Scienziati italiani, e colleghi di tutto il mondo, seriamente preoccupati per il ghiacciaio dell’Apocalisse: cosa c’è da sapere.
Il pianeta sta lanciando segnali sempre più chiari e difficili da ignorare. Tra questi, uno dei più inquietanti arriva dall’Antartide occidentale, dove il ghiacciaio Thwaites – ribattezzato ormai ovunque “Ghiacciaio dell’Apocalisse” – sta mostrando un’accelerazione del suo collasso che gli scienziati non avevano mai registrato prima.
Un gigante di ghiaccio che, se dovesse cedere, potrebbe cambiare il volto delle coste mondiali e riscrivere la geografia del pianeta.
Il “Ghiacciaio dell’Apocalisse”, la preoccupazione degli scienziati
Il Thwaites è un colosso fragile. Le correnti oceaniche più calde stanno penetrando alla base del ghiacciaio, scavando gallerie invisibili e minando la stabilità dell’intera struttura. Negli ultimi trent’anni la velocità della fusione è raddoppiata, un dato che mette in allarme la comunità scientifica internazionale. La piattaforma orientale, considerata la parte più instabile, è sotto pressione costante e mostra segni di cedimento sempre più evidenti.
La domanda che gli esperti si pongono è semplice e allo stesso tempo spaventosa: cosa accadrebbe se il Ghiacciaio dell’Apocalisse collassasse? Le stime parlano di un innalzamento del livello dei mari di oltre tre metri, un cambiamento che avrebbe conseguenze devastanti per le città costiere di tutto il mondo. Ma non finisce qui: il crollo del Thwaites potrebbe trascinare con sé altri ghiacciai adiacenti, innescando una reazione a catena dalle proporzioni globali.
Il “tallone d’Achille” del Thwaites, come lo definiscono gli scienziati, è una zona particolarmente vulnerabile che sta mostrando segnali di cedimento accelerato. Ed è proprio osservando fenomeni estremi come questo che i climatologi cercano di interpretare ciò che potrebbe accadere anche nell’Artico, dove un altro scenario inquietante si avvicina: il primo giorno senza ghiaccio.
Secondo diversi studi, l’Artico potrebbe vivere la sua prima estate con un’estensione del ghiaccio marino inferiore a un milione di chilometri quadrati già nel 2027, anticipando di oltre un decennio le previsioni precedenti. Dal 1979, l’oceano Artico perde in media 80mila chilometri quadrati di ghiaccio all’anno, un’area paragonabile alla Lombardia. L’anno scorso la copertura ha toccato un minimo storico, confermando una tendenza che sembra ormai inarrestabile.

Scienziati preoccupati per il ghiacciaio dell’Apocalisse – Cronologia.leonardo.it
Le implicazioni sono enormi. Un Artico privo di ghiaccio significherebbe un’accelerazione del riscaldamento globale, perché la diminuzione dell’effetto albedo – la capacità delle superfici chiare di riflettere la radiazione solare – porterebbe a un ulteriore assorbimento di calore. La circolazione atmosferica potrebbe subire alterazioni profonde, con un aumento degli eventi meteorologici estremi alle latitudini medie. Anche la navigazione cambierebbe radicalmente, aprendo nuove rotte ma esponendo l’area a rischi ambientali e geopolitici.
Le conseguenze ricadrebbero anche sulla fauna artica. L’orso polare, già simbolo della crisi climatica, vedrebbe ridursi ulteriormente il proprio habitat. Le foche e altri mammiferi marini subirebbero un impatto diretto, con ripercussioni sull’intera catena alimentare. Le comunità indigene, che da secoli basano la loro sussistenza sulla caccia e sulla pesca sul ghiaccio, sarebbero costrette a trasformare radicalmente il proprio stile di vita.
Di fronte a questi scenari, la comunità internazionale ribadisce la necessità di interventi urgenti. Gli accordi globali, come quello di Parigi, puntano a limitare l’aumento della temperatura del pianeta, ma la loro efficacia dipende dalla volontà politica e dall’impegno concreto dei singoli Paesi. Il Ghiacciaio dell’Apocalisse non è solo un simbolo: è un monito. E il tempo per ascoltarlo si sta rapidamente esaurendo.








