Economia

Arretrati marzo bloccati per questi pensionati: l’ultim’ora che preoccupa l’Italia

Arretrati marzo bloccati per questi pensionati
Brutta sorpresa per molti pensionati italiani - crologia.leonardo.it

Marzo promette grandi novità per molti pensionati italiani, ma anche delusioni e mancanze inaspettate, ecco cosa sta succedendo.

Il mese di marzo 2026 porta con sé una notizia che sta creando grande attenzione tra i pensionati italiani, poiché non tutti riceveranno gli arretrati previsti dall’INPS. L’Istituto ha infatti confermato che i conguagli relativi alla riduzione dell’IRPEF e all’incremento delle maggiorazioni sociali non saranno riconosciuti a chi percepisce pensioni inferiori ai mille euro.

La scelta deriva dall’impostazione delle misure fiscali introdotte negli ultimi due anni, che hanno distribuito i benefici in modo differenziato in base al reddito. Per questo motivo, mentre alcuni pensionati riceveranno importi aggiuntivi, altri resteranno esclusi dai pagamenti previsti nel cedolino di marzo.

Arretrati si, ma non per tutti

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore la riduzione dell’aliquota IRPEF sullo scaglione compreso tra 28.000 e 50.000 euro, che passa dal 35% al 33%. L’INPS, tramite un comunicato del 6 febbraio, ha confermato che i conguagli relativi ai mesi di gennaio e febbraio saranno erogati nel cedolino di marzo.

Arretrati marzo bloccati per questi pensionati

I redditi più bassi non riceveranno gli arretrati promessi – cronologia.leonardo.it

Questo significa che i pensionati con redditi superiori ai 28.000 euro riceveranno sia l’aumento mensile sia gli arretrati maturati dall’inizio dell’anno. Contestualmente verranno riconosciuti anche i conguagli legati all’incremento strutturale della maggiorazione sociale per gli over 70 e gli invalidi civili totali.

Si tratta di interventi che incidono direttamente sul netto percepito, migliorando il potere d’acquisto dei pensionati con redditi medi. Tuttavia, questi benefici non riguarderanno chi percepisce pensioni inferiori ai mille euro mensili, già destinatari di misure specifiche introdotte nel 2025.

L’anno precedente, infatti, il governo aveva concentrato gli interventi sui pensionati più vulnerabili, riducendo l’aliquota IRPEF al 23% per i redditi fino a 28.000 euro. Questa scelta aveva garantito un aumento immediato del netto mensile, rendendo superflui ulteriori interventi per la stessa fascia di reddito nel 2026.

Per questo motivo, i pensionati con trattamenti più bassi non riceveranno arretrati né aumenti nel cedolino di marzo. La nuova fase della riforma fiscale si concentra invece sui redditi medi, proseguendo il percorso avviato l’anno precedente.

Nel 2026 il governo ha infatti deciso di sostenere i pensionati con redditi superiori ai mille euro, applicando la riduzione IRPEF e incrementando le maggiorazioni sociali. Queste misure garantiscono un aumento mensile del netto, oltre al recupero delle somme non riconosciute nei primi due mesi dell’anno.

L’obiettivo è distribuire i benefici in modo graduale, sostenendo prima i pensionati più poveri e successivamente quelli con redditi intermedi. Il cedolino di marzo rappresenterà quindi un momento decisivo per verificare gli effetti della riforma fiscale e l’impatto dei conguagli previsti.

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