'attività del Sistema europeo di banche centrali;

– vi è la possibilità di audizione dei membri della BCE presso le apposite commissioni del Parlamento europeo;

– la BCE ha il compito di fornire informazioni dettagliate e periodiche della propria attività e della situazione economica, finanziaria e monetaria dell’Unione europea attraverso i mezzi di stampa in modo che tutti i cittadini possano prendere atto delle attività della medesima anca centrale europea.

Come si vede l’attività della Banca centrale europea è controllabile soprattutto da parte dei mezzi di informazione che possono offrire un quadro dettagliato completo dello stato di salute dell’organo centrale di governo delle politiche monetarie comunitarie.

CAPITOLO TERZO

Il sistema composto dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea è un sistema federale costituitosi sul modello statunitense e, per avere un esempio “più europeo”, su quello tedesco.
L’azione del Sistema delle banche centrali europee vede la coazione delle singole banche centrali dei quindici paesi membri e della BCE, tenendo presente una diversificazione dei compiti e dei livelli di intervento dei singoli istituti bancari.
Si è parlato di tale sistema come di un sistema federale in quanto si assiste alla presenza accentrata di un unico organo decisionale al vertice dell’apparato bancario e di un forte decentramento operativo per quanto riguarda le singole attività.
Rispetto ai modelli precedentemente citati (modello USA e RFT), il Sistema delle banche centrali europee gode di un maggiore grado di decentramento in quanto opera in un sistema più ampio con notevoli e più marcate discrepanze tra le singole realtà regionali dell’Unione europea.

Partecipano al suddetto Sistema delle banche centrali anche i rappresentanti delle banche centrali di quei quattro paesi (Svezia, Regno Unito, Danimarca e Grecia) che non sono ancora entrati nell’Euro.
Il decentramento accentuato delle funzioni operative del sistema descritto, favorisce una forte responsabilizzazione dei singoli istituiti di credito nazionali e tutela l’indipendenza dei medesimi.

Il decentramento delle funzioni operative implica le seguenti conseguenze:

– le aziende di credito continuano a mantenere le proprie disponibilità liquide presso le singole banche centrali nazionali;

– la raccolta e la diffusione di statistiche e tabelle inerenti le attività monetarie e finanziarie che, però, vengono analizzate e assemblate dalla BCE;

– la stampa di banconote in Euro che viene distribuita tra le singole banche nazionali che, così, possono salvaguardare le conoscenze ed i macchinari già in loro possesso;

– vigilanza sui sistemi bancari, mercati finanziari ed intermediari non bancari;

– tesoreria dei beni appartenenti alla pubblica amministrazione e dei personali in attività presso i medesimi istituti bancari centrali nazionali.

In caso di eccezionali eventi che richiedano tempi di decisione molto rapidi le singole banche nazionali devono rinunciare al proprio decentramento operativo cedendo il passo all’azione della Banca centrale europea.
Il modello federale e decentrato descritto serve a rispettare la storia e le culture dei singoli stati in modo da non forzare troppo il processo di integrazione europeo rischiando di metterlo a rischio. Si vuole realizzare un’unione, sia politica sia economica, data dal reciproco rispetto delle differenze che vengono vissute non come limiti, ma come fonti di reciproca ricchezza.
Il legame tra il centro e la periferia del sistema bancario federale europeo viene assicurato soprattutto attraverso la realizzazione di reti telematiche in grado di assicurare comunicazioni, diffusione e conoscenza delle attività in tempo reale.

Esiste un modello definito “a raggiera” per cui le informazioni vengono in possesso della BCE e poi, se questa lo ritiene necessario, vengono trasmesse alle banche centrali nazionali.

CAPITOLO QUARTO
Schema della struttura interna del Sistema delle banche europee

Il Consiglio direttivo: composizione e funzioni

Il Consiglio direttivo è composto di numerosi membri che, a loro volta partecipano anche ad altri organi decisionali.

Fanno parte del Consiglio direttivo il Comitato esecutivo ed i Governatori delle singole Banche centrali nazionali.

   All’interno di tale Comitato ogni membro ha diritto ad un unico e singolo voto e le decisioni vengono prese a maggioranza semplice, anche se per deliberare occorre la presenza di almeno dei due terzi dei membri, ma, per evitare eventuali ostruzionismi, tale condizione non sussiste in caso di convocazione straordinaria del Comitato direttivo da parte del suo Presidente.
Compito del Consiglio direttivo della BCE è il porsi come l’organo decisionale di maggiore importanza del Sistema delle banche europee. Sono suo compito tutte le decisioni da adottare nel campo della politica monetaria comunitaria e per l’adempimento dei compiti e degli obiettivi previsti per il Sistema delle Banche centrali.
Importante è, quindi, la volontà e la necessità di tracciare il quadro finanziario internazionale in cui poi avranno luogo le azioni di politica monetaria comunitaria.

Altri compiti affidati al Consiglio direttivo si possono riassumere nei seguenti punti:

– organizzazione interna del personale e dei regolamenti della BCE;

– funzioni consultive della BCE;

– proporre modifiche allo statuto della BCE da essere approvati con procedura semplificata (cioè senza il voto indispensabile del Parlamento europeo);

– portare all’attenzione delle autorità comunitarie e nazionali problemi e questioni ritenuti degni di rilevanza;

– ha un ruolo di notevole importanza per quanto riguarda la politica di cooperazione internazionale in quanto è proprio il Comitato direttivo a stabilire la rappresentanza del Sistema delle banche centrali europee presso le altre istituzioni creditizie internazionali;

– autorizza, in via esclusiva, l’emissione di banconote negli stati dell’Unione europea.

Il Comitato esecutivo: composizioni e funzioni

Il Comitato esecutivo è composto dal Presidente e dal vicepresidente della BCE e da quattro altri membri.

La nomina di tali membri componenti il Comitato esecutivo deve avvenire in comune accordo da parte dei singoli governi dell’Unione europea. Ogni membro componente dura in carica per un periodo di otto anni ed il suo mandato non è rinnovabile (solo in questa prima fase i mandati sono di durata diversa in modo da poter creare, nel futuro, un ricambio scaglionato del Comitato).

Attualmente il Comitato esecutivo è così composto: Wim Duisemberg (Presidente), Christian Noyer (vicepresidente), Otmar Issing, Tommaso Padoa-Schioppa, Sirkka Haemaalaeinen, Eugenio Domingo Solans.

Sostanzialmente, come già si può intuire dal termine “esecutivo”, compito primario di questo Comitato è dare attuazione alle decisioni ed alle deliberazioni del Comitato direttivo. Il Comitato esecutivo, in sintesi, deve gestire glia affari correnti della Banca centrale europea, compito di notevole importanza e grande responsabilità.
Fondamentale è la stesura e la redazione del bilancio della Banca centrale europea tenendo presenti i criteri stabiliti dal comitato direttivo.
Anche nel Comitato esecutivo ogni membro dispone di un solo voto e le decisioni vengono prese a maggioranza semplice dei votanti.

Il Consiglio generale: composizione e compiti

È un organo molto importante, composto dal Presidente e dal vicepresidente della BCE e dai Governatori delle singole banche centrali nazionali, che si pone l’obiettivo di coordinare l’azione delle banche centrali dei paesi che hanno aderito all’Euro e quelle che, per scelta o per necessità, non vi hanno immediatamente.

In seno a tale organismo continua un lungo, complesso e difficile processo preparatorio e di tessitura per portare a compimento il processo di realizzazione della moneta unica europea.
Per entrare a far parte dell’Euro in una seconda fase, ogni Paese che desideri ciò, deve dimostrare di aver collaborato al programma di controllo dei tassi di cambio previsto dal Consiglio generale per almeno due anni.
Altre funzioni proprie del Consiglio sono di natura più tecnica, ossia la raccolta e la diffusione di dati, rapporti e statistiche sull’andamento del sistema monetario europeo.

Luca Molinari (Agosto 2000)
BIBLIOGRAFIA
Francesco Papadia, Carlo Santini, La Banca centrale europea, il Mulino, Bologna 1998
Lorenzo Bini Smaghi, L’euro, il Mulino, Bologna 1998


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